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flirtare con la leggenda distillando frasi apotropaiche

Il brivido scuotente di una giornata tanto attesa è adesso al suo diapason d’espressione!

Sembrerebbe l’intro di uno mio canonico stream of consciousness con molte parole e pressoché poco senso, ma cercherò invece una linearità senza precedenti…forse…

Del resto, come diceva di recente Lapo (primo cammeo e non è il tizio a cui state pensando tutti o quasi, ma trattasi di un personaggio di…rigore, nds) io sono il SoMMo, l’uomo in grado di improvvisare sul nulla perché il mantra della mia intima interiorità più o meno recita: la descrizione nobilita l’immaginazione e si staglia come un completamento complementare dello spettacolo! Eccola lì la capacità innaturale tanto è unica di saper emozionare prefigurando nella testa cose che devono ancora accadere…

Invece, il motivo della mia apparizione odierna è molto più semplice o se preferite banale, in quanto per la seconda volta nella mia vita arbitrale mi viene data la possibilità di varcare le porte del nazionale. Capitò nel 2008 quando da assistente con compagni di avventura quali il mitico Cesarello arrivai alla corte della Serie D e succede oggi come osservatore nel cui ruolo assaporerò la possibilità di formare e perfezionare gli arbitri del domani nella categoria interregionale. Ed il sogno continuerà, magari, anche nel modulo biomedico del settore tecnico.

Insomma: oggi come ieri, e domani come sempre…

Se volessi pennellarla e pettinarla diversamente direi che siamo di fronte a quella leggera componente ossessiva che ti fa diventare quello che diventi: uno stato quasi di trance emozionale legato a doppio-filo con una fotografia apotropaica sullo sfondo, ove una bimba vivace si trova sotto la pioggia e la permea con adorazione tale da esserne per sempre purificata…

Per un pittore il modello è fonte sì d’ispirazione ma può esserlo anche di sfida come lo è per me distillare frasi che siano allo stesso tempo estetiche ed efficaci o come lo è da più di venti anni la vita nell’associazione italiana arbitri.

E per celebrare degnamente questo nuovo traguardo vissuto come partenza prima ancora che approdo eccovi qualche mia fugace ulteriore serie di pensieri e considerazioni…

Come vi dicevo in apertura è arrivata e mi sembra che io stia flirtando con la leggenda!

La fase anticipatoria del tutto è stata caratterizzata da una lunga, lenta ma inesorabile speranza divenuta durante la stagione a tratti palpabile come lo smog nell’aria di una città tentacolare come Milano che per molti cerca di strozzarti e farti soccombere ma per me è ormai da (quasi) otto anni una fantastica scoperta…

Otto anni, proprio come la distanza dal precedente ormeggio al nazionale seppur in “attività”, diversa…otto come quella data di Maggio (era il 2011, nds) in cui Teramo mi vide per l’ultima volta vestito in “giacchetta” (gialla per l’occasione, nds).

Ieri vedevo davanti a me sacrificio e sudore come antipasti della soddisfazione. Oggi ci sarà molto più intelletto e spirito di osservazione per cercare innanzitutto di dare i giusti successi del merito a chi ne avrà di più: da lì nascerà la mia orgogliosa espressività drenante compiacimento e piccoli/grandi traguardi da metter via via in cascina, così come sarà per me avvincente e accattivante continuare a limare e perfezionare gli arnesi in mio possesso come formatore rubando qua e la conoscenze a ben più grandi dirigenti, come quelli che mi hanno condotto per mano fin qui, primo fra tutti Alberto, a cui va dedicato il primo ed incommensurabile cammeo per poi proseguire con Marco, Paolo, Alessandro e gli altri componenti CRA che hanno guidato le tappe del mio percorso regionale.

