tra le righe del karma di un uomo con le rughe

Flaiano affermava che colui che rifiutava i sogni dovesse masturbarsi con la realtà.

Ovviamente non si è di fronte ad un assioma ma ad un’opinione. Negli ultimi tempi tante volte mi sono soffermato su questa distinzione ed anche in ambiti disparati dalla politica, al calcio ed in ultimo al sociale ed agli affetti.
Fatti ed opinioni. Postulati o supposizioni. Una disputa eterna, insomma.

Ma torniamo al sogno ed allarghiamo la considerazione varcando i confini dei suoi possibili significati e differenziando i concetti non tanto nelle ere filosofiche quanto nelle età: per i bimbi, infatti, esso è desiderio mentre per gli adulti può esser aspirazione ma anche semplicemente un’elaborazione onirica più o meno piacevole.

Passiamo dunque un altro pelino oltre e consideriamo ora che un adulto stia cercando di spiegare alla sua bimba vivace cosa sia per lui il sogno.
Quell’adulto è poi un uomo elegante che ha una voglia matta di trasmettere la sua esperienza.
Ma è proprio questo pronome a complicare la faccenda.
Sua dovrebbe ricordare, sempre all’individuo adulto ed elegante di cui sopra, che si diventa quello che si fa. E se costui che si atteggia a saggio fosse non solo elegante ma anche cinico e freddo in quanto ferito?
Una domanda che ancor prima che farci riflettere sul suo potenziale di retoricità ci porta dinanzi a quella nube di non conoscenza che è stretta parente della dismorfofobia. Una paura che costruisce la tua psiche, ma che tu senti reale sebbene la tua psicologa smitizzi e riporti alla sfera dell’immaginario.
Un immaginario che nell’assonanza richiama all’immaginazione propria sia degli adulti che dei bimbi seppur con tinte molto diverse.

E nel tragitto di riflessione odierna è necessario comprendere che il “far finta di crederci” del saggio sia solo un modo di esorcizzare le proprie debolezze facendo credere al proprio karma che sia in un pari atarassico. Tuttavia, a Noi Tutti, serve altro: un quid in più che sappia districarsi nei tempi, nelle ere e nelle età e non al di la ed a prescindere da esse. Ed in questo slalom anabatico fra illusione, delusione e collusione almeno una volta occorre scendere nel proprio inferno.
Se poi la delusione nata dall’illusione iniziale scelga la via della collusione con l’attacco oppure la difesa dipende unicamente dal tuo intimo rapporto con le emozioni, figlio del momento e mai davvero aprioristicamente stabilito.

Lo so: è difficile gestire la storia mentre essa avviene, ma è questa la vera e goduriosa sfida a cui oggi ho voluto dar respiro per una volta senza un vero quo vadis definito e definitivo.

Ah, dimenticavo quasi: alla (mia) bimba vivace ho deciso di donare queste poche righe come risposta del suo dilemma.
Le righe di un uomo con le rughe che è stato bimbo e ragazzo ed in questa fase della vita ha deciso che si debba vedere il potenziale delle persone e farlo fiorire!

dai paradossi paradigmatici al sorriso degli occhi…

Se oggi vi chiedessi è più importante l’inspirazione o l’espirazione, magari molti di Voi strabuzzereste gli occhi sia per competenze specifiche che per semplice inintelligibilità del messaggio e vi fareste mille domande più che darmi una risposta.

Ecco è proprio da lì che vorrei partire per l’odierno flusso di coscienza (incosciente magari come nel canonico del mio esprimermi di getto ed a tutto tondo, senza se e senza ma) ovvero dal ping-pong domanda-risposta e non ovviamente dalla “scriteriata” asserzione dubbiosa circa la meccanica del respiro. Il ping-pong, di cui sopra, in passato ha fatto che si che diventasse la collina ove le vicende umane battevano quelle politiche e se non mi credete cercate pure riscontro in qualche scritto di Henry, che non è il fratello della mia amica Alessandra (primo cammeo di serata).

Ma tornando a Noi ed ai giorni nostri focalizziamo ora l’attenzione su altro tipo di domande che imperversano da alcuni mesi nell’affastellato mondo dei miei dilemmi, ove dominano indiscusse, infatti: rabbia, impotenza e fastidio. Ad esse più e più volte ho anteposto e contrapposto la voglia di fare ma pare sia sempre inverno ahimè…

Ed allora il quovadis odierno quale potrà essere? E soprattutto ci sarà un barlume di spiraglio ottimistico in esso?

