Mese: settembre 2012

I veri indignados devono costruire, non distruggere!

Il titolo è una sorta di nove colonne ad effetto? Forse…ma ad ogni modo quel che conta è che dipinga abbastanza bene la situazione attuale.

Tutti più o meno respiriamo la crisi e reagiamo ad essa.

C’è chi si infila nel pellegrinaggio stile La Mecca (non me ne vogliano i musulmani per la boutade…) verso i mega-store di elettronica per trovare anche solo nella visione del neo prodotto (non farò per protesta solenne il nome, nds) una propria valvola di sfogo.

C’è chi rimane aggrappato con tutti i suoi possibili artigli, stile trespolo, ai benefit della politica e delle consorterie. Ma ahimè a noi comuni mortali rimane solo il trespolo, ovvero leggasi: portassero pure sfiga sti politicanti?

C’è poi chi protesta contro la carenza e penuria di fondi che ha colpito tutti andando a dar fuoco alle poche risorse di chi ne possiede qua e la, spaccando vetrine o dando fuoco alle auto. Sono gli indignados

Con questi ultimi e a questi ultimi vorrei dedicarmi, con loro vorrei seppur simbolicamente interloquire per lanciare una provocazione: se proprio vogliamo che la nostra protesta abbia un senso, senza se né ma, costruiamo il futuro anziché distruggere il presente di poveri innocenti! Usiamo quindi tutta quella energia attraverso anche una protesta legittima ma purché essa sia contenuta e riconducibile a canoni di integrità morale estrema. La stessa moralità che sarebbe auspicabile coltivare, tutti noi. In tanti, dobbiamo piantare i nostri semini di moralità sul nostro balcone, annaffiarli, curarli, coccolarli; poi, magari avremmo piantato datteri e non ne vedremo i frutti ma le generazioni future…

Moralità quindi, ma dove li troviamo questi semi? Risposta: nella vita di tutti i giorni. Ai politici attuali sarebbe da rimarcare di esser sottozero in tema di “pollice verde”, nemmeno i leghisti ahimè…battutaccia del menga a parte è ora di avviare una repulisti totale! Quando oggi scorrendo le principali testate leggo che i soliti (ig)noti (e peccato che non si tratti del film di Monicelli) della politica vogliono far tutto fuorché risolvere i problemi dell’Italia, il primo indignados sono io! Ma proprio a fronte di questo fatto, la mia indignazione, esigo un cambiamento che deve partire dal basso costruendo progetti seri (e non pugnette…e mi si scusi la volgarità). È tragicomico osservare SB che lanci i suoi soliti slogan di quart’ordine. Mi sta venendo il dubbio che sia affetto da Alzheimer e straparli… Pierferdi invece invoca Monti come la Madonna di Bengodi (non esiste e quindi perdonate l’accostamento, pena la mia scomunica…) ma unicamente perché vuole rimanere in sella a combriccolare coi vari “Bellachioma”, Di Pietro, Bersani (scusate ma mi tocco…) e compagnia cantante. Temono Monti? Forse si, forse no, lascerei la disquisizione politica a ben più alte e dotte penne (vero caro Luca???) ma vorrei riflettere con voi su un punto, il punto: questi governanti fallimentari vogliono soltanto mantenere salde le loro poltrone! Basta! Nada di più! Perché non esser sinceri? Invece ci si appella a sintassi ricche di parentesi, cappelli, contro cappelli, fronzoli inutili. Ci vuole tanto a dire la verità agli elettori? Tanto siamo a fine corsa, cari Amici politici. Avete fallito e non c’è appello che tenga…e l’appello non riguarda le “vostre” aule di tribunale, ovvio; quindi ivi, non c’è scampo! Pertanto, cari attuali occupanti di poltrone fatevi da parte e lasciate il posto e l’opportunità a nuovi meritevoli pensanti e professionisti. E che stavolta, sia un vero cambio foriero di successi e rinascita! L’Italia, ne ha estremo bisogno e tutte le altre chiacchiere sono zero carbonella come direbbe il mio caro amico “Zio Ric”.

Succederà? Io ne dubito.

Potrebbe succedere? Forse…

E allora che fare per raggiungere l’agognato risultato? Ricetta banale se vogliamo ma da applicare: basta idee di politica come raggiungimento del benefit e del godimento. La politica va moralizzata ma non solo a chiacchiere; ovviamente servono numeri e verve di protesta per rovesciare lo status quo attuale, ma che sia, e ribadisco, una protesta costruttiva e non distruttiva.

