empatia: dress-code di vita

Partiamo stavolta dalla fine o quasi. Iniziamo da uno dei miei più grandi tormentoni ovvero il quovadis: tipica icona  delle pagine blog.

Riflettevo giorni fa su di un fatto: se l’ignoranza si maschera da libertà di scelta, dove andremo (alias quo vadis)?

E’ uno dei quesiti che attanagliano sempre più il nostro mondo e sono nient’altro che la cartina al tornasole di un certo moderno decadentismo (anche non troppo latente) dei modi ma anche del merito aggiungerei. Una palese resa anziché una proattiva ed utile redde rationem. Un abdicare al qualunquismo privo d’argomentazioni degne di tale nome. E ciò che alimenta al negativo la spirale d’insuccesso è il circuitare ed anzi cortocircuitare attorno ad un’ipocrisia minimizzante, che però, inesorabilmente ruggisce sommessa.

Un amico l’altra sera mi diceva

la luce riflessa è pur sempre meglio dell’ombra

ma c’è un però…
da dove (che fa da contraltare al nostro, verso dove, di cui in apertura) provengono i nostri gesti, le nostre aspirazioni, i nostri contenuti?

In tanti professano l’ “arte” de

l’importante è non staccare il piede dall’acceleratore

per poi venire giù come un frutto maturo alle prime avversità.

Altri sono solo fanatici dell’ultima ora che cavalcano facili mode senza conoscerne la benché minima parte espressiva. E questo fanatismo dilagante in lungo e largo fa paura. A dire il vero, ciò accade proprio in virtù di un’ossimorica nemesi che rende il percorrere queste vie fanatiche più forti delle paure stesse.

Insomma, è un codice nascosto sotto traccia che prende linfa da una mastodontica opera di sottrazione dalle proprie responsabilità ed anziché render vitale il mondo attraverso i sentimenti viene tutt’al più perpetrata una liturgia dei sentimentalismi asfittici.
Interpretatela come l’abiura dei cuori poiché sembrano più facili e meno dolorosi sentieri da percorrere, ma tuttavia credo occorra (anzi ne sicuro) un novello demiurgo che rischi le proprie idee e contribuisca a risollevarci tutti dalla polvere.

Per me appare assurdo un mondo simile: io mi “eccito” ancora nel leggere un libro, dialogare e scontrarmi su politica ed attualità, commentare un film, trovare e cercare citazioni dotte di filosofi, storici e personaggi del passato…
Ed allora perché non provare a trascinare anche altri?
La ricetta non è irrealizzabile ma passa attraverso degli step ineludibili. Innanzitutto, mai farsi abbindolare da chi è già cadavere fuori dalle nostre porte e storie di vita. Giammai rincorrere il vento sfuggevole o crogiolarsi nell’austerità espansiva. Utile invece in un’attuale senechiana vision metter davanti i fatti alle parole; costruire tali fatti con un’euristica attivazione salvifica delle abilità trasversali; non condannarsi dunque all’irrilevanza inseguendo in quantità industriale parabole reiette.

La chiave di volta?

Importare chiavi in mano dal proprio cuore le energie necessarie per abbattere atmosfere grigie, tetre, sospettose.

Impossibile?!

Se usassimo il codice di cui sopra, quello che tendeva ad autoeclissarsi, la risposta non può che esser confermativa,  ma l’affermativa è dietro l’angolo e mi riferisco all’empatia: il mio (e spero da oggi nostro) dress-code di vita!

 

quando il casuale diviene sistematico

Ci sono giornate come quelle che sto vivendo negli ultimi giorni in cui l’umore si increspa prima di qualsivoglia evento atmosferico ed al di la di esso, ma la rabbia che pian piano monta va messa opportunamente a sistema per raggiungere l’oltre di cui bisogna esser orgogliosi!

E quindi il percorso seppur impervio diventa sempre più stimolante, la sfida diviene regola, il riscatto diktat succulento. E’ vero che all’ennesimo casuale che diviene sistematico avresti voluto mollare se non tutto molto, è vero che avresti “ucciso” anche per molto meno, è altrettanto vero che ti sembra sempre più di esser il pompiere che arriva all’incendio tardi e magari anche sbagliando il posto, ma ormai è una battaglia contro tutto e tutti e val bene una messa anche se non siamo a Parigi e non si vede l’ombra di alcun reale…

Certo fossi anziché un carneade, un Enrico con un anello tale da consentirmi di suggellare il tempo forse staremmo parlando di una storia diversa, ma siamo sicuri che sarebbe da pari?

Magari come sempre mi verrà in soccorso una Musa, quantomeno sulle pagine del mio blog ma fors’anco nella vita reale. Una Musa reale e principesca, Lei sì, tale da accattivare la scena con uno spirito allegro, ribaldo, dinamico, edonista ed anche un pizzico sfrontato: ecco sì, ci siamo quasi allora. Del resto, quando mi allontano da colei che fa pulsare la verve dei miei post, se ciò accade per un giorno me ne accorgo io, ma quando di giorni ne passano alcuni di più…se ne accorgono gli altri. Inesorabilmente.

Ed allora, quovadis? La genesi della mia nemesi dividerà come sempre la dottrina, purtuttavia guiderà fuori dalla nebbia omerica (e se vogliamo anche onirica) i pensieri ingrigiti di un grande sognatore (forse) ma dalla personalità abrasiva come non mai…

Il guanto è lanciato, il guado è iniziato: non ci resta che cogliere col doppio delle forze sinestetiche i rumors che ci attorniano, combattere con il triplo dei mezzi di cui disponiamo le varie vestali dell’idiozia per raggiungere così agendo, il quadruplo degli obiettivi che ci eravamo posti nel recente passato, al di la degli scranni dell’incompetenza!

I’m ready!