Andiamo per gradi e tiriamo fuori una serie di verità inalienabili ed al contempo altrettante tematiche cardine, spesso scomodate per riempire le pagine del mio blog. Il tema del viaggio, ad esempio, è una di esse, magari non così diretta come quella della bimba vivace ma ugualmente autorevole e soprattutto con carattere risolutivo.

Dunque, se ora volessimo ulteriormente arricchire il discorso potremmo accostare il viaggio ai suoi precipui elementi di declinazione e sarebbe facile cadere in uno snapshot dal titolo: “Il lento-veloce fluire delle domeniche dei trolley” che come intestazione a tutto campo ed a 9 colonne ruberebbe subito la scena in pieno style volpe (altro cammeo).

Di cammeo in cammeo ci starebbe bene ora l’omaggio al sofrologo (e via col terzo) che con la sua filosofia di vita delle poche-parole-molti-fatti intelaia l’essenziale ed incastona l’importante in colpo solo di racchetta, ove dritto e rovescio convergono perché la relatività delle cose quotidiane fa volume e nulla più…

Ecco allora che la cura del dettaglio, mio altro tema consueto (cammeare anche il tema sarebbe forse troppo…) mi dà da un lato grande forza, ma al contempo mi espone alla gelosia, all’acredine, all’ostracismo dei poveri di spirito ancorché di animo. Non resta pertanto che affidarsi al traino delle residue risorse che non saranno figlie degli inerti spartiti scontati ma andranno ad irrompere con il moto dirompente dei paradossi paradigmatici…

Sicché il cassetto contenente mille sogni reputati irrealizzabili (oggi) attenderà che arrivi l’estate, la stagione in grado di abbattere le paturnie invernali ed annientare le ansie gelide che osteggiano i sorrisi…

La chiave di volta sarà guardarsi allo specchio al mattino avendo sempre il coraggio delle proprie idee e ben sapendo che le proprie scelte vadano difese coi denti, quegli stessi denti che la finzione di un sorriso delle labbra prova a metter in mostra seppur sappia quale altra sostanza abbia il sorriso degli occhi: l’unico davvero in grado di fornire un angolo di abbrivio alla rotta!

 

il vedo-non-vedo intellettuale…

Per il pezzo numero 100 del blog occorreva un’ispirazione superna ed il weekend appena trascorso ben si era prestato. Oggi, invece, nel contendere canonico dell’esistenza che vede nella parte dei Guelfi le avversità e in quella dei Ghibellini la felicità, o viceversa a voi piacendo, l’idiozia dei pressapochisti incalliti ha fatto capolino in una maniera esemplare: una cozzaglia di plurime situazioni scomode da affrontare cercando di non smarrire quanto di più prezioso in mio possesso…

E così, oscillando sulla prua della disputa solenne fra fortune e sfighe, mi sono sentito ripetutamente ai limiti del tracollo naufragante ma non ho mai perso di vista alcuni miei capisaldi di vita, dei veri e propri abbecedari comportamentali che vanno oltre il semplice concetto e trascendono nell’intimo vissuto

Ecco allora che da mozzo inerme ti senta capitano coraggioso che può ergersi ed erigersi a direttore d’orchestra del rigore manieristico, ove la sublimazione consta nell’assunto, (quasi) magico ed a tratti ritenuto impossibile, dell’esser efficaci senza perdersi nella perfezione

Ma è qui che il gioco diviene ancor più inintelligibile ed il quovadis rischia di virare né a dritta né a manca generando paura mista ad immobilismo nel nostro sottoscala emozionale e pertanto, la partita si imborghesisce portandoci a riflettere su scelte all’apparenza assurde: menzogna organizzata o realtà confusa? L’amletico alterco dei casi limite, a questo punto, può eleggersi un domicilio prominente solo se si sia ricordato di uscir di casa con un cappello denunciante: un messaggio diretto e tutto d’un fiato che brucia ogni qual cosa si trovi attorno, in una sorta di napalm contenutistico.

Ma lasciamo perder bombe e mine e torniamo ai miti consigli di una bimba vivace che sa farsi apprezzare grazie ai suoi occhioni, la sua chioma, il suo sorriso, ma soprattutto in ragione del suo vedo-non-vedo intellettuale: un fascino senza tempo e limiti che sconfina nei nostri sapori ancestrali e rimane vivo in eterno!

