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da raccontare ai nipoti…

Immagina diceva una famosa pubblicità (ed ora il Vate mi denuncerà per plagio ahahaha). Immagina di raccontare ai tuoi nipoti momenti di vita…

Ecco, ieri sera mi balenava in mente un simile pensiero e la politica, degna ospite delle platee delle ultime sere, nulla poteva c’entrarsi…

Ma allora cosa? Anche stasera quale sarà il quo vadis delle mie insonni elucubrazioni? Sarebbe stato troppo facile dedicarsi alle pantagrueliche vittorie europee di Renzi vagando fra numeri, pronostici e ipotesi di futuri scenari; ed invece, se Europa deve esser che sia Budapest (e qui non c’entra nulla George Ezra). Già tempo addietro, in una mia valutazione un po’ più sul sofrologico-politico, avevo accennato alla capitale ungherese come portatrice di “valori romantici”, in parte e per sfortuna, sopiti nel vecchio continente…

Ma oggi, il riferimento è di tutt’altra natura e va a pescare nelle pennellate dei sogni, della condivisione di attimi eterni e magici. Calling Magic direbbero i Cold Play (oggi il plagio prima o poi…ahahaha) e potresti raccontarlo ai nipoti ed avresti il piacere di farlo più e più volte, perché ciò che nasce con inspiegabile spontaneità vive di vita propria da prima di esserlo e dopotutto e per sempre. E quando hai bisogno di ricaricarti lo provi e lo vuoi riassaporare quasi fosse un amuleto segreto segregato da empatiche chiavi di volta. Siano esse foto, chat (per il cammeo al linguaggio del 21° secolo) o fors’anco piccoli giochi di sguardi. Perché a buon bisogno potresti anche mentire a te stesso, ma a che pro? E soprattutto con quali scopi e risultati?

Certo i timori possono condizionare e condizionarti, ma vivere il coraggio vuol dire esorcizzare i lutti adrenalinici dell’ipotetico passo falso e “combattere” senza mai astenersi. Sorridere sorridendo, decidere con fermezza ed esser assistiti dal Fato che ci elargisce la fortuna di incontrare persone speciali, di vivere simpatiche esperienze inimmaginabili e giungere con profondo godimento ad impersonificare tutto: visi e volti, voci e profumi, sapori e vibrazioni.

E quindi, va a Te, mia cara Musa la dedica-cammeo della serata: perché come già scrissi in un altro flusso di coscienza corredato dai bagliori dell’emozione, la vita è adesso…Baglioni permettendo…

Consigli per lo Chef? Un’Europa che miri ad un certo fascino antropologico…

Il mese di Aprile per me è all’insegna dei viaggi. Prima Budapest ed adesso Riga. Budapest che il mio immaginario accosta alla mia città nativa Roma ed a Parigi. In tutte e tre c’è un fiume ed un isoletta: che si chiami poi Tiberina (e sentì proprio lei il mio primo vagito), Iles de la Cite (ed anche ivi per me furono forti emozioni) oppure Margherita poco importa. Le accomuna la bellezza, il fascino, il mistero…ma non solo, le accomuna anche il fatto di esser città del Mondo e ancor prima dell’Europa.

Ebbene sì, quell’entità per i più astratta e malvista, dilaniata da tante difficoltà e ancora troppo lontana da ideali nobili di legittimazione all inclusive. Per i più, di cui sopra, essa è divisione, altro che coesione; è lotte intestine più o meno fratricide e non compartecipazione a progetti ambiziosi; è mero perseguimento dell’utile finanziario fine a se stesso e non crescita e sviluppo economico condiviso. Ma questa stessa Europa ai più reietta è la nostra strada senza sé né ma. È la via. È la soluzione.

Ovvio però che il disegno attuale strida e non poco con i termini appena elencati, ma la ricetta è fattibile e non così laboriosa. Nel mix di ingredienti della mia, della Nostra Europa ci dovranno, a buon bisogno essere: il pragmatismo anglosassone, il rigore dei tedeschi, la creatività degli italiani ed il romanticismo che può mediare a noi la “nuova Europa”, quella dei paesi dell’est. In essi, quell’occidentalismo sfrenato dei nostri giorni, con tutte le proprie contraddizioni, è percepibile solo embrionalmente; risente gioco forza di un avvento postumo rispetto a quello osservato alle nostre longitudini/latitudini. Ricordo, che notai tale aspetto già allorquando, due anni fa, mi ritrovai a visitare per la prima volta la capitale ungherese. Tante cose mi colpirono ma ciò che destò maggior fascino antropologico, per me, fu l’esternazione di un orgoglio occidentale agli albori, un panel di emozioni che da noi erano giunte ed erano state osservate/assaporate circa un ventennio prima…e la nostalgia di quei tempi andati mi pervase e mi dissuase, al tempo stesso, da considerazioni (forse) ancor più profonde ma più tetre e rattristevoli.

Ecco perché, pensando a Budapest e la stessa Riga (per molti versi molto più occidentalizzata, nds) l’aggettivo che mi viene da accostare a loro è proprio: romantico.

Un aspetto imprescindibile per ogni scenario futuro possibile. Un qualcosa da far proprio e sfruttare con cura, centellinando sforzi inutili e ripudiando qualsivoglia crociata disgregante e puerile. Perché l’Europa è una ed una sola, ma l’orgoglio dei suoi Paesi membri va estrinsecato nelle personali eccellenze senza alcun tentennamento e senza soffocamenti alcuni, anche laddove fossero solo di sorta e di facciata…

Solo così lo Chef avrà trovato il bandolo della matassa in cucina e Noi la Nostra forte, sicura ed incontrastata bimba vivace dal nome Europa…

Buonanotte da Riga!