Autore: luigigianturco

Detto il SoMMo.

andare avanti e non indrio

Quale esordio 2023 sul blog ho atteso qualche giorno ma poiché non volevo un classico messaggio di inizio anno e per di più scontato. Chi mi conosce lo sa (ormai)…

Le cose scontate non mi appartengono. Forse è per questo che riesco a catturare consensi anche insperati da parte di personaggi famosi o da parte di comuni “VIP-emozionali“.

Spesso come metafora di vita ho usato terminologia derivante dall’arte della fotografia e voglio quindi proporvi pochi piccoli flash dal recente passato, fitto di impegni, stress e infine svolte. Svolte di vita…

Partirei dal Natale. Ovviamente un giorno speciale che tuttavia fa parte del flusso della vita come tutti gli altri giorni e non ha pertanto un lascia-passare speciale che blocchi difficoltà, incomprensioni o mini litigi. Situazioni che ti fanno star male e che vorresti dominare col silenzio, ma ti rendi conto che ogni qual volta tu sia toccato nell’intimo di un qualcosa che ti sta pesando fin dall’inizio, la capacità di rimanere in un mutismo atarassico ti sia aliena.

Personalmente, prima del Natale, mi sono goduto un po’ la mia città natia dove vorrei tornare per godermela però come fatto in quei pochi giorni a margine del congresso SIC. Camminando anche in solitaria fra profumi, colori e riflessioni. E tra ricordi in cui crogiolarsi come l’insegna di un bar in cui varie volte mi ero fermato a colazione nella mattine in cui la profonda gioia di un bimbo prima e un adolescente poi, era l’andare col papà a lavoro.

Rapporti di vita. Sentimenti. Emozioni. Empatia. Che nella loro semplicità scandiscono ere minuto dopo minuto, giorno dopo giorno, anno dopo anno.

Semplici come la chiacchierata a margine di un pranzo, sempre in quei giorni, in cui ero stato catturato da uno sguardo che mi trasmetteva fiducia, elemento fondamentale per andare avanti e non indrio

Inoltre, credo sia questa la ricetta per sconfiggere le sicurezze fittizie di cui ci attorniamo. E poi magicamente uscire dai binari lasciandoci stupire da Noi stessi. Certo, non sappiamo mai quale sia il giusto cibo per i nostri sentimenti e cosa faccia funzionare i rapporti: l’unica cosa che possiamo fare è tenere (in parte) aperto il nostro cuore e ascoltarci avendo pazienza…

E poi si tratta di risplendere: se rispondiamo alle sollecitazioni essendo Noi stessi, arretra il buio, arretrano le tenebre.

L’emozione forte che ci fa battere il cuore

Molto tempo fa scrivevo un qualcosa che faceva più o meno così:

Capita ogni tanto che un istante vi catturi

La vita del resto è spacchettabile in tanti minuscoli istanti, lunghissimi nel proprio immaginario, laddove associabili ad un’emozione. L’emozione forte che ci fa battere il cuore e che mi ha ispirato quando dovevo scegliere il titolo di un mio romanzo (nel cassetto).

Capita poi che ti citino Rovereto, dove di recente sei stato e tu sorrida, come nei sorrisi nascosti applicabili a tutta l’era che speriamo ormai passata nonché al mio altro sogno-romanzo (nello scrigno dei miei desideri).

Desideri reconditi da sublimare nella musica magari oppure da vivere fino in fondo chissà…e se la musica restasse ingabbiata dalle note ci penserebbero sempre loro: le emozioni! Che tu potresti chiamare se vuoi o semplicemente vivere.

