empatia: dress-code di vita

Partiamo stavolta dalla fine o quasi. Iniziamo da uno dei miei più grandi tormentoni ovvero il quovadis: tipica icona  delle pagine blog.

Riflettevo giorni fa su di un fatto: se l’ignoranza si maschera da libertà di scelta, dove andremo (alias quo vadis)?

E’ uno dei quesiti che attanagliano sempre più il nostro mondo e sono nient’altro che la cartina al tornasole di un certo moderno decadentismo (anche non troppo latente) dei modi ma anche del merito aggiungerei. Una palese resa anziché una proattiva ed utile redde rationem. Un abdicare al qualunquismo privo d’argomentazioni degne di tale nome. E ciò che alimenta al negativo la spirale d’insuccesso è il circuitare ed anzi cortocircuitare attorno ad un’ipocrisia minimizzante, che però, inesorabilmente ruggisce sommessa.

Un amico l’altra sera mi diceva

la luce riflessa è pur sempre meglio dell’ombra

ma c’è un però…
da dove (che fa da contraltare al nostro, verso dove, di cui in apertura) provengono i nostri gesti, le nostre aspirazioni, i nostri contenuti?

In tanti professano l’ “arte” de

l’importante è non staccare il piede dall’acceleratore

per poi venire giù come un frutto maturo alle prime avversità.

Altri sono solo fanatici dell’ultima ora che cavalcano facili mode senza conoscerne la benché minima parte espressiva. E questo fanatismo dilagante in lungo e largo fa paura. A dire il vero, ciò accade proprio in virtù di un’ossimorica nemesi che rende il percorrere queste vie fanatiche più forti delle paure stesse.

Insomma, è un codice nascosto sotto traccia che prende linfa da una mastodontica opera di sottrazione dalle proprie responsabilità ed anziché render vitale il mondo attraverso i sentimenti viene tutt’al più perpetrata una liturgia dei sentimentalismi asfittici.
Interpretatela come l’abiura dei cuori poiché sembrano più facili e meno dolorosi sentieri da percorrere, ma tuttavia credo occorra (anzi ne sicuro) un novello demiurgo che rischi le proprie idee e contribuisca a risollevarci tutti dalla polvere.

Per me appare assurdo un mondo simile: io mi “eccito” ancora nel leggere un libro, dialogare e scontrarmi su politica ed attualità, commentare un film, trovare e cercare citazioni dotte di filosofi, storici e personaggi del passato…
Ed allora perché non provare a trascinare anche altri?
La ricetta non è irrealizzabile ma passa attraverso degli step ineludibili. Innanzitutto, mai farsi abbindolare da chi è già cadavere fuori dalle nostre porte e storie di vita. Giammai rincorrere il vento sfuggevole o crogiolarsi nell’austerità espansiva. Utile invece in un’attuale senechiana vision metter davanti i fatti alle parole; costruire tali fatti con un’euristica attivazione salvifica delle abilità trasversali; non condannarsi dunque all’irrilevanza inseguendo in quantità industriale parabole reiette.

La chiave di volta?

Importare chiavi in mano dal proprio cuore le energie necessarie per abbattere atmosfere grigie, tetre, sospettose.

Impossibile?!

Se usassimo il codice di cui sopra, quello che tendeva ad autoeclissarsi, la risposta non può che esser confermativa,  ma l’affermativa è dietro l’angolo e mi riferisco all’empatia: il mio (e spero da oggi nostro) dress-code di vita!

 

slavine e succhi emozionali

Esistono i posti e gli stati d’animo. Esser coinvolti in modo pruriginoso ed accapponante da un posto è il connubio magico. E di esperienze, anche e specie solitarie, con luoghi evocativi ne ho vissute tante: è il modo che meglio conosco per partire dal profondo e far emergere istantanee di verità.

