L’Italia degli showroom…

In tanti si chiedono e mi chiedono in questi giorni quando verrà il pezzo celebrativo del mio commiato. Io a loro invece, sollevando l’asticella, domando come vorrebbero che fosse.

Il mio stile ermetico è noto, ma è invero che non sempre si palesa con le stesse sembianze. Ed è pertanto verosimile che anche stavolta, nella giostra all’ultimo giro, l’incertezza sia l’unica certezza.

Tra qualche ridicola minaccia lanciata a mo’ di pettegolezzo da parte di un patacca patetico, assurdo più di replicanti improvvisati, si scorgono sorrisi come quelli sfoggiati dalle hostess degli showroom in una sorta di archetipo d’evasione dall’ingessata innocenza.

Perché che sia riffa o raffa le nostre esistenze spesso vengono costrette dalle nostre remore a dei canovacci freddi molto freddi che alla fine ti pongono di fronte a delle amare considerazioni anabatiche, del genere: pensavamo di aver fatto tanta strada ed invece ne abbiamo percorsa meno del previsto. E’ un po’ ciò che accade anche ai tossicomani ideologici che, dominati dall’opprimente totem del “vorrei ma non posso”, finiscono per accostare in corsia d’emergenza con lo sguardo assente.

Occorre invece lasciarsi andare a quelle emozioni che attraversano la schiena come tentativo di saturazione degli spazi della vita per raggiungere l’Olimpo destinato soltanto ai miti: gli unici che possano scender a patto con l’oblio e per i quali, infatti, il Destino faccia eccezione.

Il mantra chiede dunque che ci si spinga fin nel grottesco e nel caricaturale come esemplificano i mood dei soggetti dei film, i quali devono in spazi e tempi ristretti fornire l’abito giusto. Un vestito che dobbiamo sentir nostro oltre le apparenze, senza che si arrotondino le storie o si controllino in modern style i polpastrelli social: c’è solo bisogno di vivere e lanciarsi senza ricette precostituite, bustini ingabbianti e/o retropensieri conniventi.

Senza trucchi quindi?

Mah. Se volessimo considerare la memoria uno stratagemma copperfieldiano potremmo a lei renderci devoti ed anzi allenarla come un muscolo in modo tale che si vada ad accrescere sempre più quella capacità di elaborare concetti espressi dai veri talenti che ci attorniano ed ispirano ogni giorno, anche nell’inconscio dei sogni nostri più profondi e fors’anco nascosti.

Eccolo il quovadis di giornata, l’esercizio mandato da me a…memoria per l’appunto: drenare vita dagli altri e non lambiccarsi il cervello in inutili ed improduttive domande alla nostra quotidianità, quali: perché mi hai dato il tempo di sognare? Una quotidianità che vuole sempre vedere prima come vada a finire e se ne va (apparentemente) fiera con una visione delle regole d’ingaggio più solida che salda, poiché nella vita veramente è un caso che cadano determinate regole piuttosto che altre…

Ovvero sintetizzando e chiarendo ulteriormente: mai esser talmente pieni di certezze da non lasciarsi sfiorare dal dubbio! Un dubbio che è sì prodotto anfibio, ma tuttavia è frutto pregiato dell’ibridazione dell’oggi che permette di dare intelligenza alle cose in un mondo che sempre più si rovescia ruotando sul proprio asse e si trincera dietro inutili formalismi con volti di sfinge.

Ed allora in attesa della prossima pagina di vita (e del blog) stiamo sul palco anziché costruirlo per gli altri ed aspettiamo che molto a breve giunga l’agognata fatalistica resa di quelle rabbie fino a ieri rigogliose nell’orgoglio e da domani effimere nello spegnersi anche della pietas