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impressionare l’occhio ancor prima della pellicola

Nel girovagare stanco che la mia mente compie la notte mi sono ieri imbattuto in una serie di polisemiche intuizioni che per fortuna e non purtroppo mi hanno fornito l’ennesimo appiglio di una fase priva di certezze.

Di esperti (o presunti tali) ne state ascoltando da giorni tanti, tantissimi e non ho assolutamente la presunzione di scendere con loro sul play-ground delle infinite idiozie. Del resto, per chi ama lo sport come me ed uno dei miei mentor Andrea, il mondo è pieno di fuoriclasse del giovedì che alla domenica ineluttabilmente recitano a mezzo-servizio.

Il mio focus vuole invece andare oltre la bulimia mediatica di gran parte di costoro. Vuole analizzare, in un momento in cui per ognuno di Noi il principale sparring-partner è l’attesa, come la si possa meglio affrontare. Una strategia, come suggeritomi in sogno (almeno credo!) potrebbe esser quella di giocare con le parole non per divertimento, ma andandoci dentro, scavandoci dentro anche in una maniera angosciante.

Iniziamo quindi col dire che nel vocabolario dei più forti esista una sola “certezza”:

la parola impossibile non esiste!

E quando l’angoscia (di cui sopra) diviene vertigine per la nostra libertà possiamo anzitutto rispolverare Galileo Galilei, il quale affermava che nelle prove naturali non si deve ricercare l’esattezza geometrica. Sempre che in questa fase la natura c’entri molto…

Ma tornando a Noi, il concetto apparentemente sfuggente è quello della relatività delle cose che già in passato trattai sul mio blog in modo sia diretto che non.
Cose di fuori, cose di dentro, ma come a teatro anche nella vita le cose “finte” possono diventare vere a patto che lo si voglia e lo si sappia fare. Occorre infatti anteporre l’immaginazione a tanti cliché ingabbianti che potrebbero ossessionarci arrendevolmente in situazioni di immenso stress come quella attuale.

Chi di Voi infatti non ha passato anche soli pochi minuti della propria esistenza ad interrogarsi sulla felicità e la sua spasmodica ricerca? Chi di Voi non si è dato ultimatum allo scopo di cambiare “vita”? Fermo restando che quando è la vita a “volerci” cambiare il castello crolli. Ed in questa anarchia pilotata spetta ad ognuno di Noi trovare le proprie personali e specifiche chiavi di volta non disdegnando mai di farsi vedere financo deboli di fronte alle avversità.

La serenità, infatti, non ama ricever comandi da felicità, etica, apparenze.

E per tale motivo, la serenità può anche esser considerata snob e passionale, aristocratica e popolana; pur tuttavia, Essa, come una chioccia sa preservarci dai portatori sani di sfiga. E ricordandoci che siamo ancestralmente allergici al principio attivo dell’ignoranza ci propone quale medicina guaritrice la ricerca: una ricerca per molti versi interiore, rapida e leggiadra al tempo stesso.
Ovviamente, la rapidità non deve esser frettolosa e sommaria così come è chiaro che si debba investire su una leggerezza pensosa, ovverosia Colei che rende la frivolezza pesante…

Solo un simile stream of consciousness può tirarci fuori da queste tenebre incombenti contro cui Tutti stiamo, chi più chi meno, crashando da diversi giorni. Ed una volta risaliti in superficie torneremo in possesso della capacità (unica) di riconoscere i veri sentimenti, quelli che ci fanno sorridere ancora prima che col viso col cuore.
Sentimenti che fanno parte del nostro DNA genotipico bisognevole come non mai di dolcezza…

Una dolcezza capace di impressionare l’occhio ancor prima della pellicola.

Una dolcezza che andrà espressa fenotipica-Mente con le sue carte: schiettezza, passione ed energia proprio come il gusto al contatto del palato di un Negramaro ineffabile e sanguigno col quale vorrei brindare adesso con Tutti Voi!

