le bizzarre traiettorie tra pugilato filosofico e patti d’onore

Una cosa che puoi solo comprare è destinata a morire. Mentre è linfa vitale la mentalità che molto difficilmente puoi,  anche cammin facendo, acquistare. Essa però è ricchezza impagabile che permette l’impossibile: lo fa quando chiede al talento di sacrificarsi, all’intelligenza di preservarsi da dissipazioni inutili ed improduttive, all’impazienza di attendere ma sempre andando oltre nei contenuti e nella voglia.

Ma questa giusta mentalità vincente potrebbe portarci ad un bivio: focalizzarsi sul qui-ora oppure sulla filosofia dell’altrove-domani? Un quovadis quanto meno impervio direi…

L’unica speranza è che in ogni caso sia il battistrada motivazionale a recitare la parte del padrone in modo da impedire che si cada nella distopia dell’ovunque-ma-mai.

E laddove non fossi completamente padrone della sceneggiatura esistenziale devi esser comunque convinto di farcela. Devi sentirti un fuoriclasse d’applicazione quantunque non di natura e seguire la direzione tracciata da una fiammeggiante immaginazione con un viaggio non previsto di un oggi sempre dopo il domani.

Ed infine, sempre ricordare che la vita – come direbbe il sofrologo (mancava da un po’ un piccolo cammeo, nds) – è troppo imprevedibile per andarla a provocare!

E quindi sebbene tu veda un’infinita serie di cancelli posti tra te e la modernità, l’ambizione, la realizzazione, recita a mo’ di mantra: <<La ricetta che sto sposando non è altro che un investire sulle congiunture del tempo per godere, senza fissare date soffocanti, dell’idillio tra merito e premi>>.

Ed in questo modo sconfiggerai le bizzarre traiettorie di un chirurgico realismo asfittico che ti ha ossessionato con veri e propri tarli mentali che sembravano non smettere mai di lampeggiare quasi che fossero un fenomeno cult enfatizzante le idiosincrasie e vituperante la tua persona.

Il che equivale a dire: metti da parte il vetusto ed improduttivo pugilato filosofico ed invece affidati soltanto ad un patto d’onore con il carisma e l’empatia!

la scintilla dell’improvvisatore tra le verità non confutabili

A produrre suggestioni ogni giorno, ci pensano le facce, le espressioni, i sorrisi, i pianti, i furori, l’epica del quotidiano declinata nella sostanza e nella forma. Riassumendo si potrebbe riflettere sul fatto che la realtà si muova più velocemente della fantasia spesso e sovente o  ancora, ci si può affidare alla filosofia del “tutto ciò che è vita emoziona, tutto quanto empaticamente coinvolge ci da respiro”.

Ecco, un’altra pagina del blog caratterizzata da criptici messaggi che coesistono nella mia testa e combattono nella mia essenza per provare a liberarmi da quei momenti sporadici in cui le zavorre mentali si impossessano del palcoscenico ed annebbiano i territori di prodigi sin lì cercati ed anelati.

Per gli psicologici potrebbe trattarsi di semplice e banale paranoia da successo sostenuta da simili innumerevoli fardelli, ma l’impaccio dato da tali impicci facenti massa, ovviamente mai critica, comporta un’attenta riflessione interiore su quelle fasi dell’esistenza in cui sembra emergere e prevalere una mitologia non epica paludosa. Ad essa, spesso si prova a contrapporre una scientifica pianificazione con obiettivi risolutori. Peccato si tratti tuttavia di piani sui se e sui ma, che poco hanno a che vedere con le soluzioni e molto invece coi malinconici flop tipici dei barocchismi fini-a-se-stessi.

Ed allora, quovadis?

Bisogna subito svestire i panni degli addormentatori di serpenti e calarsi nel ruolo di condottieri coraggiosi capaci di sfidare le antologie dell’inganno: queste provano a graffiare la vita ma possono alla fin della fiera solo griffarla, mentre il coraggio che esibisce tante piccole grandi sfumature può fornirci l’affresco all’ultimo respiro, quello ovvero in grado di fare da solo tendenza. Un coraggio che quantunque costruito, alimentato, dosato sia idoneo a dribblare l’omologazione non soccombendo sotto i colpi del pugilato mediatico che spaventa e così controlla, limita ed in tal modo annienta…

Eh sì, troppo facile a parole descrivere e dipingere la giusta e dirompente fiammata anarchica!? Forse…
ma le parole sono azioni che fanno accadere le cose e sebbene il rischio sia che una volta uscite Tu non possa più farle rientrare, è altrettanto vero e lapalissianamente certo che un’impresa muta nascerebbe morta in partenza!

Ed allora facciamo sì che ogni nostra parola sia un respiro della storia, ogni nostro pensiero sia vincente, ogni nostra idea sia consona nei tempi e nei modi, senza troppe ansie, patemi e rimuginazioni ma con una sempre più carismatica leadership dell’ex-abrupto dell’azione per nulla accidiosa: perché se da un lato la bellezza nobilissima dell’improvvisazione è in grado di enfatizzare un vero concentrato di principi rivoluzionari proprio nella spontaneità e rapidità d’azione, la scintilla dell’improvvisatore possiede l’arma in più delle verità non confutabili…