Certo, magari una foto che avesse immortalato sguardi attoniti sarebbe stata (forse) più comunicativa di queste e/o di altre mille parole… ciò detto, le accattivanti sinossi espressive di chi permea, davanti ad uno specchio trepidante, emozioni per drenare vita e sprizzare empatia valgono ancor di più, credo: auguri caro il mio #blog!

la storia ha dei momenti inarrivabili!

La storia ha dei momenti inarrivabili! Ecco l’intro odierna che segna il perimetro emozionale tra la chimica dei vincenti, la ritmica dei coraggiosi, l’empatia dei creativi

La riflessione di questa sera nasce da quegl’incontri illuminanti che sono come una pennellata azzurrina in un cielo grigio: ecco allora che l’appunto scribacchiato sul block-notes e messo ancor prima di poterlo veramente assaggiare nel tuo cassetto dei ricordi, magicamente riaffiori e lo fa a Natale a margine di festeggiamenti in famiglia che risulta esser l’unico vero esperanto del mondo: una sorta di marziano con indole mercuriale e pressoché lontana dai meandri saturnali, a buon bisogno pure contro…

Ecco allora che la magia nasca dalla semplice ma quanto mai vivida osservazione che i passaggi generazionali siano quasi disarmanti ma l’immortalità delle emozioni risiede nella capacità che abbiamo di andare oltre rimanendo sempre attuali e rispettosi dei sentimenti, dei vissuti, della vita…

Prima di tutto però occorre fondere i contesti: non fermarsi mai a ciò che non capisci perché un giorno lo capirai! Argomenti allo stesso tempo seri e faceti, derisori e sacri; un mix spesso inespresso di stimoli succulenti e ricordi galleggianti che ti portano a sorridere senza quasi fartene accorgere. Eccoti quindi catapultato analogicamente dal mondo digitale dell’oggi nelle fascinose ere della tua infanzia ed adolescenza. Improvvisamente, la messa in discussione dell’odierno si trasforma da mero esercizio che incute solo paura a spunto per la scoperta, la crescita, il dinamismo…

Leggasi anche, che è poi il succo del discorso condotto l’altro giorno dalla mitica “volpe”: ciò che reputi affare da galantuomini magari a buon bisogno, oggi, se lo giocano i selvaggi e viceversa ed è facile pensare che si sia destinati ad esser sconfitti da storia e/o circostanze più forti di te e ti pare di brancolare da est ad ovest, da nord a sud, senza soluzione di continuità. In tali circostanze, come fare a render l’abietto coraggioso, l’infausto favorevole ed il putrido lindo? O se preferite in perfetto style blog, qual è il quovadis di serata?

Immaginate di esser scelti come aiuto-regista di un film sugli intrecci numerici umani esistenziali, immaginate anche di dover e poter capovolgere una trama già quasi totalmente scritta e dominata dal tetro, dall’indecisione, dal negativo…

sarete in poche parole di fronte ad un bivio motivazionale: lasciarsi coinvolgere da un pessimismo aristocratico quantunque fine tratteggiatore della drammaturgia della sconfitta oppure virare verso lidi dominati dall’invincibilità che sa tirar fuori solo un’attenta analisi e cura dei dettagli, un’analisi fatta soprattutto di bonomia e sorrisi di cui abbondano queste festività e di cui avevate tutti un gran bisogno…

Ecco dunque che potrete celebrare per l’ennesima volta la consueta impagabile #bimbavivace che ci ha scaldato il cuore e fatto ricordare come la storia abbia dei momenti inarrivabili che ti fanno saltar su la palpebra nel modo più romanzabile e teatrale possibile…teatro alla De Filippo o no, comunque, sempre di Famiglia e tradizioni si tratta: auguri a Tutti!

fatto sta che … #iomelagioco !

C’è una ricetta per non vagare tra alti e bassi? C’è un rimedio infallibile al dubbio? Sembrano tutti dilemmi amletici quelli che stasera si affastellano attorno agli onirici desideri del SoMMo ed invece sono solo le semplici riflessioni a margine di una giornata intensa culminata nella riflessione: una sorta di virtualizzazione della psicanalisi…

In molti si porranno, dopo e giorni di assenza dal blog (fatto davvero atipico), la fatidica e canonica domanda: <<Ma che te sei fumato?>>

Ed invece, la risposta è priva di connotati del genere. Non fumo né droghe né farmaci, solo un’introspezione suggerita dalle belle sensazioni che la mia #bimbavivace anche laddove non presente sa suscitarmi e tirarmi magicamente fuori.

