slavine e succhi emozionali

Esistono i posti e gli stati d’animo. Esser coinvolti in modo pruriginoso ed accapponante da un posto è il connubio magico. E di esperienze, anche e specie solitarie, con luoghi evocativi ne ho vissute tante: è il modo che meglio conosco per partire dal profondo e far emergere istantanee di verità.

Oggi sono 39, gli ultimi col 3 a vederla in tono vecchieggiante ma invece spolverando fra cabale e numeri (una delle mie profonde ossessioni, nds) ecco lì che mi sovviene come oggi al pari di ieri sia venerdì, e come ieri la politica qualcosa suggerisca: oggi è il nulla, ieri era Leone accusato ingiustamente e pertanto dimessosi…
Purtuttavia è proprio in quel nulla che il leone che è in me vuole tuffarsi con il mio solito abito, che il monaco lo fa e fidatevi, contraddistinto da uno spezzato che lega l’entusiasmo contagioso alla carta (quasi magica) della curiosità. Una curiosità resa scudo contro la cattiveria che a volte arma le menti (dis)umane.

“Bisognerebbe mettersi la sciarpa per le arie che si da”

E’ il commento che ho sentito fare di recente nei confronti della mia ultima Musa ispiratrice, inconsapevole e che magari più e più volte è stato rivolto anche al sottoscritto.
Gelosia? Noia? Fuor di metafora, al di la di tutto si potrebbe dire che quel commento sia frutto di un ebete che guida senza patente; ma sarebbe, fors’anco, una semplificazione eccessiva. Magari possono a buon bisogno, anche esser le parole di un talentuoso, ma uno dei grandi insegnamenti della mia volpe e non di quella che fu di Archiloco, è che il talento può esser arma a doppio taglio se non alimentato dallo studio e la fatica. Mai snobbare nulla! Mai rincorrere solo facili scorciatoie danarose come ha fatto ieri Gigio

Del resto, io ritengo che ognuno di Noi nel tempo libero possa scegliere di tirare rigori decisivi sopra la traversa oppure dedicarsi alla meticolosità. Un po’ come avrà sempre fatto la mia Musa, ieri saggia bambina ingenua dalla cui ingenuità uscivano ed escono parole iconiche che rimarranno per ere ed ere: non si buttano nemmeno le virgole di ciò che dice un personaggio empatico!

Eh già, l’empatia come mezzo di inclusione sociale. Un’entità padrona dei tuoi gesti e le tue gesta, capace di farti riflettere sul fatto che la parte della tua storia di vita legata a doppio filo con le emozioni non si asciugherà mai.

Riflettiamoci assieme: provate a mettervi in un patto di non concorrenza coi vostri sentimenti.
Impossibile.
Contro natura.
L’atarassia è impercorribile. Soffrire ha valore forte purché sia interpretato nella sua accezione positiva di rinascita dopo la tempesta attraverso la scialuppa della passione che diviene ineludibile combustibile delle membra.

La differenza non la fa soffermarsi con il dito indice puntato sulle genti passate col rosso, ma il recupero degli stessi personaggi attraverso la conoscenza e valorizzazione del loro pentateuco emozionale. Una bimba, come la vivace di cui sopra, si rende conto di quello che fa in maniera più intuitiva che razionale e da piccola cerca sempre la grandezza.
Le tinte sono pertanto quelle di una tela dell’anti-atarassico ove il cercare di accrescere il più possibile quello che già ci è noto diventa un dovere. Ed al contempo è anche un dovere l’esser sempre più appassionato delle passioni che già hai.

Insomma, il tutto va ricondotto, e non ridotto, ad un’abbacinante slavina emozionale, un regalo inestimabile che intervenga come angolo di visuale sulla società, sul mondo, sulla vita…

Il quovadis odierno è quindi servito: fare scattare quell’interruttore che ti darà accesso ad una cosa che potevi trovare soltanto li, nella precipua interiorità del tuo vissuto.
Ecco la tua autentica bussola espressiva nel bene e nel male, senza se e senza ma. D’altronde quando sei in un momento di minima difficoltà o per meglio dire scoramento e non sai a o b ed il bivio te lo accompagnano, allora devi ritenerti un privilegiato: hai finalmente capito cosa ti possa servire in quel preciso momento e per sempre per superare l’himalaiano invalicabile.

