Consigli per lo Chef? Un’Europa che miri ad un certo fascino antropologico…

Il mese di Aprile per me è all’insegna dei viaggi. Prima Budapest ed adesso Riga. Budapest che il mio immaginario accosta alla mia città nativa Roma ed a Parigi. In tutte e tre c’è un fiume ed un isoletta: che si chiami poi Tiberina (e sentì proprio lei il mio primo vagito), Iles de la Cite (ed anche ivi per me furono forti emozioni) oppure Margherita poco importa. Le accomuna la bellezza, il fascino, il mistero…ma non solo, le accomuna anche il fatto di esser città del Mondo e ancor prima dell’Europa.

Ebbene sì, quell’entità per i più astratta e malvista, dilaniata da tante difficoltà e ancora troppo lontana da ideali nobili di legittimazione all inclusive. Per i più, di cui sopra, essa è divisione, altro che coesione; è lotte intestine più o meno fratricide e non compartecipazione a progetti ambiziosi; è mero perseguimento dell’utile finanziario fine a se stesso e non crescita e sviluppo economico condiviso. Ma questa stessa Europa ai più reietta è la nostra strada senza sé né ma. È la via. È la soluzione.

Ovvio però che il disegno attuale strida e non poco con i termini appena elencati, ma la ricetta è fattibile e non così laboriosa. Nel mix di ingredienti della mia, della Nostra Europa ci dovranno, a buon bisogno essere: il pragmatismo anglosassone, il rigore dei tedeschi, la creatività degli italiani ed il romanticismo che può mediare a noi la “nuova Europa”, quella dei paesi dell’est. In essi, quell’occidentalismo sfrenato dei nostri giorni, con tutte le proprie contraddizioni, è percepibile solo embrionalmente; risente gioco forza di un avvento postumo rispetto a quello osservato alle nostre longitudini/latitudini. Ricordo, che notai tale aspetto già allorquando, due anni fa, mi ritrovai a visitare per la prima volta la capitale ungherese. Tante cose mi colpirono ma ciò che destò maggior fascino antropologico, per me, fu l’esternazione di un orgoglio occidentale agli albori, un panel di emozioni che da noi erano giunte ed erano state osservate/assaporate circa un ventennio prima…e la nostalgia di quei tempi andati mi pervase e mi dissuase, al tempo stesso, da considerazioni (forse) ancor più profonde ma più tetre e rattristevoli.

Ecco perché, pensando a Budapest e la stessa Riga (per molti versi molto più occidentalizzata, nds) l’aggettivo che mi viene da accostare a loro è proprio: romantico.

Un aspetto imprescindibile per ogni scenario futuro possibile. Un qualcosa da far proprio e sfruttare con cura, centellinando sforzi inutili e ripudiando qualsivoglia crociata disgregante e puerile. Perché l’Europa è una ed una sola, ma l’orgoglio dei suoi Paesi membri va estrinsecato nelle personali eccellenze senza alcun tentennamento e senza soffocamenti alcuni, anche laddove fossero solo di sorta e di facciata…

Solo così lo Chef avrà trovato il bandolo della matassa in cucina e Noi la Nostra forte, sicura ed incontrastata bimba vivace dal nome Europa…

Buonanotte da Riga!

“Bimbi che messi da parte per dispetto bucano il pallone…”

A tutti noi, quantomeno ai maschietti in ascolto, anzi dovrei dire in lettura, sarà capitato di esser esclusi quando si era “bimbi” da una partita di calcio e magari a buon bisogno la reazione sarà stata quella di lanciare via il pallone o peggio di bucarlo sempre ed unicamente per dispetto. Scena mai più comune che anche stamane, mentre ero a Pisa in una delle sue piazze più conosciute, ho avuto modo di osservare…

Ecco, memorizzate questa scena e tenetela bene a mente perché oggi è da lì che voglio partire in uno dei miei soliti streams of consciousness che i malcapitati presenti si troveranno a sopportare.

Recentemente, un caro amico lanciava su uno dei nuovi mezzi di comunicazione (leggasi, Whatts-up) questo paragone e mi ispirava una riflessione importante che andando a scavare in scenari già più volte oggetto d’analisi su questi “schermi” scovava meandri ancora non a sufficienza esplorati e pertanto apriva la porta a rivisitazioni e nuove soluzioni.

