9 spostano il pianoforte e 2 lo suonano

Il titolo potrebbe esser parafrasato così: “la strada verso l’Olimpo devi sudartela!”

Vale per una squadra ma anche per un singolo, ovverosia se Egli non ha al suo interno sia doti muscolari che vezzeggiativi diminutivi in punta di fioretto che mirano ai dettagli dolci della vita, allora sarà facile preda degli insuccessi. Viceversa diverrà invincibile sconvolgendo gufi e non solo quelli…
Sembrerebbe il preambolo della descrizione del Milan stellare fatta dal mio Mentor Andrew, un uomo che quando parla è cassazione…
(ed anche più del Vate mia altra fonte contenutistica, nds)
Ma cosa accomuna team d’alto lustro con gli uomini quali individui singoli? Forse nulla si direbbe di primo acchito; ed invece…
come accennavo nell’intro la vera forza di ogni Uomo Leader deriva dalla sua capacità di esser trasformista: un duttile ai mood della vita, un caleidoscopio mutevole che sappia, spesso, prima strattonarti e poi anche commuoverti…

Ovviamente coloro che provano a far la faccia da leader senza averla nel repertorio prima o poi vengono sgamati in una sorta di legge non scritta (e quasi divina).
Hanno tentato, in poche parole, di giocare col Mondo a testa-o-croce oppure ai dadi, ma hanno inesorabilmente perso.
Perché come ci insegna il grande architetto della lettura delle fasi della vita: nemmeno il vento dell’imponderabile può tramutare in leader colui che non lo è…

Ma torniamo al racconto muovendo rotta verso l’anabasi. Un’anabasi che ci comunicherà il seguente dolce segreto:

Per un leader l’amore per il racconto è spesso superiore al racconto stesso

che, anche qui parafrasando, potrebbe divenire:

Le favole sono più belle da ascoltare che da leggere. Pertanto ognuno di Noi nella sua esistenza scelga dei traghettatori emozionali e li ascolti nel racconto di una favola!

Il sottoscritto ha scelto quella del titolo: 9 spostano il pianoforte e 2 lo suonano!
La favola dei leader…

nel Pantheon della mia fantasia

Negli ultimi tempi avrete notato un blog meno produttivo. Non che sia colpa dei miei più validi ispiratori né che si sia azzerata la mia voglia di sfogarmi in una delle mie più ineludibili passioni.

Sembra l’intro dell’ultimo pezzo forse perché si persevera e lima ulteriormente la riflessione passata in una sorta di sineddoche esplicativa.

Credo ci sia, infatti, un’unica spiegazione plausibile: è un’assenza ragionata nel tono monocromo di un’atmosfera malinconica, nel clima di un momento ricco di tentativi sabotatori di una realtà che, fino a poco tempo fa, sapeva donarti al netto di lordi e tare varie, sempre il giusto balsamo per la mente.
Ed ora?
Adesso, lo scenario è dominato da un accavallarsi (quasi) gloriosamente entropico di una serie di storie urticanti ma fatte praticamente di nulla. Un segno deragliante ed iconoclasta che obbedisce soltanto al credo dell’assolutamente esser cieco, ove tutto ciò in cui avevi creduto sembra che oramai venga ritenuto inattuale e/o tutto ciò in cui avevi investito persino anacronistico.

Ed allora qual è l’odierno quovadis?

Azzarderei quasi un punto di partenza e arrivo comune, che vada a fare il verso a quella che dovremmo considerare come la massima posta della vita con le sue ordinarie occasioni, le ineluttabili ferite ed i poveri beni…

Una vita dalle traiettorie spesso bizzarre tra voli interrotti e numerose diatribe sofrologiche. Un’esistenza che però nel patrimonio dei ricordi sa intrecciarsi in modo viscerale con la tua parte più intima e vera, che mai e poi mai dovrai cambiare…

Solo così nel pantheon della tua fantasia ti renderai conto di (voler) esser un artista ancor prima che leader!