un sapore tra menta e panna che magari nulla può ma ha un perchè…

Una serata qualunque…forse si forse no, anche perché il vissuto del SoMMo ha sempre un non so che di criptico e sofrologico. In ogni caso, tra cinquine, numeri al lotto e varie chat la riflessione si è impossessata delle mie sinapsi ed ora non c’è più modo di arrestarla, di metter la parola fine con la semplicità delle fiction. Beh, magari perché la finzione è molto più veritiera della realtà, il mondo finto è ormai più forte e quasi invincibile. La realtà nuda e cruda spesso non sa comunicare mentre la finzione lo fa; coi se e coi ma, pur tuttavia lo fa. Ed allora? Non posso che partire stasera dalla scelta di un film…vediamo magari Pfeiffer e Ford vorrebbero loro la platea anche perché mi stanno suggerendo a due voci che le verità sono nascoste e potrebbe esser proprio questa la chiave di volta e svolta serale. No, magari devo preferire un titolo diverso molto più noto e metabolizzato e la scelta non potrebbe che cadere sulle quelle porte della metro che si chiudono o aprono…chissà…

Eh già, destini paralleli, incrociati…luoghi remoti ed ignoti seppur molto ben conosciuti…rivelazioni e choc che abilmente si insinuano nelle intercapedini delle tue certezze e come tarli fastidiosi ti mordicchiano i manuali d’istruzione della vita fino a modificare il lessico portandoti a disperdere anche banali apostrofi, ma aprendoti gli occhi sul fatto che non siano poi così banali se stai leggendo distruzione attorno a te, allorquando poi, penna alla mano e foglio sottostante ti trovi a scarabocchiare sintassi arrovogliate e urticanti.

No così non ha senso, così non si va da nessuna parte. Meglio tacere ed ingoiare: è un sapore amarognolo ma in fondo molto più veritiero al pari delle fiction del dolce ludibrio di succulente prelibatezze che avresti e stai sognando da tempo. Ecco che lì l’ancestrale ricordo della vita da bambino viene riportato alla luce a margine di una chiacchiera tra un pesto ed un vino rosso pugliese…brindisino come è lapalissiano e duale che sia. Duale ma al contempo reale, reale e realistico soprattutto…

No ribadisco: così è delirio deleterio, fulgida pazzia pazzoide e bisogna porre un limite e chiosare in una maniera degna e rispettosa dei valori inalienabili dell’onestà intellettuale e della riservatezza pregna.

Non si può vivere un presente fastellato e frastagliato di rovi spinosi che sono nati nel passato e spaventano il futuro a tal punto da soffocare aspirazioni, forze, energie… non si può fotogrammare la vita in immagini sparute e sperdute né si può sperare di pentagrammarla senza render conto e dar spazio a sintonia, armonia e direttori d’orchestra.

Vi starete chiedendo: ma stasera cosa succede? Gli ostinati Don Chisciotte dell’elucubrazione si sono radunati qui tutt’attorno al SoMMo che tarda a sposare il sonno? Non lo so…credetemi. Stasera cammei, parole e quovadis sembrano sfuggirmi tra suoni e melodie melanconiche, fra trame al limite fra finzione e vivide esperienze di vita vissuta nelle quali la pietra angolare non sembra più collimare ma colliquare.

No. E concludo… non si può far vincere collose atmosfere colliquanti, bisogna smuoversi e smuovere al colloquio chi si è rintanato e vi impedisce di svegliarlo. Bisogna immergersi ma poi superare l’introspezione per risalire la china con un obiettivo unico: captare le vibrazioni che il senso di inadeguatezza che nasce da un certo passato genera e chiedersi il perché la tue sliding doors non ti abbiano permesso di valorizzare tesori che ti sono sfilati sotto il naso senza che tu avessi la capacità di afferrarli in un profondo abbraccio sinestetico…

Solo così i titoli di coda avranno un sapore tra menta e panna che magari nulla può ma ha un perchè…

la clessidra che non ruba più acqua può finalmente dissetarci!