Oggi sono 39, gli ultimi col 3 a vederla in tono vecchieggiante ma invece spolverando fra cabale e numeri (una delle mie profonde ossessioni, nds) ecco lì che mi sovviene come oggi al pari di ieri sia venerdì, e come ieri la politica qualcosa suggerisca: oggi è il nulla, ieri era Leone accusato ingiustamente e pertanto dimessosi…
Purtuttavia è proprio in quel nulla che il leone che è in me vuole tuffarsi con il mio solito abito, che il monaco lo fa e fidatevi, contraddistinto da uno spezzato che lega l’entusiasmo contagioso alla carta (quasi magica) della curiosità. Una curiosità resa scudo contro la cattiveria che a volte arma le menti (dis)umane.

“Bisognerebbe mettersi la sciarpa per le arie che si da”

E’ il commento che ho sentito fare di recente nei confronti della mia ultima Musa ispiratrice, inconsapevole e che magari più e più volte è stato rivolto anche al sottoscritto.
Gelosia? Noia? Fuor di metafora, al di la di tutto si potrebbe dire che quel commento sia frutto di un ebete che guida senza patente; ma sarebbe, fors’anco, una semplificazione eccessiva. Magari possono a buon bisogno, anche esser le parole di un talentuoso, ma uno dei grandi insegnamenti della mia volpe e non di quella che fu di Archiloco, è che il talento può esser arma a doppio taglio se non alimentato dallo studio e la fatica. Mai snobbare nulla! Mai rincorrere solo facili scorciatoie danarose come ha fatto ieri Gigio

Del resto, io ritengo che ognuno di Noi nel tempo libero possa scegliere di tirare rigori decisivi sopra la traversa oppure dedicarsi alla meticolosità. Un po’ come avrà sempre fatto la mia Musa, ieri saggia bambina ingenua dalla cui ingenuità uscivano ed escono parole iconiche che rimarranno per ere ed ere: non si buttano nemmeno le virgole di ciò che dice un personaggio empatico!

Eh già, l’empatia come mezzo di inclusione sociale. Un’entità padrona dei tuoi gesti e le tue gesta, capace di farti riflettere sul fatto che la parte della tua storia di vita legata a doppio filo con le emozioni non si asciugherà mai.

Riflettiamoci assieme: provate a mettervi in un patto di non concorrenza coi vostri sentimenti.
Impossibile.
Contro natura.
L’atarassia è impercorribile. Soffrire ha valore forte purché sia interpretato nella sua accezione positiva di rinascita dopo la tempesta attraverso la scialuppa della passione che diviene ineludibile combustibile delle membra.

La differenza non la fa soffermarsi con il dito indice puntato sulle genti passate col rosso, ma il recupero degli stessi personaggi attraverso la conoscenza e valorizzazione del loro pentateuco emozionale. Una bimba, come la vivace di cui sopra, si rende conto di quello che fa in maniera più intuitiva che razionale e da piccola cerca sempre la grandezza.
Le tinte sono pertanto quelle di una tela dell’anti-atarassico ove il cercare di accrescere il più possibile quello che già ci è noto diventa un dovere. Ed al contempo è anche un dovere l’esser sempre più appassionato delle passioni che già hai.

Insomma, il tutto va ricondotto, e non ridotto, ad un’abbacinante slavina emozionale, un regalo inestimabile che intervenga come angolo di visuale sulla società, sul mondo, sulla vita…

Il quovadis odierno è quindi servito: fare scattare quell’interruttore che ti darà accesso ad una cosa che potevi trovare soltanto li, nella precipua interiorità del tuo vissuto.
Ecco la tua autentica bussola espressiva nel bene e nel male, senza se e senza ma. D’altronde quando sei in un momento di minima difficoltà o per meglio dire scoramento e non sai a o b ed il bivio te lo accompagnano, allora devi ritenerti un privilegiato: hai finalmente capito cosa ti possa servire in quel preciso momento e per sempre per superare l’himalaiano invalicabile.

Ma andiamo a concludere che è tempo di festeggiare e lanciamo un’ultima sfida di giornata o se preferite vista la musicalità dei luoghi (che evocano) di cui in apertura, una disfida che avvenga non tanto ove l’immaginario collettivo andrebbe, ma in un posto limitrofo ben più caro al mio immaginifico ed in grado di connubiare la sineddoche del “brindisi” che ben si sposa sempre; e non soltanto oggi direi…

Suvvia, andiamo davvero ai titoli di coda ed ai regali a questo punto. La modalità sarà sempre tersa di contenuti perché è il modo che anche involontariamente segna un canone per me. Ovverosia non riesco a fare altrimenti così come non ho mai avuto il ben che minimo dubbio di quale fosse il modus vivendi adatto a me. Un dettaglio non sempre compreso e capito da chi mi ha conosciuto, ma ancor più forte e tenace ed anzi unico per tale motivo.