Ecco questa è la sintesi attraverso il mio personale flusso-di-coscienza del condensato unico che ho potuto vivere in quel di Venezia a margine del meraviglioso congresso nazionale della SISMED. E la musica della serata di gala (apprezzata da tutti, anche se un pochino di più dalle anime sensibili al fascino del leader della band) è stata solo l’epifenomeno di tutto il resto che con questo mio piccolo homenaje vorrei ora provare a farvi rivivere…

E come potrei non aprire gli omaggi con la “padrona” di casa: Luisa. Esemplare nel suo saper dominare le pressioni con la canonica grazia. Per capire quanto possa esser fulcro della propria famiglia basterebbe descrivere un episodio a latere dei ritmi congressuali: qualcuno della sua famiglia seduto di fronte a Lei, a tavola, nel pranzo pre-partenza era intento con la propria macchina fotografica professionale a fotografare ed io incuriosito da quella passione fantasticavo sul soggetto di cotale interesse: riverbero della luce sull’acqua o volo verso la libertà di qualche batter d’ali fugace? Ebbene: nulla di tutto ciò poiché in stile VAR mi si recapitava l’informazione veritiera e capivo che l’attenzione reale era non tanto sul panorama suggestivo ed incantevole che si poteva ammirare dal nostro hotel quanto su di Lei, fonte d’esempio e ispirazione. A prima vista il mio spirito attento (ma non troppo) non aveva colto tale sfumatura ed invece…

Grande Luisa, ancora grazie!

Accennavo poco fa al capo-band della That’s Amore Swing Orchestra. Nella SISMED che da ieri vorrei chiamare FAMIGLIA non avendolo ancora ben fatto in modo così esplicito fino ad oggi, di capi orchestra io ne vedo molti, ciascuno nella propria specificità di ruolo, indole e doti caratteriali.

Partirei dal primo e sempiterno “presidente” Gabriele che definirei se mi chiedessero di dare un commento flash anche santo se avessi la certezza di non “far cadere nelle gelosie” qualcuno che veglia da anni sul santuario di Teramo. A Venezia ho avuto la possibilità di qualche giorno in più di condivisione e ho capito che Lui sia un fratello maggiore, paterno, su cui poter contare sempre anche nelle decisioni non professionali semmai. Beh…sorridendo (nuovamente) credo che lo terrò a mente, ad ogni buon conto…

E poi passerei ad Elio ancor prima che all’attuale Presidente, pena la mia cancellazione subitanea dagli organi direttivi…ci scherzo su ma cito il filosofo di Berghem alta poiché è stato il primo a dirmi: Vieni in SISMED! E mi regala sempre perle anche nelle dinamiche da Casa Vianello che mette su per teatralità e per fare autoironia del suo bel rapporto con la moglie; lei posso definirla santa senza disturbare alcuno e ci sta direi, caro Elio!

Veniamo a Giancarlo, che scomodandosi nel telefonarmi, mi fece sentire la vicinanza del gruppo in una fase difficile dal punto di vista dei carichi di lavoro professionali e delle sensazioni di scarso risultato nel breve-medio termine. Anche a lui non posso che ribadire il mio grazie infinito.

Tornerei adesso un attimo indietro e dalla famiglia allargata mi (ri)approccerei alla “ristretta” cerchia, alias omaggerei anche il dietro le quinte che non può che iniziare, consentitemelo, coi figli di L.G. (che sono anche le mie iniziali, ohibò). Spiriti molto diversi. Età variegate. Ma un unico marchio di fabbrica: educazione da libro e passione infinita per le cose della vita. Continuate a cercare che troverete il giusto modo di veicolare i vostri sogni proponendoli ai vostri splendidi genitori che potranno a quel punto solo annuire!! A presto carissimi: Benedetta, Emanuele e Giulio/Claudio (non ho capito quale sia il primo nome ahahaha).

E se abbiamo citato il dietro le quinte potrei mai non dire grazie alla precisione fatta persona ovverosia Tiziana?! Senza dimenticare anche chi come Anna stavolta dismettendo i panni da organizer stava curando ben altri tesori di famiglia.

Eh già, famiglia sempre e comunque. Oggi più di ieri e meno di domani.

