Categoria: sofrologia

Gracias chicos! Nos vemos pronto…

La vita nel suo fluire lento o veloce ha dei momenti inarrivabili. Osservarne le sfumature è compito apparentemente facile e banale, ma dirompente nella sua utilità.
Dopo mesi di frullatore da iperattivo incallito mi sono regalato pochi giorni (rigorosamente pochi poiché non sia mai che mi ci abitui, nds) di stacco in una delle mie tante dimore da cittadino del mondo.

Location: Palau. On the SEA con attori protagonisti: Sara, Eva, Alessandro. Sembra un gioco fatto di lettere e acronimi, ma vi assicuro che è molto di più e voglio provare a trasmettervi con la mia penna forse a tratti incerta, ma pervasa da una piena e totale empatia che la meglio gioventù l’Italia la possegga ancora.

Basta cercarla!

I tre personaggi che fossero stati 6 avrebbero ispirato ben altra penna nel secolo scorso, statene certi, mi hanno confermato una mia vivida certezza: se nel tuo Destino sta scritto, tutto l’Universo trama affinché Tu possa realizzare quel sogno!

Immersi sin da giovanissimi in grandi città, a cui hanno saputo tener testa, hanno sperimentato quello che per i milanesi è la propria città: la compagna fedele che ti aiuta ad allargare gli orizzonti.
Di sicuro la penna di Pirandello saprebbe descriverli molto meglio di quanto io adesso possa provare a fare, ma Lui, abbastanza “chiuso” gioco forza, nella mentalità della sua era, non Vi avrebbe coinvolto in un gioco sagace che vado a spiegarvi…

Associate a vostro piacere le tre descrizioni che sto per farvi e “conoscerete” Sara, Eva e Alessandro.

Uno di loro è il personaggio picaro, filosofo e bon vivant che mi ha tramesso questo concetto che sposo appieno: la vita è l’arte di creare relazioni che siano inossidabili nel tempo e su cui si possa fare sempre affidamento.

Chi invece ha sofferto tanto e ce l’ha fatta sa suggerirti una regola fondamentale di vita: Tutti Noi abbiamo l’impressione di essere ancora in tempo su qualunque cosa, ma non è vero. La vita è adesso per dirla alla Baglioni e non c’è sempre una prossima volta.

Infine, se sei capace di assaporare con gusto una cena fino a leccarti le dita (ed io adorooo ciò!) in questa vita non puoi che spaccare, come direbbe il mio amico Zio Fausto. Certo va tenuto a mente che se siamo troppo granitici nelle nostre decisioni ci spaventerebbe ammettere che abbiamo cambiato idea…

Gracias chicos! Nos vemos pronto…

Il passato è passato (per fortuna)

Ecco a Voi un mio omaggio a un’amica che da alcuni giorni ahimè non posso più contattare con messaggi terreni. Non importa svelarvi il nome ma vorrei celebrarla perché in fondo so che, volendomi molto bene, apprezzerà che io stia pensando a Lei nonché ad un affetto a Lei molto caro.

Qualche notte prima delle sua dipartita avevo fatto un incubo. Sul muro davanti al mio letto c’era una iena lugubre che mi intimoriva e di lato, nel tentativo di fuggire, mi spariva la porta.

Tuttavia, ho un ricordo nebuloso dell’accaduto ma tante altre volte gli incubi, per tutti Noi, esemplificano paure o dei non totalmente risolti delle proprie vite: classico il non riuscire neppure a svegliarsi per allontanare le ansie da vissuto infausto notturno. Ad esse, la mia amica protagonista dell’odierno cammeo avrebbe dato una serie di risposte sulla scia del titolo (che a qualcuno/a nel leggerlo strapperà di sicuro una lacrima, ma spero di gioia, nds):

Se hai una cosa dentro falla accadere sennò ti distruggerà.

Oppure

Laddove si ama non cala mai la notte!

Poi, dopo avermi ristorato mi avrebbe confessato di esser preoccupata per sua figlia e chiesto in virtù del mio saper legger gli sguardi se anche io la vedessi piena di dubbi e ansie che si potevano contare ad una ad una. Aveva l’impressione che avesse intrapreso ultimamente una tattica di manomissione delle parole allo scopo di aiutarsi a sopravvivere e soprattutto volendo tutelare l’ “innocenza” dei propri cari cercava di tenere a bada la sua vera istintuale empatia senza far trasparire nulla all’esterno.
Ma Lei lo sentiva…

Ed in fondo anche io.