Quindi, il leit motiv potrebbe, a buon bisogno, essere: ARMIAMOCI e COSTRUIAMO!

Saremo Noi giovani (anche e soprattutto) professionisti gli artefici del Nostro Destino!

Coraggio Italia!!!

Nel Paese di Bengodi abbondano le notiziucole da fumo negli occhi

Stasera tra mille beghe personali provo a fuggire dalla realtà quotidiana tuffandomi nella realtà quotidiana…si, non sto vaneggiando. Mi spiego meglio: lascio da parte il livello personale dello scorrere dei giorni per far mio, provando a crescere, quello che il quotidiano ci offre.

Quotidiano che oggi sarà inteso come sostantivo indicante proprio il caro compagno, cartaceo o meno (nell’era del web 2.0 è un’ovvia precisazione, nds) delle giornate di tanti di noi.

E sfogliando qua e la, ho pensato che nel Paese di Bengodi (leggasi l’Italia odierna) abbondano le notiziucole da fumo negli occhi a discapito della vera informazione. Quindi, se non proprio disinformazione (come si direbbe in termini catastrofistici) trattasi quanto meno di un’operazione in cui si sviano i problemi reali e attuali e si sposta l’attenzione, per l’appunto, sulle notiziucole.

E quindi, ti capita di scorgere titoli ad effetto ma spesso vaghi e lontani dai temi più caldi. Oggi ad esempio, mi sarei aspettato di leggere dell’affaire Polverini-Fiorito ovunque ed invece…

Certo, a ciascuno il suo direbbe Sciascia e ciò ci sta.

Pertanto, Avvenire focalizza la sua attenzione per voce di Tarquinio sui DAT (leggasi Dichiarazioni Anticipate di Trattamento)…con un suggestivo “Questione di Democrazia”

La Stampa, va sul sociale e Lepri illustra “La solidarietà che serve all’Italia…

I “faziosi”, manco a dirlo, curano aspetti precipui di autodifesa, sia essa autodifesa di “ideali” o di “personaggi”. Ad esempio, la Padania a firma Piazzo ce l’ha con Monti e stuzzica il Premier dicendo: “Quando il boria scende di scranno”. De Angelis del Secolo, invece, ricorda che “Anche in guerra ci vuole un po’ di stile”.

Per trovare qualcosa di letteralmente più a bomba sul tema di giornata (e degli ultimi giorni) ci si deve dedicare al Corriere che tramite il Gian Antonio ci fa riflettere sull’ Ingordigia dei mediocri oppure per gli amanti del Fatto Quotidiano la chiave di volta sta nel “Polverini di stalle” by Travaglio.

Se devo votare quoto per gli ultimi due, ma non per i contenuti in sé e per se, coi quali si può esser in accordo oppure no, ma perché quantomeno hanno tenuto viva la notizia del momento, permettendo a ognuno dei lettori di argomentare (proprio come ho fatto io) e riflettere a proprio piacimento sulla realtà dei fatti. Magari non è questa la strada migliore, ma l’è sempre una strada direbbe il vecio amico mio…

Ve saludi!

Il vaso è colmo, la misura forse…

Ormai erano mesi che non comparivano i miei sproloqui. Tutta l’estate liberi ed ora? Diciamo che avevo troppa voglia di confrontarmi con tutti Voi e con i miei Mentor principali per rimanere ancora immobile…

Già qualche tempo fa ma in platee ben più ristrette trattai il tema dell’immobilismo ma stavolta sarà solo il LA della mia odierna sinfonia o se preferite, nenia. Perché autocelebrarsi può anche avere un senso, ma riflettere sui propri limiti ne ha francamente di più. E quindi, sarò il primo ad auto-bacchettarmi per non avere ottemperato ad una sorta di promessa o se vogliamo limitare il tiro, quantomeno potrei parlare di buon proposito: ricordate qualche post or sono?

Tornate indietro, riavvolgete il nastro e scoprirete a cosa mi riferisco…

In ogni modo, voltiamo pagina ed in maniera umile proviamo a riprendere le fila di un discorso mai interrotto quantomeno nella mia testa. Ovvio che, senza cercar scuse, il menage degli impegni quotidiani spesso ti impedisca di fare ciò che avresti voglia di realizzare, ma se dentro di te la fiammella è viva, sta sicuro che prima o poi è lei che riprenderà vigore e forza ed illuminerà la scena, scaldando qua e la qualche istinto, come lei, a buon bisogno, solo minimamente sopito…

Di sicuro il titolo scelto è già molto indicativo e definisce il perimetro di una situazione odierna davvero difficile anche se ad analizzarlo in maniera più approfondita i buontemponi coglieranno un mio tentativo, magari maldestro e criticabile, di scorgere la luce negli abissi provando, con estremo ottimismo, a tirar fuori l’olio dai sassi. È questo lo spirito che voglio infondere! Questo è il mio messaggio!