Ma si parlava di regali e vorrei condurvi all’anabasi raccontandovi un recente sogno in cui mi chiedevano di scegliere fra questi 3…
1)  l’ottenimento di un’assoluta macchina del consenso tale da conquistarsi una devozione quasi mistica attraverso un’apparizione (quasi)  messianica da non rinnegare mai nel tempo.

Che ripudierei inesorabilmente

2)  una seconda occasione.
Per molti, il regalo più bello che la vita possa offrire, ma che a scavare nell’animo è limitativo poiché se ne devono anche auspicare tre, quattro e così via come in una passeggiata lungomare tra i ricordi e ricorsi di vita, dove emerga indubbiamente duro il giudizio sul recente passato ed in parte strascicante nel presente, ma non per questo ci si senta arresi per il futuro.

Tuttavia anche qui passerei avanti

3)  il ricevere da una delle mie ex il seguente messaggio (anche solo subliminale): da te sono venuta per motivi sbagliati ma è la cosa più giusta che abbia fatto in tanti anni…

E qui mi fermerei a godermi il succo emozionale che ne deriverebbe

le bizzarre traiettorie tra pugilato filosofico e patti d’onore

Una cosa che puoi solo comprare è destinata a morire. Mentre è linfa vitale la mentalità che molto difficilmente puoi,  anche cammin facendo, acquistare. Essa però è ricchezza impagabile che permette l’impossibile: lo fa quando chiede al talento di sacrificarsi, all’intelligenza di preservarsi da dissipazioni inutili ed improduttive, all’impazienza di attendere ma sempre andando oltre nei contenuti e nella voglia.

Ma questa giusta mentalità vincente potrebbe portarci ad un bivio: focalizzarsi sul qui-ora oppure sulla filosofia dell’altrove-domani? Un quovadis quanto meno impervio direi…

L’unica speranza è che in ogni caso sia il battistrada motivazionale a recitare la parte del padrone in modo da impedire che si cada nella distopia dell’ovunque-ma-mai.

E laddove non fossi completamente padrone della sceneggiatura esistenziale devi esser comunque convinto di farcela. Devi sentirti un fuoriclasse d’applicazione quantunque non di natura e seguire la direzione tracciata da una fiammeggiante immaginazione con un viaggio non previsto di un oggi sempre dopo il domani.

Ed infine, sempre ricordare che la vita – come direbbe il sofrologo (mancava da un po’ un piccolo cammeo, nds) – è troppo imprevedibile per andarla a provocare!

E quindi sebbene tu veda un’infinita serie di cancelli posti tra te e la modernità, l’ambizione, la realizzazione, recita a mo’ di mantra: <<La ricetta che sto sposando non è altro che un investire sulle congiunture del tempo per godere, senza fissare date soffocanti, dell’idillio tra merito e premi>>.

Ed in questo modo sconfiggerai le bizzarre traiettorie di un chirurgico realismo asfittico che ti ha ossessionato con veri e propri tarli mentali che sembravano non smettere mai di lampeggiare quasi che fossero un fenomeno cult enfatizzante le idiosincrasie e vituperante la tua persona.

Il che equivale a dire: metti da parte il vetusto ed improduttivo pugilato filosofico ed invece affidati soltanto ad un patto d’onore con il carisma e l’empatia!

alla ricerca del portachiavi emozionale

Da quando l’uomo ha provato a calendarizzare la propria esistenza si è accorto che esistono annate che verranno ricordate più di altre, ma io voglio ulteriormente estendere la considerazione è ribadire un concetto già sfiorato tempo addietro ovvero che gli snapshot della vita possono al di la della loro durata cammeare vivide emozioni quando e dove meno te lo aspetti facendoci magicamente transitare dal cosa al come…dal chi al perché…

E nessuno potrà mai sottrarci ciò che fa parte di Noi ancor prima dei ricordi che tali istantanee sanno evocare: costituiscono un misterioso ma quanto mai vero e redditizio portachiavi emozionale!

