Magari

Un avverbio che identifica una speranza ma spesso a sproposito nel comune parlare viene usato.

Una riflessione suscitata da chi ha le stimmate del “tanto-suola-e-tacco”. Una riflessione che ha il sapore della mia più intima essenza in giorni in cui il mio #alwaysON non mi sembra dar tregua.

Del resto come dicevo poco giorni fa è quasi ovvio quando si raggiunga la maggiore età…

Scorrono le parole e sale il mistero, ma chi mi conosce lo sa!
Maggiore età perché il 9 di Luglio ne ho festeggiati 18 dall’allora mia Laurea. Di quel giorno, felice, rimangono video e foto e soprattutto ricordi anche di chi non c’è più come mio zio Gianni. I ricordi sono un po’ una mia ossessione positiva. Mi crogiolo spesso in essi anche se sto diventando un uomo che sogna sempre più la sostanza delle cose e sempre meno la narrazione

Certo, trascurare la mia creatura ovverosia il blog sarebbe fin troppo sacrilego. E purtroppo l’ho fatto eccome negli ultimi tempi. Mille motivi. Un anno tostissimo non soltanto per la pandemia. Proprio di questi tempi un anno fa a margine di una cena in un posto che “amavo” e che evocava ricordi dolci, l’amara realtà sbattuta in faccia.

Forse perché come mi ha “accusato” di recente Colei che si rinnova nell’esser sempre se stessa sono un uomo #inaffidabile. Come a dirmi anche che mi sia capitato un qualcosa di bello fra le mani ed io abbia dimostrato un assente pollice verde con gli affari della vita.

Transeat.

Avrò modo anche con mezzi dell’era digital di fornirle la mia versione e farla capitolare alla sua reale. Per ora, meglio continuare a pettinare la lingua italiana lungo numeri e ricordi.

Numeri come l’11 che nel Luglio (7) 1982 ci fece gioire a squarciagola per il tricolore. E la storia che ha dei momenti inarrivabili ha voluto scriverne un’altra di pagina da urla, gioie e sorrisi (nemmeno troppo nascosti) in tale data, regalando alla mia e alle generazioni più giovani quel tassello di vittoria spesso sfiorata.

Campioni d’Europa grazie a tanti veri uomini liberi. Liberi dal cliché di dover interpretare nel quotidiano dei ruoli. E come me, MAGARI, desiderosi di esser uomini ricordati nella storia un po’ come quelli con il coraggio di parlare per chi non ha voce: farsi beffe del mondo e dei luoghi comuni, non usare nemmeno la parola e ricorrere solo a un gesto o all’estrema capacità di analizzare la vita con l’esperienza e la consapevolezza credo sia

l’apoteosi

la vera esultanza, il vero gol, la vera gioia

e da quel momento in poi, che ogni frase sia sopraffatta dall’emozione…MAGARI!

4 e 3, 16, 17 e la combriccola

16 giugno o 17 giugno?
43 o 4 – 3?
Attendiamo un attimo e proviamo a sviluppare…

Tra qualche centinaio di anni una nuova civilizzazione rovisterà fra i brandelli del passato alla ricerca di fatti e nomi di quel vecchio mondo: gli storici navigheranno fra artisti, politici ed anche sportivi. E non sempre sarà facile collocare il tutto con certezza.

Di sicuro però non potrà soccombere all’oblio un famoso 4 & 3: che sia quello della cosiddetta partita del siglo o l’appena trascorso mio genetliaco al momento non è dato sapersi.

A parte l’arrogante ed ardito accostamento, VOLUTAMENTE provocatorio, è la scusa migliore, nel mio stile canonico per dire GRAZIE a TUTTI. E tra le migliaia di auguri a cui ho finito di rispondere solo ieri vorrei proseguire in modalità gymkhana dribblando facili illusioni ed ossessioni:

io voglio una cosa e quella cosa arriva…

sì ma attenzione non sempre è così. Non voglio dire in modo pessimistico mai, ma la maggior parte delle situazioni e accadimenti può dipendere dal volere altrui e acquisirne consapevolezza è la vera anabasi!

Certo tale soluzione, in apparenza amara, non può totalmente funzionare senza un’opera minuziosa di riflessione contrita e di “surrogati” appaganti. Ad esempio, attorniarsi di interessi e persone pure che ti tengano vivo quali Andrea, Stefano, Bruno o la piccola grande combriccola degli chef. O ancora andare a rastrellare vittorie professionali con mantra del tipo

anche nelle vittorie si ricomincia sempre daccapo

https://luigigianturco.com/2017/05/18/i-vuoti-vanno-riempiti/

Che come si evince dall’autocitazione (che mi sia concessa, ndr) denota questo mio atteggiamento sempre in levare, attento a smitizzare. Poiché è ineluttabile che poi piedi-per-terra si tornerà in fila alla posta o al super e non ci si può dannare la vita per colpa di ciò che è esterno. Occorre invece esser trascinati dal desiderio di eccellenza nella scoperta mai doma della saggezza consapevole che tutto risolve e giammai appiattisce.

