“Ma a te chi te lo fa fare?”

Domanda magari banale ma risposta che vorrei argomentare nella giusta maniera per dimostrare qualora ve ne fosse bisogno come il quesito suddetto poi così banale non sia.

Partiamo da una serie di considerazioni che si ergano nell’odierno palcoscenico serale ad assiomi magari spuri ma fortemente vividi.

Chi mi conosce sa che tendo ad avere bene a mente sia la sofrologia (primo cammeo: e tocca a Te caro Daniele…nds) ma anche e soprattutto un lento, ma al tempo stesso inesorabile, vissuto meccanicista. Sa, inoltre che, faccio dell’ #empatia un must di vita per quel che mi ha sempre dato e (spero) mi continuerà a dare e sa che amo la mia professione. Concetti ovvi, scontati e per l’appunto banali ma…e sì c’è un ma…

Torniamo però agli assiomi del flusso di coscienza serotino e dedichiamoci alle donne nella misura in cui si possa nobilitare ciò che rappresenta a buon bisogno l’alfa e l’omega dell’umanità, un’umanità mai troppo umanizzata per esser vera, o se preferite in maniera ossimorica, finta. Paradossi, innegabili ed ineludibili paradossi dell’odierno componimento ma vividi come gli assiomi citati in apertura, paradossi vitali e viventi. Se celebrassimo stasera il trionfo del paradosso vivido, la mia vita, ma sono sicuro che anche la vita di molti di Voi, sarebbe il giusto palcoscenico e proscenio dell’empatia.

Come sempre la trance agonistica della scrittura si è impossessata della mie mente, delle mie mani e delle mie membra e fermarla (fermarmi) non è più possibile. Possibilismo che nella sfilata degli assiomi rappresenta un limite, un estremo muro alle sconfinate praterie della fantasia, quella fantasia un po’ fanciullesca che Tutti Noi deve sempre pervadere e guidare. È, del resto, ciò che riescono a fare con grande profitto i bimbi o le bimbe, se volessimo virar di nuovo nei lidi delle donne, di cui poche righe or sono. E se volessimo quindi focalizzarci collettivamente sull’individualismo e sull’individuale, dovrei parlare e scrivere di bimba ed il passaggio da monsieur Lapalisse verso la ben nota #bimbavivace sarebbe presto fatto. Scontato quindi anch’esso? Ma allora è giusto che sia assiomizzato anche l’item della “scontatezza” che con profondo ludibrio scoraggia e deturpa ogni giorno le nostre umili esistenze “avvorticando” su piani e mondi paralleli ciò che è dentro di Noi in maniera sì complessa ma (forse) altamente intellegibile. Sta infatti a Noi trovare il grimaldello giusto affinché si possa ricondurre ad un condensato di pathos inebriante anche il più buio e tetro angolo della nostra anima. La chiave di volta che appare molto agognata ma quasi irraggiungibile è l’antitesi dell’archetipo balzellante dei nostri vissuti. Siamo quindi Noi i mostri e gli spettri peggior nemici dei nostri ego e siamo sempre Noi i possibili e direi unici risolutori dell’empasse dei pensieri, dei gesti e delle vite. Vite sospese, attaccate a sepolcri imbiancati inneggianti al superfluo e all’apparenza in modo idolatrico. Ma allora, per darci un taglio e cercare anche stasera il quid del quo vadis, cosa suggerisce il #SoMMo, anzi la vita stessa? E soprattutto cosa hanno in comune empatia, donne e sofrologia?

I più cattivi diranno: la chiosa è sempre in cosa si è fumato/pippato Luigi stasera, ma i più temerari miei “fan” si getteranno a capofitto nella “scontatezza” del paradosso vivido per sorseggiare a poco a poco la soluzione. Un ossimoro che darà loro certezze nella misura in cui la diatesi fanciullesca abbia di nuovo il sopravvento e faccia respirare ai polmoni la vitalità dei tempi andati, l’essenza sublime del #VivilaVida. Perché come dissi pochi scritti fa, le parole non spiegano ciò che dentro senti e ciò non accade raramente ma ahimè/per fortuna (a Voi la scelta, nds) tanto sovente.

E quindi, chiosando: perché ingabbiare in anfratti angoscianti ciò a cui basta un minimo, umile e (forse) banale pertugio per ridare alla #bimbavivace che è in Tutti Noi il suo magico ed inspiegabile sorriso nascosto? Ecco la risposta al domandone iniziale, ecco la vera essenza dei sentimenti che porto ogni giorno dentro e ravvivo allorquando posso trasferirli e trasmetterli a chi mi fa pulsare il cuore. Ecco il mio consueto e pittoresco stream of consciousness che dedico a Te Musa ispiratrice in una giornata caotica e frastornante, tanto banale e canonica quanto innovativa, ma soprattutto, mia e Vostra: ed il secondo cammeo è per Tutti gli incoscienti ed insaziabili pontieri del piedistallo dell’orgogliosa fanciullezza.

La ciclista, il tatuaggio ed il connubio fra genio e sregolatezza…

Si è partiti dal ciclismo o meglio dall’immagine di una ciclista provetta che fugacemente appariva e scompariva in una strana giornata primaverile per giungere alla serata odierna in cui provo a mettere ordine ai miei pensieri e soprattutto alle mie emozioni.