Il domani che verrà e ci vedrà di nuovo Tutti assieme e pronti a fare anche meglio:

  • i “sabaudi reali” sempre regali nella loro eleganza, Bruno e moglie
  • i “divulgatori di classe”, Adele e marito
  • il calore meridionale di Alessandro, Matteo, Beppe & Co.
  • Nicola il “fotografo” che vorresti avere accanto nelle difficoltà per zoomare con la sua sobrietà ed immensa preparazione la giusta via d’uscita e Lara emblema di dolcezza infinita che non la pone mai fuori posto; i due, con me, hanno dato vita al “Trio delle Passioni Giovani”
  • Arivamo (rigorosamente con una erre!) poi al gruppo florido dei provenienti dalla mia città natale
  • Al fiume in piena in termini di idee ovverosia il prof (ovviamente con famigghia al seguito)
  • E a tutti gli altri che il mio Alzheimer ora mi fa non ricordare nello specifico

E dopo il primo vagito (per me almeno) veneziano il grazie arrivi a Tutti Voi con una mia ultima umile considerazione applicabile a vari contesti della vita:

Non sappiamo mai quale sia il giusto cibo per i nostri sentimenti e cosa faccia funzionare i rapporti: tuttavia, l’unica cosa che possiamo fare è tenere in parte aperto il nostro cuore e ascoltarci avendo pazienza!

con la mia gemella (im)paziente

L’altra sera è stato davvero bello chiacchierare con una mia… “gemella”, una in grado, come me, di pettinare la lingua italiana nei suoi tanti viaggi alla ricerca della curiosità. Una curiosità fatta persona e quasi impaziente. Una curiosità però soprattutto libera. Libera come la sua indole, l’indole di chi vorrebbe sempre esser lontana dal cliché di dover interpretare nel quotidiano dei ruoli.

E se da uomo sempre con la valigia pronta dovessi tracciare la rotta di questo breve “viaggio” partirei dalla grossa risata che mi ha strappato, in modo estremamente rocambolesco ed inaspettato, mentre io col fare navigato mi divertivo in una delle mie tante vite parallele che sono il mio piccolo grande universo.

Avevo preso a raccontare di me, ma improvvisamente in quel momento mi è sembrato che fosse Lei a raccontarmi…

Piacere. Sorrisi. Primo vagito di una storia di scambio d’opinioni.

Perché coi VIP emozionali ampli le tue idee e inizi a slegare tutto il tuo talento audace. E Tu mi hai ricordato che sia meglio accendere una piccola candela che maledire una grande oscurità. Tu, che all’occorrenza, sai stare piedi per terra e in equilibrio con le tue infinite ricerche di vita. Tu che puoi dimostrare quanto il genio possa esser scintilla ma poi sapresti tornare laggiù dove albeggia la costanza, l’unica in grado di alimentare il fuoco…

Vabbè, per ora concludo così ho la scusa per tornare a scambiare sorrisi e piaceri con chi sa che i sogni devi andare a prenderli dove stanno sennò rimangono solo sogni!

Gracias chicos! Nos vemos pronto…

La vita nel suo fluire lento o veloce ha dei momenti inarrivabili. Osservarne le sfumature è compito apparentemente facile e banale, ma dirompente nella sua utilità.
Dopo mesi di frullatore da iperattivo incallito mi sono regalato pochi giorni (rigorosamente pochi poiché non sia mai che mi ci abitui, nds) di stacco in una delle mie tante dimore da cittadino del mondo.

Location: Palau. On the SEA con attori protagonisti: Sara, Eva, Alessandro. Sembra un gioco fatto di lettere e acronimi, ma vi assicuro che è molto di più e voglio provare a trasmettervi con la mia penna forse a tratti incerta, ma pervasa da una piena e totale empatia che la meglio gioventù l’Italia la possegga ancora.

Basta cercarla!

I tre personaggi che fossero stati 6 avrebbero ispirato ben altra penna nel secolo scorso, statene certi, mi hanno confermato una mia vivida certezza: se nel tuo Destino sta scritto, tutto l’Universo trama affinché Tu possa realizzare quel sogno!

Immersi sin da giovanissimi in grandi città, a cui hanno saputo tener testa, hanno sperimentato quello che per i milanesi è la propria città: la compagna fedele che ti aiuta ad allargare gli orizzonti.
Di sicuro la penna di Pirandello saprebbe descriverli molto meglio di quanto io adesso possa provare a fare, ma Lui, abbastanza “chiuso” gioco forza, nella mentalità della sua era, non Vi avrebbe coinvolto in un gioco sagace che vado a spiegarvi…

Associate a vostro piacere le tre descrizioni che sto per farvi e “conoscerete” Sara, Eva e Alessandro.

