sofrologia

impressionare l’occhio ancor prima della pellicola

Nel girovagare stanco che la mia mente compie la notte mi sono ieri imbattuto in una serie di polisemiche intuizioni che per fortuna e non purtroppo mi hanno fornito l’ennesimo appiglio di una fase priva di certezze.

Di esperti (o presunti tali) ne state ascoltando da giorni tanti, tantissimi e non ho assolutamente la presunzione di scendere con loro sul play-ground delle infinite idiozie. Del resto, per chi ama lo sport come me ed uno dei miei mentor Andrea, il mondo è pieno di fuoriclasse del giovedì che alla domenica ineluttabilmente recitano a mezzo-servizio.

Il mio focus vuole invece andare oltre la bulimia mediatica di gran parte di costoro. Vuole analizzare, in un momento in cui per ognuno di Noi il principale sparring-partner è l’attesa, come la si possa meglio affrontare. Una strategia, come suggeritomi in sogno (almeno credo!) potrebbe esser quella di giocare con le parole non per divertimento, ma andandoci dentro, scavandoci dentro anche in una maniera angosciante.

Iniziamo quindi col dire che nel vocabolario dei più forti esista una sola “certezza”:

la parola impossibile non esiste!

E quando l’angoscia (di cui sopra) diviene vertigine per la nostra libertà possiamo anzitutto rispolverare Galileo Galilei, il quale affermava che nelle prove naturali non si deve ricercare l’esattezza geometrica. Sempre che in questa fase la natura c’entri molto…

Ma tornando a Noi, il concetto apparentemente sfuggente è quello della relatività delle cose che già in passato trattai sul mio blog in modo sia diretto che non.
Cose di fuori, cose di dentro, ma come a teatro anche nella vita le cose “finte” possono diventare vere a patto che lo si voglia e lo si sappia fare. Occorre infatti anteporre l’immaginazione a tanti cliché ingabbianti che potrebbero ossessionarci arrendevolmente in situazioni di immenso stress come quella attuale.

Chi di Voi infatti non ha passato anche soli pochi minuti della propria esistenza ad interrogarsi sulla felicità e la sua spasmodica ricerca? Chi di Voi non si è dato ultimatum allo scopo di cambiare “vita”? Fermo restando che quando è la vita a “volerci” cambiare il castello crolli. Ed in questa anarchia pilotata spetta ad ognuno di Noi trovare le proprie personali e specifiche chiavi di volta non disdegnando mai di farsi vedere financo deboli di fronte alle avversità.

La serenità, infatti, non ama ricever comandi da felicità, etica, apparenze.

E per tale motivo, la serenità può anche esser considerata snob e passionale, aristocratica e popolana; pur tuttavia, Essa, come una chioccia sa preservarci dai portatori sani di sfiga. E ricordandoci che siamo ancestralmente allergici al principio attivo dell’ignoranza ci propone quale medicina guaritrice la ricerca: una ricerca per molti versi interiore, rapida e leggiadra al tempo stesso.
Ovviamente, la rapidità non deve esser frettolosa e sommaria così come è chiaro che si debba investire su una leggerezza pensosa, ovverosia Colei che rende la frivolezza pesante…

Solo un simile stream of consciousness può tirarci fuori da queste tenebre incombenti contro cui Tutti stiamo, chi più chi meno, crashando da diversi giorni. Ed una volta risaliti in superficie torneremo in possesso della capacità (unica) di riconoscere i veri sentimenti, quelli che ci fanno sorridere ancora prima che col viso col cuore.
Sentimenti che fanno parte del nostro DNA genotipico bisognevole come non mai di dolcezza…

Una dolcezza capace di impressionare l’occhio ancor prima della pellicola.