Più volte ho considerato e argomentato sul vittimismo, così come più volte i miei post a tratti erano velenosi-dolci, dolci-velenosi. Forse la chiosa c’è già stata, ma scandagliando ancora una volta di più i fondali magari emergerà qualche nuovo relitto che messo a luce potrà riavere dignità e lustro, seppur con le sue ferite scolpite ed indelebili. Quelle stesse ferite che ho spesso osservato nel mio intimo senza mai veramente trovare una soluzione/spiegazione che mi facesse smettere di pensarci.

Ed oggi, magari non è che vi sia all’orizzonte quel tipo di chiave di volta ma mi sembra di scorgere a caratteri e sfumature nitide una parvenza (forse) indefinita ma al tempo stesso molto concreta per ciò che mi suscita nell’animo.

Provare ad ammettere con onestà intellettuale (altra mia cara amica spesso chiamata ai banchetti conviviali del “SoMMo”) che magari l’atteggiamento del “bimbo” di cui sopra non fosse quello da intraprendere anche laddove lui avesse tutte le ragioni di questo mondo, è di sicuro la mia più profonda vittoria da qualche mese a questa parte.

Ovvio, di acqua sotto i ponti ne è passata e tante delle dinamiche conflittuali del tempo oggi (ahimè) non esistono più. Ma il brivido di emozionarsi nello sperare che uno sprint di nuova energia possa derivarmi dalla vittoria di cui sopra, è il più bel regalo di questa primavera. Una primavera che ha molto in comune con la mia analisi interiore, una primavera, infatti, il cui esordio è stato a tratti sì incerto ma oggi mi ha dato segnali estremamente confortanti. Sarà stata la cornice del paesaggio toscano sempre a me caro, sarà stato il ricordare il whatts-uppino di Giova o sarà stato il vedere il bimbo reietto che bucava il pallone ma tant’è…

Anche io, a detta di molti (sarebbe scontato se fosse solo il mio pensiero di “derelitto”), ero stato messo fuori squadra e non ero più della partita ma i modi con cui ho cercato di liberarmi del fardello di quell’annosa disputa erano errati ed in essi albergava un seme ancestrale di sconfitta. Una sonora e dolorosa sconfitta che avrebbe offuscato, ed infatti così è stato, anche gli eventuali nobili e corretti contenuti di quella protesta.

Lo Spartacus di turno (alias il sottoscritto) non era riuscito pertanto a rompere quelle catene ma aveva invece contribuito a stringerle ed “arrovigliarle” sempre più attorno alle sue caviglie e polsi. Colpa dell’atteggiamento anti- spesso insito genotipicamente e fenotipicamente nella specie umana, che però non porta mai a nulla di buono e non permettere di cavare quel ragno (fastidioso) dal buco. Noi siamo anti-Tizio, Caio, Sempronio…o se volete, visto l’annuncio di primavera, abbiamo l’anti-parassitaria, l’anti-crittogamica e così via…forse però, ci vorrebbe qualcosa pro- dove la protesta sia proposta magari faticosa sì, ma vincente seppur in campi di gioco lontani nello spazio e nei tempi…

Ma senza dilungarci troppo, ciò che conta oggi è che il Gladiatore romano è tornato davvero e rotte le catene troverà i suoi spazi e le sue rivincite molto presto.

Quindi, caro bimbo, coraggio e palla al centro!!! Una bimba con le fossette sorridenti ti sta già applaudendo e lo sai…

L’onestà intellettuale come ricetta da cui ripartire e proseguire

Carissimi Amici,

mi pare doveroso condividere con Voi alcune mie considerazioni in merito al dato elettorale ieri notte appalesatosi. E lo farò senza attendere gli opportuni imprimatur che magari arriveranno a buon bisogno dall’alto. Chi mi conosce sa quanto sia genuino e spontaneo e pertanto capirà questa mia scelta. Da una scelta civica si partiva e dalla stessa si dovrà proseguire dopo una corretta ed approfondita analisi.

Io credo fermamente in un impegno politico serio e coscienzioso e per esso continuerò a lavorare e battermi.

Ieri come alcuni avranno letto in una mia scarna nota via Facebook ho assaporato varie emozioni anche discordanti tra loro ma vissute come sempre faccio in tutto e per tutto e all’ennesima potenza, con orgoglio, “patimento” anche ma estrema veridicità midollare. Di getto, come dicevo ieri, a caldo e di pancia mi passavano per la testa pensieri malsani ma alla fine, al di la di una legge elettorale becera che tutti conosciamo, mi piego ad un dato di sovranità popolare espresso attraverso le urne nell’essenza della democrazia in cui comunque credo come profondo valore senza sé né ma. Poi ci sarà un tempo per disquisire su come condurre una campagna elettorale per vincerla…ed ecco, in parte, tale tempo è adesso.