Uno di loro è il personaggio picaro, filosofo e bon vivant che mi ha tramesso questo concetto che sposo appieno: la vita è l’arte di creare relazioni che siano inossidabili nel tempo e su cui si possa fare sempre affidamento.

Chi invece ha sofferto tanto e ce l’ha fatta sa suggerirti una regola fondamentale di vita: Tutti Noi abbiamo l’impressione di essere ancora in tempo su qualunque cosa, ma non è vero. La vita è adesso per dirla alla Baglioni e non c’è sempre una prossima volta.

Infine, se sei capace di assaporare con gusto una cena fino a leccarti le dita (ed io adorooo ciò!) in questa vita non puoi che spaccare, come direbbe il mio amico Zio Fausto. Certo va tenuto a mente che se siamo troppo granitici nelle nostre decisioni ci spaventerebbe ammettere che abbiamo cambiato idea…

Gracias chicos! Nos vemos pronto…

Il passato è passato (per fortuna)

Ecco a Voi un mio omaggio a un’amica che da alcuni giorni ahimè non posso più contattare con messaggi terreni. Non importa svelarvi il nome ma vorrei celebrarla perché in fondo so che, volendomi molto bene, apprezzerà che io stia pensando a Lei nonché ad un affetto a Lei molto caro.

Qualche notte prima delle sua dipartita avevo fatto un incubo. Sul muro davanti al mio letto c’era una iena lugubre che mi intimoriva e di lato, nel tentativo di fuggire, mi spariva la porta.

Tuttavia, ho un ricordo nebuloso dell’accaduto ma tante altre volte gli incubi, per tutti Noi, esemplificano paure o dei non totalmente risolti delle proprie vite: classico il non riuscire neppure a svegliarsi per allontanare le ansie da vissuto infausto notturno. Ad esse, la mia amica protagonista dell’odierno cammeo avrebbe dato una serie di risposte sulla scia del titolo (che a qualcuno/a nel leggerlo strapperà di sicuro una lacrima, ma spero di gioia, nds):

Se hai una cosa dentro falla accadere sennò ti distruggerà.

Oppure

Laddove si ama non cala mai la notte!

Poi, dopo avermi ristorato mi avrebbe confessato di esser preoccupata per sua figlia e chiesto in virtù del mio saper legger gli sguardi se anche io la vedessi piena di dubbi e ansie che si potevano contare ad una ad una. Aveva l’impressione che avesse intrapreso ultimamente una tattica di manomissione delle parole allo scopo di aiutarsi a sopravvivere e soprattutto volendo tutelare l’ “innocenza” dei propri cari cercava di tenere a bada la sua vera istintuale empatia senza far trasparire nulla all’esterno.
Ma Lei lo sentiva…

Ed in fondo anche io.

Il motivo sostanziale, poi, è che la verità sia come il sole: si può nascondere per un po’ ma non per questo scompare. Ecco perché io stesso vivo molto spesso nell’angoscia che qualcuno scopra cosa io abbia dentro per davvero…
Anche perché ho ormai trovato un equilibrio che mi concede di non farmi troppo scalfire dalle molteplici avversità ed insoddisfazioni: il mio piccolo grande segreto della vita!
Il segreto di saper trattenere i momenti belli come ad osservare il mare di notte: senza ferite.
Una super strategia atta a nascondere nei surrogati d’espressione della propria indole i momenti d’angoscia e le lacrime di difficoltà.

Ma come direi oggi ed in futuro a chi da lassù mi sta osservando: il rumore della paura non avrà mai casa nel vissuto di sua figlia perché io le promesse le mantengo e Lei inizierà a sorridere magari di nascosto avendo capito a cosa io mi riferisca…
Ed io, al contempo, finalmente potrò ritrovare la porta d’uscita e osservare che in fondo quel quadro tetro di fronte alla testata del mio letto è adesso girato e non può più tenermi testa!

ahia, tricchete, tantarobba!

Quante volte uno sguardo ci ha raccontato o fatto immaginare di qualcun altro più di 1000 parole?!

Uno sguardo che è stato ieri per me uno dei regali di un pomeriggio, per tanti versi sui generis. Una chiacchierata di quasi tre ore, inaspettata anche per tali modalità e tempistiche che, magicamente mi ha riportato indietro nel tempo in quel della mia città natale, facendomi sentire primo e secondo violino al tempo stesso e cittadino del mondo sotto ogni cielo.

