Mese: luglio 2015

il fuoco per avere coraggio ed il ghiaccio per esser lucidi

Quante volte ci fermiamo a riflettere magari senza soluzione di continuità? Gli archibugi concettuali dei pensieri sono un panegirico più dedalico di un labirinto. Ma per ovviare ad una labirintite scatenata dai patemi del pensiero ancorché dell’animo è utile fare un passo indietro e meditare. Ma come, mi direte, è l’esatto contrario del prologo attuale…e quindi? Quovadis?

La risposta potrebbe iniziare a fluire fuori dall’analisi del comportamento di alcune tribù dell’oriente che non considerano il tempo in modo rigido, stretto e razionale come noi e così la vita in assenza di un’apparente linearità dettata dal tempo stesso si ripropone si ciclicamente ma al contempo quasi magicamente. Ove però, la ciclicità è sinonimo di libertà e la routine diviene novità continua.

Una vita senza regole? No, le regole e norme della natura esistono ovviamente, pur tuttavia esse vanno vissute per quello che sono senza troppe elucubrazioni fini a se stesse. Anche perché il vissuto esperienziale di ognuno di Noi insegna che non necessariamente quello che è, è quello che appare e viceversa…

Spesso ci diamo colpe che non abbiamo e reagiamo chiudendoci ed osteggiando a spada tratta qualsiasi tipo di scelta e/o decisione presa da uno degli affetti a Noi più cari. Forse è proprio la nostra paura (magari inconscia) di esser in qualche modo in difetto verso l’altrui sfera sentimentale che ci porta nella deriva dell’anaffezione.

La mia sofrologica (ed eccolo il Daniele, ovviamente; nds) valutazione odierna sembrerebbe aprire le porte ad una sorta di storia con un po’ di zucchero a velo ma basata su fatti reali, ma vorrei lasciare a latere ciò e tornare invece a bomba sul core del mio scribacchiare cercando di giungere alla meta di tanto vagheggiare di considerazioni.

Chi l’ha detto (e soprattutto deciso) che la storia in coabitazione con le canoniche idee preconcette quantunque aprioristiche debbano sceglier per Noi? Cominciamo seppur con dolore interiore ad introiettare l’idea che un fenomeno astorico possa creare un humus ancor più dirompente di quello atteso in condizioni di supposta normalità. E già, la norma che così come le regole di cui sopra, esiste senza ombra di dubbio, ma ha i suoi spazi di congruità a prescindere dai nostri più intimi voleri.

E allora, per evitare di soccombere alle nostre stesse pulsioni, che le precipue architravi di rigida mentalità cercano di tenere a bada in uno stato liquefatto di più o meno forte, ma quasi per nulla reale segregazione, la scelta deve virare verso scenari molto lontani all’apparenza, ma tanto vicini se descritti con i dettami dettati dal cuore e scevri da qualsivoglia pregiudizio.

Dettami, regole, principi e norme che rompono gli steccati del silenzio dando libero sfogo a sorrisi fin li incatenati. Valutazioni, pensieri e ragionamenti liberi da qualsiasi arte elucubratoria. Leggi di vita spiegabili con la semplicità dei bimbi e con la naturalezza dei legami padre-figlia, figlia-padre o simili.

Solo così facendo, la sensazione che l’eternità ci appartenga può evolvere nella convinzione che la stessa ti stia ancestralmente osservando dall’alto: bisogna solo avere il fuoco per avere coraggio ed il ghiaccio per esser lucidi, ogni giorno…solo così, si darà connubio di consapevolezza a tale convinzione e la dea bendata metterà un anello al dito al talento liberandoci dallo status di ostaggi delle nostre stesse remore e prigionieri di una fantomatica sindrome di Stoccolma con le nostre ansie e paure…

Grazie di Tutto Rex! Grazie di Tutto Mario!

Starei a qui a parlare e scrivere per mesi ma sarebbe una mancanza di rispetto verso di Te che sembravi personaggio ma eri molto di più Uomo ed in punta di piedi ed in silenzio te ne sei andato con la Tua estrema riservatezza.

Ora mi diresti “Le dok la pizzaaa” in una delle Tue tante frasi celebri che erano parte del Tuo esser vivificatore sociale e grande maestro di vita.

Sempre sorridente. Sei stato per noi tutti un amico fraterno e per me ed altri giovani anche padre adottivo. Tanti figliocci: il Dok, Lepetit, Francè, Simo e tanti altri che spero ti abbiano dato momenti di gioia e spensieratezza come nel nostro ultimo recente viaggio romano nato perché avevo colto fra le righe un tuo desiderio, in parte sottaciuto, di rivedere nipoti e pro-nipoti.

Ricordo gli aperitivi da Valery, le cene da Julien, Domenicò e Tony, i pranzi in montagna (la tua montagna, i tuoi funghi). Avevi una carica che era una cosa fuori dal normale, altro Tuo tipico intercalare che voglio custodire con me e condividere con gli altri.