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#StareAcasa

Partiamo con il titolo di un libro che lessi qualche anno fa e che questi giorni penso serva rammentare: “Varcare la soglia della speranza”

MAI come oggi sembra esser attuale e di sollievo. La preoccupazione ci sta annebbiando ma io ritengo che non ci saprà annientare e la fiducia mi deriva dagli ultimi giorni.
Il giro di vite imposto dai governi (primo fra tutti il nostro ma a carrello e per fortuna Tutti o quasi lo stanno avviando e capendo) è la stella polare da seguire! E a parte taluni iniziali scetticismi (personali) circa la reale misura-e-forma delle precauzioni da adottare per forza di cose, mi sembra che ci si siamo. Anche se molto lentamente forse, ma ora non è il tempo delle polemiche!
Sto osservando mille strategie messe in piedi per far sopportare questa realtà da seclusi.
Grandi testate sportive provano nonostante non ci siano manifestazioni LIVE (come è giusto che sia) a riproporre contenuti vecchi ed anche nuovi che possano matchare le esigenze di utenti millenial oltreché quelle dei più datati come il sottoscritto…
Così come, al di là della reale voglia da parte dei sanitari di ricevere tanti commenti di sostegno, spesso anche fin troppo retorici, trovo che i vari #flashmob in pista stiano “costringendo” piacevolmente un mondo di ormai very social addicted alla reclusione motivata da un compito vicino alle loro più intime manie ed abitudini.

Una vicinanza forte che potrà servire a distruggere quella distanza imposta dalle circostanze contingenti. Una distanza ed un flusso degli eventi che è sembrato un tiranno limitante più che mai la libertà.

E riguardo alla libertà, riflettevo poco fa sulle frasi mio mentor Andrew ed al contempo su quelle di un mio caro amico sacerdote: credevamo di esser liberi ma la vera libertà magari era (ed è) altrove. Per cui andiamocela a prendere spezzando il pane della conoscenza e della consapevolezza!

In tanti, l’hanno detto e/o scritto: questa emergenza terrorizzante quasi ogni bipede senziente è una vicenda a dir poco inverosimile che con le sembianze di una pandemia bulimica nei numeri ci ha riportato a dei canoni del passato. Ho ascoltato anche una poesia in merito giorni fa (sempre rigorosamente via social). Siamo tornati (quasi) Tutti piedi per terra come direbbe Flavio Tranquillo. Anche se di tranquillo in questi tempi è rimasto poco.

Ma l’eterogenesi dei fini è lottare per risorgere continuando a #StareAcasa

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bulimia di conoscenza

Il titolo è un consuntivo di questi miei primi 11 anni di Milano.
Nel 2009 sotto un’abbondante nevicata giunsi in terra meneghina e ieri ricorreva il giorno di quella bella scommessa di vita.

Tutto nacque quasi per gioco e… tra-palco-e-realtà come direbbe qualcuno ai più noto, si è giunti davvero ad una bella cifra. Certo, nella mia concezione dell’apotropaico da attribuire alle date, sarà 15 la cifra di riferimento. Ma in attesa di scoprire cosa accadrà fra 4 anni anche il “modesto” 11 volevo celebrare, violando, a buon bisogno, le regole sintattiche del mio formalismo.

Poiché del resto, nel secolo che ha appena visto un giorno palindromo che chissà quando in futuro, quale privilegio enorme ed incommensurabile quale quello di prendersi del tempo per sé stessi? Per raccontare la propria storia scegliendo la ritmica, le contrapposizioni e potendosi permettere una digressione funzionale di un grado molto più spesso di quanto in genere ed in media si faccia.

11 anni di Milano, ancor più che 30 di Roma, mi hanno suggerito che le immediatezze dei tempi mutano e se non aggiorni continuamente chi sei non progredirai mai!