Avevo riflettuto nei giorni precedenti a questo incontro. Tanto. Incuriosito dall’idea di poter esser al cospetto di una vera icona di stile che però immaginavo potesse racchiudere l’epitome del suo successo nella sua profonda intelligenza.

Di sicuro, in tanti le avevano detto, le dicono e diranno che è bella. Ma mancherebbe qualcosa…

Appiattire la grandezza di una grande donna con la D maiuscola rintanandosi nei facili cliché dell’estetica sarebbe sacrilego! Poiché da che mondo è mondo, cercare la bellezza delle persone è esercizio di stile, per pochi eletti, ma tale bellezza vale molto di più della perfezione dei lineamenti o della bellezza dei corpi. E a consuntivo del pomeriggio di ieri lei è #tantarobba (cit. da titolo, leit-motiv di un mio amico arduo lavoratore del sud-Italia).

Se poi mi chiedessero di riassumere in pochi scatti questo incontro-evento esordirei citando il momento in cui lei è giunta dritta al cuore del…cardiologo stanandolo da dietro quel muro che nemmeno fosse la storica Berlino: in pochi minuti ha colto quello che in tanti/e non sono state in grado di carpire in tempi molto più lunghi.
Fortuna? Forse.
Bravura? Anche.
Intelligenza? Soprattutto…

E mentre le raccontavo da fine elzevirista pagine della mia vita che sembravano sceneggiature fantasiose più che vivide rappresentazioni della realtà, lei sorrideva, annuiva e via via si svelava un po’.
Ed io, nel fondere il registro del fare da elzeviro con quello del magico realismo popolare, iniziavo ad andare oltre attivando il mio pensiero laterale…
Nessuna protervia sia ben chiaro. Nessun affondo troppo confidenziale. Purtuttavia un non so che di sesto senso che il mio amico di cui sopra avrebbe definito con l’hashtag

#ahia

Una profondità appena percepita, in punta di piedi, di lato e defilato, quasi fossi alla ricerca di un canale sottaciuto di ansia e preoccupazione da poter ristorare (o quanto meno provarci) per dirle grazie non soltanto a voce, con il blog e nelle parole, ma anche e specie con una funambolica e sofisticata finezza.

Del resto, nella vita, tutto ha due facce, non soltanto le medaglie: occorre solo saperlo!

#Tricchete … direbbe sempre Lui.

A presto!

rivoli di emozione nel fiume dell’empatia

A volte basta una foto, uno scatto ispirato per eternare un momento. E se tale foto l’avessi immaginata “ieri” l’avrei dipinta con colori di sicuro più spenti perché il reale ancora una volta bussandomi sulla spalla mi ha fatto voltare alla (ri)scoperta di quelle emozioni che sono parte di me e che luccicano di più quando condivise. In ogni inizio si trova, inoltre, un incanto che ci protegge e ci aiuta a vivere meglio.

Un inizio contraddistinto dalla libertà di esser me stesso e non succube di tanti cliché di facciata che sono l’impalcatura delle moderne dittature dell’apparire. Un inizio in cui anche la passione sportiva legata a doppio filo con la mia professione c’era: caso o magia, magia o caso che sia, sono davvero tanti i grazie che vorrei elargire stasera. E per non fare torti a nessuno non procederò per nomi ma per sentieri di rivisitazione emozionale racchiudendo un mondo di sguardi e sorrisi magari in prosa, nel modo che più mi aggrada nelle mie serate solitarie inframmezzate anche da musica e fornelli.

Insomma, un vero e proprio dominio della scena nel territorio dei prodigi, degli incontri speciali, della felicità possibile e della normalità (finalmente) ritrovata anche al di la dei confini meramente retorici.