Una dolcezza che andrà espressa fenotipica-Mente con le sue carte: schiettezza, passione ed energia proprio come il gusto al contatto del palato di un Negramaro ineffabile e sanguigno col quale vorrei brindare adesso con Tutti Voi!

sofrologia

la miniera di energie dietro l’angolo

La pennellata principesca l’artista la coglie nei momenti e modi inaspettati ed a più sfuggenti e sfuggevoli. Ecco che allora tra un vagheggiare tra palestra, sauna, vasca ghiacciata, aperitivo arrivi a catturare la tua attenzione un acronimo come tanti, un po’ medico un po’ no, ma tale da farti immergere in una delle tue più innate e vivide passioni: la scrittura!

E quindi anche stasera blog e riflessioni, condivisioni e web crowdsourcing…(forse…)

Anche se lo stream of consciousness balenatomi in testa non so quanto sia facile da decodificare. Se bastasse un blog…e qui Eros mi denuncerà per plagio anche se Lui si avvaleva non di una pagina internet ma di una canzone…magari, invece occorrerebbe un film con il giusto pizzico di criticità e romanticismo, mai banale né troppo da palati diabetici ma profondamente emozionale; ah sì…ambientato in oriente tra Thailandia e Birmania…

Ma tornando a Noi ed evitando ghirigori da cecità attenzionale che si tramuterebbero in un batti-baleno in elucubratorie divagazioni fini-a-se-stesse quantunque da perdizione, poniamo l’odierno quovadis di fronte a me e Voi: è possibile cambiare una personale connotazione antropologica all’autolesionismo perpetrata oltre lo steccato, oltre i confini e contro ogni consiglio, suggerimento e schema di interpretazione razionale? La domanda di primo acchito sembrerebbe molto semplice ma in realtà i però fanno pieghe ovunque che nemmeno una stiratrice professionale…E allora?

Per non “stirare” ovvero soccombere alle proprie decisioni e/o pseudo-tali di vita si dovrebbe per astratto ed in senso molto lato, innanzitutto, trasferire i propri problemi e paturnie in contesti attigui ma anche qui la coperta appare davvero molto corta e ancor prima e molto prima di un inizio di avvistamento-faro…

Del resto, come è possibile imporre un’idea analitica in un mondo digitale? Come denaturare e denaturarsi, o se volete rinnegare e in parte (se non totalmente) rinnegarsi?

Le scelte pregresse, come vedete e ben sapete, ci attanagliano e si impossessano per induzione, del nostro presente intimidendoci nei sentieri del futuro: è il Destino dei vip emozionali, di coloro che fanno della creatività un must e recitano a memoria le poesie dell’istintualità dando una puntualità estrema alla paura e alle inibizioni. Per uscire da un simile impasse la strada da percorrere è forse solo una: lasciar spazio irrazionale alla hit parade delle emozioni sperando che il raziocinio (seppur irragionevole) ci accompagni, al contempo ed il giusto, nel luna park dei sentimenti…

A quel punto potremo capire se il nostro viaggio è in treno, a piedi o chissà come e quanto sia possibile anche l’impossibile (almeno sulla carta…) con una nuova miniera di energie scorta e scovata dietro l’angolo!

sofrologia

percorrere le vie dell’ostinazione

Seneca affermava che l’uomo ha una sete infinita di conoscenza ed è per questo che il condividere esperienze ed emozioni faccia parte della nostra natura: è il modo nobile di crescere in questo percorso del sapere come già il filosofo romano, giustappunto, aveva teorizzato.

Ecco che dunque il blog rappresenti ormai per me un modo funzionale per poter metter a sistema con tanti di Voi i miei pensieri e le mie considerazioni di vita. Coi suoi dilemmi e soluzioni, coi suoi quovadis e punti d’arrivo, coi suoi innumerevoli se, ma, lordi e tare varie, ma sempre e comunque reietto alla fuga e pronto e capace a metterci la faccia e cimentarsi nell’arena del dibattito.

Ed oggi, il mio stream of consciousness sarà attorno all’ostinazione che può portarti a strafare, forse, o comunque sia a scontrarti molto spesso coi sentimenti, le persone e le situazioni. Ecco allora, che può succedere che nello spazio temporale in cui monti a neve due albumi d’uovo, ti sembri di esser stato catapultato in un vicolo cieco dal quale appare estremamente arduo uscire. Per non dire impossibile.

