Mese: Maggio 2013

“Leader sì, ma senza le pesanti architravi concettuali: ecco la pillola del giorno prima!“

Un vero leader sa e sa fare ma è privo di inutili ghirigori e ricami mentali. Un vero leader lavora con spirito ingegneristico, gestionale. Un vero leader ha il giusto pizzico di umanità ed umanizzazione. Egli sa responsabilizzare e responsabilizzarsi. Un vero leader è tutto ciò e molto altro ancora…

Oggi la verità è che abbondano figure maldestre a capo di qualsivoglia contenitore ed i veri “eletti meritevoli” finiscono nel dimenticatoio. Ma spesso la colpa è degli stessi ultimi perché non hanno la voglia, le forze e la capacità di rompere gli schemi al di là di steccati di sterile orgoglio mentale. Ed è quindi proprio in un simile scenario che è necessario agire per creare e generare una nuova classe dirigente.

Il compito non è facile ma nemmeno troppo arduo laddove si ragioni con raziocinio e si parta da piccoli e pochi concetti base. Primo fra tutti: le persone e la valorizzazione delle stesse ognuna nel proprio precipuo ambito e attitudine. Da ciò poi il nocciolo della questione va focalizzato sul metodo, concetto spesso lontano dai background culturali italiani ed invece molto più parte del mondo anglosassone, spesso da noi copiato anche a sproposito, ma non in questo caso. Quindi, persone e metodi che devono gioco forza “dialogare” tra loro e interagire a buon bisogno con la quarta dimensione mai trascurabile del tempo.

Come vedete, pochi elementi, chiari e schematici da mandare a memoria e far propri in una sorta di vademecum tascabile del piccolo leader saggio.

Saggezza, che essa stessa, diventa tale ed assume coscienza d’esser quando si alimenta opportunamente alle sorgenti dell’elaborazione culturale e trae il nettare dall’imprescindibile formazione che tutti noi, leader in provetta, auspichiamo.

È ovvio, comunque, che non si possa prescindere da doti innate genotipiche che si appalesano fenotipicamente solo allorquando giustamente ed opportunamente condite con gli ingredienti di cui sopra. Basta poco che ce vò! Recitava una pubblicità qualche annetto fa, ma ben si sposa al discorso odierno.

Chiunque può provare a render manifesto il fenotipo vincente attraverso il pragmatismo, la capacità di responsabilizzazione e valutazione dei progetti/operati al di là di mere dinamiche verticistiche, dando quindi il giusto merito e peso al gruppo di lavoro. È qui, infatti, che si gioca un’altra partita cruciale e funzionale alla riuscita del vero leader: bisogna saper dare (avendone la capacità) il giusto spazio ai membri del proprio team; ciò permette di non dipendere da terzi per chicchessia e consente altresì di misurare e misurarsi. Concetto valido in ogni ambito relazionale ma ancor più in sensu strictiori a livello associazionistico-politico. In un tale agone, non si può prescindere da chiari riferimenti a culture politiche; bisogna ovviamente lavorare con merito (senza troppe pretese) ma è lapalissiano che un minimo di riconoscimenti vadano dati e mai si deve fornire neanche solo l’impressione che le decisioni importanti siano prese da pochi eletti ed in luoghi distanti.

Solo così si arriverà al traguardo sopraffino della leadership, traguardo da raggiungere come abbiamo visto con pochi fronzoli, senza troppe cineserie ma ovviamente è tacito che si debba anche un minimo educare alla complessità per il lungo termine.

Solo così saremo leader veri senza pesanti architravi concettuali ed inutili voli pindarici, leader in tutto e per tutto, senza se e senza ma.

La linea è tracciata. Sta a noi coglierla e somministrarla come pillola del giorno prima alle Classi Dirigenti del futuro.

Due più due = ???

2+2=3 …

Ebbene sì, se lo leggesse papà, dotto matematico, strabuzzerebbe gli occhi pensando di aver un figlio degenere ma argomenterò con dovizia e vi farò capire senza teoremi, magari solo con assiomi incontrovertibili.