Sono una nostra enigmatica seconda natura che nell’arcano fluire attraverso le nostre più intime pulsioni ci rammentano che leggere sia l’esaltazione del pensiero, scrivere il fanatismo dell’intelletto e viaggiare la passione suprema dell’esistenza…ma si può viaggiare anche stando fermi (o quasi) sulle scale del metrò ove è d’improvviso nato questo mio delirio bramoso: una febbre dirompente scatenata da uno #slidingdoors degno sposo della coscienza, immersa nel suo ennesimo flusso…

Mi trovo pertanto stasera avvolto in una sorta di atto di non concorrenza con le occasioni della vita: del resto, delle vie del Destino (che Irina mi suggeriva giorni or sono nel numero di due…) più e più volte ho disquisito dagli scranni di questo blog ed è altrettanto vero che l’ebbrezza di sentirsi ancora una volta un po’ Joyce si sia perfettamente incasellata in un momento nebuloso scandito da comportamenti umani poco limpidi che più di qualsivoglia agente atmosferico possono condurti fuori strada…

Ecco dunque che in un simile scenario le coincidenze siano l’unica certezza che davvero abbiamo!

Così come corrisponda a verità misurabile l’abilità con cui gli insoddisfatti inetti di questo mondo cerchino di riversare su chicchessia le loro represse ambizioni e siano sempre fuori dal contesto per l’incapacità di saper leggere la vita, fatto che diviene l’alfa & omega di qualsiasi tipo di loro iniziativa conducendoli alla pietra tombale per ogni loro gesto, frase, azione…e la frustrazione che in loro via via monta si pone in uno stato di continua belligeranza contro chiunque capiti a tiro, senza se ne ma apparenti…

Ma dov’è quindi il quovadis di serata, a buon bisogno con tinte sofrologiche?

La chiosa stasera sembra latitare. Il motivo è un senso pervasivo di rassegnazione, a tratti consapevole e forte, alternata a fasi di astenia motivazionale indotta dalla pochezza circostante e costernata…

E’ lì che serve il momento catartico inspiegabile che con le sembianze dell’ambivalenza entusiasta ed apologetica sappia spazzare via con un bel colpo di spugna gli spettri del negativo che ci attornia e che cerca ogni giorno di rimanere in vita spaziando tra opportunismo ed ignoranza: contro di Lui non ci resta che contrapporre la nostra esperienza da gentlemen anteponendo saggezza, empatia e meditazione a qualsiasi altra esternazione emozionale…

il ‪#‎pensierolaterale‬ per raggiungere ‪#‎vittorie‬ cadmee

Il sorriso non costa nulla come diceva Prevert: è così che ho aperto la giornata odierna dopo giorni di immensi stress…

Lo stimolo a farsi attore protagonista nel regno delle bonimie ha saputo ridare anche al sottoscritto un sorriso affievolitosi negli ultimi tempi. A volte, basta una chat, una telefonata, un sogno per poter donare un banale (ma solo all’apparenza in realtà) ristoro. E’ li che monta le tende l’empatia e prendendoti per mano ti conduce nella stanza dei bottoni del viver sereno: una stanza ove giustappunto torni capace di esprimerti, di dire con un registro diverso qualcosa che completi ciò che hai appena sentito, osservato, assaporato

Del resto, quando tocchi il fondo (o quasi) non è vero che puoi solo risalire, potresti anche scavarti ulteriormente un baratro interminabile ed inarrestabile…per impedire ciò dopo una prima fase statica in cui provi ad adagiarti sul chi e cosa, serve il dinamismo da guerrieri “indifesi” ma coraggiosi e grondanti di affetto riflesso, che ti porta a muoverti verso nuove avventure percorrendo il rischio maniacale delle proprie più intime passioni, affette da una sorta di sindrome da obbrobrio del domicilio.

