La narrativa di espressione delle mie emozioni

Ci sono dei piccoli episodi nella vita di un uomo che da soli racchiudono il significato di un’intera esistenza.

Essi sono istantanei ma duraturi nel tempo e nella memoria. Ed è così che anno-dopo-anno il ricordo non scolori in un’agiografia del Destino con le sembianze di una vera e propria rivoluzione. Uno shake-raggio antropologico che fa cantare la cultura muscolo-a-muscolo poiché da che mondo è mondo le rivoluzioni sono fonte di eterna giovinezza.

Già…la giovinezza. Colei che a poco poco ci saluta portandosi via gran parte dei nostri sogni adolescenziali. Sogni che ti rendi conto siano vittime di un vero e proprio obbrobrio del domicilio dei desideri. Sogni che hai accarezzato da così vicino fin tanto da farli svanire. Sogni, che pertanto, dovevano rimanere tali per poter continuare ad emozionare…

Già lo scrissi sul blog quanto non sia infrequente, nella vita, imbattersi in qualcosa di troppo bello per esser destinato a sé. Un qualcosa che assapori per aver menzione di cosa sia la felicità e poi sembra ti venga portato via.
Ma è qui che subentra il quovadis anabatico, Colui che ci insegna, con poche sillabe e per lo più scorbutiche, che l’epitome del successo si cristallizza nella costanza del viver sereni più che nel fugace surrogato della felicità.

Ed allora, quello che ai più (disattenti) appare come una tua abiura, diviene agli occhi dei meno (ovverosia gli attenti) l’editto che tornisce in un’alta definizione la tua figura: un bagliore che riflette l’istinto da dominatore e l’indole eterna da capitano pur anco senza i gradi…

Ergo, anche se la vita non passa lo zucchero a velo, sai dove (ri)trovarlo!

reiterare la propria esistenza respirando le emozioni

Per celebrare il 90° del blog non potevo scegliere o meglio sperare in miglior occasione. Il numero 90 che dipinge nella smorfia la paura sarà oggi cancellato dalla festa e metterà da parte ogni possibile incomprensione e se vogliamo lascerà in disparte anche il palcoscenico stesso del web che ospiterà il tutto.

I regali contraddistinguono le feste ma sono anche le carezze di speranza che inviano i nostri cari sempre presenti, seppur assenti. Il soffio del loro affetto può aiutarci a spegnere ansie infuocate ed al tempo stesso scaldare cuori gelidi; quello stesso soffio che oggi acquieterà la gioiosa espressione di 18 candeline per farci riflettere un po’ sul se e sul come, sul dove e quando…

Una tappa importante a cui sia io che Te, caro Vincenzo, sappiamo chi vorrebbe partecipare…

Oggi, seppur io ami tanto scrivere ed in parte hai già avuto modo di leggermi, sono convinto di non riuscire in maniera perfetta ad esprimerti cosa vorrebbe dirti il grande Uomo che era Tuo padre…

Spero che qualcosa ti riesca a giungere lo stesso attraverso la Sua guida ispirante, quella che oggi, tra emozioni infinite mi sta dettando frasi e parole, sensazioni e momenti pregni di eternità sinestetica. E mi perdonino tua madre e chi ti ha seguito negli anni se ti mando un augurio così denso e carico, ma nel rispetto che anche loro hanno per Lui, sanno che il Suo sorriso magnetico, oggi, non avrebbe desiderato miglior opportunità per dimostrarti quanto ti amasse/ti ama!

Non voglio tediarti comunque ma solo augurarti buon compleanno in modo non banale, riservando a Te qualche ultimo consiglio di Vita da Adulti con la A maiuscola, che oggi ti accolgono nel loro magico club. E’ difficile conoscere con certezza quale sarebbe stato oggi il messaggio di auguri per Te del mio compianto zio modello ma provo a mediare attraverso il vivido ricordo dei bei momenti trascorsi assieme anche a Te piccolo monello al mare…

Non mi resta dunque che chiuder gli occhi e provare a rivedere riflesse in un caleidoscopio emozionale le foto di quei giorni felici e spensierati assieme, a cui nulla potrà dare un colpo di spugna e nessun ostacolo potrà farci perder di vista il traguardo di un nuovo e futuro abbraccio, un abbraccio augurale che oggi vorrei ricevere spiritualmente io da Tuo papà per potertelo poi ridare con tutta la materialità dei nostri giorni terreni, una materialità fatta in ogni caso di sentimento, un sentimento che possa sublimare le cose non dette e non fatte per mille motivi, ma che possa sintetizzarti ciò che Gianni oggi direbbe a me e a Te, caro maggiorenne, mentre sarai intento a scartare regalini e pacchetti…

