La ciclista, il tatuaggio ed il connubio fra genio e sregolatezza…

Si è partiti dal ciclismo o meglio dall’immagine di una ciclista provetta che fugacemente appariva e scompariva in una strana giornata primaverile per giungere alla serata odierna in cui provo a mettere ordine ai miei pensieri e soprattutto alle mie emozioni.

Stavolta l’immagine che detta legge e si prende le luci della ribalta è quella di un tatuaggio: una folgorazione che ispira ed attira, quasi fosse una droga. Ne deriva quindi uno stream of consciousness ancor più inebriante del solito. Irrazionale ed un pizzico irriverente forse ma vincente con l’enfasi e la sfrontatezza di un brigante romantico. Un giusto mix che si condensa a margine di una giornata, anch’essa fin troppo sui generis, ove i discorsi leggeri a latere di veloci caffè si intrecciano con visite, sguardi, scambi di vedute ed opinioni dotte. Un vero tramestio di vissuti e viventi.

Ci risiamo, diranno i più, cosa si è “pippato” stavolta il SoMMo? Passi pur anco tale tesi, tuttavia meglio “pippare” che perdersi tra i fumi ideologici sperequativi e senza senso alcuno della Nostra Italietta. Un paese in cui molti (non voglio dire troppi) anziché vivere sopravvivono piangendosi addosso e dimenticando, cosa ben più grave, di che pasta furono i vari Dante, Leonardo e così via. Del resto, che il problema cardine italiano sia da ricercare nella #cultura (da intendersi nel senso più amplio possibile del termine) è item lapalissiano. E qui i discorsi “talebani” ed “integralisti” fatti da giovani privi di sostanza lasciano inesorabilmente il tempo che trovano: il depauperamento dell’iniziativa è sì antropologicamente legato all’invecchiamento ma va letto in una riedizione moderna come vecchiaia dei modi più che dei tempi…ovvero, l’anagrafica la si metta da parte e si faccia spazio sulla corsia preferenziale alla civiltà.

Corsie e corse, per tornare da dove si era partiti. Una gara ciclistica, una corsa contro il tempo che ci spinge come in un vortice all’interno di un’esistenza scevra da vincoli se solo volessimo…eppure, gli ostacoli si affastellano come le tessere di un domino, a pois bianchi e neri. E così, le paure ci attanagliano e ci sembrano insormontabili, gli svaghi ci sembrano sempre insoddisfacenti e dietro l’angolo si annida uno pseudo-vincitore dei giorni nostri, a buon bisogno consacrato dai social network: è il trionfo del post-umano, ove può avvenire tutto ed il contrario di tutto; ove, il moralismo e la trasgressione divengono, senza quasi mai divergere, le due facce (magari intercambiabili) di una stessa medaglia, l’espressione del grande disagio sociale.

E allora per concludere e trovare una chiosa anche stasera, cosa fare? Il canonico quo vadis odierno ove ci porterà? Sarà una fuga in bici. O anche, uno spegnere cervello, telefonini vari e PC, perché le cose inspiegabili sono quelle che molto spesso meglio esplicano la realtà nuda e cruda. E quindi, cammeo al tatuaggio di cui sopra affinché si accenda in Voi magari soltanto il dubbio, un dubbio fugace, veloce ma fortemente concreto di quanto sia esplosiva la forza delle idee che ciascuno di Noi può tradurre in gesti, parole o scritti…

Basta volerlo e lasciarsi andare per arare le piantagioni della superficialità che ci offendono ed attentano ogni giorno quel connubio inspiegabile, irriverente ed irrazionale fra #genio e #sregolatezza, che è l’essenza palatale della vita…

Coraggio Cari Amici: NEVER GIVE UP!!!

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