Il motivo sostanziale, poi, è che la verità sia come il sole: si può nascondere per un po’ ma non per questo scompare. Ecco perché io stesso vivo molto spesso nell’angoscia che qualcuno scopra cosa io abbia dentro per davvero…
Anche perché ho ormai trovato un equilibrio che mi concede di non farmi troppo scalfire dalle molteplici avversità ed insoddisfazioni: il mio piccolo grande segreto della vita!
Il segreto di saper trattenere i momenti belli come ad osservare il mare di notte: senza ferite.
Una super strategia atta a nascondere nei surrogati d’espressione della propria indole i momenti d’angoscia e le lacrime di difficoltà.

Ma come direi oggi ed in futuro a chi da lassù mi sta osservando: il rumore della paura non avrà mai casa nel vissuto di sua figlia perché io le promesse le mantengo e Lei inizierà a sorridere magari di nascosto avendo capito a cosa io mi riferisca…
Ed io, al contempo, finalmente potrò ritrovare la porta d’uscita e osservare che in fondo quel quadro tetro di fronte alla testata del mio letto è adesso girato e non può più tenermi testa!

ahia, tricchete, tantarobba!

Quante volte uno sguardo ci ha raccontato o fatto immaginare di qualcun altro più di 1000 parole?!

Uno sguardo che è stato ieri per me uno dei regali di un pomeriggio, per tanti versi sui generis. Una chiacchierata di quasi tre ore, inaspettata anche per tali modalità e tempistiche che, magicamente mi ha riportato indietro nel tempo in quel della mia città natale, facendomi sentire primo e secondo violino al tempo stesso e cittadino del mondo sotto ogni cielo.

Avevo riflettuto nei giorni precedenti a questo incontro. Tanto. Incuriosito dall’idea di poter esser al cospetto di una vera icona di stile che però immaginavo potesse racchiudere l’epitome del suo successo nella sua profonda intelligenza.

Di sicuro, in tanti le avevano detto, le dicono e diranno che è bella. Ma mancherebbe qualcosa…

Appiattire la grandezza di una grande donna con la D maiuscola rintanandosi nei facili cliché dell’estetica sarebbe sacrilego! Poiché da che mondo è mondo, cercare la bellezza delle persone è esercizio di stile, per pochi eletti, ma tale bellezza vale molto di più della perfezione dei lineamenti o della bellezza dei corpi. E a consuntivo del pomeriggio di ieri lei è #tantarobba (cit. da titolo, leit-motiv di un mio amico arduo lavoratore del sud-Italia).

Se poi mi chiedessero di riassumere in pochi scatti questo incontro-evento esordirei citando il momento in cui lei è giunta dritta al cuore del…cardiologo stanandolo da dietro quel muro che nemmeno fosse la storica Berlino: in pochi minuti ha colto quello che in tanti/e non sono state in grado di carpire in tempi molto più lunghi.
Fortuna? Forse.
Bravura? Anche.
Intelligenza? Soprattutto…

E mentre le raccontavo da fine elzevirista pagine della mia vita che sembravano sceneggiature fantasiose più che vivide rappresentazioni della realtà, lei sorrideva, annuiva e via via si svelava un po’.
Ed io, nel fondere il registro del fare da elzeviro con quello del magico realismo popolare, iniziavo ad andare oltre attivando il mio pensiero laterale…
Nessuna protervia sia ben chiaro. Nessun affondo troppo confidenziale. Purtuttavia un non so che di sesto senso che il mio amico di cui sopra avrebbe definito con l’hashtag

#ahia

Una profondità appena percepita, in punta di piedi, di lato e defilato, quasi fossi alla ricerca di un canale sottaciuto di ansia e preoccupazione da poter ristorare (o quanto meno provarci) per dirle grazie non soltanto a voce, con il blog e nelle parole, ma anche e specie con una funambolica e sofisticata finezza.

Del resto, nella vita, tutto ha due facce, non soltanto le medaglie: occorre solo saperlo!