E quindi impugnando stasera la sintassi come ieri con maestria i calici manteniamoci nel sorriso: abbiamo insieme riversato una serie di rivoli di emozione nel fiume dell’empatia e soprattutto abbiamo capito quanto essi siano in fondo capaci di distruggere ogni argine di indifferenza…

Grazie a Tutti e al prossimo #CardioPneumoTalks

aspettando sorrisi nascosti…

Pochi giorni fa Milano mi faceva “compiere” 13 anni…

Tuttavia, preso dalla mia vita #alwaysON soltanto adesso mi dedico al libero sfogo dei miei “festeggiamenti”. Festeggiamenti atipici come nel mio stile: tutti sanno infatti, specie chi mi segue da anni su questo blog, che il difficile mi piace e l’impossibile mi seduce!

Eccomi dunque qui a sfogarmi in uno dei miei stream of consciousness che avrà però stavolta le credenziali della novità, poiché scoprirete in anteprima un capitolo, una porzione del romanzo che a breve pubblicherò…

Giorni fa un amico (un paziente in realtà, ma che ha apprezzato il mio modo di essere al punto di scalare la vetta dell’amicizia…) mi diceva che ci siano due modi di vivere il quotidiano e facendo mia questa sua poesia ieri trasferivo il tutto nella chiacchierata con una mia collega, junior.

Junior come la speranza. Junior come la voglia di sorridere. Junior come a breve sarà il mio romanzo.

Ognuno di noi ha strade che non ha preso. Ognuno di noi ha rimpianto momenti, luoghi, persone. Nel suo viaggio Camillo, stava cercando cosa, chi e soprattutto perché? Forse, soltanto il suo fidato amico Andrew ne era al corrente. Ma mentre passeggiava sul lungomare di Napoli nella sua testa si affastellavano ricordi che solo quegli occhi di ghiaccio riuscivano a renderci ignoti. Un ambulante gridava quasi a tentare di rompere quella cortina di ferro che teneva uniti i suoi più profondi intenti. Pensieri infuocati che avevano fatto, negli anni, davvero il bello ed il cattivo tempo; stagioni di un'esistenza in cui spesse volte la sua risposta era stata unicamente "vita-privata-spostati".
Catturato d'attenzione da una folata di vento che aveva buttato giù delle lattine di coca disposte a semicerchio, estrasse dal suo blazer, l'immancabile taccuino che "tradiva antiche passioni" (se così si può dire). In quella città aveva camminato molto: sgambettii da bimbo forse nemmeno più nella sua memoria e poi i primi passi da giornalista in continua lotta col mondo. Una lotta circolare con sullo sfondo Maradona. E chi sennò in quella meravigliosa perla della nostra Italia.
Era sempre stato davanti e ne andava, forse soltanto oggi benché a suo modo, fiero. Nonostante i limiti che provava ad imporgli quel padre-padrone, ingombrante, aveva imparato a conoscersi in quella sua cifra stilistica oscillante fra un vittimismo mai soltanto piagnone ed un gigantismo ironico.
Così aveva sempre sbeffeggiato i suoi "nemici"...

#COMINGSOON #SORRISINASCOSTI

borsa da lavoro e carica-batterie

Sgoccioli finali di anno e mi pare giusto ricomparire.
Sono mesi in cui ho centellinato i miei pezzi blog.
Molti sono i motivi ma non mi dilungherò su ciò oggi.

In genere il fine anno è un’occasione ghiotta per fare bilanci: lavoro, vita privata, sogni…

Di sicuro, gli ultimi anni ci hanno un po’ tolto il gusto di cimentarsi in queste psichedeliche attività-di-fine-anno ma una volta fatto partire il mio sottofondo musicale preferito è stato quasi automatico riflettere e tradurre per iscritto i miei pensieri.

Da dove partire? Forse da qualche sogno tramontato per sempre.
Gli ultimi due mesi dell’anno mi hanno finalmente liberato dal (quasi) fardello di rincorrere l’illusione di un non so che creato da me. Chiariamoci, specie negli ultimi tempi, era divenuto un modo per combattere le paure di una vita professionale costellata da difficoltà emergenti, tuttavia era giusto tagliare un certo tipo di cordone ombelicale.
Lo stare davanti mi costringeva a prendere il vento in faccia. Ma è la mia indole, l’indole di chi non si tira mai indietro, l’indole di chi disprezza chi si rintana nel sotterfugio comodo.
Ho vagato quindi per mesi, da solo, alla ricerca di attimi di serenità che potessero allontanare dalla mia mente il malcontento di ciò che mi attorniava e sentivo tanto distante.
Il gioco che più mi ristorava era racchiuso nella mia vita social, piena di sorrisi taumaturgici e appaganti: surrogati che come Tutti andavo a ricercare qua e la come un rabdomante reietto che si gettava spesso nei messaggi vocali, prima lunghissimi e poi via via più contenuti oppure dava sfogo alle sue emozionalità più profonde attraverso fornelli e… “pastelli”.