Insolazioni per le 1000 elucubrazioni? Forse…

Ma in fondo oggi oltre ad esser San Luigi è anche l’inizio dell’estate:

non siamo all’Azteca anche se in origine dovevamo essere al Jalisco di Guadalajara ma poi

la storia che ha dei momenti inarrivabili

https://luigigianturco.com/2015/12/26/la-storia-ha-dei-momenti-inarrivabili/

decise di strappare una pagina da quel racconto e riscriverlo a modo suo…

non siamo neppure nella neonatologia in cui nacqui

ma da entrambe le situazioni fuoriesce oggi un 4 e un 3 e con la numerologia alle calcagna cerco di giungere spedito a questo ennesimo finale thrilling. Un finale come una finale europea che Tutti nascostamente anelano in queste giornate da primi caldi all’ombra di chiringuiti. Un finale che abbia anche un po’ del sapore degli inizi con un

primo urlo liberatorio

come quello che fecero mio padre ed i suoi amici, protagonisti del mio romanzo in cantiere in quel lontano 1970

un secondo confermatorio

come quello che fece sempre mio papà ma assieme a mia mamma nel 1978

ed infine un terzo estatico

come quello che farò nel convincere chi ieri mi ha riferito di esser in bassa autostima, che anziché aggrapparsi ad illusioni dal “fare” balsamico, la ricetta è quella di provare ad abbassare di 3 o 4 (sempre loro i numeri fortunati odierni) gradi la temperatura del corpo e soprattutto della mente!

livello di profezia-Orwell

Manco davvero da tantissimo.
Forse perché sono stato ultimamente più riflessivo del solito e nella continua ricerca, che è il vero sale-motore dell’esistenza, ho deciso di aspettare.
Aspettare che i fronti di guerra fossero lontani e l’aria sembrasse non esser più cotanto rarefatta.

D’improvviso mi sono chiesto se non stessi diventando un uomo che sognava sempre più la sostanza delle cose e sempre meno la narrazione.

Troppe menzogne attorno. Troppe recite di una vita che se diventa solo palcoscenico inaridisce tutto. E allora meglio prendere le distanze da tante furberie, respirare, estraniarsi, ragionare per trarre il dado ed ottenere un livello di profezia-Orwell. Una profezia nota da tempo, benché sottaciuta alla propria anima. Un’anima in sospeso, quasi alla resa, ma tuttavia ancora pienamente in partita col Destino, in bilico tra una vita precedente ed una nuova che sarà. Chissà…

Basta dare credito a chi non lo merita. Stop ad eccessi di fiducia fini a se stessi. Game-over per chiunque, volutamente o velatamente provi a sfruttare tanta disponibilità. Poiché adesso è necessario esser onesti ed andare oltre, oltre questo corto circuito mediatico ed emotivo in cui le sere sono spesso troppo uguali. Ti dipingevano forte e forse lo eri sul serio; a ripensarci oggi come in passato mi si strappa un sorriso in grossa parte amarognolo e non più nascosto.

Raccontavo tempo fa in uno dei miei infiniti messaggi vocali (oggi anche Whattsup vi ha trovato rimedio velocizzandoli, nds) che specie in questi lunghi mesi di battaglia contro il covid, ascoltando “Arrival the birds” ed “Interstellar” fluivano le riflessioni su quel senso di solitudine interiore, in parte malinconico o forse anche triste. Attimi infiniti scanditi dai toni musicali in crescendo fino a sentirsi trascinati in una lotta improbabile contro l’aria, inconsistente, vuota, amara, roteando velocemente i pugni come un boxer: scaricando rabbie recondite e sempre più ingestibili. Cazzotti contro il vuoto in fondo, cazzotti contro quella maledetta incapacità di trattenere con sé in maniera duratura serenità e … felicità.

Ho volutamente anteposto la serenità poiché il vecchio saggio che è sempre più in me ha imparato ad amarla molto più che l’idea che abbiamo della felicità. Una sposa eterea, sfuggente e troppo episodica per esser considerabile importante. Così come non si può ritenere importante ricevere risposte già infinitamente note alla nostra esperienza cadendo nella trappola delle attese. Dipendere dalle scelte altrui è sport per temerari.

Non più mio.