Le sgrammaticature della vita mi hanno reso per lunghi periodi anti-climatico alle emozioni sublimando tutto il mio vissuto del momento in gesti silenziosi. Pochi. Ma molto più potenti dei tanti sottaciuti e nascosti al mio inconscio che li avrebbe rumorosamente voluti esibire. Una scelta difficile specie agli inizi: divenuta infatti più semplice solo sul crinale di questo segmento milanese: fu una correzione del t9 che mi fece riflettere e poi assaporare quanto fosse bello riscoprire la meraviglia di abitare i miei pensieri

Ma se la filosofia degli inizi, rigorosamente seclusa in un box, era convinta che per avere la coscienza pulita bastasse non usarla mai. Non conoscerla e stuzzicarla, per dimenticarla. Nel settembre del 2015 la mia coscienza fu scossa e decise che non voleva continuare ad entrare nella storia dalla porta sbagliata…

Fu allora che capii che il limite è come l’orizzonte: se tu fai 2 passi nella sua direzione, Lui si sposta di 2 passi, se ne fai 10 Lui si sposta di 10… non lo raggiungerai mai però intanto cammini e così facendo ti sostieni sostenendo la tua infinita

Bulimia di Conoscenza…

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come un treno nella notte…

Manco da moltissimo ma secondo Voi è un caso?

Domanda certamente scontata per risposta ancor più scontata.
Un grande progetto è in cantiere…
Tuttavia sentivo il bisogno di rifarmi vivo con il mio “pubblico”. La mia bulimia di condivisione emozionale scalpitava, nel dietro le quinte del progetto, da ormai mesi.

Ed ecco che la mia ennesima riflessione si rendeva viva sulla “landa” sconfinata del blog

Non posso ovviamente spoilerare nulla del progetto ma posso dirvi che è nato a margine di una mia riflessione sulle aspettative che accompagnano fasi della vita, con rimpianti e senni-del-poi che spesso emergono allorché ci si imbatta in degli apparenti fallimenti (specie se ennesimi): è il corollario di quelli che potremmo anche definire bilanci di un’esistenza.

Già in passato avevo disquisito su sfaccettature di questo tema e chi mi conosce bene sa che io non ami vivere nel rimpianto di scelte fatte, benché poi a distanza, esse possano razionalmente esser ri-valutate come errate o per meglio dire poco redditizie.

Potrei infatti elencarvi una serie di date che assieme al sottoscritto hanno varcato i libri di “storia” sebbene dalla porta sbagliata.

Ma ho imparato nel tempo a non angustiarmi e fossilizzarmi su simili incrinature del mio spartito di vita.
Un tale equilibrio in stile atarassico nacque dopo un chilometrico flusso-di-coscienza perpetratosi attraverso un lunghissimo messaggio vocale whatt’s up. Fu allora che, come in una squadra di calcio, 10 mi spostarono il pianoforte al che io potessi suonarlo. E suonandolo scaturì l’illuminante cogitazione, colei che avrebbe impedito futuri lambiccamenti inutili ristorando quel pentagramma sbiadito…

Certo, la paura che fosse tutto un bluff è sempre stata alla finestra, ma per il momento son sempre riuscito a contenerla, anche se negli ultimissimi giorni ha sollazzato spesso e senza alcun piacere i miei notturni ristori.

In uno di essi il mitico Andrew sentenziava che l’eterogenesi dei fini è come un fiume carsico che penetra inesorabilmente attraverso le sgrammaticature dell’esistenza e più si “invecchia” più crescono i timori derivanti dai lanci di moneta della sorte in questo dedalo di viuzze: scacciare le tenebre del lato contraddistinto da solitudine e dolore è un esercizio che richiede un’alta specializzazione fatta di traumi e rinascite, il distintivo di chi di vite ne percorre più d’una e con le sue (infinite) risorse sa aggirare ripetutamente le imboscate del fato…

Ma proviamo a concludere mettendo fine a parte (se non al totale) delle paturnie di nottata. Il quovadis (per dirla come spesso ho chiosato sul web) è presto detto:

La forza non è mai in capo ad un uomo ma alle sue idee

e pertanto io renderò ancor più solida la mia opinione circa l’inutilità del senno-del-poi.
E solo così potranno tornare lidi rigogliosi all’orizzonte delle mie vezzeggiature oniriche: lo faranno con forza e veemenza come un treno nella notte…

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La narrativa di espressione delle mie emozioni

Ci sono dei piccoli episodi nella vita di un uomo che da soli racchiudono il significato di un’intera esistenza.