Quando abitavo sopra la Tua bottega il Tuo fischio mattutino mentre tiravi su la cler era una musicalità con cui svegliarsi dal tepore notturno ed iniziare la routine dei giorni che rimarranno miei ma anche tuoi, giorni che nella routine accanto a Te divenivano costantemente nuovi perché Tu da tradizionalista non rifuggivi dal nuovo come ad esempio per la tecnologia…whattsup, feisbukk etc. erano diventati tuoi. Magari ti spaventavano un po’ come i voli ed oggi hai vinto pure su quella paura volando in cielo, in Paradiso perché un Uomo con la U maiuscola come Te è lì, un Uomo che alle ingiustizie rispondeva semplicemente ma secco e ieratico, con lo stile della una parola è troppa, due sono poche: “Non funziona così!” – e voltavi pagina asserendo “qual è il problema”.

Tutti ti piangono: la Carla, Tartufon, Zio Frank, Pasqualino, Zio Ric, Dino e così via discorrendo…

Ma devo chiudere e lo faccio ripensando ad una frase di un filosofo che mi ispirò per il blog, una sera dopo uno spumantino con Te: “La volpe ne sa tante, il riccio una sola ma importante”…

in realtà caro Archiloco, caro il mio filosofo: il riccio, di capelli (la Sua amata professione), ne sapeva tantissime e tutte importanti…

Grazie di Tutto Rex! Grazie di Tutto Mario!

Ciao Mario…

Tutto pensavo fuorché questo…solo ad immaginare che oggi avrei voluto dedicare a te un cammeo…un cammeo per colui che negli ultimi sei anni mi ha dato non tanto ma tantissimo.

Caro Marietto (Le Mariett), hai deciso con il tuo stile con pochi fronzoli e davvero spiccio di lasciare la scena, lasciare questo mondo che tanto ti aveva dato (in termini di esperienze) e a cui tanto avevi dato fino a ieri sera.

Ebbene sì, col tuo solito e consueto sorriso hai allietato un aperitivo tra amici e con la tua riservatezza ti eri fatto da parte pensando si dovesse io, Bruno e Stefano parlare di lavoro. Hai commentato con spensieratezza e la tua solita verve allegra un post su feisbukk (come lo definivi tu) e poi…

Oggi si sono affastellati ricordi ed aneddoti, suoni e frasi, cene, passeggiate e momenti e la rabbia per quelli che avresti dovuto vivere e non ci saranno era sempre più forte dentro di me.

Oramai eravamo amici indissolubili e la routine era stimolo di novità estrema ogni dì. In tanti oggi ti hanno reso omaggio, perché seppur all’apparenza solo, eri circondato da una famiglia immensa di amici. Erano loro una propaggine del tuo vivere senza se ne ma in questo mondo pieno di contraddizioni.

Il tuo fischiettare, ridere, tirar su tutti Noi anche quando pareva impossibile, il tuo aver sempre pronta la battuta, se del caso, oppure la considerazione profonda di vita come contraltare. Mi hai dato tanti e tali insegnamenti di vita e proprio ieri a margine del tuo spumantino mentre ti parlavo di mio fratello che era ritornato a Roma mi dicevi che avresti voluto tanto salutare nei prossimi giorni mio padre che ti aveva regalato giorni fa bellissime parole via messaggio. Parole che sottoscrivo con le lacrime agli occhi e la pelle d’oca perché sul serio come ti ha scritto il mio amato babbo tu per me sei stato ed eri un amico fraterno ma quasi un papà adottivo della vita milanese. Grazie a te ho conosciuto Milano ed il quartiere, accresciuto la mia capacità di dare e darmi agli altri cosa che tu sapevi fare in maniera esemplare; mi hai dato lezioni di vita davvero grandi…l’ultima poco tempo fa, quando dopo una mia ennesima “disavventura” sentimentale mentre ti confidavo la mia paura di non riuscire mai ad esser papà, come vorrei invece, pensando all’affetto di mio padre per me, mi dicevi con semplicità ma grande forza che si può esser padri anche quando non lo si è e tu per me lo sei stato e come me in tanti giovani tuoi amici potremmo dirlo. Eri il nostro fratello maggiore-padre che sapeva con estrema maestria dosare le parole anche se tu per umiltà dicevi di non saperle usare poi così bene.

Voglio pensare di averti regalato tanti momenti gioiosi e spensierati come l’ultimo di pochi giorni fa a Roma quando spinto dalla molla di un tuo grandissimo e magari anche a tratti sottaciuto desiderio di vedere nipoti e pro-nipoti ho avuto l’onore di accompagnarti in un viaggio nella capitale…

Eh già… la famiglia con in testa tua sorella di cui sempre mi parlavi con calore ed affetto, che era uno dei tuoi valori e per la quale eri proiettato.

“Rex ti posso dire una robba?” Ed uso volutamente uno dei tuoi intercalari… ci manchi e ci mancherai un casino. Lo so sei sparito in punta di piedi perché i grandi signori lasciano così la scena. Da lassù so che ora mi starai dicendo di non piangere, ci starai dicendo di onorare comunque la vita ed il lavoro che tu reputavi un tassello imprescindibile della tua esistenza ed infatti oggi, in tanti abbiamo col magone in gola, comunque proseguito nelle nostre attività: per rendere omaggio ad un amico, un fratello, un padre… ad un piccolo grande uomo orgoglioso di esser lucano che aveva un cuore immenso da contenerci tutti.

Ciao Mario…