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Ricette virtuali e/o reali ma comunque abbacinanti!

L’altra sera la mia attività onirica ha risolto dei dubbi consci che si erano affastellati prima di crollare davanti alla TV sul divano.

A colpi di machete, sono venute meno tante certezze ed idee che sembravan fortemente radicate che nemmeno il Mobutu degli anni ‘70 avrebbe avuto la meglio sulle stesse. Ma invece di anni e di numeri quasi la totale assenza, fatto salvo il 31 ovvio. Vi starete chiedendo oltre alla canonica domanda da rivolgere al mio pusher sofrologo cosa voglia dire proprio il 31; perché non il 32 allora? Magari ci si riferisce al detto popolare “Fatto 30…” boh…il dubbio è il vero padrone odierno. Solo odierno? (Voce fuori campo, nds).

In ogni caso, se il cibo pesante concilia il sonno è proprio in fase REM che mi apprestavo a mangiare una fantasiosa creazione – peraltro tutt’altro che pesante – a base di pane, mele e fantasia, magari preparate con amore…chissà: chiederemo all’aleggiante fantasma di Vittorio in un’altra occasione, promesso! Ma lasciamo stare, voltiamo pagina e di Vittorio passiamo in vittoria o quantomeno proviamo, perché ultimamente davvero poco abbiamo racimolato e forse, l’origine della “passeggiata” nei regni di Morfeo è nata proprio da simili “disfatte”. Ma non essendo fortunatamente a Waterloo né tantomeno a Caporetto la matassa sembra essersi dipanata…

Del resto, l’orgoglio della supponenza spesso acceca e molti danni arreca e l’unica abbacinante soluzione sembra esser il dialogo, il confronto, la condivisione. Ma ciò che impressiona ancor di più è che tutto sia nato nel Mondo dei Sogni, con una virtualizzazione vivida di cosa volesse trasmetter la razionalità deprivata (e speriamo non depra– per lo meno); ma deprivata da cosa vi starete domandando? Forse la locuzione migliore per definire il tutto è: lucida valutazione distaccata da ludibri ed enfasi emotive.

Ed ecco che si strabuzzano gli occhi di nuovo…Deh! Andiamo avanti però, altrimenti si fa notte e riprendo a dormire e rifletter magari…ahahahah; ed invece, sarà necessario cementare le nuove considerazioni in un riposo scevro da lambiccamenti vari e davvero libero da soverchianti pesi meditativo/meditatori che a lungo andare degenerano in ansie e timori che sono tori solo nella misura in cui intimidiscono. Ma ecco, dunque, che in una notte oscura, senza lo zampino di Dante ovviamente e nemmeno in una foresta, bosco o selva che dirsi voglia, giunge una #bimbavivace a cibare gli interrogativi in essere. È bastato poco in fondo; non si è trattato di cibi arzigogolati ma quello che era un’aspirazione nei miei intendimenti degli ultimi mesi è stato tramutato in real-TV nel globo delle “ZzZ” sonnecchianti.

Io sognavo da mesi di preparare carbonare e varie, magari non disdegnavo di ricevere attenzioni culinarie, ma il Destino si opponeva con forza a quanto pare. Un’opposizione magari anche astrale per chi ama seguire l’oroscopo ed i (pre)concetti che si porta dietro. Mai fidarsi di un Gemelli (come me, nds) direbbe Branco o Paolo Fox e la scelta dipende dal fatto che Voi siate Guelfi o Ghibellini (non c’entrano nulla ma dovrò “cammeare” anche oggi no?)