Essi sono istantanei ma duraturi nel tempo e nella memoria. Ed è così che anno-dopo-anno il ricordo non scolori in un’agiografia del Destino con le sembianze di una vera e propria rivoluzione. Uno shake-raggio antropologico che fa cantare la cultura muscolo-a-muscolo poiché da che mondo è mondo le rivoluzioni sono fonte di eterna giovinezza.

Già…la giovinezza. Colei che a poco poco ci saluta portandosi via gran parte dei nostri sogni adolescenziali. Sogni che ti rendi conto siano vittime di un vero e proprio obbrobrio del domicilio dei desideri. Sogni che hai accarezzato da così vicino fin tanto da farli svanire. Sogni, che pertanto, dovevano rimanere tali per poter continuare ad emozionare…

Già lo scrissi sul blog quanto non sia infrequente, nella vita, imbattersi in qualcosa di troppo bello per esser destinato a sé. Un qualcosa che assapori per aver menzione di cosa sia la felicità e poi sembra ti venga portato via.
Ma è qui che subentra il quovadis anabatico, Colui che ci insegna, con poche sillabe e per lo più scorbutiche, che l’epitome del successo si cristallizza nella costanza del viver sereni più che nel fugace surrogato della felicità.

Ed allora, quello che ai più (disattenti) appare come una tua abiura, diviene agli occhi dei meno (ovverosia gli attenti) l’editto che tornisce in un’alta definizione la tua figura: un bagliore che riflette l’istinto da dominatore e l’indole eterna da capitano pur anco senza i gradi…

Ergo, anche se la vita non passa lo zucchero a velo, sai dove (ri)trovarlo!

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il gemello buono

È una narrazione che prende. Cattura i palati sin anco più fini. Questo personaggio misterioso di cui nel libro si legge ha qualcosa di familiare e per i non si sa mai della vita ho avuto la fortuna di imbattermi in tale racconto.

Il LA, del resto, era stato apotropaico: il motivo dei Cold Play che per me è un must da anni.

Non ero assolutamente attrezzato contro lo stupore! A chiacchiere dimostravo padronanza e superiorità; per i più anche (forse) arroganza.

Lessi anni fa che l’allenatore del Nottingham, che come cita Andrew la volpe, ha vinto più Champions della Juve affermò:

“Roma non è stata costrutita in un giorno ma solo perché io non seguivo il progetto…”

Una frase non mia nella dizione originale ma sartoriale rispetto alla convinzione che metta nelle fasi di Up della mia vita. Le fasi che la mia compagna definisce del “gemello buono”…

Di frasi non mie ma che si calerebbero a pennello come un tight sulla mia personalità né sono piene letteratura e storia e nei miei deliri alla Joyce prima o poi mi capiterà anche di dire: “Vorrei tanto produrre più storia di quanta possa contenerne la mia libreria della villa al mare…”

Fantasia senz’altro poiché chi mi conosce sa bene che non mi possa permettere simili “orpelli”.

Sono un meccanicista spinto nelle esteriorità, ma come il tipo di questo libro che mi aveva letteralmente scelto, sento che la vita sia fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Lui da queste prime pagine, sembra lottare per un qualcosa di etereo che sta dietro, non si mostra, non si vede. Un qualcosa che pur tuttavia regge tutto. Sta scappando dal dolore e dalla malinconia del passato. Sul tavolo da gioco con un empathos alla Hornby è uscita la combinazione vincente di dadi, quella che ha chiuso con la cera lacca la busta dei ricordi tristi che loro peso ti stavano portando giù. Ora invece, sta affermandosi il peso di una storia che si capovolge. Di un cammino che riparte quando tutto sembrava spezzato sul più bello.

È stato più un girone dantesco che un lustro di eventi ma solo una simile scelta poteva portare questo mio gemello a riemergere: bisogna sempre fare le cose che rivelino il tuo cuore, la tua autenticità, la tua spontanea ed intima indole!

Allora è vero che ci sia qualcosa di più importante della logica. Allora è vero che solo la maschera esteriore ci comunichi distacco e freddezza. E se vale per Lui lo è anche per me.

Vittime del personaggio. Personaggi vittima di se stessi, delle proprie manie, dei propri vizi, dei propri limiti.

L’immaginazione ha voluto calare l’asso sul tavolo da gioco in cui incastonati in una foto in bianco-e-nero rimanevano l’alter-ego ed i suoi freni.