Prova da oggi a vivere nel mondo dei grandi tenendo bene a mente un unico motto prima di ogni altro: la ricetta giusta in certune occasioni, o se preferisci spesse volte, prescinde dal perché e per come e trascende nell’atto fortemente trascinante del gesto ancora prima del pensiero, da cogliere e sposare come filosofia di vita quando è il cuore che detta legge e ci suggerisce con dolcezza di reiterare la propria esistenza respirando le emozioni

AuGuRi Caro Cugino!!!

la vita succede mentre fai i piani

Tempo addietro una delle mie canoniche riflessioni alla Joyce era stata intorno al #nullaèscontato

Oggi come vedrete il tema d’avvio sarà circa il #nullaèobbligatorio elemento che mi ha portato nei meandri di una lunga valutazione di se, ma, pro e contro di sentieri di vita espressi o meno, bene o male, su e giù…

Una considerazione di sicuro nata in giorni e giornate ricche di contrasti, arrabbiature e similari che come sempre, tuttavia, divengono carica espressiva allo stato puro. L’oro nero di uno #storytelling è la sua vita con tutte le possibili contestualizzazioni da scoprire e trovare via via…poiché del resto, che tu voglia o non voglia non puoi distaccarti, arrivano loro: le emozioni

Eh già: la vita, ove ogni tanto purtuttavia serve rallentare il battito cardiaco proprio dei momenti di espressione, esser antitetici ed estetici in ossimorica congiunzione astrale, vivere la quotidianità nell’eccezionale ed il singolare nella consuetudine, facendo crollare schemi, diktat e facezie da pontificatore, irrequieto atque acido. Quante cose lasciamo indietro? Non ci vediamo mai abbastanza, non ci leggiamo mai a sufficienza, non ci sappiamo mai a soddisfazione. E nel mentre di questa nostra ineludibile situazione (all’apparenza, nds) irresolubile, il pantarei sale in cattedra e ci ricorda ieraticamente come e quanto la vita vada vissuta a cicli…

E nelle sequenze che frame dopo frame si accumulano finiscono una miriade di immagini, odori, sapori che quasi musicalmente ci sfiorano senza un vero senso ed un facile significato da cogliere. Sono infatti solo dei pretesti di vita che all’occorrenza dovrai e potrai prendere dallo scaffale della tua esistenza passata…

Tutto quello che incontriamo ci serve! Noi Tutti, rubiamo e permeiamo da chi ci attornia: l’abilità sta nel raccogliere il mosto lasciato cadere come monete contabilizzandolo in un vino pregiato

In pochi ci riescono e possono davvero farlo. Per i più questa capacità di guardare-quello-che-dici resta rarissima, rarefatta, semi-inaccessibile fin tanto da apparire classista. Ognuno usa espedienti diversi ma non non esiste una ricetta perfetta/infallibile. Chi come me cerca sollievo nella lettura, trova poi conforto nella penna purché non la si banalizzi in un mero esercizio da pollice-opponibile che pur anco le scimmie porterebbero a termine: deve invece esserci, per non esser scimmiottati, quel quid in più sinestetico dove la grafia ti media lo stato d’animo, il luogo ti proietta nella dimensione più consona di interpretabilità ed il resto lo fa il tempo…

Ma proprio perché risulta esser proverbiale che chi abbia tempo non debba sprecarlo, vengo al quovadis (come sempre, nds) cercando di orizzontalizzare un concettola vita succede mentre fai i piani, pertanto per evitare la catabasi occorre stipulare un contratto con se stessi in cui sarà la possibilità di esprimerti il tuo più grande alleato da metter in postilla

percorrere le vie dell’ostinazione

Seneca affermava che l’uomo ha una sete infinita di conoscenza ed è per questo che il condividere esperienze ed emozioni faccia parte della nostra natura: è il modo nobile di crescere in questo percorso del sapere come già il filosofo romano, giustappunto, aveva teorizzato.

Ecco che dunque il blog rappresenti ormai per me un modo funzionale per poter metter a sistema con tanti di Voi i miei pensieri e le mie considerazioni di vita. Coi suoi dilemmi e soluzioni, coi suoi quovadis e punti d’arrivo, coi suoi innumerevoli se, ma, lordi e tare varie, ma sempre e comunque reietto alla fuga e pronto e capace a metterci la faccia e cimentarsi nell’arena del dibattito.