E’ questa l’amara, ma unica possibile considerazione, di chi è tanto essenziale quanto semplice, ma nonostante tutto affetto dall’impossibilità di esser normale e vaga tra una fase ossessiva dietro l ‘altra senza tuttavia mai perder di vista il traguardo, il suo scopo: cercar di scorgere nel cielo dell’ispirazione un aquilone che possa catturarlo magicamente e trascinarlo nella tracimante simbiosi dell’empatia!

Ed il gesto di immaginarsela che spesso procede anche il pensiero stesso, è il modo più sublimemente evocativo di condividerne le proprietà manipolative e manipolatrici (al tempo stesso), ove di casuale non vi è niente ma pur tuttavia occorre sempre prestare molta ma molta attenzione per non incorrere nell’errore funesto di giudicare il “libro” dalla copertina…

Ma allora, quovadis? Se devo andare da A a B potrei optare per mille strategie diverse. Privilegiare scelte tali che si tirino pietre e ti tornino indietro rose potrebbe esser considerata la vera anabasi risolutiva, oppure si potrebbe auspicare di far coincidere e collimare perfettamente passione e lavoro per non porre limiti al meglio…

ma torniamo invece alla bonimia d’ouverture ed ergiamola ad indiscussa campionessa della coniugazione serena e gioiosa di tante realtà in uno status apparente di trance in cui è facile sentirsi (quasi) una divinità a metà.

Ecco, è qui che nasce e si esprime quello che la fanciulla Musa ha saputo (ri)-evocare in me: il pensiero laterale che in maniera geniale ci porta a raggiungere vittorie cadmee!

l’avventura proibita dei probi

Mi stavo ponendo, nel mio oziare affaccendato, una serie di interrogativi in parte esistenziali, in parte no. Sarebbe da indicare la Musa ispiratrice di un simil panegirico, forse…ma tuttavia, stavolta il la lo impartisce una frase in apparenza banale quale un “non ci siamo…”

Ecco che dunque lo sguardo trasli e mi conduca in un altro sempre fervido teatro delle operazioni: quelle dei pensieri più intimi ed imperscrutabili che guerreggiano ogni giorno creando in parte, loro stessi, delle linee Maginot insuperabili. Un viaggio, quindi, più che mai interessante con un’unica chiave di volta vincente quale lo scrutare la realtà in modo diverso, una maniera che ci “costringa” a contemplare di più il contorno, i dettagli, le minuzie seppur molto spesso inintelligibili.

Succede allora che saltino come fossero lucchetti di marzapane proverbi noti, che l’acrimonia verso l’ingiustizia e meglio ancora le…ingiustizie si elevi all’ennesima potenza grazie ad automatismi magari sopiti ma mai cancellati.

Ovvio che a molti, anche a soggetti molto vicini per motivi non sempre e solo di ordine geografico, un simile discorso possa risultare indigesto ma bisogna ricordare che il periscopio emotivo sempre tanto influente in ogni gesto e azione, non possa però regolare il flusso del tempo con la linearità di un metronomo cieco ma debba esser invece evocata e/o quasi invocata una circolarità visionaria che forse solo un direttore d’orchestra schizoide, giganteggiando tra note silenziose e pause rumorose, ci potrebbe regalare…

Di sicuro, non è propedeutico esser nostalgici ma l’assenza di parte romantica ed umana dalle innumerevoli cose odierne spinge il denaro oltre lo steccato dei sentimenti e gioco-forza ti risucchia energie vitali e ti porta fuori strada. Ecco che puoi perder la trebisonda e vagare senza meta in una sfida con la vita da rosso o nero, fortemente zigana… con un distacco senza senso ma al contempo con tanti se e ma, fioccanti e ficcanti.

La ricetta, a prima vista, potrebbe apparire irrealizzabile ed il quovadis odierno più che superlativamente impossibile.

Ma così come un romanziere riesce a calibrare opportunamente poesia ed epica scegliendo semplicemente dallo scrigno delle proprie nozioni che aveva preliminarmente condito col pathos dell’ispirazione a noi non resta che rimembrare dolcemente lunghezze d’onda magari d’altri tempi che hanno nell’intrinseca semplicità il sale dell’espressione e trovano la forza, a volte non così visibile, nell’atto celebrativo dell’onestà intellettuale!