È tacito che esista la relatività delle cose e senza voler scomodare dopo il babbo anche un altro grande matematico dal nome Albert si possono trarre tutte le molteplici conclusioni del caso.

Ma facciamo ordine in un simile marasma e focalizziamo la nostra attenzione su alcuni concetti.

Punto primo. Esiste la democrazia, intesa etimologicamente come potere del popolo ma essa può assumere varie sfaccettature a seconda di contesti anche socio-geografici e delle ovvie variazioni di sorta subordinate a latitudini/longitudini. È palese quindi che possano esistere forme di democrazia oligarchica e a buon bisogno di democrazia cinese. Basta conviverci e opportunamente reagire alle stesse.

Punto secondo. La verità, questa entità astratta ma non troppo, sta nel mezzo. Che poi le due metà, come già accennai tempo addietro, possano esser non perfettamente uguali è un altro paio di maniche. L’abilità però del politico in un simile agone è quella di non esser né troppo aggressive né al contempo troppo tenero anche perché la vera essenza della politica è proprio questa: l’arte del possibile che se travisata atque traviata diviene l’arte del compromesso inciuciante

Punto terzo. Lor Signori sanno quali vicissitudini abbia vissuto nel mio recente passato politico-associazionistico e lungi da me perpetrare nella reminiscenza sterile. Già (forse non al pari del pisano noto) abiurai dalle mie posizioni e costruttivamente riconsiderai a posteriori (ovvio) e col senno di poi (che potrebbe lasciar il tempo che trova ma tant’è…) tutta una serie di vicende dai colori grigi. Quindi, seppur io non sia Mrs. James, qualche sfumatura positiva la potrò pure trarre.

Punto quarto (ci siamo quasi non disperate, nds). Ecco una breve parentesi calciofila che in Italia mai può mancare…proviamo quindi a stilare una lista apparentemente senza senso: Don Chisciotte, coerenza, astio, negligenza, impudenza, coraggio, polemica, sentimento…sembra o no una formazione di calcio? Scusate ancora la mia deformazione professionale! Ma passiamo oltre: l’allenatore saggio farà un’opportuna chiosa facendo riflettere il fantasista della squadra sul fatto di esser stato sfruttato come capro espiatorio di un team che arrancava in zona retrocessione; è stato Lui infatti il “braccio armato” di malumori e rumors da spogliatoio ma è altresì addosso a Lui che sono ricadute le invettive e vessazioni di stampa, TV e quant’altro. Lo stesso non ha saputo difendersi e da abile leader reagire allo status quo; ha anzi, perseverato, per condizionamenti vari, primi fra tutti l’attaccamento alla maglia e la paura di ferire i suoi endorsers, in un’ottica di flebile ed inutile immobilismo, laddove lo stesso gli sembrava esser determinazione e dabbenaggine positiva. Ora è tardi? Forse no…

Per ora, di sicuro, abbiamo tracciato un quadro dalle tinte negative che ricondotto alla somma di cui sopra ci darebbe come risultato un tre…per l’appunto. Con il tre, quindi, lontano parente del protagonista del tres bien

Ma vediamo di agire in modo propositivo e facciamo in modo che la protesta diventi proposta, sul contenitore che la accoglierà si potrà scegliere in futuro. Ora, la prerogativa è dare una svolta e far contenuti! Quei contenuti che magari in maniera inconsona ma tuttavia legittima (a detta di molti) ci sono sempre stati. Che poi, in tanti li abbian criticati non ci importa molto in questa odierna trattazione; certo la ferita inferta da talune piuttosto che altre rimostranze è stata davvero lacerante ma oramai amen…ed oggi bisogna davvero ripartire, voltare pagina e vincere culturalmente questa immensa diatriba senza fine. Anzi no. La fine è adesso o come direbbe Claudio la vita è adesso!

Pertanto, recuperando la calcolatrice dell’intelletto e della grinta carismatica torniamo ai nostri conteggi e allora:

2+2 = …5

Ci siamo! E con tono positivo ci attiveremo molto presto!

Coraggio Cari Amici!