#Tricchete … direbbe sempre Lui.

A presto!

rivoli di emozione nel fiume dell’empatia

A volte basta una foto, uno scatto ispirato per eternare un momento. E se tale foto l’avessi immaginata “ieri” l’avrei dipinta con colori di sicuro più spenti perché il reale ancora una volta bussandomi sulla spalla mi ha fatto voltare alla (ri)scoperta di quelle emozioni che sono parte di me e che luccicano di più quando condivise. In ogni inizio si trova, inoltre, un incanto che ci protegge e ci aiuta a vivere meglio.

Un inizio contraddistinto dalla libertà di esser me stesso e non succube di tanti cliché di facciata che sono l’impalcatura delle moderne dittature dell’apparire. Un inizio in cui anche la passione sportiva legata a doppio filo con la mia professione c’era: caso o magia, magia o caso che sia, sono davvero tanti i grazie che vorrei elargire stasera. E per non fare torti a nessuno non procederò per nomi ma per sentieri di rivisitazione emozionale racchiudendo un mondo di sguardi e sorrisi magari in prosa, nel modo che più mi aggrada nelle mie serate solitarie inframmezzate anche da musica e fornelli.

Insomma, un vero e proprio dominio della scena nel territorio dei prodigi, degli incontri speciali, della felicità possibile e della normalità (finalmente) ritrovata anche al di la dei confini meramente retorici.

E quindi impugnando stasera la sintassi come ieri con maestria i calici manteniamoci nel sorriso: abbiamo insieme riversato una serie di rivoli di emozione nel fiume dell’empatia e soprattutto abbiamo capito quanto essi siano in fondo capaci di distruggere ogni argine di indifferenza…

Grazie a Tutti e al prossimo #CardioPneumoTalks

aspettando sorrisi nascosti…

Pochi giorni fa Milano mi faceva “compiere” 13 anni…

Tuttavia, preso dalla mia vita #alwaysON soltanto adesso mi dedico al libero sfogo dei miei “festeggiamenti”. Festeggiamenti atipici come nel mio stile: tutti sanno infatti, specie chi mi segue da anni su questo blog, che il difficile mi piace e l’impossibile mi seduce!

Eccomi dunque qui a sfogarmi in uno dei miei stream of consciousness che avrà però stavolta le credenziali della novità, poiché scoprirete in anteprima un capitolo, una porzione del romanzo che a breve pubblicherò…

Giorni fa un amico (un paziente in realtà, ma che ha apprezzato il mio modo di essere al punto di scalare la vetta dell’amicizia…) mi diceva che ci siano due modi di vivere il quotidiano e facendo mia questa sua poesia ieri trasferivo il tutto nella chiacchierata con una mia collega, junior.

Junior come la speranza. Junior come la voglia di sorridere. Junior come a breve sarà il mio romanzo.

Ognuno di noi ha strade che non ha preso. Ognuno di noi ha rimpianto momenti, luoghi, persone. Nel suo viaggio Camillo, stava cercando cosa, chi e soprattutto perché? Forse, soltanto il suo fidato amico Andrew ne era al corrente. Ma mentre passeggiava sul lungomare di Napoli nella sua testa si affastellavano ricordi che solo quegli occhi di ghiaccio riuscivano a renderci ignoti. Un ambulante gridava quasi a tentare di rompere quella cortina di ferro che teneva uniti i suoi più profondi intenti. Pensieri infuocati che avevano fatto, negli anni, davvero il bello ed il cattivo tempo; stagioni di un'esistenza in cui spesse volte la sua risposta era stata unicamente "vita-privata-spostati".
Catturato d'attenzione da una folata di vento che aveva buttato giù delle lattine di coca disposte a semicerchio, estrasse dal suo blazer, l'immancabile taccuino che "tradiva antiche passioni" (se così si può dire). In quella città aveva camminato molto: sgambettii da bimbo forse nemmeno più nella sua memoria e poi i primi passi da giornalista in continua lotta col mondo. Una lotta circolare con sullo sfondo Maradona. E chi sennò in quella meravigliosa perla della nostra Italia.
Era sempre stato davanti e ne andava, forse soltanto oggi benché a suo modo, fiero. Nonostante i limiti che provava ad imporgli quel padre-padrone, ingombrante, aveva imparato a conoscersi in quella sua cifra stilistica oscillante fra un vittimismo mai soltanto piagnone ed un gigantismo ironico.
Così aveva sempre sbeffeggiato i suoi "nemici"...

