il silenzio scende sotto il paracadute dell’estasi

Essere uno specchio che vede tutto. Eccolo l’obiettivo principale di questo inizio d’anno, che mi ha fatto virare da una serie di ossessioni tipiche di un vampiro assetato di cultura verso regole di manipolazione in senso buono

Anzitutto, avendo compreso che anche coi miei più cari amici, i vari botta-e-risposta sui social, fossero come le camere di scoppio di un revolver (specie se con temi calcistici), ho dovuto tradire la mia passione per restare a Lei fedele!

Molto più di una scelta.
Ma anche un’opportunità per loro: che potranno nel 2018 aprire un po’ le finestre e guardare meglio le cose, senza l’assordante e/o fastidioso dirompere delle mie elucubrazioni che fanno ineludibile polemica col palato di chi non può assaporare le tue ricette poiché amalgamate nei lenti mesi di quella che è da considerare molto più che una passione…
Sonnolenti e raffinati appaiono dunque i tuoi modi per chi ha nel frizzante ludibrio la sua icona visiva, nonché la sua colonna musicale.
Una musicalità che per te è invece quella punta acidula che affresca la vita del pallone come un odierno Caravaggio irrequieto nel suo incedere calmo.

Certo, di sicuro mi costerà leggere commenti distanti dalla realtà fattuale tecnica (molto spesso) ma un prezzo va fissato altrimenti lo spettro degli scontri già vissuti busserebbe, di nuovo, alla porta del nuovo…(anno).

Quindi, sollevare il coperchio con precauzione potrebbe esser la strategia migliore da percorrere, anziché infervorarsi ed attaccare rendendo per di più vane le verità.
Per non creare grattacapi, infatti, è giusto sposare il silenzio, colui che scende sotto il paracadute dell’estasi, forsennatamente. Ed anche colui che permetterà in un vicino domani di trarre sapori più forti, quelli in grado di sguinzagliare bontà e polemica cercando, purtuttavia, il loro punto d’equilibrio per non incendiare nuovamente gli animi, col mio giudizio ibrido (forse), ironico (sicuramente) ed anche un po’ bastardo (spesse volte). Ma giammai senza il guizzo dell’atleta del paradosso: fugace, vivido ed ineluttabilmente verace!

Del resto il quovadis stasera ci suggerisce che nelle analisi di profondo valore non esista brutta copia: tutto si fa in bella!
E per farlo occorreva distaccarsi dal tema del contendere ovverosia il calcio; magari rifugiandosi talor talora in una sorta di deroga per non ingrossar troppo il fegato che conosce molto più della mente ciò che risiede nel cuore.
Ben sapendo, inoltre, che sul fondo si muoveranno correnti impetuose dettate dalla foga del mio modo (rigorosamente politicamente scorretto) d’essere. Un simulacro di frasi colte come sbeffeggianti e da dito nella piaga, ma pur’anco estremamente veritiere dei limiti di un mondo che Tutti a modo loro amano ed odiano nello stesso preciso istante…

la mente e il paracadute…

Cosa accomuna una cena in periferia ed una serie di motivetti musicali fatti andare in maniera random su uno smart TV? Forse nulla o magari molto, perché laddove la società ed il mondo odierno sembrano metter limiti invalicabili emerge sempre chi può scardinare un simile sistema. Chi o che cosa per onor di cronaca…

Ecco dunque che il primo spartiacque della serata sia il focalizzare la nostra attenzione sull’abissale differenza che esiste tra quelli che restano immobili a contemplare l’idea del fare e gli altri: quelli che il sogno lo coltivano, lo rendono vivo e alla fine lo realizzano. Quelli che vanno oltre il limite del pensabile e si ritrovano a camminare in un mondo che supera sempre anche le loro migliori aspettative. Un mondo che sia quanto meno metà della propria meta sorridente, del proprio approdo rasserenante: una sorta di anabasi abbacinante del sentire, del vivere emozionando ed emozionandosi.

Autoreferenzialità? Forse…ma in questo percorso tutto sfarzo occorre fare uno sforzo per ben comprenderne il finale; certo, prima sarà bene riposarsi in una locanda tanto piccola quanto calda, tanto umile quanto empatica, ove ci serviranno pietanze succulente e a buon bisogno dolci come i chichingeri.

Ed il sottofondo musicale? Ah già, da lì eravamo partiti e ci torniamo subito: il tempo di riscorgere la TV ultimo modello tutti optional o più probabilmente con la semplicità e naturalezza di un bianco-e-nero, l’attimo di ritrovare Noi stessi molto più simile di quanto si immagini al sorriso di un babbo alla figlia o l’abbraccio di una mamma al figlio…

Musiche, storie e riflessioni. Classifiche, vittorie e canzoni. “Un giorno di dirai”, cammeo agli Stadio e soprattutto a chi la canzone mi ricorda, ma quovadis mi direte, ancor più a bomba, Voi? Il tormentone consueto del mio blog non potrebbe mancare e se ci fosse ancora uno dei grandi della canzone milanese si andrebbe tutti assieme in Mexico con le nuvole o senza, con ad accompagnarci dei VIP o meno: non so, un Messi, un Cristiano Ronaldo…

Anzi, meglio ancora: un Vate o una Volpe, senza uva però, anche perché chi lo contatterebbe l’Esopo dei meno abbienti di turno?

Ma andiamo alla fine, altrimenti pensando a quanto vi stia tediando stasera mi sopraggiungerebbe una sorta di senso di colpa atavico stile ispanici conquistadores versus conquistati vari che gioco forza dovrei poi salmodiare in altri versi o prosa…

Meglio quindi salvarvi e salvarsi con l’ingenuità di una piccola bimba vivace che attratta gravitazionalmente dalla curiosità del sentimento sia nostra consulente di vita, avendo tra l’altro tutti i crismi per poter entrare dalla porta principale e coprire una moltitudine impressionante di peccati e storture di questa società. Una società sempre più povera, arida e cieca…

Ma tornando sulla circolarità del primo quesito d’apertura, che cercava (forse) analogie astruse e riportando lo stesso a tematiche più fruibili, cosa accomuna la nostra povertà d’allora e quella di oggi?

Ieri l’esser poveri stimolava la creatività e conduceva a ricchezze faticate, sudate, tenaci e penetranti, seppur non sempre economiche. Oggi è una catabasi nella violenza.

Ed allora tra brutture varie e lacrime inferte da vari attentati, stiamo tutti bene attenti ed aggrappiamoci alla nostra mente ricordandoci come renda di più laddove aperta, meglio ancora se spalancata a mo’ di paracadute…un paracadute motivazionale fatto di cultura, contenuti ed emozioni e sostenuto da una tolleranza che sia rispettosa dei tolleranti e non li reprima in una svuotata retorica del nulla, fine a se stessa e vetusta ormai.