Ecco perché adesso Lui abbia deciso di ridare un angolo d’abbrivio alla propria rotta. È questo il potere della mente di definire un’idea e così dar forma ad un incantesimo.

Più volte avevano provato a leggergli la mano, ma tutti, nessuno escluso, avevano trovato il pugno chiuso!
Il pugno era il simbolo della sua chiusura al mondo poiché le Waterloo della vita di coppia e/o della vita in genere lo avevano profondamente segnato e lo stavano annientando quasi irrimediabilmente.

Lui, grande estimatore del maestro Conte (non l’allenatore stavolta, nds) aveva spesso scherzato con gli amici circa la sua “riservatezza”. Lui manifestava all’esterno solo un sunto del suo essere proprio come la lucertola fosse riassunto del coccodrillo ed il tango della vita…

Purtroppo cotale sintesi non era spesso foriera di bei messaggi e gli aveva causato molte discussioni atque incomprensioni oltreché dolore, recriminazioni, “insulti”: come nella vera e storica Waterloo.

Occorreva però che ci fosse una nemesi contenutistica fra città in competizione che sarebbe scaturita fra quella ben nota (ahi lui) a Napoleone ed una ideale e magari solo frutto della fantasia.

L’immaginazione che, per Hitchcock, da sempre batteva la logica aveva messo il nome di quella città dei sogni sulla mappa del mondo…

Un mondo che andava vissuto con enfasi e grinta e non rintanato in sé e per sé. Nessun egoismo. Nessun personalismo fine a se stesso. E nella miriade di personaggi piuttosto anonimi che il mondo regalava/regala una pulsione interiore gli disse:

“Distinguiti!”

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GIOCO. PARTITA. INCONTRO!

Ad un decennio dal suo arrivo a Milano solo pochi canoni dell’epoca sembrano resistere. Tra essi il suo interminabile laboratorio di idee: la sua unica vera vetrina.

E sulle note di Viva la Vida inizia questo flashback sulla vita di un ragazzo, oggi uomo, che intraprese un viaggio in cerca di nuovi stimoli. Un viaggio che lo portò dalla capitale verso Nord, in quel del capoluogo meneghino che Tutti sa accogliere purché lo capiscano. E tra le nebbie stagionali, mattutine o serali, di riffa o di raffa ha provato sempre ad esser un individuo decisivo per collettivi decisivi. Del resto, ogni grande impresa è sempre preceduta da un segnale, da un avviso o da un pretesto, ma l’essenziale è che esso sia chiaro e forte. E questa volta cotale svolta sta in un libro dalla copertina rigida che si rivela e a Lui fornisce lo spunto.

L’odore delle pagine ruvide che sotto i suoi polpastrelli volteggiano appare più nitido e vivido che mai. Ancora adesso.
E quando nel nebuloso proscenio di piazza Duomo, che Lui taglia in diagonale, ci si immerge è già segnata la strada!
Quel titolo evocativo pareva scritto per la sua mente ancor prima che per i tanti lettori.
E non poteva che fare bingo…

Cari Amici, non ci dobbiamo preoccupare di strade e scarpe ma dei piedi di chi le abitano.

E l’alchimia che si genera fra pretesti ed uomini/donne dalle grandi ambizioni è l’unica ed incontrastata attrice protagonista di mille sentieri.
E’ come se fossimo in una sorta di piccolo noir ove personaggi e situazioni si incastrano perfettamente gli uni con le altre.
Tutti tasselli rigorosamente di alto lignaggio.

Occorre dunque soltanto far andare le rotative per permettere una narrazione di quello che fu ed intravedere magari quello che sarà.

Non sarà facile intellegere ed a tratti potrà apparire quasi incomprensibile la trama, benché pregressa.
Tanti lati oscuri o snodi mai chiariti. Troppe contraddizioni o enigmi. E giammai il senso di una reale anabasi esistenziale.

Sta di certo che Lui si sia difeso a volte anche da se stesso, ma soprattutto dalle false lusinghe di un mondo che ripudia i predestinati al successo.
Ecco il perché di tante fughe che a dire il vero Noi italiani abbiamo un po’ nel Nostro DNA: una sorta di tatuaggio nella filosofia e nel sentimento popolare per le ipertrofiche delusioni vissute.