Lo avevo già in parte appreso e digerito lustri di blog fa. Oggi però, si torna ad affermarlo con una nuova enfasi di consapevolezza che, con distacco, osserva da un balcone sul mare aperto il lontano riverbero di una luce accecante. Una luce che poteva far male se ti fossi affannato nella ricerca di una celebrità troppo distante per esser vera e troppo costruita per esser seria. Quella stessa luce adesso è divenuta docile e Tu l’hai resa mansueta ragionando sul fatto che Tu sai e sei Tu che ti allontani da chissà quali paturnie inquiline di chi spesso ti chiede supporto ed aiuto ma non vuole davvero che Tu vada ad abitare in mezzo ai propri sorrisi e svaghi…

Ok!

Mi sia concesso stavolta di non recitare allora.
In punta di piedi.
In disparte anche.
E a buon bisogno in modo in grossa parte criptico, ma non a tal punto dal non esser colto:

Eccomi!
Io so e sono anche un po’ stufo di nascondermi facendo il finto tonto. Franchezza e trasparenza mi appartengono e vogliono suggerire la strada, una strada con un ruolo chiaro e mai rinnegato che è giusto che anche altri sappiano, smettendo mille giochi ipocriti.

Come lo vogliamo chiamare?

Opterei per Eroe…

Già.
Eroe perché è qualcosa di più tangibile di una celebrità. L’eroe si distingue per i traguardi raggiunti; la celebrità dall’immagine. L’eroe ha creato se stesso; la celebrità è creata dai media e dalle apparenze. L’eroe è un grande uomo fiero del proprio modo di essere, la celebrità è un grande nome, ma nulla più.

puntini di sospensione

Riflettevo l’altra sera col tappetino musicale giusto…

“Arrival the birds”

colonna sonora delle serate “giuste”, quelle in cui è…giusto analizzare cosa non vada, dove andare, se cercare, perché affannarsi e quando decidere di tornare a rinchiudersi nel proprio piccolo castello dei sogni.
Ma attenzione anche alle porte del primo grande conflitto mondiale si parlava di “Castello dei Sogni”: me lo ha ricordato l’altra sera il mitico Andrew, mentre giocava con dei gatti per strada, super gaudente nonché ispiratissimo per l’ennesima figura pessima della Juventus.

Io, tuttavia, ho ormai da anni deciso di chiudermi in un castello diverso.
Un recinto che sappia proteggermi da tante pesanti situazioni.
Con un tetto in grado di trattenere nubi tetre smaniose di pianti depauperanti.
E se incombesse una rassegnazione cosmica, avrebbe in anticipo la carta risolutrice, sotto le sembianze del mantello della consapevolezza.

Certo, nel profondo del mio intimo so che trattasi di un equilibrio più folle che sopra la follia. Ma il trucco è saper stare alla larga da meditazioni troppo impegnate, mantenendo il proprio cervello vigile e pronto a reagire fuggendo allorché intuisca che si sia troppo vicini ad un vissuto sofferto fatto di passato e presente, presente e passato.

E il futuro?

Sapete (e state anche or ora vedendo, sentendo, ascoltando) la mia passione per la scrittura e pertanto le parole dovrebbero esser pane per i miei denti, nonché da me dominate a menadito. Ed allora? Quovadis?

Perché non esternare la sintesi declinata benissimo nel quotidiano della professione, anche nei propri sentimenti?

Amarezza. Solitudine di fondo. Tante ferite anche nel recentissimo passato. Porte chiuse in faccia di soppiatto senza troppi preavvisi o convenevoli. O peggio ancora con il chirurgico sadismo da vendetta alla Scerbanenco. Fardelli infiniti intenti a rincorrersi di notte e di giorno, di giorno e di notte…

Teorizzavo qualche tempo fa e condividevo con il mio angioletto custode l’opportunità di lanciarsi un po’ di più e togliersi una delle tante corazze pseudo-protettive di cui ci attorniamo nel fluire lento della vita. Una lentezza resa da un anno a questa parte ancor più amara dal non aver più a portata di mano quegli svaghi minimali ma essenziali.
Come incentivo al che la paura potesse bussare alla porta del coraggio e farsi aprire svanendo, si potevano scegliere vino (tanto), cibo (quanto fosse bastato) e chiacchiere filosofeggianti (poche…forse, ma estremamente buone e anti-mal di testa provate e riprovate).

Ma invece la realtà ci impone canovacci differenti ed ergo è giunto il tempo di tornare ad antichi schemi più affidabili benché di primo acchito molto meno appaganti. Schemi che mi fanno apparire forte più agli occhi degli altri che dei miei, magari. Pur tuttavia, credo che sia giunta l’ora, gambe in spalla, di ritornare a spolverare quel meraviglioso trucco di teatralità auto-persuadente che ha reso un mero artifizio nato soltanto per difesa all’indomani di mille disavventure e pentimenti, il vero protettore dei miei passi nel mondo. Quel mondo che col covid sembra essersi annientato e scomparso, quel mondo che correva troppo più di Noi e delle Nostre vite, quel mondo che tornerà a splendere spero il prima possibile senza alcun lock-down.