Eravamo comunque rimasti al pasto che introduceva alle riflessioni…e senza stravolgervi troppo oltre, quindi, riprendiamo e magari stavolta anche chiosiamo in una maniera congrua, idonea e rispettosa dei sentieri della libertà, troppo spesso messi a tacere e/o in pericolo dalla “presunzione d’innocenza” del proprio Io. Chiarisco: non è detto che ciò che Tu hai progettato come elemento favorente il sorriso altrui lo sia nell’effettività delle cose ed anche laddove Tu ci hai messo “amore” ed estremo puro affetto nel creare tale sorpresa non abbiamo la certezza pitagorica che le tue dolci intenzioni catetiche siano riconducibili ad un’ipotenusa voluta e non patetica…

Ed allora quo vadis? Magari la pietra angolare odierna è metterci un masso sopra e voltare definitivamente pagina, ma sarebbe un finale da incubo (forse) che mal si sposa con l’esordio odierno da sogno, o per meglio dire, in un sogno. Probabile quindi che, il matrimonio-chiave-di-volta debba esser tra una serie di razionali pensieri riflessivi che in maniera riflessogena risveglino le capacità di rispetto del silenzio e sappiano, al tempo stesso, vigilare in punta di piedi sui reali bisogni altrui senza alibi travestiti da supposizioni troppo ingombranti, fuoriuscendo in un trionfo musicale solo al momento giusto!

Ecco il LA sul pentagramma odierno e fiato alle trombe risvegliamoci dal torpore coinvolgendo archi (ma non più archibugi), legni (se del caso) e percussioni (sperando tuttavia di non rimanere percossi…)

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Calamari, pesche, polipi e pompelmi…

Quante volte ci siamo fermati a riflettere prima di addormentarci fissando il soffitto? Tale scena riaffiorava alla mia mente pochi giorni or sono allorquando una mia amica mi confidava paturnie e pensieri che da qualche tempo si affastellano su quel bianco suo soffitto…

In tale occasione, magari più o meno volutamente e/o per mia incapacità non sono riuscito nell’intento di ristorarla: del resto, i diktat o se preferite i consigli costringenti lasciano il tempo che trovano e spesso è molto meglio tacere, osservare ed incamerare. A bocce ferme, come direbbe il mio caro amico Gianluca, imprenditore-fattosi-da-sé (figura oramai sempre più rara nella nostra piccola Italietta…), ciò che a prima vista appare scontato anche al sig. Lapalisse, mostra nel tempo tutte le sue caleidoscopiche varianti e col #senno-di-poi mai domo, ci rendiamo conto di quanto fossimo fuori strada, in asse (#maddechè 9 su 10) o in parallasse…

Ed allora che fare? Troveremo o no, la parte di #quovadis odierno, un suggerimento risoluto almeno se non totalmente risolutivo?

Il tentativo come è nella mia solita arte elucubratoria verrà speso e proteso ma sempre mantenendo bene a mente l’assunto che le quadrature del cerchio sono figlie reiette della relatività della sfera cogitante e che solo il connubio armonioso tra riflessioni, “Fato” ed azioni può renderle veramente libere.

Chiunque si arroghi il #diritto-dovere di mettere a tacere un simile postulato viene matematicamente spedito nel girone dantesco di sua spettanza; e non c’è purgatorio che tenga, e nemmeno laddove vi fosse a declamare un fine dicitore aretino di nome Roberto, mai giungerebbe la panacea di un simile “Maracanazo”.

Ci risiamo, vi starete chiedendo…leggasi: che te sei fumato e/o a chi verranno oggi elargiti cammei, ricchi premi e cotillons?

Ovviamente, qualche omaggio lo abbiamo già esteso cammin facendo ma altri ne verranno, ovvio. Sulla “robbba” da fumare chiedete pure al mio pusher sofrologo…ovviamente, scherzo!