E’ questa l’avventura proibita dei probi che ci chiama a risponder presente quando meno te lo aspetti…

Starà quindi a Noi il compito di farci capire mettendo in campo coraggio ed empatia, ove se il primo è il padre la seconda è ovviamente la madre che ci suggerirà sorridendo (in modo quanto mai materno) di indossare i panni del romanziere in parte un po’ censore agendo con le sembianze del mai eccessivo ma sempre sopra un certo livello, elegante sì ma pur anco disinvolto, cortese ed al tempo stesso intraprendente…

sublimare l’empatia nella lungimiranza: ecco la genesi di un vero capolavoro

Riflettere mi rilassa così come amo il brivido che mi produce lo scoprire ogni giorno di più cosa sia la vita con i tutti i no, forse e sì che ci presenta; in ordine sparso e senza un apparente senso. Certo, se volessimo quantificare il positivo e negativo di quanto appena scritto probabilmente saremmo influenzati da vene e venature ottimistiche, in taluni casi, o contrarie, all’opposto ed il tutto sarebbe in relazione a ciò che ci contraddistingue; così come l’avere iniziato il periodo con un no anziché un si, potrebbe indirizzare i toni verso il nero e farti pensare che qualcuno o qualcosa di tetro abbia già deciso per te.

In realtà nulla di tutto ciò. Come già detto in passato, più e più volte, i fenomeni naturali di cui la vita si compone sono all’apparenza inintelligibili, ma nella pura e buona sostanza, risultano molto più facili da capire che da spiegare. L’importante è che il decoder cerebrale in nostro possesso sia giustamente fornito della sua aggiornata smart card e sappia discernere in base alla regola del semplice che soverchia l’eccezionale cannibalizzandolo e permettendoci di affermare, senza se ne ma, che è proprio nel semplice che risiede il vero carattere di eccezionalità della vita.

Del resto, anche la dissertazione attorno ad un capolavoro potrebbe portare facilmente verso miti precostituiti ma alla fin della fiera incongrui e mal misuranti la vera realtà. Per tanti (inutili) soloni, ogni capolavoro è frutto di un gesto carico di “barbarie”, ma l’errore principale di una simile affermazione risiede per l’appunto nell’analisi affrettata quantunque superficiale del fenomeno capolavoro nella sua totalità: un’essenza ben misurabile attraverso l’itinerario sinestetico che dal pensiero conduce alla creazione del capolavoro stesso, passando per le vie del genio e della sregolatezza da un lato ma anche della progettazione, regola e ordine dall’altro. E pertanto più che di fronte ad un “barbaro” siamo di fronte ad un Lord sebbene sia reazionario ed anche pazzoide, a buon bisogno…

L’obiettivo univoco e fondamentale è, e rimane comunque, quello di traslare in qualcosa di percepibile ciò che c’è passato davanti in un secondo o forse anche meno.

E allora, può esser capolavoro anche la lungimiranza, il credere a qualcun altro oltre che a se stessi…l’affidarsi all’altro senza snaturarsi ne annichilirsi ma arricchendosi in una sorta di legame a doppio filo tra sceneggiatore ed attore, personaggio e scrittore e così via discorrendo.

Ecco dunque che il quovadis di indirizzo odierno ci porterà sulla bianche distese spiaggesche della simpatia, ove per non spiaggiarsi basterà rammentare e rammentarsi semplicemente l’etimologia del suddetto termine. Il soffrire assieme sarà l’elemento d’unione iniziale ed il doppio filo si tramuterà in corda tenace e rassicurante. Sarà poi, compito ulteriore di ciascuno di noi, l’avvalersi dei magici sentieri empatici che trasformeranno, il costrutto d’esordio del pathos condiviso attraverso lo scenario della sofferenza in un oasi emozionale dai toni e le tinte cristalline

Sarà lì che nella dimensione così rinnovata e rimodellata dello spazio e del tempo si potrà sublimare l’empatia nella lungimiranza per la genesi di un nuovo e più che vivido-reale capolavoro di nome serenità!

le suggestioni marmoree della vita

L’anno scorso, e per chi mi segue sul blog non sarà difficile ricordarlo, celebrai una data mondiale di Luglio e pennellai un cammeo ad una grande Famiglia, quale la mia.