E stavolta la “fuga” ha il sapore di qualcosa di più prezioso del denaro e dello spettacolo, qualcosa che appartiene alla dignità dell’uomo.
Non è pertanto esibizionismo ma una profonda esigenza interiore.
Capita spesso infatti per chi abbia una spiccata sensibilità (fuori dagli schemi) che si affanni a ricercare quel quid di empatia in tutte (o quasi) le sue gesta di vita.
E a sentir (bene) i suoi più stretti legami, in Lui, nulla non odorava di umanità.
Di primo acchito, le sue vestali potevano/possono apparire macchina del consenso e fascinazione del potere, ma tuttavia l’abilità sarà scorgere quella poesia in costante movimento con fermenti al confine che è espressione testa-mentale della sua essenza.

E quindi, a chi prima di entrare in quella libreria, gli aveva mosso la critica di nomadismo professionale sarebbe da rispondere…

No…semplice brillante girovagare ai confini dell’impero del merito.

Cittadino sotto ogni cielo: ieri a Roma, oggi a Milano, domani chissà.
Paradigma di emozionabilità emozionante che per gli standard odierni potrebbe esser considerato fuori contesto spesse volte, ma al tempo stesso riuscirebbe sempre a sedersi alla tavola degli empatici DOC.

Insomma, un universo intrigante da investigare o se preferite da sfidare sfogliando le pagine dei prossimi capitoli.

E che sfida sia fino all’agognato…

GIOCO. PARTITA. INCONTRO:
…STORIA!

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Hammurabi, Da Vinci &…

Hammurabi aveva il suo. Da Vinci ha reso famoso Dan. Ma l’elemento più importante è che ognuno di Noi vorrebbe trovare più che la fama la giusta quadra nei vari ambiti della vita ed è lì che farebbe assumere la vera identità al sostantivo in oggetto.

Di cosa io parli è di sicuro stato da Voi appreso e pertanto andrei oltre ogni messaggio in…codice.

Inoltre vi apparirà stravagante (forse) apprendere tra poco (leggendo tra le righe) chi sia stata oggi la mia Musa per il blog e magari sarebbe giusto declinare al maschile la nota d’ispirazione…

Ma veniamo al punto: spesso mi chiedo, da alcuni mesi a questa parte, cosa io possa fare o per meglio edulcorarla, come io mi possa attivare per rendere felice la mia donna. Ed i miei più acerrimi nemici sono oggi il lavoro, domani gli hobbies e doman l’altro chissà. Tutte anime, comunque, di uno stesso crudele catalizzatore: il tempo, o per meglio dirla, la scarsezza dello stesso dovuta ad una vita frenetica che ci relega a comprimari piuttosto che protagonisti delle nostre stesse esistenze.

Ecco allora, che un po’ di ginnastica della memoria sia il punto di partenza affinché si possano trovare i congrui correttivi ad un viaggio che rischia di scontentare tutti: attori e spettatori. Entrambi riluttanti, in linea teorica, ad un taccuino di viaggio fatto di tappe razionali ed invece proni ad un’agenda sentimentale; ma purtroppo reietti dal Pantheon dei desideri.

Analizzare pertanto tra le pagine del passato come si siano formati pensieri e cliché di ciascuno di Noi può dare se non le soluzioni le contromisure necessarie. Ed in questo romantico viaggio tra i fogli incollati è giusto andare alla ricerca di quei momenti carichi di potenza evocativa più che dei nei di un percorso non facile. Ovviamente.