Tante ferite via via riaffioravano ma mai ho pensato fossero da allontanare. Parallelamente andavano e venivano momenti e soprattutto persone inspiegabili capaci di passare dall’onnipresenza al ghosting più profondo senza passare dal via.
Fenomeni sociali più che social di un mondo ormai avariato per quel concerne i miei gusti.
Ma tutto serve e soprattutto panta rei!

Certo, per non dilungarmi in eccesso e per non renderla sin troppo amara dovrei cercare una chiosa opportuna, una di quelle chiose da blog che ti prende a schiaffi come se non ci fosse un domani!
Oppure potrei, cogliendo il suggerimento di un’artista conosciuta di recente, tingere tutto di giallo e lasciare in sospeso il finale…

No. Ho deciso sarà un finale di immagini dipinte dall’animo di un VIP quantomeno emozionale che si immagina, adesso, di fronte alla macchinetta del caffè col suo Mentor delle decisioni difficili, un po’ più in sovrappeso di qualche annetto fa ma sempre sagace e risolutore, mettiamoci poi poche righe di messaggistica mai risposte (anche se promesse) ed infine con un bel sorriso chiudiamola con due scatti sereni: un messaggio natalizio che non aspettavi (e ti ha liberato di un grosso magone) e la scena di un uomo sufficientemente astuto dal prendere dal portabagagli borsa da lavoro e carica-batterie…

l’affidabilità nel…”giallo”

Perché nascondersi?

Forse perché il timore di veder svanire fra le mani la polvere di un cristallo fragilissimo ci suggerisce vie più impervie e ancor meno percorribili.
Si fugge quindi dalla verità.
Si gioca a nascondino coi propri sentimenti e desideri.
E si ritiene perfino che manomettere le parole ci aiuti a sopravvivere meglio.

Naaaaaaaaaaaaaaa.

Usciamo invece allo scoperto. Sinceri, affidabili e finalmente in pace con se stessi: sereni e forse anche felici o almeno con la speranza di esserlo magari un giorno.

Una riflessione che nasce stasera sulla via di un percorso di vita alla continua ricerca di quel quid nell’eterna partita fra il dentro e fuori, la mente e le emozioni. Partita che il covid ha sconquassato e ogni qual volta leggi fra le note un qualche sorriso, allora sì che ti torna la speranza che sia vicina l’anabasi.

Durante i miei blog sono tanti i pezzi musicali che fanno da colonna. Oggi però questa riflessione profonda è nata con un brano che ancora una volta mi fa chiedere ogni giorno cosa mi faccia sentire di Serie A. Un brano che forse alla fine non svelerò per tenerlo avvolto da quel fascinoso mistero dipinto di … giallo.

Giallo romanzesco, giallo romanzato, chissà. Un giallo che sia in ogni caso narrato da un’artista che con gli occhi mi ha sottratto alla terra ferma ed immerso nella dimensione che solo chi sa, conosce. Uno sguardo a due, occhi-negli-occhi, tanto intenso da non esser quasi sostenuto da entrambi. Uno sguardo che però da sogno fugace mi sta accompagnando adesso immerso nella mia solitaria stanza del myself nella reale dimensionalità espressiva di emozioni e sapori che sarebbe un peccato sacrilego non condividere…

Dante lo avrebbe scritto meglio di me, ovvio. Pur tuttavia, l’essenziale è avere una propria Beatrice a cui elargire, dritto-al-cuore, cotanta empatia:

I fronti di guerra sono lontani e l’aria sembra non esser più rarefatta. L’anima, in sospeso e quasi alla resa, era tuttavia ancora pienamente in partita col destino, un destino che si tinge (oggi) di…giallo, in bilico tra una vita precedente ed una nuova che sarà. Chissà…