Per fortuna, questa era soltanto la mia prima esperienza di politica vera, vissuta comunque tutta d’un fiato e con i mezzi dell’onestà, della passione, della serietà/sobrietà negli atteggiamenti e della consapevolezza dei contenuti.

Gli italiani hanno dato la loro opinione e a Noi, che vogliamo far politica spetta un compito di pedagogia civile condivisa con gli italiani stessi.

Una partecipazione diversa, pertanto, una politica partecipata ma sulla base di programmi e messaggi diversi. Messaggi che siano vicini ad una realizzabilità e sostenibilità attuale da un lato (al netto di lordo e tare varie) ma non trascurino le risposte che l’italiano medio vuol sentirsi dare su tematiche pesanti, contingenti e reali, tali da generare reazioni forti ed univoche come quella avuta dal dato urne. Compito arduo senz’altro ma attrattivo per chi come me ama le sfide e mette empatia e passione in ciò che fa. Un’empatia che sia linea guida di un percorso ampio e vasto, duro e tortuoso. Un sentiero stretto quindi ma tale da farti sentire dentro la forza di spaccare il mondo per la voglia che tu hai di realizzarlo, rendendo il viottolo acciottolato di montagna un’autostrada a più corsie.

Ora, si potrebbero sprecare le frasi fatte ed eviterò di cadere in facili proverbi ma una cosa seppur scontata voglia dirla ancora. Ieri, seguendo le varie tribune politiche, assistevo a ciò che per anni ho visto: dopo un election day tutti cantano vittoria ed io ho sempre osservato con diffidenza tale fenomeno “sociale”. Io, nel mio piccolo quindi, affermo che percepisco il voto come una sconfitta (magari mezza…) fatti salvi tutti gli opportuni discorsi su novità del progetto da me scelto (e lo rifarei con forza!), retaggi ancestrali anti-montiani, etc. etc.

E da tale sconfitta voglio ricominciare con nuove motivazioni/energie; anche questo appare scontato e sin troppo ovvio, ma è il lapalissiano messaggio conclusivo di una mia mera valutazione neofita del voto, della democrazia, delle strategie e del dato incontrovertibile che voglio ripartire dall’onestà intellettuale e far di essa la ricetta iniziale del mio proseguimento di progetto politico.

Coraggio Italia!

– 26: Non solo di pifferai ma anche di burattinai abbonda il Bel Paese…

La campagna elettorale prosegue senza soluzione di continuità. Oggi una lunga chiacchierata al telefono con un amico col quale ho vissuto altre campagne elettorali, seppur universitarie, mi ha dato grande gioia. Quello spirito costruttivo col quale dal nulla abbiamo creato se non tutto quantomeno molto può e deve a buon bisogno esser ricostruito. Anche perché il nostro Bel Paese, e non solo ai vertici della politica ahimè, abbonda di loschi figuri che con il bene comune e l’interesse dei molti poco hanno a che fare. Anzi, tutt’altro: sono coloro che potrebbero facilmente concorrere il 24 febbraio (strana congiunzione astrale di date…) all’Oscar per il Premio come Miglior Attore Protagonista del “film” cult italiano “L’Ingordigia dei mediocri”. Ebbene sì, purtroppo però, essi pullulano e si annidano in ogni dove. Ciò che è più imbarazzante e svilente è che si assista a carovane di tizi/tizie che dietro a questi energumeni sprezzanti del bon ton etico-sociale, si accalcano e in maniera ingenua, volente e/o nolente contribuiscono al loro trionfo. O meglio, a quel che Pirro definirebbe vittoria ma che al netto di lordo e tare varie forse forse…sperem come direbbero nella mia città di adozione (anche politica, adesso).

Ma ora bando alle ciance torniamo al lavoro utile, alla campagna elettorale, agli eventi, ai contenuti: io dietro le quinte mi sto già muovendo da tempo, ora però è giunto il momento di salire in campo, salire in politica per dirla alla Monti. E a chi mi chiede in questi giorni il perché rispondo in maniera semplice, sintetica, passionale, empatica: Salgo in politica per riportare la stessa ad “esser la più alta forma di carità” (cit. papa Paolo VI) e per completare l’opera che il mio antenato Emanuele non riuscì a portare a termine in quanto prematuramente scomparso. Oggi, Tutti Noi abbiamo un compito nobile: dobbiamo far in modo che l’Italia dimentichi presto di esser stata chimera timorosa e torni ad essere invece bimba vivace.