Lo stesso Bel Paese è ammantato di numerose contraddizioni che solo cavalcando la cultura si possono superare. E nel patrimonio dei ricordi della vita dello “stivale” è facile scorgere simboli immortali anche se è indubbio che sia palesemente inferiore la probabilità d’imbattersi in rivoluzioni. Rivoluzioni che hanno modificato con forze e traiettorie imprevedibili destini preconfezionati. E questa nemesi contro la staticità italiota occorre combatterla giorno-dopo-giorno anche nel proprio intimo andando a ricercare quelle icone che vanno oltre le medaglie, i trofei ed i riconoscimenti…

Pertanto, se da un lato vari “censori” hanno soppesato ogni tuo respiro fin dall’infanzia condizionando una miriade di gesti e atteggiamenti dello ieri ed ahimè anche dell’oggi, è pur vero che nel domani se solo ci sappiamo affidare ai veri nostri Caronte della libertà, allora avremo piegato e sconfitto ogni vacuità della cultura dominante (e/o di quella inculcataci).

Non ci resta che affidarsi quindi.


Certo non sarà facile poiché nell’urna da cui peschiamo potrebbero fuoriuscire estro e trucco, ingegno e furbizia, calcolo e masochismo anche in assortimenti differenti oppure tornare a palesarsi vecchi bussolotti che sono il frutto delle impasse odierne.

Ma veniamo al quovadis di giornata che altro non è che un mio suggerimento sottovoce ed in punta di piedi per un pezzetto del mio cuore: l’esperienza che è dalla mia parte mi sussurra di osservare in Colui che ha la grinta scolpita nei cromosomi, i tuoi stessi per molti versi.
In Lui vedrai un talento allenato dalla schiettezza e declinato nella vita.
Una vita contraddistinta dal sodalizio viscerale fra sangue, passione e umanità.
Un’umanità orfana dell’immaginario di facciata che si arrampica sulla morale comune e cerca l’eroe di turno. Mentre a me impressiona quale unico “eroe” questo vero e proprio personaggio che da anni si afferma tra prodigi e dolori con la sua epica ruspante. Ruspante sì, ma accecante e abbagliante con la sua voglia di sperimentare tutte le libertà anche sottaciute…

Accarezzane di continuo i gesti e le capacità come se ciò fosse l’apotropaica anabasi!

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assieme al mio empireo

I finali d’anno sembrano risuonare, tutti e pertanto nessuno escluso, sempre alla stessa maniera: si cerca quel-non-so-che nel futuro finendo spesso, strada facendo, col soccombere all’egemonia del passato e dei ricordi.

E da lì, di anno in anno, la solita trafila. Ti accorgi che era solo una stazione e non è detto nemmeno che il treno si fermi: la traiettoria inesorabilmente riprende…

Quel che ti sembra un traguardo da suggellare in un brindisi difficilmente resiste a questo triste ed amaro gioco-al-massacro. Non ti resta quindi che fermarti.

BRINDISI.

E cosa più? Cosa oltre? #Quovadis per dirla con il dizionario del mio blog?

Quando ti dicono quanto sei o quanto sei stato bravo, ammesso che tu voglia rispondere, per almeno 3 secondi guardi per terra.
Ecco, è questa la prima cosa da fare dunque. Non basterebbe infatti un intero trattato d’architettura del giusto-fare/giusto-porsi per giungere all’anabasi.

E per di più, nessuna regola detta la legge per Tutti.

C’è infatti chi, come la Volpe, risulti magneticamente attratto da chi esteticamente dia qualcosa di più. Chi invece, come il Vate, imperni le risalite dagli “inferi” affrontando a volto rigorosamente scoperto i propri pensieri sebbene essi appaiano come nubi cariche di pioggia. Chi infine, come il mio Maestro professionale Franco, sfoggi giorno-dopo-giorno un santuario di conoscenze e suggerimenti che la metà basterebbe.

E da tutti loro, anche io, nel mio de-die-in-diem cerco di drenare vita prima che consigli.
È questa pertanto la strada, la via maestra per opporsi al cosiddetto Fato avverso ovverosia quell’abile stratega, lettore delle debolezze altrui.
E nel frastuono del match con Lui, tra orgoglio e competizione, ogni tanto, vale la pena fermarsi e riflettere prima ancora che celebrare.

Ti cambia la prossemica!

E ciò che aveva delle tinte grigie sbiadite diventa magicamente un affresco alla Filippino Lippi che anche un daltonico saprebbe apprezzare nella sua enfasi tumultuosa capace di scuotere l’anima.
E in un angolo illegalmente ebbro di soddisfazione mi compiaccio dell’ultima sontuosa vittoria raggiunta.
Poiché il mondo è vita e la vita è mondo.
E se da un lato ci è dato sapere da dove veniamo spesso però non siamo in grado di distinguere dove stiamo andando e di sicuro non c’è concesso di sapere dove andremo.

