i singoli istanti

Si incrociano tante persone, anche episodiche, nelle vite, ma non è il tempo a farla da padrone quanto la capacità di capire verità profonde scrutando negli stessi individui in cui ti imbatti o dal connubio tra te e loro.

Il tempo è invece utile a posteriori. Nelle riflessioni e nell’assaporamento emozionale delle pieghe avvistabili lungo la scalata denominata vita. E prendersi, ogni tanto, quei secondi per sé è d’importanza inderogabile.

Si possono gestire tanti (ma non tutti) momenti della vita: si può desiderare, pregare, sperare ma alla fine si tenta la “fortuna” messianica guidati dall’istinto figliato in quegli attimi di riflessione, tra il tuo Io e l’universo che ti ha stimolato.

Spesso scrivere mi aiuta a capire me stesso scavando dentro le mie apparenze!

Ritengo sia come una lente letteraria che focalizza le priorità al di la delle apparenti ed ineludibili contraddizioni. Ma per far davvero bene ciò occorre che ci siano dei facilitatori, degli attivisti emozionali che sappiano sussurrare nel tuo fracasso mentale ottenendo pur tuttavia di trarci in salvo da quel carcere a cielo aperto in cui si cade quando il nostro scalare si costella di piaghe.
Pieghe, piaghe. Comunque vita. Una pianta molto fragile che va innaffiata tutti i giorni.

Ed ognuno di Noi percorrendo vie parallele a quelle degli altri ha l’opportunità di vivificare la propria esperienza e soprattutto di conoscersi, come vi dicevo poco fa.
Ma cosa accomuna le diversità fra individui in termini di passioni, scelte, inclinazioni?
Non banalizzando e continuando ad argomentare eccovi la mia risposta: il viaggio definito vita. Quello che ho iniziato a tinteggiare poche righe or sono. Quello che ci permette quando abbiamo un tempo per Noi di rileggerla e…
magari tra le tinte grigie rivedere scatti maledettamente belli, icone che la seconda volta che le mandi in lettura ti appaiono così diverse dalla prima e divengono stile.

In tale viaggio abbiamo bisogno però di chi ci coadiuvi, di tanto in tanto, nel portare lo zainetto dei pesi della vita. E questo mutuo soccorso sotto traccia può coinvolgere tutti.
Non occorrono lauree e master, non servono galloni e denaro, c’è bisogno solo di…crederci!

Domani ricorrerà una data triste ad una prima lettura, poiché Marietto ancora ci manca molto (e sarà sempre così con personaggi di simile caratura), ma la seconda analisi mediata da chi mi sostiene amichevolmente nelle scorribande perigliose in cima alla parete è che la vita mi ha regalato altri soggetti meravigliosi e stupendamente bravi nel farsi piccoli tragitti col mio zainetto fardellante.

Penso al Vate, un personaggio che Pirandello avrebbe definito molto meglio di me, come un uomo a tratti così mansueti dall’indurre i superficiali al non sapere se potercisi fidare.
E che dire di Andrea. Uomo moderno con la stoffa d’altri tempi (del resto ho l’onore di conoscere il babbo e la genetica è davvero lapalissiana, nds) che definirei come uno studioso della vita, assiso tra l’unico e l’originale e capace di entrare sempre dentro l’idea.
Aurel è invece una sorta di Amleto calmo sopravvissuto a tanti dubbi e tormenti.
Bruno mi insegna da sempre cosa sia l’attimo nell’arte…TANTO!

Dovrei e potrei tediarvi ancora, a dismisura, ma cozzerebbe con l’esser sfuggente dell’attimo…
Ciò che è ineludibile è che Tutti i miei amici di cui sopra, mi hanno affrescato una ricetta quasi magica con un unico ingrediente e colore principe, usare il…TEMPO della vita come modo per lasciar qualcosa ai posteri, il che significa sopravvivere alla morte per sempre (come ha fatto Mario) al di la di dubbi, paure, remore.
E del resto nel mio immaginario di sopravvissuti per alto contenuto ce ne sono…ad esempio anche Willy Vincenzo a cui già ho dedicato dei piccoli cammei (strameritati): in Lui le chiavi di volta furono matematica e geometria, punti particolarmente elevati delle nostre architetture cerebrali.

Ma torniamo coi piedi per terra e proviamo a tracciare, rigorosamente a mano libera, una linea di pensiero che sia la più chiara e spendibile nel quotidiano.
Come ho drenato da papà e mamma, negli anni, è necessario imparare prima di insegnare, capire e sentire l’altro che abbiamo di fronte. E’ come se uno stato d’animo contenuto ma in attesa, si possa improvvisamente svegliare nel momento in cui, personaggi del tenore di cui sopra, si affianchino al rumore silenzioso dei tuoi passi e con un assordante forza luminosa ti concedano di spingere il limite umano oltre i “percorribili” abusi della psiche

Ecco allora che tu nel tuo incedere stanco e con la vista appannata, riesci a fermarti appena e torni in un modo misteriosamente concreto ad esser elegante nelle costruzioni mentali palesando i remoti segni di sofisticatezza percettiva, assopitisi nei meandri del tuo itinerario verso le vette.

Serviva davvero poco ai tuoi tempi, al tuo tempo. Occorreva l’amico trainante i pesi per un attimo su di sé, in modo da renderti di nuovo attento osservatore della realtà e pertanto in grado di ri-leggere il quovadis anabatico: l’epica del ritorno dopo essersi inflitto disgrazie con le proprie smodate scelte. L’epica derivante dalla minuziosa cura de

I singoli istanti nella circolarità del nostro microcosmo di vita