Ho brancolato per giorni nel buio, faticato a dismisura per trovare bandoli di matasse prive di un filo logico, quella logica che guida ogni mia mossa in modo quasi imbarazzante. E’ vero, non posso, né tanto meno potrei snaturare il mio modo di essere dall’oggi al domani, ma lasciare spazio al beneficio del dubbio, sì. Anche Putnam ne sarebbe a ben donde d’accordo. Il dubbio svincolato dal dubbio, l’alfa ed omega scovati con la semplicità propria dei bimbi…per l’appunto. Ecco allora che le meccanicistiche forze tetre dei tuoi arrovellamenti cerebrali si iniziano a dissolvere come un castello di sabbia, indebolito dai venti e dolcemente lambito dalle acque. E’ lì che ciò, che nelle fasi degli alti hai provato a condividere in modo positivo, diviene la freccia che ti segna il sentiero, la scelta che farai senza girarti più indietro, anche quando le forze della razionalità sfrenata ti verranno ad adescare coi loro suoni e ricordi. In quei frangenti, dovrai ricordarti di esser Tu il padrone e non lo schiavo, dovrai rammentare di avere a che fare con tentativi e tentazioni deleterie, dovrai quindi discernere e la tua risposta sarà: #iomelagioco !
Perché cercare contra naturam di opporsi a pulsioni e desideri, abbottonare emozioni e sentimenti ed andare alla disperata ricerca delle “giuste” decisioni figlie di filtri e freni non porta da nessuna parte o quanto meno, vi e ci conduce laddove la nostra indole non sa camminare e, spaesata, tentenna e si muove unicamente a tastoni.

Ed allora, quo vadis? Forse potremmo sintonizzarci sull’immagine di una ragazza “sbandata” fuori-di-testa che riesce tuttavia a strapparci un sorriso dopo giorni di malinconia … oppure, dovremmo correre a gettare le braccia al collo a colei, che è sempre più per noi, emblema-di-coraggio e ci rende fieri e sorridenti di conoscerla…

Toh… c’è un sempre un sorriso di mezzo: sarà forse un segno divinamente risolutivo? Fatto sta che …

#iomelagioco !

la legge del mattoncino e della bimba

“Le parole sono fonte di fraintendimento”. Una simile frase l’avrete di sicuro letta, magari anche sul mio blog ma deriva da uno dei testi più famosi nell’immaginario dei bimbi (e non solo…) quali il “Piccolo Principe“.

Eh già, i bimbi: i risolutori ingenui e genuini delle arzigogolate tele della vita. Come loro nessuno sa, al pari del loro ingegno nessuno arriva, in maniera analoga a loro nessuno può…

Ecco allora, che quando il sole cala, il cielo si increspa e i dubbi affiorano come compagni d’aperitivo delle stanchezze e frustrazioni di giornata, solo i protagonisti del mondo dei giochi senza malizia sanno cosa fare e ti suggeriscono il perché e per come…

La paura di sbagliare degli adulti timidamente si rintana nell’atmosfera a luci suffuse di una mansarda, da dove si può scorgere in giardino la chioma di una bimba (magari la mia pluricitata #bimbavivace, nds) che gioca assieme ad un suo quasi coetaneo con un fare vanitoso ma assolutamente mai fastidioso. Il bimbo, sta costruendo un castello con le sue costruzioni: con piglio, ingegno e precisione mette uno sopra l’altro i mattoncini; ogni tanto, lancia uno sguardo fugace alla bimba, magari vorrebbe chiamarla, avvicinarsi, oppure spera solo che sia Lei a fare il primo passo verso lui. Ma colore dopo colore, anche se alla rinfusa, la costruzione diviene una fortezza in cui rinchiudere le proprie sicurezze o parvenze tali. Sembra che sia vicino un equilibrio, ma se da un lato esso fa di nome armonico, il cognome è in-bilico e getta l’esca per attrarre all’amo una forza sconcertante che solo Lei sembra possedere. E’ una sorta di mistero disarmante che a piccoli passi con la sua ombra eterea e leggiadra si palesa di fronte al suo capo chino e lo risveglia da torpori accorti. Il brilluccicare degli occhi del bimbo parla da sé e potrebbe esser superfluo proseguire nel racconto, ma la storia ci sta iniziando a scaldare il cuore e sarebbe un suicidio mollare la scena fin tanto che venga, magari un giorno, rievocata con rinnovata tempra dalle polverose pagine di un libro…