Da Alberto, al di là dei facili esempi e criteri che potrebbero uscir fuori, ho appreso che nulla nasce senza la serenità dei mezzi interiori: pertanto, molto spesso la soluzione ai dubbi che si affastellano nella mente del “valutatore” inizia a farsi largo allorquando cerchi di mettere a fuoco nel retrobottega della tua officina creativa cosa davvero conti, come nel percorso della vita ove il trucco spesse volte sta nel tenere bene a mente come soldi e celebrità gasino ma spesso corrodano e corrompano; e quindi mai esaltarsi troppo e/o perder di vista che il focus non sia su stessi ma sugli altri, mai cercare di tenere il freno a mano tirato per paura di osare in una sorta di forma di autotutela (unicamente o quasi) dei propri ristretti interessi.
Per cui, grazie infinite caro Alberto per avermi fornito la tela che il CRA, fornitore di sempre più sgargianti colori mi ha permesso di portare allo status odierno…

Grandi uomini, grandi dirigenti, grandi insegnamenti che da anni mi fanno affermare come la famiglia del mondo arbitrale ti possa fornire il giusto ed opportuno slancio anche e soprattutto fuori dai confini di fischietti, bandierine e taccuini…

Ecco un’altra delle innegabili leggi di vita: Tu te ne stai da tempo in trincea, a buon bisogno nei bassifondi dell’umore, ma magicamente riesci a rompere il silenzio di questo ineludibile circolo vizioso non appena avrai tra le mani lo slancio! Uno slancio fatto di passione e cultura, condivisione e solidarietà, strette di mano vigorose e pacche calorose, che da domani saranno bagaglio della mia CAI…

So già che inizialmente in questo turbinio emozionale riuscirò solo a scalfire la superficie, poi giungerò via via alla verità e quindi alla piena realizzazione di un altro splendido progetto sentendomi come un “redento” che aveva solo bisogno di spiccare il volo…

Tu non puoi star fermo e lo sapevi benissimo: non eri e mai sarai sedentario neanche nell’intimo, ma ti occorreva un’arte, giustappunto “redentrice”, un’arte chiamata AIA e sottotitolata, oggi: OA-CAI!

percorrere le vie dell’ostinazione

Seneca affermava che l’uomo ha una sete infinita di conoscenza ed è per questo che il condividere esperienze ed emozioni faccia parte della nostra natura: è il modo nobile di crescere in questo percorso del sapere come già il filosofo romano, giustappunto, aveva teorizzato.

Ecco che dunque il blog rappresenti ormai per me un modo funzionale per poter metter a sistema con tanti di Voi i miei pensieri e le mie considerazioni di vita. Coi suoi dilemmi e soluzioni, coi suoi quovadis e punti d’arrivo, coi suoi innumerevoli se, ma, lordi e tare varie, ma sempre e comunque reietto alla fuga e pronto e capace a metterci la faccia e cimentarsi nell’arena del dibattito.

Ed oggi, il mio stream of consciousness sarà attorno all’ostinazione che può portarti a strafare, forse, o comunque sia a scontrarti molto spesso coi sentimenti, le persone e le situazioni. Ecco allora, che può succedere che nello spazio temporale in cui monti a neve due albumi d’uovo, ti sembri di esser stato catapultato in un vicolo cieco dal quale appare estremamente arduo uscire. Per non dire impossibile.

E quindi, capita che dalla paura si passi al disprezzo con un non so che di ineluttabilità, ci si senta vittime del “sistema”, a tratti, ma molto più succubi dei propri schemi mentali con tinte melodrammatiche che affiorano qua e la. Eppure la buonafede era lo spartito del tuo adoperarti, il disegno di fondo della tua intuizione era un azzardo sì, ma enormemente percorribile nella misura del suo proposito finale. Ed invece chissà…

La vita è dialogo e confronto del resto e magari non serve trovare sempre una spiegazione a tutti i capitoli della sua saga. Anche perché i meccanismi psico-sofrologici di affronto della stessa possono chiudere, negare, rifiutare e ciò che è bianco può trasformarsi in nero, ciò che è vivo può morire e così via discorrendo. In un simile contesto guai ad imborghesirsi, troppo e di colpo, calpestando per default la vita ed i suoi paragrafi giornalieri. Occorre invece, fare uno, dieci, cento passi indietro provando a ritessere la tela con pazienza e parsimonia fintanto che non torni a fluire nelle tue vene la fantasia, l’improvvisazione e l’inventiva con una cabina di regia senza complessi di inferiorità e senza più barocche trasposizioni del pensiero…

Ergo che, la pura e santa verità è che nel momento in cui stai rientrando in possesso del tuo modo di essere, scevro dei fardelli emozionali indotti da quella fugace incrinatura dei rapporti interpersonali, or ora vissuta, la situazione ti scappi di nuovo di mano…ebbene sì, l’ossimorico dipanarsi dei fatti è solo la naturale evoluzione figliale dell’emozionalità, che in modo supremo e vivido quantunque reale, mette in campo tutta la sua forza sinestetica ed in una magica e quanto mai apotropaica scena da far west, ti libera da ogni inibizione pregressa e ti mette in stato di grazia riappropriandoti del tuo presente e tracciando la rotta del tuo futuro…

