Mese: agosto 2018

Ciao Italo!

Non è stato facile stamattina varcare la soglia del tuo studio e trovare i mille oggetti della tua e nostra quotidianità. Quel luogo testimone di tanti nostri saluti e scambi d’opinione era divenuto stamane largo ed inospitale come la Siberia.
Timbro, ricettario, una serie di fogli con su appuntati impegni o nominativi che ahimè non avranno più l’opportunità di avere a che fare con Te.

Stamattina, mentre nel mio canonico tragitto in auto stavo arrivando a lavoro, riflettevo sul fatto che il Destino sappia essere sovente molto amaro ma poi trovando quello che c’era del nostro quotidiano, l’ho letta come magari avresti fatto proprio Tu: il Fato trova per ciascuno di Noi la sua anabasi. E per Te non poteva che esser il mare che tanto amavi e che negli anni ti aveva visto suo attore, demiurgo ed infine, ahinoi, vittima…

E sarà pertanto, ancora il mare, il luogo dove tutti i tuoi cari d’ora innanzi, potranno andare ad ascoltare il suono dei ricordi di Italo. Ci sembrerà di vederti all’orizzonte sbucare col tuo proverbiale sorriso. Un sorriso che regalavi, e senza necessità di tornaconto, ad ognuno di noi.

Anche io, ho avuto la fortuna di apprezzarti, benché io abbia potuto attingere da te meno di quanto avrei desiderato. Tante sono le pennellate che mi hai regalato nei nostri fugaci caffè, ma soprattutto ho capito il tuo spessore come Uomo quando ebbi modo di osservarti accanto a tua moglie a margine di uno degli innumerevoli eventi a tua firma. Si era al Castello di Belgioioso (a margine di Officinalia, nds) ed ebbi modo di accompagnare Te e la tua consorte sotto il mio ombrello poiché un cielo terso si era messo improvvisamente di traverso, un po’ come la fatalità beffarda di ieri.
In quel breve tragitto e nelle parole di tua moglie colsi l’essenza del Tuo esser un Grande:

non un comune personaggio politico ingessato in schemi e malcostumi italioti, ma una vera e propria avanguardia eversiva in grado di accoppiare concetti apparentemente distanti come libertà ed ordine!

Del resto, se togliamo ad un giovane la possibilità di vedere, leggere, dire ciò che vuole, si negherà alla persona che ne deriverà il più inalienabile dei diritti ovverosia quello di diventare un uomo o una donna liberi.
E quel “giovane”, Italo, aveva fatto della cultura una parte integrante della propria esistenza. Visceralmente. Senza se né ma. E come un odierno Bronzo di Riace aveva lottato fino a ieri…

Non sono mai riuscito ad offrirti un caffè! Ma so che conoscevi l’aroma della mia profonda stima verso un Collega ed un Uomo che mirava alle coscienze assuefatte attraverso il suo modo d’esser schietto e concreto con i mezzi di una talora rovente poesia d’inchiesta che sapeva miscelarsi alla pittura dell’ironia allorché doveva fugare i sospetti dei nemici del contenuto.

Ed è con questa immagine che voglio ricordarti caro Italo: un’icona di stile che porterò per sempre nel mio bagaglio d’esperienza professionale e di vita. Un vero e proprio amuleto da opporre con forza negli incontri ravvicinati con i venti più barbari. Gli stessi venti che ieri a noi tutti hanno sottratto l’Amico Italo!

Ciao!

specchio specchio dell’… #italianomedio

Il calcio e la politica la fanno da padroni nelle discussioni di tutti i giorni fra “gente comune”. Quella gente comune che magari erroneamente io spesso definisco “italiani medi”.

Ed è proprio da tale antefatto che vorrei partire, ovvero dal mio aver magari urtato (e me ne duole) la sensibilità di un caro amico definito in maniera giocosa e sardonica #italianomedio.

Il dato contro-fattuale è che frasi del tipo “in media stat virtus” asseriscano che medio è tutt’altro che un’aggettivazione infima. Ma una riflessione è comunque dovuta, credo.

Dire ciò che si pensa è un pregio, forse…poiché, farlo senza filtri magari risulta un po’ meno gradito. A volte poi il peso delle parole è più ingente di quanto si possa immaginare ed allora in quei casi speri di avere un #vate a portata di mano.