La bimba inizia a smontare con un sorriso da furbetta le costruzioni che meticolosamente il bimbo aveva messo su…

Lui la guarda, inerme, inerte ma al tempo stesso con un’ammirevole ed ammirata luce che si sprigiona dal suo volto ed avvolgendogli le iridi sembra averlo ormai incantato…non si tratta più di disquisire su lenze, ami e quant’altro, bisogna solo osservare! Magari, a buon bisogno, anche due ragazzi trentenni che in parte hanno smarrito la risolutiva empatica enfasi dell’età della spensieratezza, si trovano ora in mansarda con una scarna luce immersi ad assaporare il colore vivido di quello scenario bimbesco…

In un battibaleno, intanto, la bimba ha sfoltito la maginot a tutela dei timori del bimbo. Non ha più senso quindi rinchiudere sentimenti e pulsioni, occorre invece racchiuderli e preservarli da innumerevoli forze confondenti, una miriade di bias privi di dignità ed essenza che sottrae purezza a ciò che al di là di mille considerazioni dispendiose ha voglia di esprimersi e sprigionarsi. Le parole del blog come quelle di chiunque altro non hanno la capacità; è invece, il #sorriso-nascosto del bimbo che detta legge, parla e trasmette coraggio: ecco dunque che anche i trentenni trovano il modo di sorridere e scambiarsi coccole. Del resto, il quo vadis delle nostre esistenze è molto spesso estremamente più semplice degli arzigogoli dell’intelletto. Quello stesso intelletto che pensa di essere più forte dal momento in cui si è camuffato coi vestiti dell’astuzia ma in realtà vaga nudo e ridicolo nelle steppe della desolazione. Ed allora, non ci sono dittature che tengano né diktat di sorta, puoi esser Getulio, nato a Predappio o teutonico, ma sempre alla legge del mattoncino e della bimba dovrai arrenderti.

Ma non sarà una resa di barlettiana memoria, anzi sarà una resa corredata dai barlumi del trionfo come se si fosse in un odierno reality a premi. Un GrandeFratello ai confini della realtà o magari solo al confine; un succulento MasterChef in cui a vincere è la forza dell’affetto che sconfigge affettati e condimenti, coperchi e companatici, ma lascia intatte le scene che noi fanatici dell’abbraccio sincero amiamo: quelle stesse scene che ieri, oggi e domani vorremo conservare in noi e per voi: le scene in cui ritroveremo il bimbo, la bimba, il ragazzo, la ragazza, la mansarda e le coccole ai fornelli (con le luci sfumate) in un connubio magicamente inebriante che non solo i sogni conoscono…

GRaZiEEE SoMMa bimba!

sul ponte dei sogni con la propria mano tesa…

Un uomo elegante e very very VIP è il babbo di questa sera, di questa nota, il cammeo iniziale di un’apotropaica celebrazione dell’eleganza e magari, chissà, anche e soprattutto di qualcosa d’altro da scoprirsi strada facendo, come è nel mio solito esser “stiloso” e un minimo criptico…

Chi vuol intendere o meglio, chi deve intendere, capirà!

Ma torniamo alla scena: si apre un ascensore ed ecco che la brillante figura di cui sopra emerge in tutta la sua brillantezza argentea. Sembra la scena di un film oppure potrebbe esser il routinario mondo della finanza in una location congrua come quella della Svizzera. In realtà la risposta è altrove ma non è essa il fulcro della nostra discussione e quindi transeat.

Ma allora, perché un simile esordio questa sera? Forse vogliamo celebrare il modo di vestire?

