piccoli chimici ed il loro alfabeto segreto alla ricerca dell’Uomo Vitruviano

Vi ho già resi edotti, qualche bloggata fa, in merito alla mia idea della normalità come fondamentale se non unica forza eversiva di cui disponiamo oggigiorno. Pur tuttavia, stasera, vorrei ulteriormente far la punta al mio intendimento…

Un discorso scevro da propositi pretenziosi ma pregnante al punto giusto nelle lande della quotidianità. Equidistante dal fondare ideologie o fare prigionieri ma al contempo capace di far si che l’idea diventi ideale platonico sublimando il sentimento e sconfiggendo il medioevo contenutistico che ci attornia…

Un percorso cristallizzato intorno a momenti, immagini ed imprese da etichetta storicamente-storica e/o geograficamente-geografica: in poche parole un viaggio che si tramuti in trip mentale e non solo per una (modesta) traduzione letterale…

Lo so, vi starete perdendo in questo itinerario senza senso, da me però, fortemente voluto e non perché sia propedeutico al confondere (cosa possibile peraltro) ma in quanto credo fermamente nella suspense, in quell’arte del thrilling che non è discontinuità ma inarginabile must!

Del resto, è facile ed al tempo stesso difficile spaziare con la mente tra contesti diversi, date e momenti storici distanti, abitudini e costumi cangianti. L’abilità maggiore sta, invero, nel trovare la giusta alchimia unificatrice ed unificante che crea collegamenti anche impensabili generando suggestioni geometricamente perfette quasi fossimo di fronte ad un trattato sull’Uomo Vitruviano di era facebookiana.
Ma se questo fitto lavorio dei nostri neuroni è illuminante nella sua naturalezza d’espressione, è ancor più abbacinante traslare il tutto nella mente altrui, ovvero esser bravi a tal punto, da creare tali connessioni nella testa degli altri. Legami che abbiano la forza dirompente di un lavaggio del cervello, da un lato, e l’onestà intellettuale del rispetto cluniacense, dall’altro.

E’ questo il momento di rivelazione ascetica del quovadis (e non solo odierno). L’attimo infinito e continuativamente valido che metta la storia nelle condizioni di intraprendere/prendere un twist divertentissimo, nel momento stesso in cui si sia riusciti a pennellare una tradizione attualizzata di intenti di difficoltosa comprensibilità pregressa ancorché odierna.

Che detta in modo diverso potrebbe suonare più o meno così…

Cari amici “valorosi” armiamoci! Poiché siamo solo Noi “neo-vitruviani-cluniacensi” che, da veri innovatori contrapposti e combattenti gli “imbucati” o impostori usurpatori di cui abbonda la società, dobbiamo cercare il più unificante dei reagenti come fossimo dei piccoli “chimici” abili a spalmare la devozione per quel quid o quel qualcuno che illumina e oscura, si fa beffe dell’anagrafe nel suo atletismo mentale e mette in scena una nuova rappresentazione filosofica. Una filosofia che è fondamentalismo pedagogico di un rottamatore ed aggregatore-conservatore al tempo stesso, che in un modo social quantunque poco sociologico con una sottospecie di doping da connessione emozionale inneschi la meraviglia di una sorta di mansueto uragano, una tempesta che impone l’estetica ordinata sua precipua e ce la fa conquistare attraverso gusto, passione, sensibilità.

E con la sagacia dell’ideale di equilibrio cartesiano in grado di combattere al fianco di una pazienza ormai stizzita nella strenua lotta contro le quanto mai regali ombrosità del non rispetto, in una perfetta fusione di arte e scienza (che ti annienta) ha solo voglia di urlare in chat, sui blog, nei giornali o in tv che esiste un solo ed unico istruttivo bignamino del modello di comando: allenare l’umiltà in modo che sappia tener testa alla dittatura del talento. Perché se la prima è spartito con un’armonia cluniacense, la seconda è melodia anti-vitruviana spesso fine-a-se-stessa, specie se declinata nei tempi del presente coi modi di un certo passato che scaraventava in maniera assolutamente arbitraria ed alla rinfusa tutti in pasto al disordine. Un disordine spesso derubricato più che dalla storia da alcuni personaggi storici che si credevano leader di territori di portenti, ma di miracoloso c’era ben poco se non nulla e loro potremo ricordarli solo come quaquaraquà…