Uno che con scaltrezza ti dica: <<In quale cultura gli uomini dicono veramente chi sono e chi vogliono essere?>> Domanda retorica che tuttavia restituisce la complicatezza del reale.

L’amico Stefano come ormai so (e apprezzo da anni) “gattopardeggia” nell’approccio con i contesti della vita e spesso mi sono messo a drenar scibile dalla di Lui intelligenza relazionale: un qualcosa del tutto fuori dal comune.

Spesse volte Lui è giunto a redarguirmi, come un vero censore, nelle diatribe della nostra chat a 3. Un mezzo di condivisione atipico nella forma e pertanto nella sostanza da ottimizzare, forse… Una chat che vede anche la presenza della #volpe sicuramente non da meno, benché con tinte differenti, nel fornirmi giornalmente spunti.

Insomma, Volpe e Vate sono consorti. Ovviamente da intendersi nel senso specifico del “condividenti la stessa sorte”: quella di ascoltare sovente le mie spocchiose e circonvolute analisi.

Quindi è automatico che nell’aria (della chat) il respiro di una familiarità giocherellona nata per apparire quasi liberatoria risulti oggi e spesso oppressiva. Ed ecco un’altra fermata di quelle definibili come non casuali, specie se insorgenti prima di argomenti scabrosi…

E mi riferisco all’opportunità che spesso ho considerato (e considero) di ammutolirmi sulla soglia delle discussioni del giorno. Quelle attuali, calde e succulente (ed ovviamente non mi riferisco solo alla nostra chat, nds). Ma fingermi yes-man osservante mi è contro-natura altrimenti magari avrei raggiunto già da qualche tempo l’agognato incarico lavorativo di maggiore responsabilità…

Ma non voglio uscire dal tema iniziale né dilungarmi eccessivamente. L’anabasi o quovadis (per dirla col leit motiv che spesso ha imperversato su queste pagine) me l’ha fornito stavolta un personaggio non ancora citato al momento: Rebecca. Lei, vedendomi straziato da una certa ignoranza (che io percepivo attorno), osservandomi spesse volte attonito e capendo che spesso e (mal)volentieri io decidessi scientemente di tacitarmi, ha voluto illuminarmi.

Per me è stato come sentir viaggiare una locomotiva nella notte!

Era inutile ed è, inutile, angustiarsi troppo per la deriva sociale a cui stiamo assistendo inesorabilmente specie nel nuovo secolo e se vogliamo rompere il circolo, portandolo dal vizio alla virtù, occorre lottare incessantemente anche a rischio di esser incompresi.

È stato così che nella mia orbita sia tornato magicamente un sorriso, un sorriso degno sposo della sensazione che con Lei si inizi sempre da 1-0 ma non sul campo, nella vita! Lei è per me l’estensione del campo del possibile e mai ci rinuncerò!

E con questa frase ignobilmente “rubata” a Sartre voglio sperare che si completi prima o poi quell’opera rivoluzionaria nata 50 anni fa, ma in grossa parte emblema del naufragio della cultura moderna a causa del suo troppo specchiarsi in se stessa anziché evolversi dopo le sue enfatiche spinte iniziali…

#ponteMorandi

Un altro Morandi (che non me ne voglia per la citazione e sicuramente non per il paragone) asseriva che uno su mille…ed io vorrei fortemente che quell’uno, come nella smorfia, fosse l’Italia!

Stamattina radunando le considerazioni, a bocce ferme, la rabbia maggiore mi monta contro chi specula sulla tragedia, sport comune in Italia, ma non per ciò da me giustificabile/giustificato.

E se per Salvini intravedo comunque nelle sue dinamiche di propaganda uno spiraglio di accettabilità, in Giggino noto l’ennesima occasione persa di chiudere quella bocca del menga, che si apre sempre a sproposito: la filastrocca del “noi-siamo-migliori” attecchisce unicamente perché siamo di fronte al degrado; un degrado non solo infrastrutturale (tra ponti e chissà quali altre opere vetuste e mal tenute) ma dei contenuti!
Urlare a ganascia aperta fino al collasso: No-tav , no-vax, no-quello, no questo è un ritornello demagogico che di ritorni tuttavia non ne ha la benché minima forma. Del resto è ciò che merita un popolo che da troppi anni ha abdicato a se stesso: facile dire i politici. Si, vero. Ma una politica inetta è solo l’epifenomeno di un’Italietta molto diffusa e chi gozzoviglia da anni nel malaffare e/o cattiva amministrazione del bene comune sono tanti, non pochi.
Ahimè.
Se si ricerca, diffondendola come leit-motiv di generazione in generazione, una libertà da servi della gleba fatta di mille contentini e sotterfugi anziché doveri e senso civico sorretti dalla cultura, il crollo (amaro paragone, ndr) è dietro l’angolo…