Il resto sono solo inutili chiacchiere/parole, magari da Oscar, ma sempre tali rimarranno e quindi lasciamole alla notte di Los Angeles, dove il pass lo avranno in tanti: i premiati di cui sopra, i pifferai ma anche i tanti burattinai di mestiere. Ergo, a chi dice che in Italia non si dia spazio all’artigianato ci sarebbe da ricordare queste categorie forse…

Godiamoci invece la nostra bimba vivace in crescita e procediamo!

Coraggio Italia!

– 34: per la serie l’Italia è un Paese di tecnici…

Ieri è stata una giornata memorabile che ha soppiantato una stagione di tanti dolori e sofferenze generate da errori (anche personali) plurimi di soggetti plurimi. Pertanto ieri, da vittima sacrificale, di un disegno ordito dal Fato per mezzo di soggetti rei inconsapevoli (nella stragrande maggioranza dei casi) piuttosto che consapevoli, mi sono finalmente sentito rinato.

Alcune ferite, per forza di cose, permarranno seppur come lontano ricordo e mi permetteranno di riflettere in futuro sulla modalità di esternare pensieri ed ideali, che seppur reputati mia essenza e mia internalizzazione, potrebbero ledere gli affetti più cari. Affetti più cari che non colpevolizzerò mai, in quanto anche loro perseguivano ideali personali e la “colpa” di avere fiducia in un progetto inanimato ha portato spesso a dare opportuna sponda a chi un’anima ce l’ha anche se molto distante dal mio modo di intendere e vedere la realtà. Ma andiamo a capo e ripartiamo…

Ripartiamo quindi da Mario Monti, persona che ha consentito al sottoscritto di riscattarsi a livello personale e soprattutto sociale facendo ciò che avevo sperato per mesi: concedermi uno spazio fattivo in cui potessi esprimermi con le mie capacità, senza se e senza ma.

È per questo che la stima verso questo personaggio sarà sempre costante e ferma. Mario Monti dimostra nel piccolo della mia storia personale che le cose di Tutti vanno gestite opportunamente da Tutti o se preferite da Tanti e non da ristrette cerchie di pochi eletti. Bisogna dare spazio a chi ha voglia e competenze e non isolare nel piccolo del proprio cortile elementi tra l’altro non propri (ma di Tutti) che potrebbero giovare dell’apporto anche di soggetti un po’ “polemici”, ma sempre nell’ottica costruttiva del lavoro comune per obiettivi comuni.

Pertanto, a chi critica il Senatore, oggi rispondo con la mia storia e con una nuova metafora che fa il paio con quella precedente prodotta sul mio blog.

Il tema della disputa è sempre SuperMario ed i conti pubblici. Ma facciamo un passo indietro e addentriamoci nella metafora, oggi calcistica (l’Italia è un Paese in cui il calcio non può mai mancare, nds) dell’allenatore vincente che fa da contraltare a colui che fallisce e viene esonerato. L’esonerato in questione potrebbe esser a buon bisogno uno che nel calcio è Presidente in realtà, anche se il suo atteggiamento ipertrofico e accentrante lo ha portato spesso anche a cozzare coi tecnici perché si sostituiva a loro. Ma come lui anche altri soggetti della vecchia politica hanno fallito e pertanto gli italiani hanno l’obbligo morale di esonerarli. Caso contrario, per il nostro Mario (ora non scrivo SuperMario per non generare confusioni con il noto calciatore…) che chiamato in emergenza dopo un esonero obbligato dei vecchi tecnici è salito Lui in cattedra (e per un Rettore il ruolo ci sta…) e da “tecnico” ci ha fatto raggiungere la salvezza. Impresa ardua, ricca e pregna di sacrifici per Tutti. Impresa ancor più significativa se si considera che Marione (e qui i romanisti non pensino al noto commentatore/conduttore radiofonico, nds) ha preso in mano una squadra allo sbando, con pochissimi mezzi a disposizione (se non quelli della sua competenza e di quella del suo staff tecnico), zero risorse e rabberciamenti vari tali da poterlo considerare un team che giocava la sua partita in inferiorità numerica (10 uomini o anche 9, 8, etc.). Eppure, quel tecnico poco “cabarettista” (e BEN VENGA che sia così!) e poco avvezzo ai microfoni e le tv, senza aver condotto un calciomercato degno di tale nome ha salvato l’Italia, che partiva peraltro, e con questo concludo lo scenario da catastrofe sportiva, con una penalizzazione per nefasti comportamenti dei soliti noti precedentemente detti (leggasi: una sorta di “calciopoli” della politica da Italietta).