#COMINGSOON #SORRISINASCOSTI

borsa da lavoro e carica-batterie

Sgoccioli finali di anno e mi pare giusto ricomparire.
Sono mesi in cui ho centellinato i miei pezzi blog.
Molti sono i motivi ma non mi dilungherò su ciò oggi.

In genere il fine anno è un’occasione ghiotta per fare bilanci: lavoro, vita privata, sogni…

Di sicuro, gli ultimi anni ci hanno un po’ tolto il gusto di cimentarsi in queste psichedeliche attività-di-fine-anno ma una volta fatto partire il mio sottofondo musicale preferito è stato quasi automatico riflettere e tradurre per iscritto i miei pensieri.

Da dove partire? Forse da qualche sogno tramontato per sempre.
Gli ultimi due mesi dell’anno mi hanno finalmente liberato dal (quasi) fardello di rincorrere l’illusione di un non so che creato da me. Chiariamoci, specie negli ultimi tempi, era divenuto un modo per combattere le paure di una vita professionale costellata da difficoltà emergenti, tuttavia era giusto tagliare un certo tipo di cordone ombelicale.
Lo stare davanti mi costringeva a prendere il vento in faccia. Ma è la mia indole, l’indole di chi non si tira mai indietro, l’indole di chi disprezza chi si rintana nel sotterfugio comodo.
Ho vagato quindi per mesi, da solo, alla ricerca di attimi di serenità che potessero allontanare dalla mia mente il malcontento di ciò che mi attorniava e sentivo tanto distante.
Il gioco che più mi ristorava era racchiuso nella mia vita social, piena di sorrisi taumaturgici e appaganti: surrogati che come Tutti andavo a ricercare qua e la come un rabdomante reietto che si gettava spesso nei messaggi vocali, prima lunghissimi e poi via via più contenuti oppure dava sfogo alle sue emozionalità più profonde attraverso fornelli e… “pastelli”.

Tante ferite via via riaffioravano ma mai ho pensato fossero da allontanare. Parallelamente andavano e venivano momenti e soprattutto persone inspiegabili capaci di passare dall’onnipresenza al ghosting più profondo senza passare dal via.
Fenomeni sociali più che social di un mondo ormai avariato per quel concerne i miei gusti.
Ma tutto serve e soprattutto panta rei!

Certo, per non dilungarmi in eccesso e per non renderla sin troppo amara dovrei cercare una chiosa opportuna, una di quelle chiose da blog che ti prende a schiaffi come se non ci fosse un domani!
Oppure potrei, cogliendo il suggerimento di un’artista conosciuta di recente, tingere tutto di giallo e lasciare in sospeso il finale…

No. Ho deciso sarà un finale di immagini dipinte dall’animo di un VIP quantomeno emozionale che si immagina, adesso, di fronte alla macchinetta del caffè col suo Mentor delle decisioni difficili, un po’ più in sovrappeso di qualche annetto fa ma sempre sagace e risolutore, mettiamoci poi poche righe di messaggistica mai risposte (anche se promesse) ed infine con un bel sorriso chiudiamola con due scatti sereni: un messaggio natalizio che non aspettavi (e ti ha liberato di un grosso magone) e la scena di un uomo sufficientemente astuto dal prendere dal portabagagli borsa da lavoro e carica-batterie…

l’affidabilità nel…”giallo”

Perché nascondersi?

Forse perché il timore di veder svanire fra le mani la polvere di un cristallo fragilissimo ci suggerisce vie più impervie e ancor meno percorribili.
Si fugge quindi dalla verità.
Si gioca a nascondino coi propri sentimenti e desideri.
E si ritiene perfino che manomettere le parole ci aiuti a sopravvivere meglio.

Naaaaaaaaaaaaaaa.

Usciamo invece allo scoperto. Sinceri, affidabili e finalmente in pace con se stessi: sereni e forse anche felici o almeno con la speranza di esserlo magari un giorno.