E quindi, capita che dalla paura si passi al disprezzo con un non so che di ineluttabilità, ci si senta vittime del “sistema”, a tratti, ma molto più succubi dei propri schemi mentali con tinte melodrammatiche che affiorano qua e la. Eppure la buonafede era lo spartito del tuo adoperarti, il disegno di fondo della tua intuizione era un azzardo sì, ma enormemente percorribile nella misura del suo proposito finale. Ed invece chissà…

La vita è dialogo e confronto del resto e magari non serve trovare sempre una spiegazione a tutti i capitoli della sua saga. Anche perché i meccanismi psico-sofrologici di affronto della stessa possono chiudere, negare, rifiutare e ciò che è bianco può trasformarsi in nero, ciò che è vivo può morire e così via discorrendo. In un simile contesto guai ad imborghesirsi, troppo e di colpo, calpestando per default la vita ed i suoi paragrafi giornalieri. Occorre invece, fare uno, dieci, cento passi indietro provando a ritessere la tela con pazienza e parsimonia fintanto che non torni a fluire nelle tue vene la fantasia, l’improvvisazione e l’inventiva con una cabina di regia senza complessi di inferiorità e senza più barocche trasposizioni del pensiero…

Ergo che, la pura e santa verità è che nel momento in cui stai rientrando in possesso del tuo modo di essere, scevro dei fardelli emozionali indotti da quella fugace incrinatura dei rapporti interpersonali, or ora vissuta, la situazione ti scappi di nuovo di mano…ebbene sì, l’ossimorico dipanarsi dei fatti è solo la naturale evoluzione figliale dell’emozionalità, che in modo supremo e vivido quantunque reale, mette in campo tutta la sua forza sinestetica ed in una magica e quanto mai apotropaica scena da far west, ti libera da ogni inibizione pregressa e ti mette in stato di grazia riappropriandoti del tuo presente e tracciando la rotta del tuo futuro…

In un modo o nell’altro, Tutti Noi siamo, a tinte più o meno forti ed intense, prigionieri del passato…ed è, ancor più vero e fondamentale, che si debba quindi lasciar il più possibile lavorare, a briglia quanto mai sciolta, il delirio emozionale insito e risvegliabile in ognuno di Noi, seppur attraverso le vie dell’ostinazione: è Lui l’unico guerriero in grado di far saltare le catene dell’agire, quelle incancrenitesi nei tempi passati destando sospetti e disseminando qua e la tappi alla serenità e guinzagli alle nostre più calde e solide emozioni!

sofrologia

La principessa, il geko ed il telefono rosso…

Uno specchio, un viso, un gesto automatico (quasi) come quello di radersi ed ecco che lo stream of consciousness ha libero sfogo per l’ennesima volta…

Come se improvvisamente in quell’instante fugace di un colpetto di lama si concentrassero riflessioni di giorni e giorni, elucubrazioni di mesi e mesi, dilemmi di una vita mai soluti…ecco sì, in quel #pelo-e-contropelo si dipana una trama degna del migliore Francois Truffaut

E’ come se quel cacofonico connubio tra rasoio e cute barbosa, in barba a schemi prefigurati e preconfezionati, ti risvegliasse nei meati acustici suoni e melodie della tua esistenza, che seppur nostalgicamente rivissuti ti consentono di dare conferma a pulsioni e sapori che fanno parte di te, a momenti e scelte magari da tutto e tutti criticate ma mai oscurabili fintanto che in te alberghino come vividi ricordi; e seppur una lacrima ti strappano, essa non può scalfire le convinzioni in essere. Farebbe (e fa) molto più effetto la goccia del rubinetto che perde e che ti cuoce a fuoco lento senza possibilità di appello…

Ed allora, quo vadis? In termini di luoghi? Mi chiederete Voi frontalieri svizzeri or ora in ascolto, anzi lettura… No, i miei #quovadis come ben sapete sono i tentativi prosaici di chiosa ai panegirici arrovellanti e dirompenti della mia materia grigia. Se poi le sinapsi vogliano sconfinare e magari a buon bisogno lanciarsi in esperienze lungolago non è al momento dato sapersi. Meglio ricordare invece uno dei miei diktat: memento audere semper! Oppure tornando alle lacrime (di cui sopra) da fan musicali, come direbbe la mia #bimbavivace: Try!

