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L’onestà intellettuale come ricetta da cui ripartire e proseguire

Carissimi Amici,

mi pare doveroso condividere con Voi alcune mie considerazioni in merito al dato elettorale ieri notte appalesatosi. E lo farò senza attendere gli opportuni imprimatur che magari arriveranno a buon bisogno dall’alto. Chi mi conosce sa quanto sia genuino e spontaneo e pertanto capirà questa mia scelta. Da una scelta civica si partiva e dalla stessa si dovrà proseguire dopo una corretta ed approfondita analisi.

Io credo fermamente in un impegno politico serio e coscienzioso e per esso continuerò a lavorare e battermi.

Ieri come alcuni avranno letto in una mia scarna nota via Facebook ho assaporato varie emozioni anche discordanti tra loro ma vissute come sempre faccio in tutto e per tutto e all’ennesima potenza, con orgoglio, “patimento” anche ma estrema veridicità midollare. Di getto, come dicevo ieri, a caldo e di pancia mi passavano per la testa pensieri malsani ma alla fine, al di la di una legge elettorale becera che tutti conosciamo, mi piego ad un dato di sovranità popolare espresso attraverso le urne nell’essenza della democrazia in cui comunque credo come profondo valore senza sé né ma. Poi ci sarà un tempo per disquisire su come condurre una campagna elettorale per vincerla…ed ecco, in parte, tale tempo è adesso.

Per fortuna, questa era soltanto la mia prima esperienza di politica vera, vissuta comunque tutta d’un fiato e con i mezzi dell’onestà, della passione, della serietà/sobrietà negli atteggiamenti e della consapevolezza dei contenuti.

Gli italiani hanno dato la loro opinione e a Noi, che vogliamo far politica spetta un compito di pedagogia civile condivisa con gli italiani stessi.

Una partecipazione diversa, pertanto, una politica partecipata ma sulla base di programmi e messaggi diversi. Messaggi che siano vicini ad una realizzabilità e sostenibilità attuale da un lato (al netto di lordo e tare varie) ma non trascurino le risposte che l’italiano medio vuol sentirsi dare su tematiche pesanti, contingenti e reali, tali da generare reazioni forti ed univoche come quella avuta dal dato urne. Compito arduo senz’altro ma attrattivo per chi come me ama le sfide e mette empatia e passione in ciò che fa. Un’empatia che sia linea guida di un percorso ampio e vasto, duro e tortuoso. Un sentiero stretto quindi ma tale da farti sentire dentro la forza di spaccare il mondo per la voglia che tu hai di realizzarlo, rendendo il viottolo acciottolato di montagna un’autostrada a più corsie.

Ora, si potrebbero sprecare le frasi fatte ed eviterò di cadere in facili proverbi ma una cosa seppur scontata voglia dirla ancora. Ieri, seguendo le varie tribune politiche, assistevo a ciò che per anni ho visto: dopo un election day tutti cantano vittoria ed io ho sempre osservato con diffidenza tale fenomeno “sociale”. Io, nel mio piccolo quindi, affermo che percepisco il voto come una sconfitta (magari mezza…) fatti salvi tutti gli opportuni discorsi su novità del progetto da me scelto (e lo rifarei con forza!), retaggi ancestrali anti-montiani, etc. etc.

E da tale sconfitta voglio ricominciare con nuove motivazioni/energie; anche questo appare scontato e sin troppo ovvio, ma è il lapalissiano messaggio conclusivo di una mia mera valutazione neofita del voto, della democrazia, delle strategie e del dato incontrovertibile che voglio ripartire dall’onestà intellettuale e far di essa la ricetta iniziale del mio proseguimento di progetto politico.

Coraggio Italia!