Una riflessione che nasce stasera sulla via di un percorso di vita alla continua ricerca di quel quid nell’eterna partita fra il dentro e fuori, la mente e le emozioni. Partita che il covid ha sconquassato e ogni qual volta leggi fra le note un qualche sorriso, allora sì che ti torna la speranza che sia vicina l’anabasi.

Durante i miei blog sono tanti i pezzi musicali che fanno da colonna. Oggi però questa riflessione profonda è nata con un brano che ancora una volta mi fa chiedere ogni giorno cosa mi faccia sentire di Serie A. Un brano che forse alla fine non svelerò per tenerlo avvolto da quel fascinoso mistero dipinto di … giallo.

Giallo romanzesco, giallo romanzato, chissà. Un giallo che sia in ogni caso narrato da un’artista che con gli occhi mi ha sottratto alla terra ferma ed immerso nella dimensione che solo chi sa, conosce. Uno sguardo a due, occhi-negli-occhi, tanto intenso da non esser quasi sostenuto da entrambi. Uno sguardo che però da sogno fugace mi sta accompagnando adesso immerso nella mia solitaria stanza del myself nella reale dimensionalità espressiva di emozioni e sapori che sarebbe un peccato sacrilego non condividere…

Dante lo avrebbe scritto meglio di me, ovvio. Pur tuttavia, l’essenziale è avere una propria Beatrice a cui elargire, dritto-al-cuore, cotanta empatia:

I fronti di guerra sono lontani e l’aria sembra non esser più rarefatta. L’anima, in sospeso e quasi alla resa, era tuttavia ancora pienamente in partita col destino, un destino che si tinge (oggi) di…giallo, in bilico tra una vita precedente ed una nuova che sarà. Chissà…

Magari

Un avverbio che identifica una speranza ma spesso a sproposito nel comune parlare viene usato.

Una riflessione suscitata da chi ha le stimmate del “tanto-suola-e-tacco”. Una riflessione che ha il sapore della mia più intima essenza in giorni in cui il mio #alwaysON non mi sembra dar tregua.

Del resto come dicevo poco giorni fa è quasi ovvio quando si raggiunga la maggiore età…

Scorrono le parole e sale il mistero, ma chi mi conosce lo sa!
Maggiore età perché il 9 di Luglio ne ho festeggiati 18 dall’allora mia Laurea. Di quel giorno, felice, rimangono video e foto e soprattutto ricordi anche di chi non c’è più come mio zio Gianni. I ricordi sono un po’ una mia ossessione positiva. Mi crogiolo spesso in essi anche se sto diventando un uomo che sogna sempre più la sostanza delle cose e sempre meno la narrazione

Certo, trascurare la mia creatura ovverosia il blog sarebbe fin troppo sacrilego. E purtroppo l’ho fatto eccome negli ultimi tempi. Mille motivi. Un anno tostissimo non soltanto per la pandemia. Proprio di questi tempi un anno fa a margine di una cena in un posto che “amavo” e che evocava ricordi dolci, l’amara realtà sbattuta in faccia.

Forse perché come mi ha “accusato” di recente Colei che si rinnova nell’esser sempre se stessa sono un uomo #inaffidabile. Come a dirmi anche che mi sia capitato un qualcosa di bello fra le mani ed io abbia dimostrato un assente pollice verde con gli affari della vita.

Transeat.

Avrò modo anche con mezzi dell’era digital di fornirle la mia versione e farla capitolare alla sua reale. Per ora, meglio continuare a pettinare la lingua italiana lungo numeri e ricordi.

Numeri come l’11 che nel Luglio (7) 1982 ci fece gioire a squarciagola per il tricolore. E la storia che ha dei momenti inarrivabili ha voluto scriverne un’altra di pagina da urla, gioie e sorrisi (nemmeno troppo nascosti) in tale data, regalando alla mia e alle generazioni più giovani quel tassello di vittoria spesso sfiorata.