Ora però, i supporters (gli italiani) vogliono che SuperMario faccia affermare la nostra bella squadra ad alto livello. Gli obiettivi sono lo scudetto innanzitutto (che potremmo codificare come raggiungimento di una stabilità interna ben salda e duratura) e poi la Champions League, ovvero il massimo palcoscenico europeo (e l’Italia vuole e deve tornare a contare in Europa…). E se poi, come spesso avviene, l’appetito vien mangiando così come la convizione nei propri mezzi e capacità, si raggiungessero i tituli (per dirla alla Mourinho) di cui sopra, allora potremmo osare ancor di più e ipotizzare scenari vincenti dell’Italia e quindi dell’Europa a livello Mondiale.

È chiaro però che per vedere realizzati questi sogni c’è bisogno di Tutti Noi (gli stessi italiani anche supporters sovra menzionati) che dobbiamo sostenere il Mister Monti ora, adesso e subito affinchè si vinca assieme per la storia e con la storia.

Io ci credo fermamente!

Coraggio Italia!

– 35: Mario Monti e…la “chirurgia”

In tanti ce l’hanno con Monti per la sua politica fiscale ma vorrei rifletter con Voi su una serie di assiomi incontrovertibili.

È ineludibile che la priorità quando Monti è giunto al governo definito dei tecnici fosse la messa in regola dei conti dello stato. Poi ci potranno esser le varie valutazioni di carattere economico-socio-politico in merito alla crisi: essa è figlia dei tempi, così come è indubbio che vi siano paesi egemoni ed altri no, anzi, molto spesso all’opposto della fune; ed ancora, crisi sì, mah…quali soluzioni nel piccolo dei nostri confini e altrove? Insomma tanti interrogativi e poche, pochissime certezze. Una su tutte: l’Italia doveva recuperare credibilità a livello internazionale e di sicuro SuperMario godeva e gode di stima immensa da parte di istituzioni e governi europei e non. I detrattori potrebbero ora incappare nell’errore banale di dire: “Certo che dopo Bellachioma, chiunque…”, ma focalizziamoci sui contenuti e lasciamo ai talk show politici il resto delle considerazioni.

Eravamo rimasti al salvataggio dell’Italia dal tracollo, dal fiscal cliff (per dirla in termini anglosassoni) e quindi fu individuato in Mario Monti il tecnico che doveva occuparsi di tale difficile incombenza. A lui spettava il lavoro sporco e i vari parlamentari furono ben contenti di avere un ipotetico futuro capro espiatorio delle loro nefandezze e se vogliamo, per esser ancor più precisi, delle nefaste politiche di 20 e più anni di politica dell’aria fritta ambidestra e/o ambisinistra (neologismo da par condicio, nds). Tutto ciò è assolutamente innegabile ed inconfutabile!

Ma proviamo ora a ricondurre tutto il discorso ad una metafora vicina alla mia professione di medico…

Pensate alla chirurgia. Ed ora riflettete sul fatto che possono esserci interventi chirurgici con caratteri di urgenza/emergenza ed altri definiti, invece, elettivi.

Ecco, nei primi la priorità è l’intervento in sé e per sé al di la di tutte le altre possibili valutazioni. E quindi il chirurgo deve operare, punto. Quel chirurgo è stato proprio il nostro amico Mario Monti; con lui hanno cooperato anestesisti, cardiologi, ferristi (leggasi i politici di destra, sinistra e centro al momento in carica) che facevano però parte di una equipe precostituita e della quale e con la quale il Senatore aveva poco a che fare, ma tant’era…

Un’equipe, una squadra che lo ha appoggiato solo in ristretti ambiti di intervento, ambiti compatibili con un certo modo di fare e vivere la politica che ben conosciamo. È ovvio dunque che lo spazio di iniziativa fosse davvero risicato per il nostro Senatore.

Ora però abbiamo l’opportunità di ricorrere ad una chirurgia elettiva (mai termine fu più appropriato…) che deve completare l’opera di rimessa in salute del paziente (ovvero la nostra bella Italia), ieri salvato dal decesso, oggi opportunamente da riportare ad antichi lustri, fasti e benessere. Ora quindi non abbiamo fretta di agire, abbiamo i tempi tecnici per far bene e soprattutto Mario Monti può scegliere con il nostro sostegno, con il supporto degli italiani la sua equipe di medici validi, competenti e soprattutto coesi nell’ottica di ridare dignità al nostro “Bel Paese”.