Anzi.
L’unico lock-down consentito sarà quello della mia trincea, ove rintanato fra limiti e timori del mio lato emotivo più profondo, riprenderò a fare il saggio in equilibrio fra mille antitesi semantiche semi-perfette, stando rigorosamente alla larga anche da quelle piccole e tentatrici divagazioni fugaci con le sembianze delle libere-uscite emozionali!

rigorosamente senza tacchi

Giorni fa mi hanno "sfidato" a cimentarmi in una poesia.
Un prosatore come me? Poesia? 
La poesia è come i sogni, che fai mentre dormi, ma io che sono abituato ad "allontanare" i sogni e vivere il quotidiano, sarò mai veramente in grado?
Beh...non resterebbe che provare:

Nell'ultimo anno l'emergenza è stata padrona,
rendendo ogni indole più o meno fifona.
Chi come me sembrava esser vicino a mete ambite
le vide di soppiatto dall'oggi a domani,
dopo giorni di triste solitudine, svanite…
e con le lacrime agli occhi e la fatica nella mani,
provava ad alleviare le tristezze degli altri
per non pensare alle proprie poche certezze:
tempi bui, malinconici e troppo scaltri,
giorni piatti fra mille schifezze,
ma mai abdicando a quel che appariva un opposto Destino
certo, sovente avrei fatto a quel meschino
domande, a 100 a 100, a pacchi…
fintanto che non mi fosse davanti capitata
la felicità nelle sembianze di una Fata
dagli occhi luccicanti ma rigorosamente senza tacchi…

Le avrei chiesto, il per come ed il perché
di una miriade di profondi interrogativi:
molti di essi sarebbero apparsi financo abrasivi…
usiamo la pentola e non il bollitore, perché?
Facciamo complimenti anziché tacere, perché?
Perché non la smettiamo di dire ca**ate
quando capiamo che non sia aria?
Rincorrendo pranzi, cene e portate
saremo a nostro modo dei pària
che aspettano la busta (o il treno)
giusto, per cambiare…
pertanto, il Tuo piede dal freno
togli e fatti invitare senza esitare!

Ce l'ho fatta, hai visto? Ed ora?
Dalla Pelle al Cuore come direbbe Antonello
o domani in ambulatorio (alla buon'ora)
senza rimuginare su questo e quello…

3 mesi di…rock-band cosmogonica con la grazia-sotto-pressione

In principio fu il covid alle porte della primavera, il successivo lockdown, mesi con il gelo dentro per l’assenza degli affetti più vicini (quanto meno sulla carta) per poi tuffarsi in un’estate in cui anziché fare i conti con la propria vita decisi per l’ennesima volta di girare la mia testa dall’altra parte.

Si giunse quindi all’autunno e venne il freddo: in anticipo sull’attesa tabella di marcia? Forse, anche se il freddo che temo di più è sempre quello che viene dal di dentro…

Freddo e di nuovo alle prese con il corona. Ma stavolta con una nuova opportunità alle porte: agire da primo attore nella gestione dell’emergenza! Fu così che approvai con estremo piacere la “chiamata alle armi” da parte del mio capo (prima) e di quello che lo sarebbe stato per i successivi 3 mesi (dopo).

3 mesi.

Tanto. Poco. Magari il giusto…per poter esternare quanto di bello e buono io abbia raccolto da cotale esperienza.

Motivi a volontà, dunque, per immergersi nell’epica del racconto. Un racconto fatto di storie, di uomini, donne, “esemplificazioni caricaturali” e molto altro ancora. Osservati e scrutinati da miliardi di sguardi sofferenti per giorni, ma globalmente capaci di sopportare tutto ciò con la forza di un team, molto ben diretto, che sapeva supportarsi per il comune obiettivo.

Certo qualcuno ha abdicato ed è fuggito ma poco importa allo sceneggiatore dalla penna ancora calda. Lui vuole dare palcoscenico a coloro i quali spesso sono stati definiti eroi, ma che io preferisco definire: veri uomini e vere donne.