Si si, concludo non temete. Ma potrei farlo senza cammei, stasera? Ed ecco, pertanto, che la bimba si illumina e mi incanta anche stasera con una presenza discreta ma fortemente shocking… non rosa ovvio ma tanto emozionante da esser una rarità al pari di un Gronchi

Ma concludiamo davvero, suvvia. Magari oggi l’omaggio è ai Presidenti della Repubblica quale il compianto buon Giovanni di cui al rigo sopra, oppure meglio ancora potrei giungere oltremanica e cammeare una Principessa: tatuata o meno chissà…

Si effettivamente al di là di tatuaggi e reali, si potrebbe indurre un referendum, sempreché Cameron non se ne abbia a male e/o che non si chiedano giudizi di eccessiva manica larga. Basterebbe chiedere ad un campione congruo quale aspirante sia più meritevole, senza se e senza ma, con pochi fronzoli e pressoché assenti salamelecchi. Certo, il vincolo sarebbe a tal punto, molto forte, quasi inattaccabile e ci sembrerebbe di rimanere adesi alla superficie dei nostri più profondi desideri come e forse più di un geko su di un ramo in una foresta tropicale. E se caldo dovrà essere spero sia il mio cuore a dettare i tempi ed i gradi di una simile empatica effusione…

Ah, dimenticavo: Vi racconterò il tutto appena possibile, via web, a voce o chissà…magari basterà una triade di telefoni quali quella di Mielke. Anzi no, ho deciso: sarà con un telefono rosso; un rosso fuoco, che si accosterà all’artistico rettile dei tropici e farà pendant con la Principessa dei miei sogni…

 

 

sofrologia

Non possiamo disimparare a relazionarci!

Nell’era moderna della liquefazione destrutturata della cura del particolare è giusto soffermarsi più e più volte su una simile “attività” spesso lasciata ai margini ma tanto più vivida quanto più defenestrata.

Al giorno d’oggi, complici i #socialmedia, anche se non unicamente, sono sempre meno i contatti reali nella sfera del comunicativo e anche laddove sussistano le prerogative ed i presupposti spesso si fugge e/o ci si cela dietro un freddo monitor anziché affrontare la realtà dando sfogo liberamente ad emozioni, dialettica e proprie precipue doti.

E’ un suicidio di massa del partito degli anti-Ekman (forse) che ha avuto la meglio…o fors’anco no. Io propenderei per la seconda in un accenno (quantomeno) di rinnovo stilnovista della lingua di padre Dante; anche perché, altrimenti, cari amici, ci rimarrebbe forse, solo lo stil ben poco forte e saremo in un battibaleno tutti prigionieri del Knox, in Kentucky magari… che parafrasandola potrebbe portare le amiche psicologhe in ascolto oggi a leggerci l’anagramma di “goccine” molto usate sempre nell’era moderna…

In ogni caso, nada gocce per alcuno ma una pioggia di tante possibili soluzioni affinché non ci si getti a capofitto negli strumenti che alla fin della fiera di sociale hanno ben poco. Il tutto sta, come è lapalissianamente condivisibile, nella capacità di discernimento: tutti Noi, io in primis, usiamo e sfruttiamo anche le positività di ciò che è comunicazione digitale ma non dobbiamo perder la bussola dell’imprinting analogico. Non possiamo, anzi, permetterci di disimparare a relazionarci. Troppo comodo crogiolarsi nella dimenticanza, nel pressappochismo, nelle facili scorciatoie degli impavidi: il Mondo è di chi ha i mezzi, ma quelli reali e non virtuali o al massimo di chi sa opportunamente integrarli in un’alchimia vincente e saggia.