Campioni d’Europa grazie a tanti veri uomini liberi. Liberi dal cliché di dover interpretare nel quotidiano dei ruoli. E come me, MAGARI, desiderosi di esser uomini ricordati nella storia un po’ come quelli con il coraggio di parlare per chi non ha voce: farsi beffe del mondo e dei luoghi comuni, non usare nemmeno la parola e ricorrere solo a un gesto o all’estrema capacità di analizzare la vita con l’esperienza e la consapevolezza credo sia

l’apoteosi

la vera esultanza, il vero gol, la vera gioia

e da quel momento in poi, che ogni frase sia sopraffatta dall’emozione…MAGARI!

4 e 3, 16, 17 e la combriccola

16 giugno o 17 giugno?
43 o 4 – 3?
Attendiamo un attimo e proviamo a sviluppare…

Tra qualche centinaio di anni una nuova civilizzazione rovisterà fra i brandelli del passato alla ricerca di fatti e nomi di quel vecchio mondo: gli storici navigheranno fra artisti, politici ed anche sportivi. E non sempre sarà facile collocare il tutto con certezza.

Di sicuro però non potrà soccombere all’oblio un famoso 4 & 3: che sia quello della cosiddetta partita del siglo o l’appena trascorso mio genetliaco al momento non è dato sapersi.

A parte l’arrogante ed ardito accostamento, VOLUTAMENTE provocatorio, è la scusa migliore, nel mio stile canonico per dire GRAZIE a TUTTI. E tra le migliaia di auguri a cui ho finito di rispondere solo ieri vorrei proseguire in modalità gymkhana dribblando facili illusioni ed ossessioni:

io voglio una cosa e quella cosa arriva…

sì ma attenzione non sempre è così. Non voglio dire in modo pessimistico mai, ma la maggior parte delle situazioni e accadimenti può dipendere dal volere altrui e acquisirne consapevolezza è la vera anabasi!

Certo tale soluzione, in apparenza amara, non può totalmente funzionare senza un’opera minuziosa di riflessione contrita e di “surrogati” appaganti. Ad esempio, attorniarsi di interessi e persone pure che ti tengano vivo quali Andrea, Stefano, Bruno o la piccola grande combriccola degli chef. O ancora andare a rastrellare vittorie professionali con mantra del tipo

anche nelle vittorie si ricomincia sempre daccapo

https://luigigianturco.com/2017/05/18/i-vuoti-vanno-riempiti/

Che come si evince dall’autocitazione (che mi sia concessa, ndr) denota questo mio atteggiamento sempre in levare, attento a smitizzare. Poiché è ineluttabile che poi piedi-per-terra si tornerà in fila alla posta o al super e non ci si può dannare la vita per colpa di ciò che è esterno. Occorre invece esser trascinati dal desiderio di eccellenza nella scoperta mai doma della saggezza consapevole che tutto risolve e giammai appiattisce.

Insolazioni per le 1000 elucubrazioni? Forse…

Ma in fondo oggi oltre ad esser San Luigi è anche l’inizio dell’estate:

non siamo all’Azteca anche se in origine dovevamo essere al Jalisco di Guadalajara ma poi

la storia che ha dei momenti inarrivabili

https://luigigianturco.com/2015/12/26/la-storia-ha-dei-momenti-inarrivabili/

decise di strappare una pagina da quel racconto e riscriverlo a modo suo…

non siamo neppure nella neonatologia in cui nacqui

ma da entrambe le situazioni fuoriesce oggi un 4 e un 3 e con la numerologia alle calcagna cerco di giungere spedito a questo ennesimo finale thrilling. Un finale come una finale europea che Tutti nascostamente anelano in queste giornate da primi caldi all’ombra di chiringuiti. Un finale che abbia anche un po’ del sapore degli inizi con un

primo urlo liberatorio

come quello che fecero mio padre ed i suoi amici, protagonisti del mio romanzo in cantiere in quel lontano 1970

un secondo confermatorio

come quello che fece sempre mio papà ma assieme a mia mamma nel 1978

ed infine un terzo estatico

come quello che farò nel convincere chi ieri mi ha riferito di esser in bassa autostima, che anziché aggrapparsi ad illusioni dal “fare” balsamico, la ricetta è quella di provare ad abbassare di 3 o 4 (sempre loro i numeri fortunati odierni) gradi la temperatura del corpo e soprattutto della mente!

livello di profezia-Orwell

Manco davvero da tantissimo.
Forse perché sono stato ultimamente più riflessivo del solito e nella continua ricerca, che è il vero sale-motore dell’esistenza, ho deciso di aspettare.
Aspettare che i fronti di guerra fossero lontani e l’aria sembrasse non esser più cotanto rarefatta.