In una domenica in cui ci si è mossi tra abiti talari citare il noto proverbio potrebbe esser inopportuno, specie perché oggi un piccolo cammeo lo vorrei attribuire al mio amico Don Luca e pertanto meglio evitare sponde per facili sfottò. Purtuttavia, una riflessione sui vestiti di ieri e di oggi andrebbe fatta ma magari la lasciamo a serata più sonnacchiose, serate in cui l’indifferenza sembra prender il sopravvento come se fosse una sposa allettante che ti ha fatto una proposta seducente. Ed invece, stasera il sonno tarderà a venire ma non per turbamenti e dissapori, quanto per emozioni saporite che lo “Chef della storia” ha deciso di impiattare…

E quindi, quo vadis? Se intendiamo in sensu strictiori la domanda la risposta più Lapalisse sarebbe: in Svizzera o al massimo al confine, ma se invece volessimo non sentirci confinati solo ad un luogo ma invece anelasse in noi una sete di scoperta, speranza e semmai anche un pizzico di azzardo, allora potremmo affidare le nostre empatiche attuali rimostranze a colei che spesso regna come una principessa sulle pagine del mio blog e ancor più, tra le mie circonvoluzioni grigie. Sì, mi riferisco proprio a Lei: la bimbavivace che di grigio nulla ha, ma regala ogni giorno sfumature preziose che solo i VIP emozionali sanno cogliere e sapientemente raccogliere sul ponte dei sogni con la propria mano tesa…

In bocca al lupo! O se preferite, in stile New York: good luck! 😉

 

Non so che nome darti ma il numero sì: 31!

Avendolo già fatto altre volte non posso oggi iniziare la mia narrazione con una serie di “immagina”, che l’amico Vate coglierebbe magari come possibili tentativi di plagio di note pubblicità. Ma ben si assocerebbero al contempo con la mia indole da visionario, per alcuni anche pazzo.

Certo se ti dicesse, sorridendo, che sei pazzo proprio colei a cui dedicheresti il cammeo odierno devo dire che non basterebbero 100 giorni per urlare di gioia. 100 giorni da far culminare magari con una notte brava a Las Vegas. Corsi e ri-corsi

Il fascino delle cose inspiegabili ha dell’incredibile e l’incredibile mondo del SoMMo e dei suoi affetti più intimi sa esplorare le rughe dell’esperienza come e meglio dei raggi di sole in un pomeriggio quasi estivo. Ecco allora che crogiolarsi nel fascino tenebroso ma al tempo stesso inebriante del rischio ti porta ad assaporare il dolce fremito della serenità. Crollano pertanto filtri ed apparenze, diktat ed idee pre-confezionate. Tutto attorno sembra sparire, il rumore diviene silenzio frastornante, la natura ti accoglie e rinvigorendo ti fa rinvigorire e (magari anche) rinsavire. Non c’è folla che tenga o evento che avvenga: ci sei solo Tu e la bimbavivace e la commistione di colori ed emozioni fa da sfondo sinestetico a riflessioni profonde sapientemente alternate e ritmate alle semplici ovvie considerazioni da bar, fossero anco i peggiori di Caracas (altro giro, altro plagio caro Vate?, nds).

No, non può esser spiegata una simile giornata. È un premio a tanti sforzi? In parte…è un ricercare nell’infinito una legge che regoli ma non affossi? Forse ci siamo quasi…o è semplicemente quella abbacinante forza custodita nel sorriso di chi vorresti sempre felice…Ecco qui siamo davvero alla quasi culminante quadratura del cerchio, ma prima di concludere devo e voglio aggiungere un pizzico di doratura alla pietanza. Spero di riuscire a farlo e laddove qualcosa non andasse per il verso giusto, posso sempre provare a correggere il tiro come se fosse una foto, a cui l’abilità dell’uso di applicazioni dedicate, dona nuova linfa e vitalità. Una vitalità rosso fuoco ed una linfa dolce con cui sporcarsi i polpastrelli e le unghie sbeccheggiate sbeffeggiando i bronci che nella vita si erano affastellati.

Ed allora, e concludo sul serio…giuro! Quo vadis? La metà delle emozioni è presto tratta come si fosse sul Rubicone anche se non nei panni di Giulio…magari non si ha nemmeno un dado, forse solo un accendino e di sicuro non si è nel 49 a.C. pur tuttavia, da romano seppur non imperatore un numero potrei darlo pure tra palpiti che sanno di fibrillazione e sguardi che dicono oltre le barriere dei pensieri e pertanto cammeiamo la città di New York con la forza ben augurante del numero 31…

Il resto verrà da sé nella misura scelta dalle leggi invincibili della natura che oggi ci ha donato, sole, fruscii ed odori di prato all’inglese e domani ci attenderà con la ieraticità anglosassone oltre l’oceano, le difficoltà ed i limiti di cosa oggi sia dato saperci. Ergo, non so che nome darti ma al sole rispondo bionda chioma, ai fruscii mi accosto coi miei friccichìi e al mio caro alter ego SoMMo suggerisco che se ami le imperfezioni ed i difetti ha forse ragione il Brunone di tanti pranzi e cene…

un po’ cammeo, un po’ esempio ma soprattutto tanto realtà!

