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borsa da lavoro e carica-batterie

Sgoccioli finali di anno e mi pare giusto ricomparire.
Sono mesi in cui ho centellinato i miei pezzi blog.
Molti sono i motivi ma non mi dilungherò su ciò oggi.

In genere il fine anno è un’occasione ghiotta per fare bilanci: lavoro, vita privata, sogni…

Di sicuro, gli ultimi anni ci hanno un po’ tolto il gusto di cimentarsi in queste psichedeliche attività-di-fine-anno ma una volta fatto partire il mio sottofondo musicale preferito è stato quasi automatico riflettere e tradurre per iscritto i miei pensieri.

Da dove partire? Forse da qualche sogno tramontato per sempre.
Gli ultimi due mesi dell’anno mi hanno finalmente liberato dal (quasi) fardello di rincorrere l’illusione di un non so che creato da me. Chiariamoci, specie negli ultimi tempi, era divenuto un modo per combattere le paure di una vita professionale costellata da difficoltà emergenti, tuttavia era giusto tagliare un certo tipo di cordone ombelicale.
Lo stare davanti mi costringeva a prendere il vento in faccia. Ma è la mia indole, l’indole di chi non si tira mai indietro, l’indole di chi disprezza chi si rintana nel sotterfugio comodo.
Ho vagato quindi per mesi, da solo, alla ricerca di attimi di serenità che potessero allontanare dalla mia mente il malcontento di ciò che mi attorniava e sentivo tanto distante.
Il gioco che più mi ristorava era racchiuso nella mia vita social, piena di sorrisi taumaturgici e appaganti: surrogati che come Tutti andavo a ricercare qua e la come un rabdomante reietto che si gettava spesso nei messaggi vocali, prima lunghissimi e poi via via più contenuti oppure dava sfogo alle sue emozionalità più profonde attraverso fornelli e… “pastelli”.

Tante ferite via via riaffioravano ma mai ho pensato fossero da allontanare. Parallelamente andavano e venivano momenti e soprattutto persone inspiegabili capaci di passare dall’onnipresenza al ghosting più profondo senza passare dal via.
Fenomeni sociali più che social di un mondo ormai avariato per quel concerne i miei gusti.
Ma tutto serve e soprattutto panta rei!

Certo, per non dilungarmi in eccesso e per non renderla sin troppo amara dovrei cercare una chiosa opportuna, una di quelle chiose da blog che ti prende a schiaffi come se non ci fosse un domani!
Oppure potrei, cogliendo il suggerimento di un’artista conosciuta di recente, tingere tutto di giallo e lasciare in sospeso il finale…

No. Ho deciso sarà un finale di immagini dipinte dall’animo di un VIP quantomeno emozionale che si immagina, adesso, di fronte alla macchinetta del caffè col suo Mentor delle decisioni difficili, un po’ più in sovrappeso di qualche annetto fa ma sempre sagace e risolutore, mettiamoci poi poche righe di messaggistica mai risposte (anche se promesse) ed infine con un bel sorriso chiudiamola con due scatti sereni: un messaggio natalizio che non aspettavi (e ti ha liberato di un grosso magone) e la scena di un uomo sufficientemente astuto dal prendere dal portabagagli borsa da lavoro e carica-batterie…