la legge del mattoncino e della bimba

“Le parole sono fonte di fraintendimento”. Una simile frase l’avrete di sicuro letta, magari anche sul mio blog ma deriva da uno dei testi più famosi nell’immaginario dei bimbi (e non solo…) quali il “Piccolo Principe“.

Eh già, i bimbi: i risolutori ingenui e genuini delle arzigogolate tele della vita. Come loro nessuno sa, al pari del loro ingegno nessuno arriva, in maniera analoga a loro nessuno può…

Ecco allora, che quando il sole cala, il cielo si increspa e i dubbi affiorano come compagni d’aperitivo delle stanchezze e frustrazioni di giornata, solo i protagonisti del mondo dei giochi senza malizia sanno cosa fare e ti suggeriscono il perché e per come…

La paura di sbagliare degli adulti timidamente si rintana nell’atmosfera a luci suffuse di una mansarda, da dove si può scorgere in giardino la chioma di una bimba (magari la mia pluricitata #bimbavivace, nds) che gioca assieme ad un suo quasi coetaneo con un fare vanitoso ma assolutamente mai fastidioso. Il bimbo, sta costruendo un castello con le sue costruzioni: con piglio, ingegno e precisione mette uno sopra l’altro i mattoncini; ogni tanto, lancia uno sguardo fugace alla bimba, magari vorrebbe chiamarla, avvicinarsi, oppure spera solo che sia Lei a fare il primo passo verso lui. Ma colore dopo colore, anche se alla rinfusa, la costruzione diviene una fortezza in cui rinchiudere le proprie sicurezze o parvenze tali. Sembra che sia vicino un equilibrio, ma se da un lato esso fa di nome armonico, il cognome è in-bilico e getta l’esca per attrarre all’amo una forza sconcertante che solo Lei sembra possedere. E’ una sorta di mistero disarmante che a piccoli passi con la sua ombra eterea e leggiadra si palesa di fronte al suo capo chino e lo risveglia da torpori accorti. Il brilluccicare degli occhi del bimbo parla da sé e potrebbe esser superfluo proseguire nel racconto, ma la storia ci sta iniziando a scaldare il cuore e sarebbe un suicidio mollare la scena fin tanto che venga, magari un giorno, rievocata con rinnovata tempra dalle polverose pagine di un libro…

La bimba inizia a smontare con un sorriso da furbetta le costruzioni che meticolosamente il bimbo aveva messo su…

Lui la guarda, inerme, inerte ma al tempo stesso con un’ammirevole ed ammirata luce che si sprigiona dal suo volto ed avvolgendogli le iridi sembra averlo ormai incantato…non si tratta più di disquisire su lenze, ami e quant’altro, bisogna solo osservare! Magari, a buon bisogno, anche due ragazzi trentenni che in parte hanno smarrito la risolutiva empatica enfasi dell’età della spensieratezza, si trovano ora in mansarda con una scarna luce immersi ad assaporare il colore vivido di quello scenario bimbesco…

In un battibaleno, intanto, la bimba ha sfoltito la maginot a tutela dei timori del bimbo. Non ha più senso quindi rinchiudere sentimenti e pulsioni, occorre invece racchiuderli e preservarli da innumerevoli forze confondenti, una miriade di bias privi di dignità ed essenza che sottrae purezza a ciò che al di là di mille considerazioni dispendiose ha voglia di esprimersi e sprigionarsi. Le parole del blog come quelle di chiunque altro non hanno la capacità; è invece, il #sorriso-nascosto del bimbo che detta legge, parla e trasmette coraggio: ecco dunque che anche i trentenni trovano il modo di sorridere e scambiarsi coccole. Del resto, il quo vadis delle nostre esistenze è molto spesso estremamente più semplice degli arzigogoli dell’intelletto. Quello stesso intelletto che pensa di essere più forte dal momento in cui si è camuffato coi vestiti dell’astuzia ma in realtà vaga nudo e ridicolo nelle steppe della desolazione. Ed allora, non ci sono dittature che tengano né diktat di sorta, puoi esser Getulio, nato a Predappio o teutonico, ma sempre alla legge del mattoncino e della bimba dovrai arrenderti.

Ma non sarà una resa di barlettiana memoria, anzi sarà una resa corredata dai barlumi del trionfo come se si fosse in un odierno reality a premi. Un GrandeFratello ai confini della realtà o magari solo al confine; un succulento MasterChef in cui a vincere è la forza dell’affetto che sconfigge affettati e condimenti, coperchi e companatici, ma lascia intatte le scene che noi fanatici dell’abbraccio sincero amiamo: quelle stesse scene che ieri, oggi e domani vorremo conservare in noi e per voi: le scene in cui ritroveremo il bimbo, la bimba, il ragazzo, la ragazza, la mansarda e le coccole ai fornelli (con le luci sfumate) in un connubio magicamente inebriante che non solo i sogni conoscono…

GRaZiEEE SoMMa bimba!

gli occhi sbrilluccicosi…

Immaginate un gattino che coccolato vi fissi con i suoi piccoli e grandi occhioni dolci. Ecco, ora chiudete gli occhi e fate andare il flusso delle vostre emozioni giù per un ottovolante di sensazioni e, alla riapertura, di getto, urlate la prima cosa che vi salta in mente.

E’ stato proprio così che è nata l’idea di questo mio nuovo mini #streamofconsciusness

Era un po’ che mancavo, preso da mille beghe, ma erano giorni che volevo sfogare le mie emozioni in scrittura. Tradurre in calde pennellate di pathos puro ciò che una donna chiamata Ispirazione mi aveva suscitato. E’ bastato osservarla con attenzione sì, ma per pochi istanti per sentire dentro che ero sull’ottovolante.

Non chiedetemi perché e per come, ma appuntatevi il fatto! Poi ognuno di voi con la sua personale sensibilità e magari anche fantasia potrà decidere come si debba chiamare nella realtà donna-ispirazione. E potrà pure ipotizzare scene e contesti in cui l’incontro magnetico-chimico sia avvenuto…ci sarà quindi chi penserà al calore del focolare di una casa, magari a buon bisogno, in una giornata di pioggia, chi addurrà scenari più freschi e ventilati magari in un posto di mare, da amare…chi preso dal clima smielato opterà per reminiscenze di antichi sapori ancestrali, magari in un piccolo angolo di un bar-pasticceria oppure in una buona pizzeria…chi magari, non potendo rinunciare al proprio personale vizio, lascerà un attimo da parte la virtù evocata e ad un distributore di sigarette si recherà di corsa e con ansia, accorgendosi poi, una volta giunto dinanzi al fatidico erogatore, di aver smarrito il proprio codice fiscale…o ancora, chi avrà la sensazione di scartare un piccolo grande regalo immerso in pensieri e numeri, più che parole…saranno tali e tante, pertanto, le finestre che si apriranno come in un magnifico #happyhour a margine di un pomeriggio freddo e nebbioso trascorso in libreria…

eh già: mille modi per dire la stessa cosa, mille scatti di un film già visto ed assaporato come in un dejavù…ma alla fin della fiera un’UNICA interpretazione univoca, un’alfa & un’omega simbiotiche e comprovanti all’unisono che solo chi ha potuto perdersi in quegli occhi sbrilluccicosi sta veramente capendo il senso del mio sentire…uno spettacolo per pochi eletti, uno spettacolo da me vissuto (ancor prima che visto) che si “emblemifica” in quel che ho osato definire e chiamare sorriso-nascosto, degno compagno di donna-ispirazione!