Ma lasciamo perdere dunque dissertazioni su droghe, fumi ed erbe varie e viriamo rimanendo in oriente verso la nostra spirea in grado di proteggere se non dipanare le spirali troppo spiraliformi dei nostri vissuti

D’altronde, la Vita, come spesso ho sottolineato, è molto più capace di Noi e sa districarsi in una maniera tale che anche Dedalo e suo figlio avrebbero apprezzato…ed invece Noi, come il “malcapitato” Icaro siamo esseri che, a torto o ragione, spesso sconfinano oltre i limiti delle leggi terracquee per poi battersi il petto in un modo che di religioso ha davvero ben poco mentre di sacrilego tutto o quasi. Certo l’enfasi emotiva che ai VIP della pay-tv cinestetica dà lo spezzare le catene del noto, del “lecito”, dell’ ethically-correct non potrà mai fornirlo una vita da monaco tibetano ed il sottoscritto è il primo Spartacus del globo del realizzabile; ma al tempo stesso prova a riflettere sugli elementi che attorniano la condotta da gladiatore. Ergo, ben venga esser riottosi, travalicare, ma mai e ribadisco mai, dimenticare che si è o quantomeno si potrebbe esser schiavi. In altre parole, non c’è alcun dubbio che tutto abbia ragione d’esser, fin tanto che ed a patto che, si sappia (se non conosca) quale impero stiamo sfidando. E con tale immagine imperiale che mi rammenta colazioni e sapori che presto vorrò/vorrei (ri)gustare vado a concludere; ma non prima di aver reclutato attorno a me visi e sorrisi che ogni giorno infondono alle mie mani le idee risolutrici di cui cibarsi

E quindi, accorrete cari Amici, lo Chef SoMMo ha pronti per Voi calamari, pesche, polipi e pompelmi ed il connubio armonioso, attore protagonista odierno, presto arriverà a darci ristoro senza se e senza ma: potete fidarvi!

Ed allora: spazio al Paradiso delle Cantiche! Parola di Lupetto-Scout? No, semmai di Beagle bau-bau…ma tant’è!

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L’enigmaticità al servizio del mio pensiero: un gioco di emozioni dolcemente cortocircuitanti

L’enigmaticità al servizio del mio pensiero o se preferite, in versione guelfa piuttosto che ghibellina, il pensiero rischiosamente succube degli archibugi enigmatici che dalle sinapsi partono e ad esse vorticosamente tornano quasi in un gioco di emozioni dolcemente cortocircuitanti.

È questa la riflessione di questi giorni al margine di succulente cene con illustri amici reali e/o virtuali; è questa la tematica che affronterò nell’odierno stream of consciousness dopo giorni di silenzio in parte forzato ma forse altrettanto percentualmente (se non più) voluto.

Una riflessione nata in realtà sabato mentre mi trovavo in uno degli incantevoli scenari che solo l’Italia sa offrirti, a margine di un caffè pressoché imperiale ma non imperialista, un caffè molto democratico che in punta di piedi ha chiesto permesso per farsi largo tra grigi misteri ed altrettante diffuse certezze. Il trade-union tra le ossimoriche, or ora citate ,realtà protagoniste sta nel senso misterioso della vita di recente da me celebrato sempre sulle pagine del mio amato blog (amato da me…nds, per gli eventuali fugaci/timidi detrattori).

Ma allora vi starete chiedendo, a chi va il primo consueto omaggio di giornata? The winner is Carrara anche se per onestà sarebbe da specificare Marina, prima…in ogni caso è dalla Toscana che sono nate le idee che oggi questa pagina bianca sta accogliendo. Idee che fanno parte di me da tempo, magari, ma col tempo si sono cementate e rafforzate ed hanno dato vita ad una martellante opera di radicamento quasi cultural – spirituale. Ed allora, il crogiolarsi al sole con alle spalle la facciata di un duomo ti sembra oro sopraffino, il respirare un’aria salmastra ancestralmente custodita ti fa di colpo risvegliare sensi e desideri, il rivivere attimi eternamente scolpiti dentro te, ti dona la chiave di volta di mille giornate insulse.

L’essenza risolutiva sta nel guardare oltre la punta del naso, forse, o fors’anco in ciò che sto per provare ad esplicarvi, armato del mio martelletto e scalpello emozionale

Ecco che dunque seduto su di una panchina in quella piazza pullulante di gente, ricordi ed emozioni giunge l’assioma tanto cercato da giorni, il corollario che va oltre lo steccato e risale la china con la forza di centinaia di nodi, slegando in un battibaleno lacci e lacciuoli che attanagliavano il proprio e (forse soprattutto) l’altrui pensiero.

