dal saio alla soia…

A margine di un bellissimo weekend appena andato, la riflessione è oggi più che mai empatica e mi fa aprire le “danze” con il seguente quesito: nel ventre buio della moderna società per ognuno di Noi cosa incarna il sapore della vita vera, quello che lascia ineludibilmente il segno?

Viviamo giorni di campagna elettorale che per i “cultori della materia” come me e Franco incarna l’inodore ed insapore e ci pare dunque di esser soli con un certo estraneo che non potremo mai toglierci di torno perché siamo Noi stessi che vediamo, oramai trasposta soltanto nel passato, la figura di un tempo trascorso che tarda a tornare. Eppure checché se ne dica il vintage torna spesso di moda: pensiamo ai vinili ad esempio che fecero musica ed alimentarono passioni. Vinili che scandirono date ed attimi svolta ed oggi vengono apotropaicamente “rispolverati” (anche senza peltro) poiché raccontare il meglio del citabile odierno non soddisfa più…

Del resto, ci basti osservare (per l’appunto) la politica dei nostri giorni che nelle sue “stelle” ha solo le stalle: ovverosia sta mettendo in scena il peggio di sé. Scomodando Pirandello oserei dire che, ascoltando i detentori delle percentuali più alte fra un elettorato a digiuno di cultura, anche il SoMMo vorrebbe esser solo senza se, quel se che il maestro  di “Uno, nessuno e centomila” già conosceva e per lo meno credeva di conoscere; così come io oggi ho ragionato spesso sull’opportunità di allontanare l’estraneo inseparabile da me: il mio alter ego che vaga alla ricerca di un universo coeso eretto sulle rovine di un popolo che mostra da troppi anni ritrosia verso la cultura poiché chi deteneva il potere, soprattutto del sapere, ha scelto consapevolmente e capziosamente la via dell’oblio.

Ma proviamo ad addolcire i toni di un senso tra il di ribrezzo e lo sgomento e scaviamo nella di Noi facciata per (ri)trovare la nostra identità o costruirla (partendo da zero o quasi) alla luce dei contenuti. Che sia questa la via anabatica per sfuggire alla spirale dei tempi? Ovvero a quell’ottovolante surreale che ci porta a compiere azioni insulse unicamente per poter apparire socialmente accettati. O in qualche caso (leggasi taluni politicanti) professandosi come gli unici onesti con ahimè la spina del fianco di aver dei sosia che nemmeno Pirandello avrebbe ipotizzato… ma tali da far crollare il castello del pressapochismo imperante!

Insomma: a ciascuno il suo avrebbe il mio omonimo suggerito, mentre il sottoscritto Vi dirà che opporsi a questo tilt sconcertante con lo studio sia quantomeno un valido tentativo, se non il quovadis supremo…

Un voler impedire al mondo di respingerci nel suo amalgamarci sradicando il nulla col tutto (o quasi) che è in Noi e predicando la disseminazione di tradizioni, storia e significati al di la dei sentieri oggi percorsi. E se per predicare ci volesse un saio, ben venga! Certo, purché lo si riesca a tradurre agli odierni cultori (e cultrici) della soia…