D’improvviso mi sono chiesto se non stessi diventando un uomo che sognava sempre più la sostanza delle cose e sempre meno la narrazione.

Troppe menzogne attorno. Troppe recite di una vita che se diventa solo palcoscenico inaridisce tutto. E allora meglio prendere le distanze da tante furberie, respirare, estraniarsi, ragionare per trarre il dado ed ottenere un livello di profezia-Orwell. Una profezia nota da tempo, benché sottaciuta alla propria anima. Un’anima in sospeso, quasi alla resa, ma tuttavia ancora pienamente in partita col Destino, in bilico tra una vita precedente ed una nuova che sarà. Chissà…

Basta dare credito a chi non lo merita. Stop ad eccessi di fiducia fini a se stessi. Game-over per chiunque, volutamente o velatamente provi a sfruttare tanta disponibilità. Poiché adesso è necessario esser onesti ed andare oltre, oltre questo corto circuito mediatico ed emotivo in cui le sere sono spesso troppo uguali. Ti dipingevano forte e forse lo eri sul serio; a ripensarci oggi come in passato mi si strappa un sorriso in grossa parte amarognolo e non più nascosto.

Raccontavo tempo fa in uno dei miei infiniti messaggi vocali (oggi anche Whattsup vi ha trovato rimedio velocizzandoli, nds) che specie in questi lunghi mesi di battaglia contro il covid, ascoltando “Arrival the birds” ed “Interstellar” fluivano le riflessioni su quel senso di solitudine interiore, in parte malinconico o forse anche triste. Attimi infiniti scanditi dai toni musicali in crescendo fino a sentirsi trascinati in una lotta improbabile contro l’aria, inconsistente, vuota, amara, roteando velocemente i pugni come un boxer: scaricando rabbie recondite e sempre più ingestibili. Cazzotti contro il vuoto in fondo, cazzotti contro quella maledetta incapacità di trattenere con sé in maniera duratura serenità e … felicità.

Ho volutamente anteposto la serenità poiché il vecchio saggio che è sempre più in me ha imparato ad amarla molto più che l’idea che abbiamo della felicità. Una sposa eterea, sfuggente e troppo episodica per esser considerabile importante. Così come non si può ritenere importante ricevere risposte già infinitamente note alla nostra esperienza cadendo nella trappola delle attese. Dipendere dalle scelte altrui è sport per temerari.

Non più mio.

Lo avevo già in parte appreso e digerito lustri di blog fa. Oggi però, si torna ad affermarlo con una nuova enfasi di consapevolezza che, con distacco, osserva da un balcone sul mare aperto il lontano riverbero di una luce accecante. Una luce che poteva far male se ti fossi affannato nella ricerca di una celebrità troppo distante per esser vera e troppo costruita per esser seria. Quella stessa luce adesso è divenuta docile e Tu l’hai resa mansueta ragionando sul fatto che Tu sai e sei Tu che ti allontani da chissà quali paturnie inquiline di chi spesso ti chiede supporto ed aiuto ma non vuole davvero che Tu vada ad abitare in mezzo ai propri sorrisi e svaghi…

Ok!

Mi sia concesso stavolta di non recitare allora.
In punta di piedi.
In disparte anche.
E a buon bisogno in modo in grossa parte criptico, ma non a tal punto dal non esser colto:

Eccomi!
Io so e sono anche un po’ stufo di nascondermi facendo il finto tonto. Franchezza e trasparenza mi appartengono e vogliono suggerire la strada, una strada con un ruolo chiaro e mai rinnegato che è giusto che anche altri sappiano, smettendo mille giochi ipocriti.

Come lo vogliamo chiamare?

Opterei per Eroe…

Già.
Eroe perché è qualcosa di più tangibile di una celebrità. L’eroe si distingue per i traguardi raggiunti; la celebrità dall’immagine. L’eroe ha creato se stesso; la celebrità è creata dai media e dalle apparenze. L’eroe è un grande uomo fiero del proprio modo di essere, la celebrità è un grande nome, ma nulla più.