alzare l’asticella come mantecatura di vita

Tramandare la vita per aneddoti è uno degli “sport” che meglio mi riescano. Episodi, fatterelli, storielle il cui comun denominatore è il dinamismo: viaggiano, rimbalzano, ritornano corretti, per poi tornare a vagare di nuovo. E’ questo il vagabondeggiare del proprio talento empatico, una dote che può non aver confini se solo la sai motivare, alimentare e partecipare o se preferite, in una sola parola: viverla…

E’ così che in un mondo tutto lastricato di tritolo, tu possa rimanere a galla unicamente perché il tuo cruscotto emozionale è da ritenersi troppo forte, troppo avanti, troppo e basta…in una specie di autismo da buon selvaggio.

Ecco allora che i mammasantissima della sfera del negativo si trovino improvvisamente ad arrancare e cerchino un quanto mai fantomatico armistizio con il palcoscenico del tuo successo, ove Tu che “reciti” la parte dell’emozionato emozionante ti senti finalmente a tuo agio.

E quindi quovadis? Occorre evitare che sia la temporaneità a sottrarti stavolta il sorriso, o meglio, quel sorriso, quello dotato di personalità e carisma ineludibili, che per storia e definizione identificano lo stato in luogo di un movimento inarrestabile: un senso della ricerca infinito dominato dal desiderio di andare a vedere ciò che gli altri potrebbero vedere ma non vedono.

E’ qui che si può cogliere e trarre il dado e quasi fossimo degli odierni Giulio Cesare sapremmo trasformare dei contorni amatricianeschi da De Niro dei poveri in pellicole di notevole impatto emotivo. Con un’unica e non banale postilla: qui seppur tutto appaia come dentro un film, di finzione ce n’è davvero poca…

Si tratta della nostra vita: una vita da coccolare giorno dopo giorno, da plasmare centimetro dopo centimetro e da ascoltare nota dopo nota.

Solo così potremmo ritenerci padroni e soddisfatti, soddisfatti e padroni in un contesto in cui alzare l’asticella diventi mantecatura di vita!

 

il vedo-non-vedo intellettuale…

Per il pezzo numero 100 del blog occorreva un’ispirazione superna ed il weekend appena trascorso ben si era prestato. Oggi, invece, nel contendere canonico dell’esistenza che vede nella parte dei Guelfi le avversità e in quella dei Ghibellini la felicità, o viceversa a voi piacendo, l’idiozia dei pressapochisti incalliti ha fatto capolino in una maniera esemplare: una cozzaglia di plurime situazioni scomode da affrontare cercando di non smarrire quanto di più prezioso in mio possesso…

E così, oscillando sulla prua della disputa solenne fra fortune e sfighe, mi sono sentito ripetutamente ai limiti del tracollo naufragante ma non ho mai perso di vista alcuni miei capisaldi di vita, dei veri e propri abbecedari comportamentali che vanno oltre il semplice concetto e trascendono nell’intimo vissuto

Ecco allora che da mozzo inerme ti senta capitano coraggioso che può ergersi ed erigersi a direttore d’orchestra del rigore manieristico, ove la sublimazione consta nell’assunto, (quasi) magico ed a tratti ritenuto impossibile, dell’esser efficaci senza perdersi nella perfezione

Ma è qui che il gioco diviene ancor più inintelligibile ed il quovadis rischia di virare né a dritta né a manca generando paura mista ad immobilismo nel nostro sottoscala emozionale e pertanto, la partita si imborghesisce portandoci a riflettere su scelte all’apparenza assurde: menzogna organizzata o realtà confusa? L’amletico alterco dei casi limite, a questo punto, può eleggersi un domicilio prominente solo se si sia ricordato di uscir di casa con un cappello denunciante: un messaggio diretto e tutto d’un fiato che brucia ogni qual cosa si trovi attorno, in una sorta di napalm contenutistico.

Ma lasciamo perder bombe e mine e torniamo ai miti consigli di una bimba vivace che sa farsi apprezzare grazie ai suoi occhioni, la sua chioma, il suo sorriso, ma soprattutto in ragione del suo vedo-non-vedo intellettuale: un fascino senza tempo e limiti che sconfina nei nostri sapori ancestrali e rimane vivo in eterno!

Certo, magari una foto che avesse immortalato sguardi attoniti sarebbe stata (forse) più comunicativa di queste e/o di altre mille parole… ciò detto, le accattivanti sinossi espressive di chi permea, davanti ad uno specchio trepidante, emozioni per drenare vita e sprizzare empatia valgono ancor di più, credo: auguri caro il mio #blog!