In un modo o nell’altro, Tutti Noi siamo, a tinte più o meno forti ed intense, prigionieri del passato…ed è, ancor più vero e fondamentale, che si debba quindi lasciar il più possibile lavorare, a briglia quanto mai sciolta, il delirio emozionale insito e risvegliabile in ognuno di Noi, seppur attraverso le vie dell’ostinazione: è Lui l’unico guerriero in grado di far saltare le catene dell’agire, quelle incancrenitesi nei tempi passati destando sospetti e disseminando qua e la tappi alla serenità e guinzagli alle nostre più calde e solide emozioni!

sublimare l’empatia nella lungimiranza: ecco la genesi di un vero capolavoro

Riflettere mi rilassa così come amo il brivido che mi produce lo scoprire ogni giorno di più cosa sia la vita con i tutti i no, forse e sì che ci presenta; in ordine sparso e senza un apparente senso. Certo, se volessimo quantificare il positivo e negativo di quanto appena scritto probabilmente saremmo influenzati da vene e venature ottimistiche, in taluni casi, o contrarie, all’opposto ed il tutto sarebbe in relazione a ciò che ci contraddistingue; così come l’avere iniziato il periodo con un no anziché un si, potrebbe indirizzare i toni verso il nero e farti pensare che qualcuno o qualcosa di tetro abbia già deciso per te.

In realtà nulla di tutto ciò. Come già detto in passato, più e più volte, i fenomeni naturali di cui la vita si compone sono all’apparenza inintelligibili, ma nella pura e buona sostanza, risultano molto più facili da capire che da spiegare. L’importante è che il decoder cerebrale in nostro possesso sia giustamente fornito della sua aggiornata smart card e sappia discernere in base alla regola del semplice che soverchia l’eccezionale cannibalizzandolo e permettendoci di affermare, senza se ne ma, che è proprio nel semplice che risiede il vero carattere di eccezionalità della vita.

Del resto, anche la dissertazione attorno ad un capolavoro potrebbe portare facilmente verso miti precostituiti ma alla fin della fiera incongrui e mal misuranti la vera realtà. Per tanti (inutili) soloni, ogni capolavoro è frutto di un gesto carico di “barbarie”, ma l’errore principale di una simile affermazione risiede per l’appunto nell’analisi affrettata quantunque superficiale del fenomeno capolavoro nella sua totalità: un’essenza ben misurabile attraverso l’itinerario sinestetico che dal pensiero conduce alla creazione del capolavoro stesso, passando per le vie del genio e della sregolatezza da un lato ma anche della progettazione, regola e ordine dall’altro. E pertanto più che di fronte ad un “barbaro” siamo di fronte ad un Lord sebbene sia reazionario ed anche pazzoide, a buon bisogno…

L’obiettivo univoco e fondamentale è, e rimane comunque, quello di traslare in qualcosa di percepibile ciò che c’è passato davanti in un secondo o forse anche meno.

E allora, può esser capolavoro anche la lungimiranza, il credere a qualcun altro oltre che a se stessi…l’affidarsi all’altro senza snaturarsi ne annichilirsi ma arricchendosi in una sorta di legame a doppio filo tra sceneggiatore ed attore, personaggio e scrittore e così via discorrendo.

Ecco dunque che il quovadis di indirizzo odierno ci porterà sulla bianche distese spiaggesche della simpatia, ove per non spiaggiarsi basterà rammentare e rammentarsi semplicemente l’etimologia del suddetto termine. Il soffrire assieme sarà l’elemento d’unione iniziale ed il doppio filo si tramuterà in corda tenace e rassicurante. Sarà poi, compito ulteriore di ciascuno di noi, l’avvalersi dei magici sentieri empatici che trasformeranno, il costrutto d’esordio del pathos condiviso attraverso lo scenario della sofferenza in un oasi emozionale dai toni e le tinte cristalline

Sarà lì che nella dimensione così rinnovata e rimodellata dello spazio e del tempo si potrà sublimare l’empatia nella lungimiranza per la genesi di un nuovo e più che vivido-reale capolavoro di nome serenità!