Inizierò quindi col tratteggiare il profilo del regista, il primus inter pares per antonomasia, il Gianni Rivera della sua squadra: affabile, moderatore, colto. Così come altro gran Signore è un corrispettivo capo di altra branca: un pacato naturale che veste con estrema educazione i panni dell’omone di facciata. Potrei poi passare al duo concretezza, precisione e pragmatismo: consulenti sul campo, all’occorrenza anche per shopping, problemi sentimentali e massimi sistemi della vita. Altro focus lo dedicherei ad un trio-quartetto cerebralmente (di nome/di fatto) molto interessante: la filosofa, la lottatrice solo apparentemente alla Don Chisciotte, l’accomodante ed infine la ribelle del gruppo “intelligence del cervello”. Altro che CIA o FBI. Affabulanti invece certuni loro dirimpettai di piano per cui volterei subito pagina. Dove invece ci sarebbe da strappare una pagina dal book di questa storia, ciò sarebbe per celebrare uno dei primi miei mentor in reparto: icona di stile indiscussa nonché emblema dell’equilibrio fatto sostanza e della sostanza resa equilibrio. Qualche accenno andrebbe poi elargito verso gli “sprezzanti del pericolo” ma glisserei così come salterei a piè pari ogni commento su figure non strettamente incastonate nel team e pertanto n.g. come si suol dire sulle testate calcistiche che in fondo in fondo un po’ (anch’esse) m’appartengono. E per non dilungarmi davvero troppo (come mio stile ciarliero ahimè) sorvolerei su tante altre profilazioni giovani e/o più adulte che con sorrisi e odierni scambi culturali ho imparato ad apprezzare.

E rituffandomi invece nel mero racconto ricorderei tanti giorni in cui volevo che fossero quei numeri impietosi a crollare e non le mie energie.
Giornate pur tuttavia sempre affascinanti (a modo loro) per via di quel latente tocco tra l’assurdo e l’incredibile, con un sottofondo musicale che ci appariva quale una storia che si stesse facendo beffe di Noi. Di quella rock-band cosmogonica in cui poter ciascuno sviluppare lunghissime e larghissime vedute. Envisioning continuativa. Ispirazioni (per fini migliorativi) stile settimane-Kaizen

Un’atmosfera fra avventura e scompiglio in cui tante volte mentre mi dirigevo verso l’aula dipartimentale a radunare le idee drenavo energie da un percepito che mi stava via via piacendo sempre più. Mi sembrava di vivere il flash-back di una vita professionale ideale in stile super-mega campus americano. Ripercorrevo quindi a ritroso tante scene di film, fiction o frasi di libri che avevano affrescato le tinte nobili di una professione molto regale che, anche per via di chi di noi si era negli anni troppo presto arreso, aveva perso molto del suo abbrivio secolare.

Tre mesi. Lunghi o corti che siano, spesso mi hanno fatto riflettere su tutte quelle volte che, più o meno nel recente passato, mi sentissi anche un “grandissimo attore” benché troppo sovente col casting sbagliato.
Mi sentivo una sorta di personaggio alla Dino Buzzati, che provava ad esser distaccato ma difficilmente permaneva in una minima parvenza di obiettività.
Quel team ti ha davvero “piaciato” avrebbe detto con espressione molto teatrale, un mio conterraneo del secolo scorso.

Eh già…

Finalmente mi sentivo apprezzato appieno! Senza critiche inutili né idee e/o brutti e (forse) fuorvianti retro-pensieri di esser messo volutamente in disparte, in fondo alla lista di chi potesse e/o cosa potesse scegliere. Senza insomma alcuna concezione negativa.
Ed allora, ammesso e decisamente concesso, ero mosso da pulsioni sempre più incerimoniosamente “a-celebrative” di certuni habitat di provenienza. 
La proto-tassidermia ossequiosa di schemi troppo distanti dalla mia filosofia si palesava ancor più satiricamente ai miei occhi.

Ma dovevo godermela con parsimonia. Poiché sarei prima o poi tornato ad una realtà differente. Certo ci sarei tornato ed anzi vi dico con certezza oggi, che ci tornerò con la seguente maturata visione: 

Il tempo è più saggio di noi. Dentro esso c’è la storia e dentro la storia le vicende degli esseri umani che hanno spesso un’imprevedibilità nonché incompatibilità con altre. Ma anche quando nascono quasi per caso, finiscono per incidere molto profondamente.

Tutto ciò accade perché come scrissi tempo fa sul blog: la storia ha dei momenti inarrivabili. Ogni storia. E celebrare come stasera, quelle senza eguali e con in mano le chiavi della porta del tempo, sono un vivido atto liberatorio senza pari!