Chi di Voi non ha mai visto una clessidra? E’ una domanda retorica, lo so, ma mi serve ad introdurre la serata di riflessioni introspettive…

Ma facciamo un passettino indietro: “Perché caro SoMMo è nato un simile riferimento?”

Nella vita di tutti noi si alternano lights & shadows e quando si è in cima alla vetta il contrappasso paretiano ancorché dantesco può mieter vittime ancor più di un grande puparo. Certo, neanche Bottaro saprebbe disegnare trame e designare attori al pari del Fato ostile. Ecco allora che tra un motivetto di Tiziano shazamato alla radio, una serie di incomprensioni di giornata che si affastellano come davanti alla mensa Caritas e quel senso interiore di incompletezza giunge come lo spiffero-sotto-porta e sotto-traccia il messaggio chiave-di-volta della serata, anzi no, della giornata: “Sei una bella persona…caro SoMMo!”

Ecco che il cervello torna a riflettere senza abbarbicarsi, il respiro si fa meno pesante e diviene più armonioso, il battito che dialogava con tonfi torna a recuperare quel sereno velcro che ti avvolge ma non ferisce, ti stringe ma mai soffoca, ti ammalia ma lo fa con dolcezza…

Ecco che ci siamo: we can start! No no, aspettate. Prima c’è da decidere chi tenere sulla torre o se preferite scegliere chi debba andare giù. Sarà l’egoismo o la saggezza?

Adesso sì che possiamo tornare all’arnese ruba-acqua (come avrebbero detto i greci, nds) a cui è andato il mio primo/principale cammeo di serata. Ed è buffo che di acqua qui non ce ne sia. L’immagine fissa sul display è quella di una mano a pugno chiuso che prova a trattenere l’intrattenibile tra lo stridore del vento e dei pensieri; una battaglia impari senza vincitori né vinti (magari) ma fortemente patognomonica delle donchisciottiane guerre alle leggi della Natura e del Destino. E allora? Il quo vadis di serata può esser mai così criptico?

Forse sì, forse no…di sicuro quella mano che provava ad arrestare il flusso di materia, di paturnie e di chissà cos’altro si trova ora a provare un lento risveglio fatto di formicolii e brividi caldi in cui la sabbia che non si era stati capaci di afferrare né men che meno trattenere sembra essersi ora tramutata in un sale a tinte grigio-rosastre le cui venature stanno virando dalla rassegnazione alla lenta consapevolezza, dal tramestio all’ordine hobbesiano, dall’oblio alla saggezza…

E quindi? Eh già…lapalissianamente parlando e riflettendo senza aver più paura dei timori, sulla torre ha avuto la meglio la “figlia” prediletta di Atena. Un finale scontato, forse, ma che ci permette di convogliare senza contaminazioni alcune (e che Vaclav lo sappia…) le nostre energie laddove ve ne è più bisogno…

Presunzione? Forse… Delirio di onnipotenza? In parte… Trionfo dell’inspiegabile? Tanto…

C’è solo da chiosare dunque:

torre… sabbia… sale…

in ogni caso, la clessidra che aveva deciso sabbia e non sale, non ruba più acqua e può finalmente, dall’alto della torre dissetarci con la saggezza!

la legge del mattoncino e della bimba

“Le parole sono fonte di fraintendimento”. Una simile frase l’avrete di sicuro letta, magari anche sul mio blog ma deriva da uno dei testi più famosi nell’immaginario dei bimbi (e non solo…) quali il “Piccolo Principe“.