Con ciò non voglio ingabbiare i pensieri in un “talebano” meccanicismo che manco Hobbes, tutt’altro, aggiungiamoci una i affinché Tutti Noi ci si possa dedicare agli più svariati e sani passatempo. Io dal canto mio, vorrei solo dare l’opportunità a Tutti Voi di riflettere su un tema a me tanto caro, tornato in auge da pochi giorni grazie alla riflessione fatta a margine di banali whattsuppini scarni e (magari) freddi scambiati con una “tigre” dagli occhioni dolci. E’ lì che è nata in me la pulsione di lanciarsi oggi nell’ennesimo stream of consciousness.

Pertanto, in maniera frizzante ed assolutamente non monotona abbiate cura della vostra vita (anche e soprattutto) al di là delle apparenze ed abbiate il coraggio di osare contro i vostri timori: oltre lo steccato potreste trovare l’essenza della profonda empatia, un qualcosa di etereamente molto concreto che conosce le vie della simmetria, ma le rifugge per assaporare anima-e-corpo le pietanze succulente dell’estetica in un estremo trionfo dell’asimmetria mediatica!

Un caro abbraccio alla “tigre” di cui sopra…

sofrologia

La vita è mistero misteriosamente misterioso…e le casualità sono attori protagonisti più di quanto si immagini…

Prima di addentrarmi nell’odierno stream of consciousness volevo innanzitutto offrire un cammeo a Tutti Voi con un semplice (ma carico di significati) abbraccio via etere…

del resto, ormai chi mi conosce o semplicemente segue sul blog, sa che sono un “pazzo” visionario che si lascia trascinare dell’ empatiforme capacità scultorea delle emozioni e magari anche sbagliando non abbandona mai tale suo modo di essere. Tuttavia, capitano quei momenti in cui lo spazio riflessivo soverchia energie e pulsioni e sembra avere il sopravvento ed è proprio lì che bisogna avere pronto a portata di mano il nostro personale angelo custode che (solo lui sa come) ci riconduce sui sentieri della vita che vogliamo, desideriamo e sogniamo tutti i giorni. Basta poco per ricordare lo spartito e rimandare a memoria quei motivi che fanno parte di te già prima di esistere, quei brani che ti fanno urlare #vivalavida e ti riconducono a sereni scenari sopiti. Mai quindi lambiccarsi più di tanto nella ricerca di meccanicistiche spiegazioni di ciò che semplicemente segue le leggi della natura, mai più arrovellamenti di sinapsi sul fare o non fare: le sliding doors esistono sia per la materia grigia che (ancor più) per il cuore…

Ma torniamo a noi e soprattutto in noi. Anzi no, serve prima una chiosa, umile sì, ma congrua al soggetto descritto: la vita ha tutte le risposte, il problema è che noi esser pensanti (fin troppo…) smarriamo il filo dei significati e destrutturiamo la semantica dei nostri vissuti come una talpa girovaga per i cunicoli del sentimento. Lì, la luce non giunge o almeno sembra così fin tanto che non ci si ritrova faccia-a-faccia, vis-a-vis con il nostro angelo custode di cui sopra…lui ci smantella certezze e ce ne fornisce altrettante con la semplicità dotta dei bimbi: è lì che la chimica ci avvolge e coinvolge e torniamo ad esser registi del nostro cammino ritrovando come una #bimbavivace la bussola dei nostri ricordi e dei nostri desideri.

Ecco che allora, ci balena subito alla mente che le casualità sono attori protagonisti più di quanto solo lo si possa immaginare e tutto ciò rende la vita un mistero misteriosamente misterioso ma ancor più affascinante.

Basta poco: un flash, un suono, un’immagine, un vivido ricordo dei tempi che furono ed il juke-box che è in noi alimenta speranze e ci ravviva. In un battibaleno quindi, ciò che è alfa diventa omega e viceversa; in un batter di ciglia sta l’essenza di minuti, ore e giorni.