Last but not least. Lo story-teller della presente pagina avrebbe ancora la mano molto ispirata e magari potrebbe sull’increspatura del mare dipingere un ultimo tramonto meraviglioso (almeno per ora) che a buon bisogno sarebbe evocativo della

grazia sotto pressione

la caratteristica che tanti dei miei nuovi amici, in simbiosi col Gianni Rivera, mi hanno letteralmente inoculato minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno…
Facendomi capire che da un mood in cui la felicità era appaltata alle circostanze dovessi transitare in una visione completamente nuova, appaltando il tutto al mio angelo custode che vedendo e provvedendo, in quel ruvido contesto con le serate in solitudine, mi ripeteva che stessi facendo la cosa giusta e di tanto in tanto mi regalava sorrisi nascosti…

quarti di nobiltà d’armonia

La lettura consente dei tempi di approfondimento. Sei solo con i tuoi pensieri. Ciò che conta è il presente, che è un attimo costruito sul passato, in cui cammina già il futuro però…

Quindi, la porta è il futuro ma la chiave è il passato!

E se è vero che in questo come in altri ambiti, il viaggio conti più della meta è ancor più vero che se il viaggio ha come obiettivo di far sorridere il proprio angioletto custode, allora la mia mente anticipa il decollo!

Purtroppo poi, troppo spesso, le vicissitudini quotidiane ci ingabbiano in reiteranti insoddisfazioni che ci provano nel fisico e privano la mente del giusto suo benessere: benessere che può avere anche le sembianze di un caffè, di un giro al supermercato, una chiacchiera e chissà cos’altro ancora.
Ecco allora che, come dicevo l’altro ieri sera (da saggio) ad un amico pseudo-barista, si possano conoscere a menadito i codici a barre dei prodotti e meno bene le date clou più care ai nostri cari. Oppure si possa non perseverare in tante attività che donerebbero i fatidici e mai stancanti sorrisi nascosti…

Bisogna solo osare un po’ di più in questo viaggio per non rischiare imbarazzanti silenzi. Silenzi di cui potrebbero approfittare personaggi bizzosini sulla falsa riga di moderni monelli chapliniani.

In fondo, nella vita, se facessi ad oggi un bilancio: ho fatto e disfatto, trionfato e fallito, ma sono stato davvero male soltanto quando mi sono reso conto di aver permesso ad altri di esser gli artefici del mio Destino!

Tranquilli!
Quello di cui accennavo sopra, non è un viaggio nel sentimentalismo endemico del mio vissuto interiore.
E’ soltanto la rotta di un viandante originale capace di vagare, come nessun altro, fra passione e patimento…

E la mia anima emotiva ha dovuto spesso fronteggiare eventi più veloci di quelli che si sarebbero potuti disegnare in una storia. Una storia che devo scegliere presto se archiviare come divina estemporaneità oppure esemplificare attraverso i suoi precipui quarti di nobiltà d’armonia

Di sicuro so che il quovadis di serata mi rammenterà la mia ineludibile resistenza alla fatica, agli urti, ai deragliamenti. E sfogliando le pagine di un libro dalla copertina magari anche falsa, leggerò di:

incanto, sberleffo, peccato…
insomma un Caravaggio attuale.
Tra trionfi e tonfi ritmati su una vita esagerata, che lasciano mille e molteplici segni sulla pelle.
Ma sempre con la speranza di sentire il cuore che cambi ritmo grazie ad una voce o uno sguardo sciamanico.

Si!!

Potrebbe proprio esser quello che imperversa in molti miei sogni dimostrandomi sempre un’abbacinante attitudine al prodigio, la stessa che mi fa affrescare da mesi, giornate apparentemente tutte uguali e piatte…

vagare in cerca di occhi davanti ai quali splendere

Quando il tuo mantra è se devi fare una scelta non sbagli mai se prendi il migliore, il numero 1…allora sei già a buon punto.

Uno dei trucchi per superare le lacrime che la vita ci “regala” è amarla sempre e comunque. Anche quando fa male, vedi buio, senti fatiche, ascolti pianti periodici…

Una delle ricette anti-pianto è la seguente:

interpretare con coraggio ciò che il futuro ci sta mettendo davanti senza mai avere eccessiva paura di esprimerci anche a prescindere dalla parola, con gesti e arti che sono da sempre parte di Noi

è questo L’insegnamento da “DADO-TRATTO” che anche oggi ho avuto da chi legge e sa…da chi legge e aspetta un mio segnale, un mio consiglio…ME!

Istintiva, vera, empatica: tutti affascinati da Lei. La vita che ci ammalia e…
o anche la figura che ognuno di Noi elegge a suo angelo custode! Il proprio mito da celebrare e rispolverare nei momenti no, quando ci sentiamo piccoli, piccoli come un granello di sabbia.