Eh già, i bimbi: i risolutori ingenui e genuini delle arzigogolate tele della vita. Come loro nessuno sa, al pari del loro ingegno nessuno arriva, in maniera analoga a loro nessuno può…

Ecco allora, che quando il sole cala, il cielo si increspa e i dubbi affiorano come compagni d’aperitivo delle stanchezze e frustrazioni di giornata, solo i protagonisti del mondo dei giochi senza malizia sanno cosa fare e ti suggeriscono il perché e per come…

La paura di sbagliare degli adulti timidamente si rintana nell’atmosfera a luci suffuse di una mansarda, da dove si può scorgere in giardino la chioma di una bimba (magari la mia pluricitata #bimbavivace, nds) che gioca assieme ad un suo quasi coetaneo con un fare vanitoso ma assolutamente mai fastidioso. Il bimbo, sta costruendo un castello con le sue costruzioni: con piglio, ingegno e precisione mette uno sopra l’altro i mattoncini; ogni tanto, lancia uno sguardo fugace alla bimba, magari vorrebbe chiamarla, avvicinarsi, oppure spera solo che sia Lei a fare il primo passo verso lui. Ma colore dopo colore, anche se alla rinfusa, la costruzione diviene una fortezza in cui rinchiudere le proprie sicurezze o parvenze tali. Sembra che sia vicino un equilibrio, ma se da un lato esso fa di nome armonico, il cognome è in-bilico e getta l’esca per attrarre all’amo una forza sconcertante che solo Lei sembra possedere. E’ una sorta di mistero disarmante che a piccoli passi con la sua ombra eterea e leggiadra si palesa di fronte al suo capo chino e lo risveglia da torpori accorti. Il brilluccicare degli occhi del bimbo parla da sé e potrebbe esser superfluo proseguire nel racconto, ma la storia ci sta iniziando a scaldare il cuore e sarebbe un suicidio mollare la scena fin tanto che venga, magari un giorno, rievocata con rinnovata tempra dalle polverose pagine di un libro…

La bimba inizia a smontare con un sorriso da furbetta le costruzioni che meticolosamente il bimbo aveva messo su…

Lui la guarda, inerme, inerte ma al tempo stesso con un’ammirevole ed ammirata luce che si sprigiona dal suo volto ed avvolgendogli le iridi sembra averlo ormai incantato…non si tratta più di disquisire su lenze, ami e quant’altro, bisogna solo osservare! Magari, a buon bisogno, anche due ragazzi trentenni che in parte hanno smarrito la risolutiva empatica enfasi dell’età della spensieratezza, si trovano ora in mansarda con una scarna luce immersi ad assaporare il colore vivido di quello scenario bimbesco…

In un battibaleno, intanto, la bimba ha sfoltito la maginot a tutela dei timori del bimbo. Non ha più senso quindi rinchiudere sentimenti e pulsioni, occorre invece racchiuderli e preservarli da innumerevoli forze confondenti, una miriade di bias privi di dignità ed essenza che sottrae purezza a ciò che al di là di mille considerazioni dispendiose ha voglia di esprimersi e sprigionarsi. Le parole del blog come quelle di chiunque altro non hanno la capacità; è invece, il #sorriso-nascosto del bimbo che detta legge, parla e trasmette coraggio: ecco dunque che anche i trentenni trovano il modo di sorridere e scambiarsi coccole. Del resto, il quo vadis delle nostre esistenze è molto spesso estremamente più semplice degli arzigogoli dell’intelletto. Quello stesso intelletto che pensa di essere più forte dal momento in cui si è camuffato coi vestiti dell’astuzia ma in realtà vaga nudo e ridicolo nelle steppe della desolazione. Ed allora, non ci sono dittature che tengano né diktat di sorta, puoi esser Getulio, nato a Predappio o teutonico, ma sempre alla legge del mattoncino e della bimba dovrai arrenderti.

Ma non sarà una resa di barlettiana memoria, anzi sarà una resa corredata dai barlumi del trionfo come se si fosse in un odierno reality a premi. Un GrandeFratello ai confini della realtà o magari solo al confine; un succulento MasterChef in cui a vincere è la forza dell’affetto che sconfigge affettati e condimenti, coperchi e companatici, ma lascia intatte le scene che noi fanatici dell’abbraccio sincero amiamo: quelle stesse scene che ieri, oggi e domani vorremo conservare in noi e per voi: le scene in cui ritroveremo il bimbo, la bimba, il ragazzo, la ragazza, la mansarda e le coccole ai fornelli (con le luci sfumate) in un connubio magicamente inebriante che non solo i sogni conoscono…

GRaZiEEE SoMMa bimba!