Le paure sono esseri “benevoli” nella misura in cui i permettono di catalizzare attenzioni, forze e sforzi al fine di superarle: che poi siano vinte o semplicemente governate mediante laboriosi processi di introiettamento poco ce ne cale. Ciò che invece deve spaventarci è la calma prima della tempesta o per meglio definire tale archibugio la quiete indomita del vulcano: pronto ad esplodere e far male con la sua forza che viene dal profondo più interno, che più distante e più intimo non si può. È lì che le nostre truppe di difesa nulla possono, è contro tali mali autogeneratisi che le nostre cellule nervose (e non solo) non sanno quali pesci prendere o se preferite, in una lettura più ascetica, a quali santi votarsi. Sono questi i mostri insormontabili, quanto meno all’apparenza del futile espresso, ma la nostra abilità dovrà collocarsi nella dimensione dell’inespresso e non focalizzandosi sulle prime, ovvie e scontate apparenze, dovrà perseguire e perseverare nel combattimento sulle vie del pandemonio, le uniche in grado di condurci all’appagamento millesimale (e non minimale) dei nostri più desiati sogni.

Un caro saluto a Tutti Voi Cari Amici!

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alle piccole ma grandissime cose che ti fanno brillare gli occhi!

Mille-mila volte avrò detto ad amici e conoscenti che la vita è fatta di piccoli dettagli. E molto spesso è proprio quel poco a fare la differenza. Lo è per me ma anche per tanti altri fortunati eletti, oserei dire.

Vip emozionali e cultori della sinestesia empatica sono gli attori protagonisti in una simile trama ed a loro va il mio primo cammeo odierno.

La riflessione odierna fa da corollario ad un pot pourrì di emozioni che si sono accavallate in questi ultimi giorni. Giornate da serie A per il sottoscritto, che ha ripercorso tappe e scenari andati in soffitta ma rimembrati a menadito come se non fosse mai trascorso tempo alcuno. Ecco, che nella mente sono tornati i primi fischi sui campi, i primi consigli del “genitore arbitrale” Amerigo, la miriade di trasferte al limite del possibile con il babbo e con i tanti Amici incontrati nel mio “film” arbitrale. Ecco allora che i cammei sarebbero quasi infiniti ma il tempo è tiranno e la capacità di sintesi deve avere l’ovvio sopravvento, non prima però di avere detto GRAZIE a Tutti ed essermi soffermato sulla riflessione iniziale, che di recente ha impreziosito le “pagine” del mio Whattsup

Ergo che il cammeo principale vada, oggi, alle piccole ma grandissime cose che ti fanno brillare gli occhi!

Possono esser messaggi, ricordi di viaggi andati, piatti succulenti serviti sul lungomare e chi più ne ha, ne viva!

E’ questa l’essenza del vivere nel proprio intimo, in maniera midollare e più genuina possibile, ciò che fa pulsare e palpitare l’animo, ciò che sembra ingarbugliare i sentimenti ma in realtà dipana, ciò che si nasconde se tu ti nascondi ma che ti scova in un battibaleno non appena torni ad esser il bimbo curioso e desideroso di scoperte, che sai molto bene di conoscere.

Ecco che, allora, steccati di paure e trincee di timorosi pensieri vengono affossati e la strada davanti a te si apre, la mente, si ri-apre. Una nuova apertura al dialogo ed al confronto, alla condivisione ed al sorriso, al pathos ed alla vita!

Ecco quindi che oggi la mia dedica finale, semplice ma mai banale, va a colei che mi ha ricordato con grande brivido ciò che può esser poco per la massa ma molto per Lei e me, me e Lei. E’ questo il sale giustamente impepato del mistero delle nostre vite, che con o senza saliere e pepiere ci accompagna tutti i giorni…

Un bacio mia cara Musa!