La narrativa di espressione delle mie emozioni

Ci sono dei piccoli episodi nella vita di un uomo che da soli racchiudono il significato di un’intera esistenza.

Essi sono istantanei ma duraturi nel tempo e nella memoria. Ed è così che anno-dopo-anno il ricordo non scolori in un’agiografia del Destino con le sembianze di una vera e propria rivoluzione. Uno shake-raggio antropologico che fa cantare la cultura muscolo-a-muscolo poiché da che mondo è mondo le rivoluzioni sono fonte di eterna giovinezza.

Già…la giovinezza. Colei che a poco poco ci saluta portandosi via gran parte dei nostri sogni adolescenziali. Sogni che ti rendi conto siano vittime di un vero e proprio obbrobrio del domicilio dei desideri. Sogni che hai accarezzato da così vicino fin tanto da farli svanire. Sogni, che pertanto, dovevano rimanere tali per poter continuare ad emozionare…

Già lo scrissi sul blog quanto non sia infrequente, nella vita, imbattersi in qualcosa di troppo bello per esser destinato a sé. Un qualcosa che assapori per aver menzione di cosa sia la felicità e poi sembra ti venga portato via.
Ma è qui che subentra il quovadis anabatico, Colui che ci insegna, con poche sillabe e per lo più scorbutiche, che l’epitome del successo si cristallizza nella costanza del viver sereni più che nel fugace surrogato della felicità.

Ed allora, quello che ai più (disattenti) appare come una tua abiura, diviene agli occhi dei meno (ovverosia gli attenti) l’editto che tornisce in un’alta definizione la tua figura: un bagliore che riflette l’istinto da dominatore e l’indole eterna da capitano pur anco senza i gradi…

Ergo, anche se la vita non passa lo zucchero a velo, sai dove (ri)trovarlo!