Mese: giugno 2015

fiabeggiare nello spazio senza tempo: la vita si gioca, non si allena!

Come fossero impresse su una pergamena stasera le mie riflessioni fluiscono davanti ai miei occhi con una nitidezza che avevo quasi dimenticato. Il silenzio che mi attornia mi permette di radunare con maggior forza ed enfasi le idee e concetti che stasera sembrano volersi esprimere in modo impraticabile solo a pensarlo…

Qua e la, qualche flash prova ad abbagliare la scena, ma la concentrazione, come un pitbull inferocito, salta addosso a chicchessia e si impegna con minuzia ad abbaiare in maniera stridula e stridente! Nemmeno il frastuono di un vagone del metrò potrebbe stasera distogliermi.

Sono giorni che vago tra l’alfa e l’omega dei miei sentimenti, sto cercando la chiave di volta ma oramai per inveterata abitudine ho smesso di crederci. Magari mi lancio in note classiche laddove è il rock la risposta oppure cerco una dancing onomatopeica che però è ahimè priva di musicalità…e allora? quovadis, mi direte?

La soluzione quest’oggi stenta ad arrivare finché eccolo lì nascosto tra mille suoni, volti e colori spunta un sorriso magnetico che tutto può anche se quasi sempre tace: è Lui che mi ricorda l’ancestralità dell’empatia e mette a nanna compensazioni psicologiche e giustificazioni inconsce che come foreste pietrificate avevano desertificato il nostro direttore d’orchestra toracico.

Ecco dunque che improvvisamente torna ad animare il tuo nerbo una musica ritmata quantunque popolare (di cui non mi sovviene il nome) che con personalità ed orgoglio ti scuote! No, non si può sperare che il tempo, castissimo sposo di una mente calcolatrice, possa condurti all’equazione finale e risolutrice. Serve altro, un no so che fuori dagli schemi e steccati del tormento che con il piglio di una bimba vivace che danza al passo-di-mazurca ti conduca per mano fuori dalla palude efferatissima dello sconforto.

Se si tratti di sofrologia o semplice magia ci dirà magari Daniele (per la serie: un cammeo al giorno…);  fatto sta che le fossette sorridenti su cui il sole non potrebbe mai tramontare hanno ripreso a fiabeggiare nello spazio senza tempo…

Tramonterà pertanto l’anacoluta ed insoluta convinzione che si possa imparare ad amare chi nel nostro cuore non è o peggio ancora ci si debba rassegnare ad un’atarassia che nemmeno Epicuro saprebbe sostenere…

Concludo, concludo…o meglio, lascio che sia il potere all’immaginazione, sempre all’opera, che metta questa sera i canonici titoli di coda…

Magari, a buon bisogno, si avvarrà di strumenti a fiato quali le trombe per annunciare un lieto fine…

o metterà mano ai pennelli per dipingere sentieri sereni…

o ancora, darà spazio alle idee…

In ogni caso gli squilli delle prime, gli sgargianti affreschi dei secondi e le roboanti urla delle ultime ci daranno un’unica anabasi: la vita si gioca, non si allena!

ricostruire le tracce del tempo

E’ facile partire, fai due valigie e fuggi ma c’è un però…se non hai la valigetta coi codici della vita ti ritrovi di fronte al dilemma che ieri sera mi segnalava il caro ZioRic (#cammeo #incoming ovviamente): meglio salvare il culo o la faccia? “Spesso però la differenza l’è sottile caro Dok…”

Il saggio Ric ha ragione perché spesso ai più sfugge che il linguaggio della vita non abbia nazionalità, colore ma solo pulsione e passione, motivazione e rispetto. Ecco: rispetto! Ai più sfugge anche ciò ma prima o poi la #redderationem giunge per tutti e se decidi di concorrere con il sole per chi stia al centro dell’universo devi avere molte certezze ma ancor più tanto rispetto

Spesso mi soffermo a riflettere sul carico di dolore ed amarezza che avvelena gli uomini e la vita mi fornisce quasi giornalmente spartiti più o meno attesi. Di base, non mi scaglio mai contro chi o che cosa stile tribunale dell’Inquisizione: c’è sempre un perché nelle scelte, nei gesti, nelle manifestazioni; certo, troppo sovente capita di rimaner delusi da “musicisti” inesperti e/o troppo presuntuosi a cui quegli spartiti forse sono spariti prima ancora di leggerli e vanno ora a solfeggiare nelle steppe della loro desolazione gettando sconquasso qua e la senza apparente senso

Del resto, se decidi e vuoi superare un ragionevole equilibrio devi avere nelle corde le vere capacità, altrimenti non sarà oggi, né magari domani, ma soccomberai ahimè…sopravvivere in assenza di grazia è cosa da sommi e di sicuro non per chi scambia la furbizia con l’ostentazione della libertà o peggio ancora per ciò che Stella (e stavolta non sei Tu Daniele ma una tua grande penna omonima) definirebbe ingordigia dei mediocri. Personaggi che di coperte di Linus ne hanno consumate più di quanto sappiano in cultura ed ora rimasti senza iniziano ad arrancare…

Fatto sta che decisioni forti quantunque coraggiose rimangano fini a se stesse perché di coraggio e forza non hanno più manco l’infarinatura; c’è solo l’imbecille parvenza di una convinzione spocchiosa che ha intrapreso una strada senza soluzione di continuità verso un estremo e (magari) definitivo distacco dal corpo e peggio ancora dalla realtà…

Per cui quovadis?

Delle due l’una: o è testa o è croce…bisogna solo ricostruire le tracce del tempo! E se uscirà testa si avrà l’apoteosi, se croce l’implosione…cari Amici purtroppo vi è uscita croce: #goodluck!