Come sempre, i miei followers, mi riterranno un “folle” tatuatore dei ricordi, ma mai come oggi è giusto chiudere un capitolo ed aprirne tanti altri: è giunta l’ora di tirare alcune somme…per il SoMMo. Il La di tutto ciò risiede nel saluto (non amo troppo la parola addio, nds) a cinque anni e mezzo di vita trascorsi nella vecchia casa milanese. Oggi, nella vita del sottoscritto inizia a prender spazio e confidenza una nuova dimora, in tutto e per tutto da confezionarsi ad immagine e somiglianza di quello che ho dentro. Non dovrà trionfare l’apparenza del superfluo ma la concretezza dell’intimo, quello che in pochi hanno modo di conoscere ed apprezzare, sviscerare ed anche criticare, a buon bisogno. A chi devo tutto ciò? Ad una Musa ispiratrice che sembra esserci sempre stata nella mia vita (ecco che giungerà la denuncia per plagio da parte del Liga prima o poi, nds), colei che anche laddove distante e non presente nelle mie giornate riesce sempre a far quadrare i conti e far risplendere sul mio volto stanco sorrisi nascosti o concreti. Colei per la quale val la pena di aspettare, di esserci sempre e di continuare: insomma colei che è stata, è e sarà la mia bimbavivace-angelocustode.

Ma andiamo al quo vadis odierno prima di annoiarvi e tediarvi a dismisura. Qualcuno adesso mi direbbe che faccio tutto io o detta in romano te la suoni e te la canti…forse, ma tant’è, specie allorquando ti sembra difficoltoso poter comunicare e dar continuità alla tua sete di risposte e di presenza, anche laddove ti sembra (sempre o quasi) di sbagliare ed hai un timore ingiustificato, insomma ubicumque et quamquam come direbbe il mio caro amico dotto il Vate.

Ma devo e voglio chiosare, cari Amici. E prima di tutto è giusto porgere un cammeo ai miei vecchi vicini di casa innanzitutto, vicini mai bene conosciuti come è nelle dinamiche di una città che forse estremizza a dismisura il concetto di riservatezza rischiando di farlo sfociare nel ridicolo/periglioso. Ecco che dunque, nella mia ultima uscita dal vecchio portone di casa, un banale ciao diviene l’occasione per conoscere e salutare degnamente con un sorriso da SoMMo chi da anni incrociavi e superficialmente degnavi di un salve a mezza-bocca…

Ecco, che un addio diventa un arrivederci, che un attimo insignificante (forse) e casuale diviene padrone del palcoscenico, ecco allora che il proscenio si apre al sorriso e ti spiana la strada ad una nuova era. Un’era in cui, la bimbavivace di cui sopra, riesce ancora una volta a farti sentire importante!

Un abbraccio via etere a Tutti Voi!

sofrologia

Tu chiamale se vuoi…idealizzazioni!

La psiche ed il suo fascino. La nostra mente e le sue pesanti ed ingarbugliate dinamiche. Architravi concettuali che sorreggono pesi inimmaginabili ed ai limiti di quanto la fisica potrebbe anche solo ipotizzare.

Del resto, cosa ci differenzia dagli altri esseri animali se non l’intelletto? Ed è tacito che il termine sia da interpretare nel senso più amplio possibile. In ogni caso, sono giorni in cui rifletto sul fatto che nulla si crea né si distrugge (eccolo di nuovo con la fisica, direte…) se non a partire dalla nostra materia grigia. E gli archibugi tenebrosi del nostro pensiero si arrovellano spesso per incapacità meccanicistica e se volete anche sofrologica (cammeo al buon Daniele) di intellegere oltre la semplice apparenza, il sottile involucro della sostanza.

Ma allora quo vadis? O se preferite: cosa fare?