Coraggio Italia!

– 39: I dischi rotti e i Figli della Vera Democrazia

Di dischi rotti se ne sentono ogni giorno a miriadi. E non sempre devi accendere la TV e affacciarti sulla finestra politica per renderti conto che è un’usanza ben più ampia di quello che si possa credere.

La verità può far male così come spesso il perpetrare le proprie idee con fermezza e onestà intellettuale, ma è la via maestra per raccoglier risultati seri e concreti, per far vincere la vera forza della democrazia, quella condivisa e partecipata in maniera reale da tutti e non da pochi oligarchi fautori della “dittatura democratica”. La scelta è quindi tra l’esser piegato al sistema e/o annidato riccamente nello stesso oppure impegnato in una lotta senza sosta per i propri valori ed ideali anche a costo di sacrifici enormi.

Viene poi il momento però in cui si deve opportunamente cambiare strategia, non una ritirata, intendiamo, ma piuttosto un rilancio della propria valitudo oltre l’ostacolo decidendo di investire le energie diversamente: non più un piano distruttivo laddove non è possibile ottenere spazi e riconoscimenti se non con la forza e la violenza (leggasi: Le figlie del “Despota Male”), ma progetti costruttivi da realizzarsi altrove e con volti e risorse nuove (i.e.: I Figli della vera Democrazia).

È per questo che ringrazio oggi Luca, Mario, Anna, Ludo, Marco & Co. che mi stanno facendo respirare di nuovo la bellezza della condivisione e del confronto, della critica costruttiva mai fine a se stessa, della parola e dei contenuti, ma soprattutto dell’opportunità: è la mia opportunità, è la Nostra opportunità, è la Vostra opportunità!

Coraggio Ragazzi!

Coraggio Italia!

– 42: scoppia la prima polemica…ma si procede coi contenuti e la fame di fatti!

Il titolo la dice lunga:

-42: scoppia la prima polemica! È il segnale che si fa sul serio Cari Amici…

Alcune mie affermazioni nate da una veloce risposta a post artatamente inviati da chi ha esperienza politica da vendere (partito e/o sindacato; quello vero peraltro e non quello di odierna memoria, nds) e fa campagna massiccia, di trincea hanno generato incomprensioni e polemiche che è giusto che io chiarisca.

Non lo faccio per cercar scuse: “chi si scusa si accusa!” o se preferite “excusatio non petita…”

Un caro mio amico mi ha consigliato di cancellare certi personaggi ma io reputo che il contraddittorio politico non sia da distruggere, anzi tutt’altro.

Certo magari, l’esperienza mi direbbe di diffidare della comunicazione 2.0 tipo mordi e fuggi. A volte ciò che vuoi esprimere in due parole non sempre arriva al destinatario come ti eri prefissato ed ovviamente c’è chi lucra su ciò. Mi direte, ha ragione Grillo quindi? Non voglio prendere via traverse ora, ma di fondo l’idea che l’inesperienza della agone politico sia un deficit è reale, che poi ciò possa esser scusa a vario titolo e livello e altro discorso. È facile nascondersi se è quello il principale obiettivo, così come è facile controllare con i crismi del regime totalitario mascherato le teste dei propri adepti facendo leva più che sull’ignoranza (sarebbe troppo facile chiuderla così) sull’ingenuità che in loro regna.

Ma tornando a Noi, essendosi visti toccare nel profondo dell’animo, alcuni miei carissimi amici, leggasi il Vate Stefano piuttosto che Amerigo (mio padre putativo arbitralmente parlando) o ancora Roberto Paolo, mio “fratello” di studi universitari, è giusto che io chiarisca mie frasi e/o atteggiamenti.

Credo fermamente nel progetto Monti che ho sposato perché poggia di fondo su una politica del fare e dei fatti. Una politica della concretezza che tenta di opporsi alle alterne fortune (sarebbe da dire sfortune in realtà, nds) della politica dei piccoli o grandi partiti/partitini che essi siano. Tale sistema ha fallito ed è indubbio così come è indubbio che discorsi sterili del tipo “non ho mai veramente governato” oppure “non ci hanno fatto governare” che oggi si sollevano da ogni lato dell’emiciclo parlamentare e dei suoi sostenitori siano fini a se stessi.