Riprendiamo il filo del discorso del blog o se preferite del delirio sommico ripartendo da un leit motiv classico, ovvero i cammei. E cammeando cammeando ci incamminiamo verso nuove sfide, perché, in fondo, ripartire è sempre una bella esperienza!

No, non siamo alla fiera dell’ottimismo né tanto meno alla rievocazione delle frasi di Tonino che da un paio d’anni riposa. Ma la settimana appena trascorsa si è aperta con una mia profonda voglia di rendere omaggio, di dare il giusto palcoscenico e proscenio ad una bimba vivace che giorno dopo giorno esterna la sua personalità e carisma con grande spessore. Del resto, basta poco per accorgersi se tu sia carne o pesce e qui la mia passione per i fornelli non c’entra…tuttavia, c’entra il sottile ma indissolubile legame tra la vivificazione della vita suscitata dal pensiero rivolto alla bimba vivace e ciò, che lei stessa, passo dopo passo, attimo dopo attimo sa suggerirti con classe e sempre profondo rispetto. Un rispetto che se tradotto in culinario può farti “ripudiare” la pasta che pensavi di amare tanto, avviandoti verso pietanze che meglio si sposano col palato ed ancor più l’imperioso e tenebroso Fato

Ma torniamo a Noi, non disperdendo il filo conduttore dell’odierno mio palesarmi sul web e cogliamo subito l’occasione per elargire (come feci mesi or sono, con la cosiddetta Famiglia Mundial) un abbraccio augurante ed augurioso ai miei genitori che solo due giorni fa festeggiavano qualche lustro assieme: 37 e non sentirli direbbero le cronache sportive con imperturbabile precisione e dovizia ma al tempo stesso inguaribile romanticismo. E senza smielare ma magari solo ammaliare facciamoci catturare dalla magia di una foto per raccoglierci quasi che fosse una catarsi ascetica in una serie di riflessioni…

Si arriva pertanto al quo vadis o se preferite ai quo vadis di oggi? Diciamo innanzitutto che si arriva. Punto. Lascio ad altri il ruolo di pontificatori e mi soffermo invece sulla constatazione di alcuni piacevoli fatti: se il soddisfacimento di taluni desideri altrui vivacizza il tuo sorriso, allora ci siamo! Se l’assaporare oltre il gusto diventa la regola, l’abitudine, ecco che chi suscita ciò ha in mano la chiave di volta. Ecco che, se il volta gabbana del Destino è solo un mero ricordo sbiadito e mai più usanza tipica vuol dire che alfa ed omega sono finalmente più vicini di quanto si possa immaginare e Platone vede maggiormente definiti i contorni del suo discorso…

Ecco, dunque, che da che ti sentivi un pesce fuor d’acqua, ti pare improvvisamente di esser la persona giusta, al momento e posto, giusti. Se poi, come magari sai fare, ma senza svelarlo troppo alla tua umiltà, ti lanci in ambienti non prettamente appartenenti al tuo mondo e senti ardere il brivido della soddisfazione, gli indizi sono tutti schierati e stanno con preponderante forza sfatando miti e tabù: una forza destruente che nemmeno se fossimo di fronte alla banda Baader-Meinhof

Ma del resto, qui non siamo in Germania nè fors’anco in Svizzera, ma magari rubare il mestiere cogli occhi a lidi più o meno lontani è una delle vere essenze della vita: un dono che solo la Natura sa e può offrire, sempre che dia il suo consenso monsieur Destinee

E quindi, concludendo, destiniamoci verso un’ennesima riflessiva chiosante chiosa che racchiude oggi i visi e sorrisi di mamma e papà, gli attori protagonisti che il Regista monsieur di cui sopra ha saputo magicamente condensare nel lontano Settembre del ’77 per dar luce ad una sfociante e folgorante storia un po’ cammeo, un po’ esempio ma soprattutto tanto realtà!