la differenza fra un sogno ed un obiettivo

L’enigma di stasera è più sofrologico che mai…e via con uno dei cammei più noti ovvero l’omaggio all’amico Daniele a cui chiederei di rimanere in ascolto laddove mi servissero consigli; ovvio seguite tutti il mio discorso seppur notturno e sconvolgente come sempre.

La domanda marzulliana è: “qual è la differenza fra un sogno ed un obiettivo?”; tema in realtà lanciato alcune sere fa, ma l’oblio dei tempi infausti lo aveva mandato in gattabuia e solo adesso esso riemerge nelle sua rivoluzionaria forza dirompente quasi fosse un odierno monello dello Spui…

In realtà, di olandese il mio pensiero ha poco, semmai potrebbero venirci in soccorso solo gli amici del cantone più a noi limitrofo; tanto offre lo stesso sofrologo Daniele magari: orecchiette e cime di rapa, possono andare? Chiederemo lumi anche a Bruno magari ma so che mi indirizzerebbe in terra brindisina come sua prima scelta.

No, devo metter ordine. Di sicuro devo ordinare questo odierno componimento anche se obiettivo (eccola la parola che torna) più agognato sarebbe metter ordine alla mia vita. Ma per le imprese c’è tempo…o forse no…

Eh già, il tempo, già mio ospite di blog qualche “lustro” fa. Il tempo che scandisce e regola, regolamenta e talora, a suo insindacabile giudizio, regala. Il tempo che puoi anche definire risolutore di eventi complessi sempreché non ci siano di mezzo sogni. Ecco che lì la faccenda si complica e la trama diviene più indigesta come il magone che si prova nel non poterli realizzare, come la frustrazione che si incontra quando ti pare di predicare nel deserto o peggio ancora viaggiare verso mete suicide, ma con lente agonie. In simili frangenti è facile pontificare se si è all’esterno, ma invece ciò che fa luce nel buio è il tuo orgoglioso rispetto del silenzio, quello dell’intimo tuo sentire e pulsare, l’elemento sinestetico che ti porta a racchiudere il dolore degli affetti infranti in un abbraccio ferreo fatto di un’architettura stabile (ma mai statica) di deferenza e cura minuziosa dei dettagli. Tutto il mondo attorno a te sembra variare con la velocità del ciclo di una crisalide ma ciò che mai varia è quel senso di vuoto ed inadeguatezza che deriva da un’interpretazione troppo sanguigna dell’enigma iniziale, da una voglia sfrenata di dar vita a titoli di coda strappalacrime sì, ma a lieto fine. Ed invece…

Il quo vadis odierno ci porta inevitabilmente a prendere atto che il tempo o se preferite una data (in sensu strictiori) può esser degna sposa di un obiettivo, ma ahimè non per forza di un sogno…

Ecco la chiave di volta, alfa ed omega, del dilemma serale. Un amaro ma più che mai vivido dessert del ludibrio mordi-e-fuggi di cui oggi è scientemente succube il monello che è in me, poco reazionario forse, per nulla olandese ovvio, ma sperem scateni una rivoluzione degna della piazza del Spui, con o senza fiumi, ma ricca di nostalgici ruscelli ispirati e sorrisi nascosti…