Ecco allora gli speculatori alla Giggino, tanto gli allocchi pecoroni ed ignoranti (e non parlo di studi ma di atteggiamento di chi agogna la “libertà” di cui sopra) ascoltano inebetiti un po’ come fanno da decine di anni allorché si recano alle urne: chi promette le cose più comode (benché irrealizzabili) ottiene consenso.

E’ il sistema Italia che valeva nella 1^ Repubblica, lo è stato di recente nella 2^ e lo sarà per ancora moltissimi anni ahinoi…

Un paese che del resto ha scambiato consensi con posti di lavoro oppure denaro oppure corruzione è un paese ormai al collasso; una deriva sociale divenuta estrema oggigiorno. Quindi altro che solo colpa di tizio o caio: è colpa di troppi!

Si grida allo scandalo solo quando è successo il danno. Non c’è cultura del rischio ma soprattutto non c’è fondatezza del merito.

In vari campi emergono i professionisti che conoscono QUALCUNO e non chi conosca QUALCOSA. E’ pertanto matematico che l’incompetenza crei voragini sempre più profonde e cupe.

Ma chi come me lotta da anni perché vinca una mentalità completamente diversa non deve mollare! Ci dobbiamo provare #finoallafine dei nostri giorni: sarà magari solo un sogno ma io voglio dissestare il sistema a colpi di competenze e meriti; solo questo dissesto mi darà pace, sorrisi e serenità.

Ed ora silenzio e muti che ne ho sentite davvero a dismisura!

la lepre e la tartaruga vinceranno entrambe

L’aereo sta rullando sotto una pioggia scrosciante ed il suo lento incedere mi permette di chiudere gli occhi e provare a cercare le tante risposte attese…

Mi piacerebbe tanto immaginare il futuro, dargli forma e così fare anche scuola! Vorrei tanto esser rivoluzionario ed istituzionale al tempo stesso, ben sapendo tuttavia che i due termini siano antitetici. Ed allora vorrei infine tanto migrare dalle lande dell’antitesi verso le baie dell’anabasi, ma so che per ora è soltanto un’accarezzare l’ipotesi: è un po’ come voler esser in anticipo sulla stagione astronomica e rendere estate ciò che ancora non è (ma sarà!)

Servirà un periodo d’incubazione molto lungo? O sarà semplicemente una crociata dei contenuti? Di sicuro la base culturale reclamerà spazio poiché lei si sente troppo amplia per rimanere compressa, relegata e repressa.
Ed è invero anche che nella mia testa l’assunto che io ripudi con tutto me stesso le imposizioni come un teorema di matematica gode dell’immortalità!

Insomma sembrerebbe insolubile l’empasse creatosi…
Ma in questi casi, da che mondo è mondo, perché la storia giri c’è bisogno di qualcuno che interpreti tutte le parti della commedia, o se preferite un odierno Palladio dei rapporti interpersonali, uno che sappia insomma ricollocare, riposizionare ed allargare le ottiche o tutti questi fenomeni messi assieme.

In modo tale che la lepre e la tartaruga, stasera, vincano entrambe.

E se è vero che spesso si faccia fatica a stare a galla nell’arcipelago delle emozioni, è altresì vero che una volta che il nostro aereo avrà preso la sua velocità di crociera, sarà molto più facile ragionare da uomini/donne nel cui sistema di pensiero non esiste confine fra realtà e immaginazione.
Sarà lì che ci si sentirà una squadra in cui entrambi la penseranno allo stesso modo; in cui prima si sfoggerà una prova d’autore e poi il grande quadro; in cui si proverà assieme a preservare l’altrui talento l’un l’altro con l’unico diktat di non lasciarlo mai solo ma costantemente protetto, nutrito, aggiornato…
Sarà dunque mediante questo alfabeto sofisticatissimo che l’arte di saper comporre e la purezza dei gesti creativi, fra pause ed accelerazioni, andranno ad amalgamarsi acquietando il più barbaro dei venti e connubiando anabaticamente sopra un vortice di energia tanto particolare quanto esoterico da divenir però per i protagonisti sorprendente normalità!