Ma andiamo a concludere che è tempo di festeggiare e lanciamo un’ultima sfida di giornata o se preferite vista la musicalità dei luoghi (che evocano) di cui in apertura, una disfida che avvenga non tanto ove l’immaginario collettivo andrebbe, ma in un posto limitrofo ben più caro al mio immaginifico ed in grado di connubiare la sineddoche del “brindisi” che ben si sposa sempre; e non soltanto oggi direi…

Suvvia, andiamo davvero ai titoli di coda ed ai regali a questo punto. La modalità sarà sempre tersa di contenuti perché è il modo che anche involontariamente segna un canone per me. Ovverosia non riesco a fare altrimenti così come non ho mai avuto il ben che minimo dubbio di quale fosse il modus vivendi adatto a me. Un dettaglio non sempre compreso e capito da chi mi ha conosciuto, ma ancor più forte e tenace ed anzi unico per tale motivo.

Ma si parlava di regali e vorrei condurvi all’anabasi raccontandovi un recente sogno in cui mi chiedevano di scegliere fra questi 3…
1)  l’ottenimento di un’assoluta macchina del consenso tale da conquistarsi una devozione quasi mistica attraverso un’apparizione (quasi)  messianica da non rinnegare mai nel tempo.

Che ripudierei inesorabilmente

2)  una seconda occasione.
Per molti, il regalo più bello che la vita possa offrire, ma che a scavare nell’animo è limitativo poiché se ne devono anche auspicare tre, quattro e così via come in una passeggiata lungomare tra i ricordi e ricorsi di vita, dove emerga indubbiamente duro il giudizio sul recente passato ed in parte strascicante nel presente, ma non per questo ci si senta arresi per il futuro.

Tuttavia anche qui passerei avanti

3)  il ricevere da una delle mie ex il seguente messaggio (anche solo subliminale): da te sono venuta per motivi sbagliati ma è la cosa più giusta che abbia fatto in tanti anni…

E qui mi fermerei a godermi il succo emozionale che ne deriverebbe

arabescare a quattro mani

Di recente, seppur nello scorso anno, vi ho stuzzicato con qualche ipotesi di titolo per il mio blog, la mia vera creatura che mi permette periodicamente di lasciarmi andare non distinguendo più la realtà dalla fantasia, forse, ma al tempo stesso fornendomi quella libertà che ti riempie i polmoni.

Un respiro emozionale che catturerebbe anche un epicureo di vecchia o nuova data, di antico o nuovo anno…eh già, ci siamo da poco lasciati alle spalle un bisesto molto funesto per quel che mi riguarda, benché mi abbia fornito un’irragionevole certezza che alberga nel mio cuore da ormai undici mesi e che ha permesso anche a me, anticlimatico dalla simbiosi imperfetta, di iniziare ad arabescare a quattro mani le mie imprese…

Leggendo tra i ritagli della vita, infatti, troppo spesso il mio cuore si sentiva assiso sull’ultimo piolo della scala dei sentimenti e si chiudeva in sé, evitando la risalita a cui sembrava venissero reclamati solo orrendi tributi.

Una realtà con le tinte dello ieri che adesso sa finalmente che non esista alcuna azione che possa destare un sospetto o generare uno spavento tale, da congelare talento, ambizione e prospettive.

Sfoghi onirici? Forse…

Pur tuttavia, il quovadis odierno rimanda a memoria una serie di frasi dirompenti che entrando nella slavina del ritmo dei calorosi abbracci nonché nella musicalità degli abbacinanti sguardi hanno saputo contrastare innumerevoli traversie con le sembianze di autentiche piaghe d’Egitto.

Nothing more, nothing less (avrebbe detto Louis, nds) per generare un cotale uragano emozionale e sconfiggere coloro che stavano reiterando nell’oltraggio alla mia pazienza, resosi alla fine però, incapace di ottenebrare la mia resilienza!

Ho vagato molto tra alfa ed omega in una sorta di dibattito stagionale, tra me e la mia interiorità, di quelli del tutto o nulla, bianco o nero, arte o scienza. Cercavo con affanno la rotta di un percorso che mi portasse a riconquistare la normalità o qualcosa che vi assomigliasse molto ed ero purtroppo inconsapevole di quanta scienza acquisissi dalle mille forme esperienziali toccate e forse anche solo sfiorate nel fluire dei giorni accanto a chi sapeva meglio di me il mio spartito interiore: un direttore d’orchestra che sapeva a menadito che il sangue caldo spesso vada rallentato per rimetter tutto nella giusta prospettiva.