Ed oggi, il mio stream of consciousness sarà attorno all’ostinazione che può portarti a strafare, forse, o comunque sia a scontrarti molto spesso coi sentimenti, le persone e le situazioni. Ecco allora, che può succedere che nello spazio temporale in cui monti a neve due albumi d’uovo, ti sembri di esser stato catapultato in un vicolo cieco dal quale appare estremamente arduo uscire. Per non dire impossibile.

E quindi, capita che dalla paura si passi al disprezzo con un non so che di ineluttabilità, ci si senta vittime del “sistema”, a tratti, ma molto più succubi dei propri schemi mentali con tinte melodrammatiche che affiorano qua e la. Eppure la buonafede era lo spartito del tuo adoperarti, il disegno di fondo della tua intuizione era un azzardo sì, ma enormemente percorribile nella misura del suo proposito finale. Ed invece chissà…

La vita è dialogo e confronto del resto e magari non serve trovare sempre una spiegazione a tutti i capitoli della sua saga. Anche perché i meccanismi psico-sofrologici di affronto della stessa possono chiudere, negare, rifiutare e ciò che è bianco può trasformarsi in nero, ciò che è vivo può morire e così via discorrendo. In un simile contesto guai ad imborghesirsi, troppo e di colpo, calpestando per default la vita ed i suoi paragrafi giornalieri. Occorre invece, fare uno, dieci, cento passi indietro provando a ritessere la tela con pazienza e parsimonia fintanto che non torni a fluire nelle tue vene la fantasia, l’improvvisazione e l’inventiva con una cabina di regia senza complessi di inferiorità e senza più barocche trasposizioni del pensiero…

Ergo che, la pura e santa verità è che nel momento in cui stai rientrando in possesso del tuo modo di essere, scevro dei fardelli emozionali indotti da quella fugace incrinatura dei rapporti interpersonali, or ora vissuta, la situazione ti scappi di nuovo di mano…ebbene sì, l’ossimorico dipanarsi dei fatti è solo la naturale evoluzione figliale dell’emozionalità, che in modo supremo e vivido quantunque reale, mette in campo tutta la sua forza sinestetica ed in una magica e quanto mai apotropaica scena da far west, ti libera da ogni inibizione pregressa e ti mette in stato di grazia riappropriandoti del tuo presente e tracciando la rotta del tuo futuro…

In un modo o nell’altro, Tutti Noi siamo, a tinte più o meno forti ed intense, prigionieri del passato…ed è, ancor più vero e fondamentale, che si debba quindi lasciar il più possibile lavorare, a briglia quanto mai sciolta, il delirio emozionale insito e risvegliabile in ognuno di Noi, seppur attraverso le vie dell’ostinazione: è Lui l’unico guerriero in grado di far saltare le catene dell’agire, quelle incancrenitesi nei tempi passati destando sospetti e disseminando qua e la tappi alla serenità e guinzagli alle nostre più calde e solide emozioni!

Del resto non è una maledizione di Montezuma…

Del resto non è una maledizione di Montezuma

Ebbene sì, l’esordio dell’odierna pagina del blog vi farà sobbalzare e magari vi porterà ad immaginare disturbi indotti dai bagordi delle feste oppure per coloro che faranno uno sforzo al di la del confine metaforico si spalancheranno significati un tantino diversi ma sempre coinvolgenti “malumori” di stomaco ed affini.

E quindi: la verità dov’è? Presto a dirsi o meglio a svelarsi…

Di sicuro, siamo anche oggi ad affrontare elucubrazioni che toccano nel vivo la sfera dei nostri più intimi vissuti e ci “annientano” spesso per giorni, mesi o persino anni. L’esercizio che andrebbe fatto da ciascuno di Noi, stasera, è proprio quello di ripercorrere a ritroso (ma senza il senno di poi, ovvio…) le ultime 365 albe, avendo a mente che lo “speranzoso” neonato (alias 2015, nds) verrà presto alla luce. Non un banale viaggio pertanto, ma un sensazionale ed abbacinante itinerario su e giù per il tempo del tempio delle emozioni.

Un tumultuoso sentiero, spesso periglioso, lungo il quale lasciare libero spazio e sfogo ai propri sentimenti. Una libertà conflittuale nelle dimensioni e nello stile delle lotte degli Achei contro i Troiani. Un palpitio emozionale da consegnare così, intatto, all’UNESCO, tale è la forza empatica di simili “ricchezze”. Un acrobatico salto mortale attraverso i toni e le tinte più profonde del proprio umore, laddove impallidirebbero anche i performers dell’Opera di Pechino.

Insomma, un’agonica ed al tempo stesso infiammata ed infiammante realtà capace di azzittire in un battibaleno qualsiasi stratega, stregone o presunto tale…

Pertanto, tornando all’alfa prima di ricercare la scontata (o quasi) omega…quo vadis?

