così cambiai cast al film della mia vita

Oggi parleremo di viaggi…(forse)

E partiremo da un compleanno per giungere a destino (così si dirà nel mio prossimo viaggio programmato in terra ispanica, nds) in un’altra celebrazione con spegnimento di candeline…
Erano 9 ieri, saranno 40 domani…

9 anni fa, dopo una cena col mio amicone Gianluca – dovremmo ripeterla caro prof! – (e cammeo d’obbligo) mi lanciavo in un’avventura che voleva risvegliare un caduceo spirito d’iniziativa. Ma cosa avrebbe comportato cambiare cast al film della mia vita?
All’apparenza per molti era un camminare nell’incertezza snodo-dopo-snodo ma per il sottoscritto rappresentava il tentativo di realizzare un sogno.

Ed oggi qui con Voi vorrei convocare un CdA delle mie emozioni, per mettere a sistema cedole e contraltari negativi.
Milano è la città che mi ha consentito (e spero che possa usare il termine in questo periodo di campagna elettorale) di avverare tanti miei desideri. Non in ultimo come importanza (anzi tutt’altro) ma solo cronologicamente: l’aver trovato una compagna che mi rende “felice come dico io”.

Ma se la meneghina regina consente, ci è invece (in termini generali) concesso di sbagliare i desideri?

Vi risponderò, ma non subitissimo. Poiché vorrei portare ciascuno di Voi alla sua personale risposta, e sapete come la pensi: essa sarà ineludibile nel suo esser propria e specifica. E tornando alla mia città adottiva vorrei ripercorrere alcune tappe che in questi 9 anni (compleanno appena trascorso) mi hanno fornito via via una risposta (al quesito odierno) non facile ed al contempo facilmente banalizzabile.

Vari grandi uomini ho conosciuto: primum inter pares il Vate (e cammeo-citazione omnicomprensiva per tutti gli altri) che mi ha fatto crescere costeggiando il mio lastricato percorso col suo fare sornione ma al tempo stesso molto concreto ed utile nel suo esserci laddove era indispensabile e sparire quando nella sua ottica era giusto che sedimentassero da sole le evoluzioni del mio maturare. E che dire di Bodins, Lui è stato l’emblema del palesarsi raro atque prezioso che ha gettato le basi del #chissàchesialavoltabuona !

Insomma, potrei star qui ore ad elencare ma vi annoierei soltanto ed invece vi ho fatto delle promesse poco sopra e quindi…
il quovadis anabatico ci porterà a sentenziare oggi che non esista un vero sbagliare o per meglio dire il vero sbaglio è non vivere il rischio di percorrere i propri desideri figli delle intuizioni più salde nel loro essere più vicine al nostro modo d’esser (evolvendolo magari un pizzico, ma mai snaturandolo).

Certo qualche distinguo può esser fatto.

Desiderare senza un criterio, mah! Ad esempio la mia critica ai tanti che gufano asfitticamente la squadra più odiata d’Italia anziché focalizzarsi sui veri elementi che permetterebbero di batterla. Ma tale schema potrebbe esser calato anche in altri ambiti. Il punto è che non sia la compulsione del voler una, due, tre, mille cose realizzate la nostra vera medicina di felicità.

Milano mi ha fornito infatti gli strumenti per avvicinarmi alla risposta del dilemma; elementi che sottendono alla presenza o meno di una forte intuizione (per l’appunto) interiore che pur tuttavia non basta, poiché essa genera (come detto su) enfasi compulsiva nel volere se non tutto e subito, quanto meno troppo e troppo velocemente. Ed invece occorre saper dosare come nella cucina che è una delle mie passioni. Ma sia ben chiaro che non vi sto dicendo di dosarle queste passioni!

Utile però riflettere…

Passiamo (spesso) troppo tempo a nasconderci seguendo schemi ripetitivi nonché macchinosi nel loro incedere e (quasi) giammai realizzarsi.

Serve invece combattere i conformismi assortiti: partire da una situazione e come un archeologo disseppellire idee che siano per di più evocative. Attraversi i vetri polverosi della finestra, tra il vapore ed il furore e sopra il clamore della city…
il tutto senza smarrire la…dose, ovvero scadere nella bulimia di cui sopra tanto ipertrofica quanto caducea.

Eccolo qui, l’aggettivo che ricorre e che funge da bussola anti-smarrimento, oggi come ieri. E con l’avvento della primavera, saranno queste ultime 9…primavere a condurmi verso quel secondo #spegnimentocandeline già citato!
Ed i miei 40 anni vorrei (verbo metonimia di quanto finora scritto, nds) fossero l’esternazione fisica dei tanti viaggi introspettivi che da anni affollano il blog!

Desidero dunque un trip travolgente nello stile sì sincopato, ma allo stesso tempo elettrico. Un viaggio che ripercorra per certi versi la mia Roma dei tempi andati (e comunque amata) oltre alla lombarda fioritura. Un itinerario in cui le risposte affineranno le domande. E benché con parabole buffe, con stupori e fors’anco tremori, cercherò di continuare ad esser universale nell’eterna lotta con gli “avversari” delle nostre viscere che può esser vinta, solo facendosi abitare dai protagonisti dei propri sogni: Noi!