Di sicuro, anche a seguito di questa mia puntualizzazione, torneranno sterili repliche da politica vetusta e qualunquista a cui mi ero riproposto di non fornir risposte forbite e lunghe come la presente. Ognuno esprima la sua idea, saranno poi altri i contenuti di vero interesse nazionale. Ognuno la vedrà a modo suo e ad oggi io la mia idea ce l’ho ben chiara e sicuramente è un’idea che non si confà a tanti discorsi figli di un passato rigido e privo di margini di sbocco per una rifioritura del paese. Perché affidarsi a sentieri triti e ritriti se hanno più e più volte fallito? Perché perseverare laddove non c’è mai stato spiraglio di luce se non per meri e fatui sprazzi? Come vi dicevo, criticate pure e rimanete nel vostro recinto di posizioni ancestrali. Non sarò io a scagliarmi contro di Voi e le Vostre idee. Se il paziente sul lettino (leggasi: l’Italia) si riprenderà o meno non dipenderà certo da me (ahimè) stavolta. Certo non mi farò colpire da disegni minuziosamente confezionati di chi ha operato per anni in certi ambienti di politichese e/o fantapolitica. Il mio risponder veloce era anche una forma di rispetto per chi comunque crede in certe dinamiche e le sostiene, ma rifuggire totalmente da un’opportuna replica ha generato incomprensioni che ora sto cercando di dipanare. Ovvio, altresì, e lo ribadisco che non presterò il fianco alle solite polemiche e quadri della politica. Ognuno fa il suo, come dicevo e l’acqua non può tirarla dalla parte del mio mulino. Negli ultimi giorni, c’è anche chi con astio ingiustificato (e a dir il vero, perseverante ormai da mesi ahimè), mi ha definito un candidato di servizio (leggasi: di rincalzo!), ma a me poco me ne cale…

È utile pertanto ribadire ed ulteriormente argomentare che il mio post veloce in cui parlavo di spazi concessi non era da interpretarsi come “chiunque mi darà una poltrona è degno”. Intendevo invece dire che mi sarei “turato il naso” (cit. dotta che sapete bene a chi ricondurre) ed avrei qualora fosse stato utile alla causa non personale bensì del paese, sposato una linea lontana da mie ideologie di fondo nell’ottica di un’armoniosa politica post-ideologica: ovvero, non la post-ideologia sposa dei vari Berlusca moments & friends ma un concetto più globale e moderno dell’affermazione. La globalizzazione è ormai concetto compenetrante i campi e i settori della vita comune e non solo termine da ricerca wikipediana.

Il punto, per porre la chiosa, è che quel naso i vari “partitelli” di cui sopra non permettono di turarselo ed io oggi aggiungo con forza e convinzione estrema (e scevra da apriorismi di facciata): per fortuna!

A presto Cari Ragazzi!

Quella medicina che il SoMMo definiva Sogno

È ufficiale! Si parte!

E lo si fa col botto…

Se mi avessero detto un anno fa che sarebbe andata così avrei invocato come minimo la semi-infermità mentale di chi avesse propinato una simile ipotesi. “Farlocca” agli occhi del deus ex machina della razionalità.

Ed invece è un sogno divenuto realtà, l’inizio di un’esperienza da vivere tutto d’un fiato senza se e senza ma con lo spirito giusto e solito: pochi fronzoli, tanta sostanza e soprattutto grinta allo stato puro. Una grinta che si era assopita negli ultimi giorni: il SoMMo era contrito. Non era il solito. Non sorrideva in modo adeguato e tutti lo notavano (anche personaggi che Lui conosceva poco come Sara Rosaria…a cui dico GRAZIE, nds). C’era qualcosa che si era rotto nella sua psiche. Passava giornate ad aspettare un segnale dal suo freddo cellulare. Aveva incubi in cui personaggi noti o meno lo turbavano; oggi tizio, domani caio, dopodomani sempronio…accoltellamenti, dolori, angosce…

Eppure un roseo disegno divino era dietro l’angolo in fervida e silenziosa attesa e attraverso proprio quel freddo cellulare si è appalesato ieri pomeriggio.

“Sei candidato alla Camera dei Deputati!”…la voce dall’altro capo del telefono è illustre (e pertanto stasera taciuta). Il mio sorriso: immenso!

Ecco la grande vittoria per il reietto polemico. Il Don Chisciotte di inutili mille battaglie sterili (a prima vista). Il “Giustiziere” di se stesso e della sua vita privata. Colui che forse non aveva tutti i torti (ed anche oggi ci sarebbe da polemizzare e scrivere a iosa, nds) su concetti generali e personaggi incensati dalla critica di chi avrebbe fatto la sua felicità se solo avesse lasciato uno spiraglio al beneficio del dubbio ed alla forza dell’amore. Ed invece tali riscontri non ci sono mai stati ed oggi ancora c’è chi evade i confini del lecito e del sensato, gli steccati del buonsenso e dell’onestà intellettuale, gli argini dei valori di cui i perbenisti di facciata si fanno promoter…

Sono scelte, del resto e come tali le si devono analizzare mantenendo però, seppur non sia facile, un opportuno distacco, una corazza di difesa da grande lottatore.