Stavolta l’immagine che detta legge e si prende le luci della ribalta è quella di un tatuaggio: una folgorazione che ispira ed attira, quasi fosse una droga. Ne deriva quindi uno stream of consciousness ancor più inebriante del solito. Irrazionale ed un pizzico irriverente forse ma vincente con l’enfasi e la sfrontatezza di un brigante romantico. Un giusto mix che si condensa a margine di una giornata, anch’essa fin troppo sui generis, ove i discorsi leggeri a latere di veloci caffè si intrecciano con visite, sguardi, scambi di vedute ed opinioni dotte. Un vero tramestio di vissuti e viventi.

Ci risiamo, diranno i più, cosa si è “pippato” stavolta il SoMMo? Passi pur anco tale tesi, tuttavia meglio “pippare” che perdersi tra i fumi ideologici sperequativi e senza senso alcuno della Nostra Italietta. Un paese in cui molti (non voglio dire troppi) anziché vivere sopravvivono piangendosi addosso e dimenticando, cosa ben più grave, di che pasta furono i vari Dante, Leonardo e così via. Del resto, che il problema cardine italiano sia da ricercare nella #cultura (da intendersi nel senso più amplio possibile del termine) è item lapalissiano. E qui i discorsi “talebani” ed “integralisti” fatti da giovani privi di sostanza lasciano inesorabilmente il tempo che trovano: il depauperamento dell’iniziativa è sì antropologicamente legato all’invecchiamento ma va letto in una riedizione moderna come vecchiaia dei modi più che dei tempi…ovvero, l’anagrafica la si metta da parte e si faccia spazio sulla corsia preferenziale alla civiltà.

Corsie e corse, per tornare da dove si era partiti. Una gara ciclistica, una corsa contro il tempo che ci spinge come in un vortice all’interno di un’esistenza scevra da vincoli se solo volessimo…eppure, gli ostacoli si affastellano come le tessere di un domino, a pois bianchi e neri. E così, le paure ci attanagliano e ci sembrano insormontabili, gli svaghi ci sembrano sempre insoddisfacenti e dietro l’angolo si annida uno pseudo-vincitore dei giorni nostri, a buon bisogno consacrato dai social network: è il trionfo del post-umano, ove può avvenire tutto ed il contrario di tutto; ove, il moralismo e la trasgressione divengono, senza quasi mai divergere, le due facce (magari intercambiabili) di una stessa medaglia, l’espressione del grande disagio sociale.

E allora per concludere e trovare una chiosa anche stasera, cosa fare? Il canonico quo vadis odierno ove ci porterà? Sarà una fuga in bici. O anche, uno spegnere cervello, telefonini vari e PC, perché le cose inspiegabili sono quelle che molto spesso meglio esplicano la realtà nuda e cruda. E quindi, cammeo al tatuaggio di cui sopra affinché si accenda in Voi magari soltanto il dubbio, un dubbio fugace, veloce ma fortemente concreto di quanto sia esplosiva la forza delle idee che ciascuno di Noi può tradurre in gesti, parole o scritti…

Basta volerlo e lasciarsi andare per arare le piantagioni della superficialità che ci offendono ed attentano ogni giorno quel connubio inspiegabile, irriverente ed irrazionale fra #genio e #sregolatezza, che è l’essenza palatale della vita…

Coraggio Cari Amici: NEVER GIVE UP!!!

che sapore ha?

Che sapore ha? Dolce, salato, pastoso, gustoso…un esordio così può far balenare, come al solito, il dubbio di cosa io mia sia bevuto ma in realtà sia lontani anni luce dalla dissertazione serale…

Beh, di sicuro, senza ancor svelar nulla vi dico che ha un buon sapore. Vendetta, rivalsa? Forse, anche, in parte, ma soprattutto giustizia direi. Giustizia giunta nella misura in cui ci si pavoneggiava come consuetudine e si sfruttavano le strade del “sistema casta” per accrescere la propria immagine e darsi meriti impropri, ma…c’è sempre un ma nella vita ed ecco che inaspettato il Fato lancia un segnale e folgorante come quasi fosse Cupido ti fa ri-innamorare della vita e degli stimoli ancestrali solo momentaneamente in te sopiti…

La chiave di volta di un concerto di trionfanti emozioni ti balena alla vista quasi casualmente ed è una sensazionale visione rumorosa e festosa che ti si appalesa davanti col sapore commisto e variegato dei sentieri dell’estremo piacere…è l’essenza della vita stessa, in fondo, che percepisci nei piccoli segnali, quei segnali capaci di darti grandi gioie ed in grado di scalar montagne…

Ma come direbbe, al solito, il kafkiano sofrologo: <<Se Maometto non va alla montagna…>>

E quindi la ricetta è presto svelata e la scelta è dietro l’angolo viva (Viva la vida! Cammeo odierno per chi sa…) e vivace come è giusto che sia, come una #bimbavivace, la nota e sorridente bimba…

Ed allora, non perder ulteriore tempo mio caro SoMMo! I segnali ed i treni passano come mi direbbe il caro “consulente” della Task Force del Tre Pezzi…(altro cammeo scontato) ed è giunta l’ora di salire di gamma agendo e dimostrando coraggio ed al contempo, profondo rispetto della forza decisionale misteriosa che ti possono in parte render de-criptata solo la follia adrenalinica interiore ed i sorrisi nascosti

La consapevolezza umile di avere le carte in regola per osare sarà la miccia scatenante del processo che ora come non mai va perseguito!

Per cui, concludendo e/ma tornando al punto di partenza…che sapore ha? Forse quello di un giro in macchina con le hit del momento a tutto volume, di una cena con un buon vino rosso, di una chiacchierata a tutto tondo fatta alle prime luci dell’alba, di un’emozione spassionata che solo uno spicchio di stadio può darti o di un regalo tutto da scartare tra numeri e colori…