sofrologia

mentalità d’esportazione

Infrangere i pilastri delle convenzioni è dispendioso ma lo è ancor più il riflettere, prima d’agire al di la delle travi della censura.

Eccovi un’ennesima pagina di blog che prova a confutare animi prima che idee, frasi da post prima che concetti ineludibili. Il tutto come se fossimo un sacco ambulante

Ed allora tornando all’intro, è fuor di dubbio che occorra un’inevitabile e giusta dose di spregiudicatezza (un sacco per l’appunto: nel senso di tanto, nds) ma spesso e sempre più siamo portati a fare dei ragionamenti plastificati prigionieri di algoritmi per via di uno “scaramantico” ed al contempo volontario allontanamento degli effetti di un diniego.

La vita, pertanto, come più volte avrò scritto in forme diverse, è piena di variabili letali. Esse possono colpire ognuno di Noi impegnati a slalomeggiare fra proteste e proposte anche senza rendercene conto.

Poco fa come Vi dicevo, per esempio, provavo a dissertare sul tema calcio ove se ci facessimo guidare dalla persuasione collettiva dovremmo tutti dire “Juve ladra” ed avremmo percentuali da votazioni bulgare; purtuttavia, alla fin della fiera sarebbe come essere un astemio ricchissimo in una grande enoteca ed aver chiesto il vino più costoso non il migliore: ovverosia, non sarebbe un affare ma soltanto un capriccio!

Chiariamo anche io non bado al prezzo quando mi confronto coi miei sogni: equivarrebbe a non realizzare tali desideri!
O peggio ancora immettersi sul sentiero dell’asportazione dolente della propria milza e/o fegato.
No, non sono in preda ad un delirio d’onnipotenza chirurgico ma con precisione chirurgica ve la voglio argomentare: il vivere all’ombra di un’ossessione cercando lotte sconsiderate alla Don Chisciotte ti rende precario a vita! Una precarietà in eterna nonché contraddittoria incubazione con la malinconia e mai doma nel mortificare il Tuo Io e la Tua essenza conducendoti ad un vivido funerale della Tua ambizione.

Ambizione che invece frigge e va coltivata bypassando convenevoli e tatticismi da un lato, ma contemporaneamente, mai dimenticando il preambolo alla Cervantes

Un quovadis impossibile potreste asserire. E potrei darvi ragione se mi mettessi nei vostri panni e nelle vostre vision poco funzionali alla fuoriuscita da una mediocrità recondita ben mascherata sotto le vestigia di una sonora aggressività.

Del resto, anche la persecuzione è una forma di considerazione o no?!
Certamente!!!
Ma io preferisco di gran lunga una sorta di follia allegra ed esplosiva che diventi a tratti spettacolo oppure una forma di pazzia piena di metodo, in cui convivano anime contrapposte. Il tutto da inserire ed incastonare nella nostra brillante valigia mentale che oscillando tra i tannini di un narcisismo da pasteggiare in modica quantità, ci tratteggi la via buona e giusta.

Il che equivale a dire che ben venga il VARo di uno spirito libero e rivoluzionario con il  gusto per la battuta feroce, ma mai dimenticare che la VERa tattica di accaparramento del vertice frequenti sì modelli espressivi diversi, ma gli stessi sono figli di un acume mediatico a sua volta sposo legittimo di quella mentalità d’esportazione (eccolo il nostro ambulare, nds) che solo i big possono arrogarsi di possedere

sofrologia

col mio passo

Lavorare lavorare lavorare preferisco il rumore del mare

è una nota scritta che campeggia in una famosa località di mare che non è Grottammare, terra di ispirazione della mia psicologia cognitiva ieri sera dopo aver ascoltato in un film tv – uno dei tanti peraltro – non il canonico “cin-cin” mentre si alzavano i calici ma