Le ferite ci sono e ci saranno (forse), ma oggi una nuova medicina e medicamento le sta curando. Quella medicina che il SoMMo definiva Sogno. Quel medicamento che tanti mesi or sono il web 2.0 vide comparire in una chat…

Grazie Emanuele!

Questo è solo l’inizio, te lo prometto!

Coraggio Italia!

La coerenza dell’esser incoerenti

Qual è lo sport più popolare in Italia? Il calcio direte e come risposta potrebbe starci. Ovvio. Ma in verità, se volessimo fare un’analisi più profonda scopriremmo e condivideremmo Tutti, verosimilmente, che è sport popolar-nazionale la coerenza dell’esser incoerenti!

Titolo a nove colonne sul mio blog oggi e diktat da Italietta ormai da anni, decenni, per non dire secoli.

È classico ascoltare proclami poi disattesi.

Ad onor del vero, se guardiamo anche a “cugini” europei d’oltralpe qualcosina di simile la si può scrutare, leggasi Merkel, che giorni fa sulle pagine di Repubblica, veniva dipinta come Merkiavelli in un interessante parallelismo fra le idee che l’Uomo rinascimentale teorizzava nel suo Principe e le dinamiche politico-decisionali della teutonica frau Angela.

Ma se il ritornare su proprie posizioni può esser recepito, a buon bisogno, come un processo di crescita anche culturale, in talune situazioni/contesti è pur tuttavia vero che nei nostri lidi, ciò avviene (quasi) unicamente per permanere e far radici nell’immobilismo.

Io mi auguro, che siano davvero maturi i tempi per salire di gamma e svoltare, ma lo spettro del mala tempora currunt, sed peiora parantur è dietro l’angolo.

Io vi assicuro la mia estrema volontà al che le cose cambino davvero. Non serve un uomo solo, il one man show, eroe di giornata.

Oggi, leggiamo della condanna dell’ultimo “divin cortese” della scena dei nostri anni, il Bellachioma di travagliana stesura/memoria. La sentenza di ieri è stata da tanti attesa e agognata da tempi immemori, ma senza voler scendere nella disputa/analisi politica, che ben più alte e note eminenze grigie mie amiche faranno (coraggio Stefano, Lorenzo & co.), io chioserei dicendo: è davvero il tempo del “o adesso o mai più”. Frase fatta, scontata, bagaglio dell’idiozia dell’ovvietà ma fatto sta che io mi aspetto ciò.

E quindi se guelfi e ghibellini ora si scateneranno nell’argomentare sui legami, peraltro innegabili e ancestrali, tra politica, giustizia e modo in cui usare quest’ultima, io mi soffermerò sulla politica del fare, la vera nuova bimba vivace che spero nasca da questo segmento buio di storia italica.

Senza dubbio, di luce ne sto vedendo poca, ma ciò non mi farà perdere le speranze e le motivazioni eccelse che mi spingono a voler ancora lottare per costruire, piuttosto che distruggere. A sentir la pulsione dell’etica, piuttosto che le false emozioni calamitate dall’ingordigia dei mediocri.

Mediocri che trovi ovunque, dovunque, pertunque…mediocri che la società civile rifiuta…mediocri che ahimè sono sempre lì per un assett clientelare del sistema Italia, difficilmente espugnabile, ma non per questo da considerarsi invincibile tale da farci cadere nella depressione delle idee e nell’ignavia dei progetti innovativi e vincenti.

Progetti che però non possono prescindere dal nuovo, nuovo inteso in ogni modo, non come nuovo personaggio, ribadisco.

Serve invece una nuova mentalità, plurale e condivisa. E che non sia, ovviamente, un todos caballeros ad accaparrarsi di benefit vari (economici e non).

Solo questa è la strada da percorrere, anzi l’autostrada che ci condurrà ad una vera rigogliosa Terza Repubblica.

Altrimenti sarà l’ennesimo con c’è due senza…e preferisco non terminare la frase per far conservare la speranza anche a Tanti di Voi (e di Noi) NUOVI, per l’affermazione della Nostra NUOVA MENTALITà.

Coraggio Italia!