Ed allora in quei frangenti iniziamo a vagare in cerca di occhi davanti ai quali splendere. Li scorgiamo quando siamo scoraggiati e quasi persi, magicamente, nella prepotenza della loro bellezza, oppure andiamo a festeggiare nel caos infinito delle loro tante contraddizioni…perché ciò che ci fa stare più bene è soltanto quel

genio fragile, fuori categoria, nell’enormità delle sue imprese e nel fragore delle comuni cadute e debolezze…

Ne abbiamo bisogno quale Nostro taxi emozionale che soggioga e piega alla sua volontà ogni sorriso (benché nascosto)…
Certe malinconie ci aggrediscono periodicamente.
Ma poi torna Lei quella nostra Musa “superdonna” in costante superamento dei confini della logica, sospesa per aria come trapezista energico inarrivabile. Mai sfuocata nonché sempre impeccabile nella gestione umile e discreta del suo essere leggenda…

Si sta dipanando, verso dopo verso, una storia che una penna troppo raffinata diluirebbe nel tempo. Ma la vita è adesso!
Una vita fatta prevalentemente di routine, certo. Che ci porta ad essere avidi cacciatori di sensazioni sull’orlo della depressione.
Per questo quando assaggiamo il miele del mistero non vogliamo saperne di tornare alla solita minestra. Ma è li che sbagliamo:

Possiamo e dobbiamo sfondare qualunque porta con ragionamenti sopraffini che aggrediscano e scolpiscano le priorità accendendo lo stupore ed accedendo ad un serie di grandi verità esistenziali:

Come fare a decodificare la vita? Quale codice usare? Quovadis per dirla in stile blog?

Siamo tutti apprendisti, non si diventa mai maestri.
Tutti Noi, di tanto in tanto, ci imbattiamo in incroci che scavalcano la cronaca ed impongono un altro passo alla narrazione. Incontri destinati a stabilire gli eventi: rimodularne il battito cardiaco attraverso il di Colei respiro. Quello della Nostra Vestale, angioletto custode, con cui condividiamo e condivideremo lo stesso alfabeto segreto!

E se un Destino più grande di Noi ci sta chiamando, rispondiamo sempre e comunque: presente! Perché se è vero che si possa ostentare ciò che si possiede, è ancor più vero che si possa mettere in mostra ciò che si fa…specie per chi ci faccia battere quel cuore ed asciugare le Nostre più intime paturnie lacrimanti…

Affamati di vita!

In questi giorni, mentre fai aperitivi via web, inforni una pizza o parli semplicemente al telefono, in tanti mi stanno chiedendo se sia peggio di Marzo-Aprile. Ovviamente, sarebbe facile speculare e dirigersi verso titoloni a 9 colonne, ma tale stile non mi appartiene e spero mai mi apparterrà.

Perché se hai certi ruoli, anche e specie sociali, generare panico trasferendo le tue paure o manie di protagonismo sugli altri è sciacallaggio puro e per giunta di bassa lega. E per di più è davvero una sconfitta lasciare che sia il mondo esterno a definirci, anziché definire Noi i contorni di un mondo migliore.

Un mondo migliore con le sembianze della luce, una luce speciale che si impadronisca dei nostri occhi e ci illumini la strada: prima un granello di sabbia, poi un guscio, entrambi da conquistare nella speranza di un mito futuro che prenda forma.

Eppure, la paura, acerrima nemica di questa luce, muove talmente tante cose nella vita. Di ognuno di Noi.
Niente è facile e scontato. E spesso, si ha come l’impressione che basti un colpo di vento a portarti via. Di colpo, ti senti solo e hai freddo come se fossi uno sventurato animale costretto a starsene chiuso nella gabbia di uno zoo, invece che nella foresta sconfinata, pura e libera. Un legame sentimentale su cui avevi investito molto e sul quale avevi apposto tanti dei tuoi appigli del quotidiano non c’è più: ti ha inesorabilmente voltato le spalle rendendo ancor più cinico e gelido ciò che avevi capito da tempo…

Vorresti parlare, sbraitare ma a che pro? In fondo, hai altro a cui pensare e per cui angustiarti: c’è quel minuscolo RNA chiamato covid e puoi sfogare le ansie negli atteggiamenti dell’odierna melassa nichilista, no?

No. Non Tu quantomeno.

Tu che riconosci in anticipo il sentimento come chi scorga, dal solo modo di impugnare la racchetta rigorosamente prima di un match, la tennista in grado di togliere il feltro dalle palline, non puoi abdicare sentendoti sazio e senza stimoli di miglioramento futuri.

Ci basta invece una visione. Una visione del momento e della vita che è commistione emotiva fra le nostre idee di lungo termine.