Oggi, a poche ore da un’altra data Mundial, vorrei elargire un cammeo ad un’altra grande Famiglia Campione del Mondo. Nel DNA della stessa il Mondiale è presente dalla sua nascita ed i geni del calcio ben si assortiscono tra i componenti…

Magari non conoscono troppo il SoMMo ed il suo stile “pazzoide” (se vogliamo) ma fortemente empatico e pertanto, di getto stamattina mi sono detto: “Ho voglia di salutare come si deve i genitori di una #bimbavivace che tanto sa darmi anche laddove non presente!”

Per dirla tutta, forse, oltreché salutare dovrei anche aggiungere ringraziare ma la speranza è che i ringraziamenti avvengano de visu. Del resto, le emozioni le possiamo esprimere in una svariata miriade di modalità: a ciascuno le sue, per ogni occasione le più appropriate e sempre, al di la di tutto, con un’enfasi nuova e virgulta, mai banale né tanto meno fragile. Ecco perchè, spesso, abbondo nel mio voler comunicare, trasmettere, incontrare: è l’essenza di ciò che scorre nelle mie vene e mi stimola sempre a nuovi traguardi da cercare, imprese da provare (Try, caro SoMMo… ViviLaVida senza remore nè eccessive paure direbbe la mia Musa ispiratrice). Ovvio che un cammeo, vada anche a Lei in questa grigia domenica che solo una colazione coi fiocchi poteva “magicare”. Eppure, il segnale è poi giunto come sempre con inspiegabile precisione chirurgica, con quell’abilità che solo taluni chirurghi hanno, magari specie se della sfera cardio, del cuore. Ed un altrettanto fugace ma intenso cammeo oggi se lo prenderà anche la cardiochirurgia…

In tanti, adesso, si staranno dicendo ma cosa si è bevuto/fumato il SoMMo stamattina? Nada de nada direi, cammeo al Brasile che ci ha ospitato vista l’atmosfera mundial… ma cerchiamo di non perderci e di giungere anche oggi al quo vadis, al messaggio da mandare pronto per le rotatrici, senza cercar di esser troppo pressante (seppur di presse si parli, nds) ma al tempo stesso, non fuggendo via nelle lande dell’incomunicabilità.

In fondo, basta poco (forse) o tanto (fate vobis) per suggestionarsi: a me capita sempre più spesso che sia così ma le leggi della vita e della natura non le puoi arrestare nè fermare ed alla fin della fiera ti dipanano loro la matassa e fanno nascere ciò che era giusto fosse. Un po’ come una Famiglia che sboccia in una magica serata mondiale e dà vita ad una tigre dagli occhioni dolci che solo accanto al babbo e alla mamma può recuperare lo sbrilluccichio sinestetico dei suoi occhi che fa parte di Lei e la rende unica ed inimitabile.

Ecco, sono queste cari Amici, le suggestioni marmoree della vita e chi meglio meglio della Famiglia Mundial poteva ricordarmelo oggi…

Un caro abbraccio e saluto dal SoMMo!

“Ma a te chi te lo fa fare?”

Domanda magari banale ma risposta che vorrei argomentare nella giusta maniera per dimostrare qualora ve ne fosse bisogno come il quesito suddetto poi così banale non sia.

Partiamo da una serie di considerazioni che si ergano nell’odierno palcoscenico serale ad assiomi magari spuri ma fortemente vividi.