Tante grandi storie
cominciamo con un suono…

La prima campanella a scuola. La sirena di un’ambulanza per chi come me svolge la sua passione tra letti, ambulatori e corsie. Gli accordi strimpellati per un rapper alla Anastasio.
Ed in questo viaggio virtuale tra virtù passate e recenti, stavolta il suono per me sarà quello di un nuovo orologio marca-tempo: una nuova tappa a scandire quel percorso nella sanità lombarda datato ormai quasi 10 anni or sono.
10 anni che hanno sancito come nel mio vocabolario emotivo difficilmente ci fosse spazio per la resa.

Spazio e tempo. Tempo e spazio.

Eccomi, oggi come ieri, assieme al mio amato ed empatico empireo intento a tesaurizzare il silenzio qua e là per contemplare ogni suono che sia in grado di farmi sviluppare doti auditive e non, ed in ogni caso fuori dall’ordinario.

Doti che condensano il mio augurio così:

Se hai vissuto e ispirato, l’universo prende nota!

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quando hai settebello in mano…

Lavoro e vita privata: 2 scalate faticose ma con difficoltà diverse.

Per fortuna, quasi sempre le sventure nei 2 campi si alternano e capita raramente che ci siano momenti d’angoscia stile

uomo sotto una pazzesca neve omerica…

Nelle sue mille massime la volpe, sere fa, sentenziava che il mantello della malinconia si posi più facilmente su fisionomie scarne e spigolose e pertanto in questi giorni sovente mi sono messo in atteggiamento di sfida col mio specchio e speculando speculando sono giunto al blog:

il palcoscenico migliore per i miei stream of consciousness

Ma adesso non avrò, per alcune righe quantomeno, questo spasmodico bisogno di proscenio ed invece virerò in lande estremamente più miti e riservate poiché sarà una culla di serenità il mio approdo desiato.

E’ indubbio, cari Amici, che io sia stato salvato dalle acque di una delle peggiori caratteristiche dell’uomo medio: la poca volontà all’esser poliedrici ed impegnati.

Chi è come me non si muove nel proprio tempo ma in quello successivo e se a prima vista ciò disturbi i palati più fini, è altresì incontrovertibile una successiva svolta in termini di mentalità (più o meno chiuse) scardinate ed aperte come delle vere e proprie scatolette di tonno.

Intuizioni profetiche e validazioni semi-ascetiche sono gli arnesi di questa operazione contro culturale capace di sciogliere nevi ben più consistenti ed ostiche di quelle mitologiche. Omero pertanto impallidirebbe ma stessa sorte toccherebbe ai vari Plutarco, Esiodo e chi più ne ricordi ne metta…

Mentre il filosofo da me più volte citato, quello dell’

“ogni riccio un capriccio” – direbbe il dott. Spiolto (e mica un Zivago qualcuno, nds)

citerebbe volpe (arieccola!) e riccio ed andrebbe dritto al quovadis di giornata.
Ma aspettate! Non è ancora il tempo. Ed infatti il radar del mio cervello, che di solito in un modo putridamente soave nasconde, bara ed inganna, mi sta guidando su altre rotte e lidi.

Mi sta facendo quindi esplorare angoli di vita, aspirazioni, desideri, sentimenti: tutti figli di un Dio minore ma ben consci della loro ineludibile attitudine, cementata nel tempo, a non piegarsi davanti a nulla (o quasi).

Ed allora potrebbe esser proprio questo “Mr. Quasi” l’anabatico risolutore di questa impasse fra lavoro e vita, vita e lavoro. E come Red & Toby, nemici/amici ed allo stesso tempo amici/nemici cercherò di stipulare un patto di non concorrenza con la mia innata voglia di fare, di emergere, di essere…

Certo che però toccherà anche industriarmi a dovere per far capire ai molti/e che

quando hai settebello in mano e sette in tavola…deve essere scopa!