assieme al mio empireo

I finali d’anno sembrano risuonare, tutti e pertanto nessuno escluso, sempre alla stessa maniera: si cerca quel-non-so-che nel futuro finendo spesso, strada facendo, col soccombere all’egemonia del passato e dei ricordi.

E da lì, di anno in anno, la solita trafila. Ti accorgi che era solo una stazione e non è detto nemmeno che il treno si fermi: la traiettoria inesorabilmente riprende…

Quel che ti sembra un traguardo da suggellare in un brindisi difficilmente resiste a questo triste ed amaro gioco-al-massacro. Non ti resta quindi che fermarti.

BRINDISI.

E cosa più? Cosa oltre? #Quovadis per dirla con il dizionario del mio blog?

Quando ti dicono quanto sei o quanto sei stato bravo, ammesso che tu voglia rispondere, per almeno 3 secondi guardi per terra.
Ecco, è questa la prima cosa da fare dunque. Non basterebbe infatti un intero trattato d’architettura del giusto-fare/giusto-porsi per giungere all’anabasi.

E per di più, nessuna regola detta la legge per Tutti.

C’è infatti chi, come la Volpe, risulti magneticamente attratto da chi esteticamente dia qualcosa di più. Chi invece, come il Vate, imperni le risalite dagli “inferi” affrontando a volto rigorosamente scoperto i propri pensieri sebbene essi appaiano come nubi cariche di pioggia. Chi infine, come il mio Maestro professionale Franco, sfoggi giorno-dopo-giorno un santuario di conoscenze e suggerimenti che la metà basterebbe.

E da tutti loro, anche io, nel mio de-die-in-diem cerco di drenare vita prima che consigli.
È questa pertanto la strada, la via maestra per opporsi al cosiddetto Fato avverso ovverosia quell’abile stratega, lettore delle debolezze altrui.
E nel frastuono del match con Lui, tra orgoglio e competizione, ogni tanto, vale la pena fermarsi e riflettere prima ancora che celebrare.

Ti cambia la prossemica!

E ciò che aveva delle tinte grigie sbiadite diventa magicamente un affresco alla Filippino Lippi che anche un daltonico saprebbe apprezzare nella sua enfasi tumultuosa capace di scuotere l’anima.
E in un angolo illegalmente ebbro di soddisfazione mi compiaccio dell’ultima sontuosa vittoria raggiunta.
Poiché il mondo è vita e la vita è mondo.
E se da un lato ci è dato sapere da dove veniamo spesso però non siamo in grado di distinguere dove stiamo andando e di sicuro non c’è concesso di sapere dove andremo.

Tante grandi storie
cominciamo con un suono…

La prima campanella a scuola. La sirena di un’ambulanza per chi come me svolge la sua passione tra letti, ambulatori e corsie. Gli accordi strimpellati per un rapper alla Anastasio.
Ed in questo viaggio virtuale tra virtù passate e recenti, stavolta il suono per me sarà quello di un nuovo orologio marca-tempo: una nuova tappa a scandire quel percorso nella sanità lombarda datato ormai quasi 10 anni or sono.
10 anni che hanno sancito come nel mio vocabolario emotivo difficilmente ci fosse spazio per la resa.

Spazio e tempo. Tempo e spazio.

Eccomi, oggi come ieri, assieme al mio amato ed empatico empireo intento a tesaurizzare il silenzio qua e là per contemplare ogni suono che sia in grado di farmi sviluppare doti auditive e non, ed in ogni caso fuori dall’ordinario.

Doti che condensano il mio augurio così:

Se hai vissuto e ispirato, l’universo prende nota!