Chi mi conosce sa che tendo ad avere bene a mente sia la sofrologia (primo cammeo: e tocca a Te caro Daniele…nds) ma anche e soprattutto un lento, ma al tempo stesso inesorabile, vissuto meccanicista. Sa, inoltre che, faccio dell’ #empatia un must di vita per quel che mi ha sempre dato e (spero) mi continuerà a dare e sa che amo la mia professione. Concetti ovvi, scontati e per l’appunto banali ma…e sì c’è un ma…

Torniamo però agli assiomi del flusso di coscienza serotino e dedichiamoci alle donne nella misura in cui si possa nobilitare ciò che rappresenta a buon bisogno l’alfa e l’omega dell’umanità, un’umanità mai troppo umanizzata per esser vera, o se preferite in maniera ossimorica, finta. Paradossi, innegabili ed ineludibili paradossi dell’odierno componimento ma vividi come gli assiomi citati in apertura, paradossi vitali e viventi. Se celebrassimo stasera il trionfo del paradosso vivido, la mia vita, ma sono sicuro che anche la vita di molti di Voi, sarebbe il giusto palcoscenico e proscenio dell’empatia.

Come sempre la trance agonistica della scrittura si è impossessata della mie mente, delle mie mani e delle mie membra e fermarla (fermarmi) non è più possibile. Possibilismo che nella sfilata degli assiomi rappresenta un limite, un estremo muro alle sconfinate praterie della fantasia, quella fantasia un po’ fanciullesca che Tutti Noi deve sempre pervadere e guidare. È, del resto, ciò che riescono a fare con grande profitto i bimbi o le bimbe, se volessimo virar di nuovo nei lidi delle donne, di cui poche righe or sono. E se volessimo quindi focalizzarci collettivamente sull’individualismo e sull’individuale, dovrei parlare e scrivere di bimba ed il passaggio da monsieur Lapalisse verso la ben nota #bimbavivace sarebbe presto fatto. Scontato quindi anch’esso? Ma allora è giusto che sia assiomizzato anche l’item della “scontatezza” che con profondo ludibrio scoraggia e deturpa ogni giorno le nostre umili esistenze “avvorticando” su piani e mondi paralleli ciò che è dentro di Noi in maniera sì complessa ma (forse) altamente intellegibile. Sta infatti a Noi trovare il grimaldello giusto affinché si possa ricondurre ad un condensato di pathos inebriante anche il più buio e tetro angolo della nostra anima. La chiave di volta che appare molto agognata ma quasi irraggiungibile è l’antitesi dell’archetipo balzellante dei nostri vissuti. Siamo quindi Noi i mostri e gli spettri peggior nemici dei nostri ego e siamo sempre Noi i possibili e direi unici risolutori dell’empasse dei pensieri, dei gesti e delle vite. Vite sospese, attaccate a sepolcri imbiancati inneggianti al superfluo e all’apparenza in modo idolatrico. Ma allora, per darci un taglio e cercare anche stasera il quid del quo vadis, cosa suggerisce il #SoMMo, anzi la vita stessa? E soprattutto cosa hanno in comune empatia, donne e sofrologia?

I più cattivi diranno: la chiosa è sempre in cosa si è fumato/pippato Luigi stasera, ma i più temerari miei “fan” si getteranno a capofitto nella “scontatezza” del paradosso vivido per sorseggiare a poco a poco la soluzione. Un ossimoro che darà loro certezze nella misura in cui la diatesi fanciullesca abbia di nuovo il sopravvento e faccia respirare ai polmoni la vitalità dei tempi andati, l’essenza sublime del #VivilaVida. Perché come dissi pochi scritti fa, le parole non spiegano ciò che dentro senti e ciò non accade raramente ma ahimè/per fortuna (a Voi la scelta, nds) tanto sovente.

E quindi, chiosando: perché ingabbiare in anfratti angoscianti ciò a cui basta un minimo, umile e (forse) banale pertugio per ridare alla #bimbavivace che è in Tutti Noi il suo magico ed inspiegabile sorriso nascosto? Ecco la risposta al domandone iniziale, ecco la vera essenza dei sentimenti che porto ogni giorno dentro e ravvivo allorquando posso trasferirli e trasmetterli a chi mi fa pulsare il cuore. Ecco il mio consueto e pittoresco stream of consciousness che dedico a Te Musa ispiratrice in una giornata caotica e frastornante, tanto banale e canonica quanto innovativa, ma soprattutto, mia e Vostra: ed il secondo cammeo è per Tutti gli incoscienti ed insaziabili pontieri del piedistallo dell’orgogliosa fanciullezza.