Vi lascio adesso con questo mio album di mire apotropaiche (che spero sia destinato alla memoria universale) da sfogliare in attesa di ulteriori aggiornamenti, ricordandoci di esser sempre orgogliosi delle idee che si rappresentano fino allo sfinimento: infatti solo così si può vincere sui propri limiti e contro chiunque ne metta! E’ questa l’anabasi serale ancor meglio codificabile come alfabeto segreto che ci spinge verso l’impossibile non confondendo le coordinate di un progetto attorno al quale aleggeranno sì i corvi dello scetticismo, ma magari prima o poi eccolo lì che salterà fuori dal cilindro il dogma dell’umiltà, vero ed indiscusso dominatore laddove prevalga finalmente un atteggiamento di condivisione non apparente ma veramente solidale…

la scintilla dell’improvvisatore tra le verità non confutabili

A produrre suggestioni ogni giorno, ci pensano le facce, le espressioni, i sorrisi, i pianti, i furori, l’epica del quotidiano declinata nella sostanza e nella forma. Riassumendo si potrebbe riflettere sul fatto che la realtà si muova più velocemente della fantasia spesso e sovente o  ancora, ci si può affidare alla filosofia del “tutto ciò che è vita emoziona, tutto quanto empaticamente coinvolge ci da respiro”.

Ecco, un’altra pagina del blog caratterizzata da criptici messaggi che coesistono nella mia testa e combattono nella mia essenza per provare a liberarmi da quei momenti sporadici in cui le zavorre mentali si impossessano del palcoscenico ed annebbiano i territori di prodigi sin lì cercati ed anelati.

Per gli psicologici potrebbe trattarsi di semplice e banale paranoia da successo sostenuta da simili innumerevoli fardelli, ma l’impaccio dato da tali impicci facenti massa, ovviamente mai critica, comporta un’attenta riflessione interiore su quelle fasi dell’esistenza in cui sembra emergere e prevalere una mitologia non epica paludosa. Ad essa, spesso si prova a contrapporre una scientifica pianificazione con obiettivi risolutori. Peccato si tratti tuttavia di piani sui se e sui ma, che poco hanno a che vedere con le soluzioni e molto invece coi malinconici flop tipici dei barocchismi fini-a-se-stessi.

Ed allora, quovadis?

Bisogna subito svestire i panni degli addormentatori di serpenti e calarsi nel ruolo di condottieri coraggiosi capaci di sfidare le antologie dell’inganno: queste provano a graffiare la vita ma possono alla fin della fiera solo griffarla, mentre il coraggio che esibisce tante piccole grandi sfumature può fornirci l’affresco all’ultimo respiro, quello ovvero in grado di fare da solo tendenza. Un coraggio che quantunque costruito, alimentato, dosato sia idoneo a dribblare l’omologazione non soccombendo sotto i colpi del pugilato mediatico che spaventa e così controlla, limita ed in tal modo annienta…

Eh sì, troppo facile a parole descrivere e dipingere la giusta e dirompente fiammata anarchica!? Forse…
ma le parole sono azioni che fanno accadere le cose e sebbene il rischio sia che una volta uscite Tu non possa più farle rientrare, è altrettanto vero e lapalissianamente certo che un’impresa muta nascerebbe morta in partenza!

Ed allora facciamo sì che ogni nostra parola sia un respiro della storia, ogni nostro pensiero sia vincente, ogni nostra idea sia consona nei tempi e nei modi, senza troppe ansie, patemi e rimuginazioni ma con una sempre più carismatica leadership dell’ex-abrupto dell’azione per nulla accidiosa: perché se da un lato la bellezza nobilissima dell’improvvisazione è in grado di enfatizzare un vero concentrato di principi rivoluzionari proprio nella spontaneità e rapidità d’azione, la scintilla dell’improvvisatore possiede l’arma in più delle verità non confutabili…