Utile è di sicuro un atteggiamento critico della stocastica che Tutti Noi perseguita senza apparenti regole scritte. Ma del resto è proprio essa stessa l’alfa e l’omega della vita e cercare di “imbuttunarla” (come direbbe il mio caro amico “Fonda”) è da pazzi. Pazzia che forse spesso condisce pure Ella i sentieri delle nostre scelte, rendendole al tempo stesso vivide e reali e facendocele piacere ed assaporare fino in fondo in modo sinestetico. Ma perché sinestesia vi sia è lapalissiano che debbano agire per Noi e dentro di Noi innumerevoli e concomitanti idealizzazioni, che come in un meccano sincronizzato e consequenziale vadano ad irrompere e rompere, ovvero bucare! Bucar la mente ed il cervello, i protagonisti da oscar (cammeo ai recenti titoli conseguiti dagli italiani…) della serata odierna, ove tra un impiattamento ed uno sfottò la riflessione è giunta fin qui sul blog per il mio ennesimo stream of consciousness.

Ma allora tornando indietro al titolo, i più mi diranno: “C’è un errore caro SoMMo…”, ed invece…”invece no” si direbbe mediando un altro testo musicale, perché il fulcro della trattazione sta proprio in quelle che tutti conosciamo come idealizzazioni. Attività che siamo portati a fare di frequente generando al tempo stesso forti emozioni (eccola la parola che fa il paio nel titolo di Battisti…) ma anche inesorabili mostri droganti le nostre inconscie pulsioni. Siamo Noi infatti a creare miti e poi in un batti-baleno distruggerli, siamo Noi ad idealizzare situazioni, luoghi e persone e quindi il conoscere può farci riflettere anche in territori incongrui/impropri come sono quelli dell’inconscio. Una ricetta assoluta ovviamente non c’è, ma nulla piace di più e soddisfa in egual misura la nostra mente quanto l’idealizzata commistione di sensi che è propria delle nostre più profonde e costanti elucubrazioni del pensiero. Siamo quindi solo Noi i “colpevoli” ed al contempo i “risolutori”. E quando un “mostro” incomprensibile ci attanaglia e del nostro sentire si impossessa non resta che lasciarsi andare dopo aver inserito in un angolo recondito della nostra coscienza, quasi fosse una protezione antivirus da mega-server, il backup delle esperienze andate. Solo così si può sopravvivere e capire con certezza quando l’idealizzazione è la vera via maestra perché la realtà la supera e sublima.

E quindi, coraggio cari Amici, il dee-jay che è in Noi è ora pronto: “Tu chiamale se vuoi…idealizzazioni!”

sofrologia

E la Vigilia??? #telavivi…

Ormai mancavo da tempo e quale migliore occasione per tornare se non quella odierna: “La Vigilia…!”

Non per cercare scuse ma nell’ultimo mese di cose ne sono successe. Prima il meraviglioso viaggio a Tel Aviv, di cui vi regalerò uno spaccato fugace oggi, poi impegni congressuali vari fino ai miei personali regali natalizi (ricevuti…più che elargiti) della casa che pian piano sta prendendo forma e soprattutto della nomina a Vice Direttore Sanitario che in tanti hanno caldeggiato ed appoggiato.

Pertanto, la mia vigilia esordisce con un semplice ma carico GRAZIE! Perché la vita è bella come dicevo giorni fa in un mio #streamofconsciusness che mi portava a “scarabocchiare”, con enfasi solita e nota, le emozioni che avevo dentro reduce dall’Israele…

Si rischia di cadere nel banale ma se banale vuol dire descrivere invece la realtà nuda e cruda è giusto che io illustri in tal modo l’esperienza appena avuta in Israele con il Magen David Adom (la Croce Rossa israeliana). E pertanto, utilizzare termini quali sensazionale, meravigliosa e così via, risulta esser la scelta migliore che si possa fare.