Il messaggio di un cittadino comune che ha voglia di dire basta a modo suo ma che al tempo stesso avrebbe, anzi ha, voglia di ripartire e vuole farlo nei fatti mettendo a disposizione quel poco di eccellenza che possiede dentro di sé!

L’ennesimo scandalo politico che tutti stiamo seguendo in questi giorni (leggasi il Fiorito gate, nds) nasconde ed annida nelle pieghe della sua fattezza, una miriade di sottoscandali e responsabilità. Una matriosca che sviscera una serie di anomalie/contraddizioni dell’intelaiatura sociale dei nostri giorni. Perché se ad oggi, accadono di simili “nefandezze”, parafrasando anche con una leggera forzatura di mano il pensiero di tanti di Voi, è segno ben tangibile che siamo giunti ad un punto di non ritorno o se preferite come direbbe il vero mattatore nel dipingere l’italiano medio, anche e soprattutto precorrendo i tempi (alias l’Albertone nazionale Sordi) “avemo toccato er fondo”, ma non per scadere nelle ovvietà, che sono senza ombra di dubbio sul chi va la e dietro l’angolo, ma perché lo vediamo proprio ogni giorno: siamo davanti ad una deriva culturale palese.

Questo è il paese dei Grandi Fratello e dei falsi miti sparati nelle nostre sostanze grigie (avercele direbbe il mio compianto Prof. Stefano…) ad una velocità supersonica (maggiore perfino di quella della luce direbbero “illuminati” dotti!)

Albergano ormai da troppo tempo uno sfascio ed un disfattismo abominevoli e ciò che fa accapponare ancor di più la pelle è che anziché reagire per modificare in positivo l’orizzonte degli eventi ognuno cerca di curare il proprio orticello senza degnare uno sguardo alla vera e cruda realtà. Si procede solitari a testa basta cercando unicamente di sopravvivere e non di vivere! E ciò non accade perché non abbiamo i mezzi per lottare ma perché via via ci si è adagiati e ci si affida oramai non ai tanto famosi valori, che i più anziani nostalgici ci richiamano alla mente, ma alle scorciatoie. Augias parla giustamente di libertà dei servi

Ma non voglio dilungarmi oltremodo. Vorrei solo risvegliare quantomeno nel nostro piccolo le coscienze e la dialettica di tanti di Noi che avrebbero voglia ma per vari motivi non riescono a farsi sentire, a farsi ascoltare. Facciamo massa critica, confrontiamoci dalla base e proviamo a salire di gamma tutti assieme, condividendo anche attraverso i nostri tanti mezzi di comunicazione (web 2.0, mailing lists, social network vari) pensieri, progetti ed anche paure…perché anche i timori laddove condivisi ed elaborati possono caricarsi del fardello della rinascita.

E vorrei concludere proprio soffermandomi su questi sostantivi su citati: timori e paure…perché al netto di tutto, ciò che mi spaventa di più è che una simile sentenza accentui ancor di più le insicurezze di tanti medici (giovani e non solo) che vessati da più parti, e non adeguatamente tutelati da chi potrebbe e dovrebbe farlo, non hanno più la forza (più che la capacità) di decidere, sono vittime inconsapevoli/consapevoli dell’immobilismo operativo.

Gli anglosassoni, che noi, ad onor del vero troppo spesso copiamo nei lati negativi più che in quelli positivi, hanno nel loro vocabolario due termini che sono fearless e brave. Ad una prima e superficiale analisi potremmo tradurli entrambi come coraggioso, ma se scaviamo più in profondità possiamo Tutti Noi riflettere sul fatto che fearless identifica il privo di paure, che può essere parente molto stretto dell’incosciente e non ci piace, mentre brave identifica chi agisce con coraggio elaborando dentro di sé il lutto della paura: una paura che ci dà la forza for making decision, una paura da cui nasce il coraggio, quello vero, quello serio.

Pertanto, Cari Amici, CORAGGIO! Fatevi e facciamoci sentire.