Ed allora provi ad instaurare un rinnovato legame, anche solo simbolico e telepatico, con ogni molecola del DNA di chi sa farti stare bene…

Storie. Storie di sacrifici, di successi, di uomini e donne eccezionali, grandi imprese alle volte improbabili, legami indissolubili che si costruiscono e si ricreano per condivisione, attrazione, affinità, voglia di raggiungere insieme degli obiettivi e magari superarli, storie di corsia ma non solo, storie da brivido.
Per scriverle bisogna conoscerle, viverle, amarle, lasciando però che a raccontarle, anche non a voce ma soltanto con piccoli gesti, siano i protagonisti, perché la passione più profonda non richiede un palcoscenico grandioso per recitare la sua…di parte!

Cicatrici…
Segno che è stata dura.

Sorrisi…
Segno che ce l’abbiamo fatta. Affamati di vita!

suggeritori di vita

Tutti Noi conserviamo scatole in cui riponiamo oggetti e con essi, ricordi. Esse possono essere reali oppure esistere soltanto virtualmente. Quel tanto famigerato virtuale che da mesi imperversa. Lockdown, paure, timori, fughe…

Fughe da cosa chiederebbe con la sua ingenuità una bimba. E sorridendo dentro la tua mente penseresti: piuttosto…da chi?

Eh già. Si viene e si va direbbe il Liga. Purtroppo, spesso (ahimè) in questo moto perpetuo specie dell’anima, si fugge. Finché non provi a radunare pensieri e sensazioni. Con il sottofondo musicale giusto a far da cornice: Yann Tiersen ad esempio. Con “Lui” uno dei miei tanti legami a doppio-filo. Con i suoi brani e specialmente col suo album #Summer78 che ben si sposa con la mia “vecchiaia”, pagine e pagine di blog sono nate. Intense, profonde, significative e persino evocative, in quei momenti che un fine dicitore come Andrea definirebbe “suggeritori di vita”

Momenti abbastanza lunghi, come i comuni vocali che, mi conosce un pelino ascolta nei miei WhattsUp o attimi quasi impercettibili che amplificano magicamente le nostre percezioni. Persone o luoghi con una storia infinita. Viaggi e stavolta, non per forza fughe.
Tutti assieme a costituire il nostro tesoro!

Ieri, è stato il condensato di emozioni nato come una bimba … vivace allorquando mi sono reso conto di aver fatto qualcosa di importante, da solo, ma grazie all’aiuto di molti. In poco tempo, ho chiesto e ricevuto. E mentre ottenevo informazioni fruivano sul mio viso quei tanto cari sorrisi nascosti che solo pochi mesi avevano realizzato un mio sogno. Mi rendevo inoltre conto che la disponibilità che mi mostrano in tanti in modo incondizionato sia un regalo al mio modo di essere e di pormi, magari. E pertanto, sorridevo di ciò e mi sentivo di nuovo forte. Dopo mesi difficili. Estremamente.

<<La solitudine non ti pesa mai?>>

Mi scriveva fra le righe giorni fa il mio angelo custode in una delle nostre chiacchierate in bilico fra il reale ed il…virtuale. Già, di nuovo “Lui” con le sembianze di “Colei”…

Una domanda con nessuna risposta o con mille soluzioni, magari…

Ieri è stato quanto descritto, mentre stamattina è stato il Liga, già poco fa da me chiamato in causa. Stavolta, non veniva ed andava peraltro. Ma mi suggeriva come nel titolo di cui sopra, o come negli angoli dei miei trascorsi più intimi e nascosti.

Suggestioni appena sussurrate. Sotto traccia. Da dominare con caparbietà.

La simbiotica relazione con il proprio angelo custode che declina al meglio il concetto di bellezza che luccica. Una bellezza che va custodita e non troppo interpretata né tanto meno ricercata con ossessione, benché latente…

Solo un compito, ribadito nella testa quasi all’infinito: bisogna credere in qualcuno o qualcosa per stare bene e provare ad esser felici. Credere e non cercare. La ricerca porta all’ansia, la fisima, la fissa. Ed invece se credi ti sublimi in ciò senza patemi. O almeno così dovrebbe essere…

Adesso il blog oserebbe chiedere: quovadis? Attraverso il suo tipico e consueto intercalare che chi mi segue da un po’ conosce quasi a menadito.

E pertanto: Ieri il ritorno alla forza. Oggi il Liga e…Domani?
Magari domani vorrei trasferire tutto ciò, per augurio, a quella mia Musa/Angelo Custode che non importa se esista davvero oppure no.

Lei una magnifica atipica. Genio timido, magnetico, prigioniera di improvvise malinconie. Scossa da passioni violente con una poetica ambiguità. Posseduta a sua volta da demoni guerrieri mai repressi. Demoni che la spingono verso furori imprevedibili, incomprensibili, fortemente stridenti con la sua regale, suprema leggerezza dell’eletta.

A prima vista parrebbe l’intro di un nuovo libro, ma scavando a fondo è molto di più ed anche Lei, in fondo, lo sa…