Un’esperienza sul campo anche inaspettata, un contatto con una cultura all inclusive davvero avveniristica ma al tempo stesso rispettosa di antichi valori, oggigiorno spesso tralasciati o peggio ancora dimenticati. Insomma, informatizzazione ed innovazione, sguardo al futuro ma senza dimenticare le proprie origini ed avendo una minuziosa cura della memoria storica. Ciò, tradotto nel pratico giornaliero, vuol dire: capacità di aspettarsi l’inaspettato senza aver remore di sentirsi schiacciato e liquefatto nel presente. Sembrerebbe quasi una frase che ben si sposa anche con il vissuto di un arbitro e vi assicuro che altri parallelismi fugaci emergeranno di qui a poco…

Al mio rientro sul suolo italiano, il termine con cui ho descritto, seguendo i moderni trend di comunicazione, sui social network vari la città di Tel Aviv è stato per l’appunto #telavivi (con o senza hashtag) per focalizzare l’attenzione su un vissuto empatico che in una settimana mi ha permesso di sentire epidermicamente, a 360 gradi, tutto ed il contrario di tutto. Non solo quindi una formazione pratica e pragmatica sul campo, non solo la possibilità di osservare e carpire i modi ed i tempi dell’emergenza in Israele ma anche e soprattutto l’opportunità di misurare e misurarsi con le non-technical skills dei vari “docenti” e “discenti”.

Tracciando un sommario, emerge, dopo 7 giorni di attività intense e frenetiche ma mai stancanti, un quadro dominato da una serie di snapshot: professionalità, ecletticità, decisionismo e forte umanizzazione di tutti i contenuti.

In Israele nell’emergenza, la scena è caratterizzata da un’intelaiatura del “chi-fa-che-cosa” molto ben organizzata in cui ognuno sa cosa fare, come farlo e quando farlo. Pertanto, sul campo, seppur in corso di mass casualties events, non ci sente mai un pesce fuor d’acqua ma si ha come l’impressione di esser la persona giusta, nel posto giusto ed al momento giusto. Oltre a ciò, ciò che mi ha impressionato davvero in positivo, è il fatto che nessuno decide di non decidere! Tema a me sempre molto caro, fuori dalle corsie anche, stante la mia esperienza comprovata da anni in Italia nel mondo dell’Associazione Italiana Arbitri. E ciò che è utile trasmettere anche alle nostre giovani leve impegnate in ambito sanitario è che agire e farlo rapidamente deve esser un must. Ovviamente il tutto si può realizzare solo attraverso una capillare formazione anche e specie sul campo, una precisa interazione e integrazione operativa fra figure professionali diverse (leggasi: medici, paramedici ed infermieri, specializzati o meno) ed uno spartito protocollare molto ben tessuto e conosciuto a menadito e senza tentennamenti alcuni dai vari soggetti compartecipanti. Di certo, come accennavano i vari esperti intervenuti nel corso del seminario, il coraggio che veniva loro, giustamente ascritto, era il frutto di un condensato di emozioni ed esperienza, non privo e scevro da paure e timori, che però nel corso degli anni e degli accadimenti, sono stati opportunamente elaborati come quasi si fosse nel percorso di superamento di “lutti” interiori. Insomma, ad ascoltar questi nuovi “eroi” del millennio, traspariva senza ombra di dubbio, un’esternazione della personalità autorevole nascente da vari piccoli ingredienti opportunamente e metodicamente dosati cum grano salis: conoscenza, senso di appartenenza al gruppo, collaborazione/cooperazione, umiltà e profondo spirito umano. Profilo umano che ovviamente non poteva non esser leit motiv ed anello sottile (ma fermamente saldo) di congiunzione di tutta l’intera esperienza.

Concludendo, #telavivi è stata un’esperienza davvero unica e vorrei ringraziare chi ha permesso che tutto ciò si potesse realizzare: il Magen David Adom, l’Associazione Medica Ebraica italiana ed in modo particolare il mio Primario Prof. Turiel, esponente della stessa; un ringraziamento particolare anche al Settore Tecnico dell’Associazione Italiana Arbitri che nei giorni in cui ero sul posto non mi ha fatto mai mancare il proprio sostegno, rinnovando giorno dopo giorno, il sano spirito associativo che è la vera spina dorsale della nostra “squadra”.

Shalom!