Mi occorreva (semplicemente) un personaggio di quelli dei film che sanno benissimo come fare a cambiare ritmo alle storie che stanno languendo sconfiggendo i pariah dentro di Noi

Un personaggio che è stato passato nel 2016, è presente nel 2017 e sarà sicuramente futuro!

il fuoco per avere coraggio ed il ghiaccio per esser lucidi

Quante volte ci fermiamo a riflettere magari senza soluzione di continuità? Gli archibugi concettuali dei pensieri sono un panegirico più dedalico di un labirinto. Ma per ovviare ad una labirintite scatenata dai patemi del pensiero ancorché dell’animo è utile fare un passo indietro e meditare. Ma come, mi direte, è l’esatto contrario del prologo attuale…e quindi? Quovadis?

La risposta potrebbe iniziare a fluire fuori dall’analisi del comportamento di alcune tribù dell’oriente che non considerano il tempo in modo rigido, stretto e razionale come noi e così la vita in assenza di un’apparente linearità dettata dal tempo stesso si ripropone si ciclicamente ma al contempo quasi magicamente. Ove però, la ciclicità è sinonimo di libertà e la routine diviene novità continua.

Una vita senza regole? No, le regole e norme della natura esistono ovviamente, pur tuttavia esse vanno vissute per quello che sono senza troppe elucubrazioni fini a se stesse. Anche perché il vissuto esperienziale di ognuno di Noi insegna che non necessariamente quello che è, è quello che appare e viceversa…

Spesso ci diamo colpe che non abbiamo e reagiamo chiudendoci ed osteggiando a spada tratta qualsiasi tipo di scelta e/o decisione presa da uno degli affetti a Noi più cari. Forse è proprio la nostra paura (magari inconscia) di esser in qualche modo in difetto verso l’altrui sfera sentimentale che ci porta nella deriva dell’anaffezione.

La mia sofrologica (ed eccolo il Daniele, ovviamente; nds) valutazione odierna sembrerebbe aprire le porte ad una sorta di storia con un po’ di zucchero a velo ma basata su fatti reali, ma vorrei lasciare a latere ciò e tornare invece a bomba sul core del mio scribacchiare cercando di giungere alla meta di tanto vagheggiare di considerazioni.

Chi l’ha detto (e soprattutto deciso) che la storia in coabitazione con le canoniche idee preconcette quantunque aprioristiche debbano sceglier per Noi? Cominciamo seppur con dolore interiore ad introiettare l’idea che un fenomeno astorico possa creare un humus ancor più dirompente di quello atteso in condizioni di supposta normalità. E già, la norma che così come le regole di cui sopra, esiste senza ombra di dubbio, ma ha i suoi spazi di congruità a prescindere dai nostri più intimi voleri.

E allora, per evitare di soccombere alle nostre stesse pulsioni, che le precipue architravi di rigida mentalità cercano di tenere a bada in uno stato liquefatto di più o meno forte, ma quasi per nulla reale segregazione, la scelta deve virare verso scenari molto lontani all’apparenza, ma tanto vicini se descritti con i dettami dettati dal cuore e scevri da qualsivoglia pregiudizio.

Dettami, regole, principi e norme che rompono gli steccati del silenzio dando libero sfogo a sorrisi fin li incatenati. Valutazioni, pensieri e ragionamenti liberi da qualsiasi arte elucubratoria. Leggi di vita spiegabili con la semplicità dei bimbi e con la naturalezza dei legami padre-figlia, figlia-padre o simili.

Solo così facendo, la sensazione che l’eternità ci appartenga può evolvere nella convinzione che la stessa ti stia ancestralmente osservando dall’alto: bisogna solo avere il fuoco per avere coraggio ed il ghiaccio per esser lucidi, ogni giorno…solo così, si darà connubio di consapevolezza a tale convinzione e la dea bendata metterà un anello al dito al talento liberandoci dallo status di ostaggi delle nostre stesse remore e prigionieri di una fantomatica sindrome di Stoccolma con le nostre ansie e paure…