Il dilemma di questa sera parrebbe insoluto nella misura in cui è da mesi (per l’appunto…) che mi abbarbico per strade fatue e mai veramente risolutrici; ma una via deve esserci è va strenuamente cercata: non sarà la razionalità a condurmi alle pendici della soluzione, ma nemmeno la sfrontatezza irrisoluta dei batticuori incoscienti. Magari, a buon bisogno, nel connubio risolutivo prenderanno posto un cuore austero scandente 60 battiti al minuto anche laddove maliziosamente solleticato ed una lepre immersa nella bianca neve incarnante le sfaccettature della tua intelligenza come nemmeno Howard Gardner avrebbe saputo “dipingere”…

In fondo, non è mica una maledizione, vero caro Montezuma?

L’enigmaticità al servizio del mio pensiero: un gioco di emozioni dolcemente cortocircuitanti

L’enigmaticità al servizio del mio pensiero o se preferite, in versione guelfa piuttosto che ghibellina, il pensiero rischiosamente succube degli archibugi enigmatici che dalle sinapsi partono e ad esse vorticosamente tornano quasi in un gioco di emozioni dolcemente cortocircuitanti.

È questa la riflessione di questi giorni al margine di succulente cene con illustri amici reali e/o virtuali; è questa la tematica che affronterò nell’odierno stream of consciousness dopo giorni di silenzio in parte forzato ma forse altrettanto percentualmente (se non più) voluto.

Una riflessione nata in realtà sabato mentre mi trovavo in uno degli incantevoli scenari che solo l’Italia sa offrirti, a margine di un caffè pressoché imperiale ma non imperialista, un caffè molto democratico che in punta di piedi ha chiesto permesso per farsi largo tra grigi misteri ed altrettante diffuse certezze. Il trade-union tra le ossimoriche, or ora citate ,realtà protagoniste sta nel senso misterioso della vita di recente da me celebrato sempre sulle pagine del mio amato blog (amato da me…nds, per gli eventuali fugaci/timidi detrattori).

Ma allora vi starete chiedendo, a chi va il primo consueto omaggio di giornata? The winner is Carrara anche se per onestà sarebbe da specificare Marina, prima…in ogni caso è dalla Toscana che sono nate le idee che oggi questa pagina bianca sta accogliendo. Idee che fanno parte di me da tempo, magari, ma col tempo si sono cementate e rafforzate ed hanno dato vita ad una martellante opera di radicamento quasi cultural – spirituale. Ed allora, il crogiolarsi al sole con alle spalle la facciata di un duomo ti sembra oro sopraffino, il respirare un’aria salmastra ancestralmente custodita ti fa di colpo risvegliare sensi e desideri, il rivivere attimi eternamente scolpiti dentro te, ti dona la chiave di volta di mille giornate insulse.

L’essenza risolutiva sta nel guardare oltre la punta del naso, forse, o fors’anco in ciò che sto per provare ad esplicarvi, armato del mio martelletto e scalpello emozionale

Ecco che dunque seduto su di una panchina in quella piazza pullulante di gente, ricordi ed emozioni giunge l’assioma tanto cercato da giorni, il corollario che va oltre lo steccato e risale la china con la forza di centinaia di nodi, slegando in un battibaleno lacci e lacciuoli che attanagliavano il proprio e (forse soprattutto) l’altrui pensiero.

Le paure sono esseri “benevoli” nella misura in cui i permettono di catalizzare attenzioni, forze e sforzi al fine di superarle: che poi siano vinte o semplicemente governate mediante laboriosi processi di introiettamento poco ce ne cale. Ciò che invece deve spaventarci è la calma prima della tempesta o per meglio definire tale archibugio la quiete indomita del vulcano: pronto ad esplodere e far male con la sua forza che viene dal profondo più interno, che più distante e più intimo non si può. È lì che le nostre truppe di difesa nulla possono, è contro tali mali autogeneratisi che le nostre cellule nervose (e non solo) non sanno quali pesci prendere o se preferite, in una lettura più ascetica, a quali santi votarsi. Sono questi i mostri insormontabili, quanto meno all’apparenza del futile espresso, ma la nostra abilità dovrà collocarsi nella dimensione dell’inespresso e non focalizzandosi sulle prime, ovvie e scontate apparenze, dovrà perseguire e perseverare nel combattimento sulle vie del pandemonio, le uniche in grado di condurci all’appagamento millesimale (e non minimale) dei nostri più desiati sogni.

Un caro saluto a Tutti Voi Cari Amici!