politics, sofrologia

“Bimbi che messi da parte per dispetto bucano il pallone…”

A tutti noi, quantomeno ai maschietti in ascolto, anzi dovrei dire in lettura, sarà capitato di esser esclusi quando si era “bimbi” da una partita di calcio e magari a buon bisogno la reazione sarà stata quella di lanciare via il pallone o peggio di bucarlo sempre ed unicamente per dispetto. Scena mai più comune che anche stamane, mentre ero a Pisa in una delle sue piazze più conosciute, ho avuto modo di osservare…

Ecco, memorizzate questa scena e tenetela bene a mente perché oggi è da lì che voglio partire in uno dei miei soliti streams of consciousness che i malcapitati presenti si troveranno a sopportare.

Recentemente, un caro amico lanciava su uno dei nuovi mezzi di comunicazione (leggasi, Whatts-up) questo paragone e mi ispirava una riflessione importante che andando a scavare in scenari già più volte oggetto d’analisi su questi “schermi” scovava meandri ancora non a sufficienza esplorati e pertanto apriva la porta a rivisitazioni e nuove soluzioni.

Più volte ho considerato e argomentato sul vittimismo, così come più volte i miei post a tratti erano velenosi-dolci, dolci-velenosi. Forse la chiosa c’è già stata, ma scandagliando ancora una volta di più i fondali magari emergerà qualche nuovo relitto che messo a luce potrà riavere dignità e lustro, seppur con le sue ferite scolpite ed indelebili. Quelle stesse ferite che ho spesso osservato nel mio intimo senza mai veramente trovare una soluzione/spiegazione che mi facesse smettere di pensarci.

Ed oggi, magari non è che vi sia all’orizzonte quel tipo di chiave di volta ma mi sembra di scorgere a caratteri e sfumature nitide una parvenza (forse) indefinita ma al tempo stesso molto concreta per ciò che mi suscita nell’animo.

Provare ad ammettere con onestà intellettuale (altra mia cara amica spesso chiamata ai banchetti conviviali del “SoMMo”) che magari l’atteggiamento del “bimbo” di cui sopra non fosse quello da intraprendere anche laddove lui avesse tutte le ragioni di questo mondo, è di sicuro la mia più profonda vittoria da qualche mese a questa parte.

Ovvio, di acqua sotto i ponti ne è passata e tante delle dinamiche conflittuali del tempo oggi (ahimè) non esistono più. Ma il brivido di emozionarsi nello sperare che uno sprint di nuova energia possa derivarmi dalla vittoria di cui sopra, è il più bel regalo di questa primavera. Una primavera che ha molto in comune con la mia analisi interiore, una primavera, infatti, il cui esordio è stato a tratti sì incerto ma oggi mi ha dato segnali estremamente confortanti. Sarà stata la cornice del paesaggio toscano sempre a me caro, sarà stato il ricordare il whatts-uppino di Giova o sarà stato il vedere il bimbo reietto che bucava il pallone ma tant’è…

Anche io, a detta di molti (sarebbe scontato se fosse solo il mio pensiero di “derelitto”), ero stato messo fuori squadra e non ero più della partita ma i modi con cui ho cercato di liberarmi del fardello di quell’annosa disputa erano errati ed in essi albergava un seme ancestrale di sconfitta. Una sonora e dolorosa sconfitta che avrebbe offuscato, ed infatti così è stato, anche gli eventuali nobili e corretti contenuti di quella protesta.

Lo Spartacus di turno (alias il sottoscritto) non era riuscito pertanto a rompere quelle catene ma aveva invece contribuito a stringerle ed “arrovigliarle” sempre più attorno alle sue caviglie e polsi. Colpa dell’atteggiamento anti- spesso insito genotipicamente e fenotipicamente nella specie umana, che però non porta mai a nulla di buono e non permettere di cavare quel ragno (fastidioso) dal buco. Noi siamo anti-Tizio, Caio, Sempronio…o se volete, visto l’annuncio di primavera, abbiamo l’anti-parassitaria, l’anti-crittogamica e così via…forse però, ci vorrebbe qualcosa pro- dove la protesta sia proposta magari faticosa sì, ma vincente seppur in campi di gioco lontani nello spazio e nei tempi…

Ma senza dilungarci troppo, ciò che conta oggi è che il Gladiatore romano è tornato davvero e rotte le catene troverà i suoi spazi e le sue rivincite molto presto.

Quindi, caro bimbo, coraggio e palla al centro!!! Una bimba con le fossette sorridenti ti sta già applaudendo e lo sai…