QUANDO IL MONDO SE NE INFISCHIA DI NOI SI DIVENTA CINICI O SAGGI

Un modo alieno di impattare un brindisi direi, sul quale aggiungerei che l’avidità ti distrugge e ti schiavizza, mentre la vita si nutre di passione e di coraggio. Elementi che rendono liberi come la bellezza che puoi trovare nel ricordo, nelle riflessioni, nelle idee e nei sogni anche. Certo, i sogni pateticamente smisurati andrebbero affidati ad un sarto però

Un sarto di nome angelo ma nell’accezione del sostantivo ovverosia nella dimensionalità dell’esser custode. Del resto, scendendo dai voli pindarici fra le nuvole e spostandoci di palcoscenico, potremmo seguire il consiglio di Bertold per cui

anche il miglior attore necessita dell’altro

ed il sentir l’altro può farti crescer davvero anche senza copione ma senza farti cadere dell’irresolutezza dell’improvvisazione o peggio ancora, nella solitudine, colei che conduce a subalternità ed irrilevanza, colei che puoi menzionare solo come un becero modo di nascondersi dietro una o più meno tenui foglie di fico.

E’ chiaro tuttavia che ai giorni nostri l’ego-nomia sia il tratto dominante o se preferite uno dei “delitti senza castigo” dell’epoca della crisi, non solo eco-nomica, che con l’enfasi di uno sberleffo concettuale si prende gioco di Noi Tutti dando sostanza alle proprie provocazioni figlie di un presentismo asfittico.

Cionondimeno, non si tratta di una sfida ai rigori tra il presente e l’alter(ego) nei panni della tua fanteria che morde educatamente. Ed allora? Mi direte: vuoi osannare il nostalgico ricorso al passato?

No, cari amici. Proverò ad usare solo il mio passo

Infatti, avrei potuto farmi trascinare dal correre irrefrenabile (a volte senza senso) della mia città adottiva oppure rallentare di botto in stile natio ed invece:

col mio passo!

E’ un esercizio che mi insegna (rigorosamente a sua insaputa!) il buon Andrew capace ogni giorno di spremere intuizioni brillanti nelle tante inquietudini.
La storia di ognuno di Noi è costellata da situazioni che col senno di poi potrebbero renderti immobile ed inabile nel rimuginio del tempo, mentre il ricordo va sempre onorato e visto in positivo. Il salir di gamma non in modo presuntuoso ma in modo pretestuoso (almeno in origine) per far si che Tu possa elevare le considerazioni sul tuo passato.
Ecco allora che le amarezze possano tramutarsi in fortune, in segmentini di vita che quantunque brevi ti segnino nei tempi e l’essenziale che rimane a distanza di anni è solo l’emozionale che ne deriva, oggi come ieri, adesso e sempre: un autentico turbinio sentimentale che ti ha regalato il destino laddove non era nemmeno scritto e pertanto poteva anche non essersi mai manifestato.
Ed invece quella patinatura leggiadra nonché velatura dolce del tuo cuore c’è sempre stata: eri lì in attesa di un segnale di cui il fortuito incontro – quello che il behind the scenes di Hollywood chiama serendipidità – ti ha gentilmente omaggiato…

Ma guai a dimenticare che (forse) non era scritto e che (magari) non era giusto accadesse: non lo meritavi ed è stato un plus in dono che devi custodire a vita per continuare ad impreziosire la tua di vita! E per farlo non devi crogiolarti nella tristezza amara ma assurgere con quel “tizio” a me tanto caro che è il #sorrisonascosto che ti osserva e ti copre le spalle con cura mentre Tu ti incammini fra distese di tavolini e sedie verso nuovi lidi…
E ove la tentazione del tentennare sarebbe forte con tenacia occorre ripetersi che non puoi anzi non devi esser triste; non devi e non puoi fermarti assiso senza meta quantunque Tu stia scrutando l’orizzonte. Un orizzonte divenuto consapevole grazie ad una consapevolezza che non è una mogia realtà d’espressione ma una categoria paladina del riscatto nella costanza dell’esser se stessi, senza troppi bizantinismi di facciata né “come se” che non siano dei veri “come se”, ma unicamente col quovadis esistenziale del proprio passo!