i vuoti vanno riempiti

Le regole non scritte della casa ci insegnano che spesso il ripartire di slancio sia più una convinzione del farlo che un’effettiva attivazione con possibile redditizia rastrellata di dividendi.
Altro assioma di serata sarà: la vita spesso rinasce dalla rimembranza, dall’epica del ricordo. Un ricordo che si può evocare in modo inusuale forse, ma con gesti molto usuali, come ad esempio può esser l’aprire l’anta di un armadio…

Un armadio che si spalanca su corridoi che definire lunghi sarebbe un vasto eufemismo. L’associazione di idee pertanto aprirà l’icona della cabina ma qui l’unica vera ed irriproducibile cabina sarà quella di regia sostenuta dalle tue sensazioni, le tue emozioni, insomma: il tuo vissuto.

Il vissuto di uomo, considerato dai pochi che lo conoscano davvero nell’intimo della sua succosa polpa, come un libertario sovversivo che cerca però la pace, un fuoriclasse dell’opposizione ad oltranza, con rotte disegnate molto spesso ma non unicamente dall’istinto.
E dalla rovente collisione fra le lande della sua geografia sentimentale si possono cogliere o quanto meno scorgere tutte le venature di un uomo di sicuro di spessore e cifra diversa; o per lo meno così lo dipingono i suoi più profondi conoscitori, di cui sopra.

Passato incredibile, presente sorprendente, ma in ogni caso sempre in un rapporto molto segreto con i propri pensieri e sentimenti: ecco cosa si intravede nell’armadio, ma l’andare oltre ancora una volta ci fornisce la pennellata ulteriore, ovverosia l’ascolto affascinato di voci che salgono dal profondo, la lettura di leggende antiche e la suggestione di credenze popolari; superstizioni, frammenti di cronaca, brandelli di documenti e testimonianze che talora cavalcando l’inganno, talora ergendosi ad un’unica verità scandiscono il tempo.
Un tempo dalla profondità densa che sembra vada ad impastare lo spazio attorno lasciando tutto (o quasi) sospeso in modo molto inquietante.

Con decorso parallelo al presente viaggio vi è però anche un sentiero, più asettico e non sentimentale, fra le perdute certezze, in una sorta di vitiligine temporale, stavolta, in cui riaffiorano tutti insieme come i pezzi di un puzzle disfatto illusioni, parvenze e fallimenti (o presenti tali) senza un nome, un suono, un colore…
Due sguardi e due mondi incommensurabili (forse) che trovano il loro punto di congiunzione e frizione qui nello stesso scatto. E come opposti turbini di vento nel vano della stessa porta combattono, mentre tu ti siedi e preso dallo sconforto della sconfitta quasi ti arrendi.

Ma grazie a Dio, quel quasi diviene tua àncora preziosa di salvataggio perché ti porta improvvisamente dal correre incessante e non ragionato alla capacità di riflessione propria degli uomini saggi, coloro i quali sanno attendere l’attimo della scintilla, che finalmente porta alla brusca accelerazione nel cupo e avvelenato clima del momento.
E’ lì che pertanto la pancia inizia a sfogare il malessere che gli occhi sanno solo osservare: quell’assortimento di prodigi in una perfida parabola assassina dell’utopia del merito. E questo fluire di energie negative va ad alimentare esso stesso il cambiamento come in un gioco di prestigio.

Certo al quovadis sembra ancora mancar qualcosa, un non so che pare non esserci più in quell’armadio, ma la risposta forse anche più amara è che non ci sia più nella vita di tutti i giorni…

Occorre quindi impugnare la propria cloche esistenziale e tra estro e trucco, ingegno e furbizia, calcolo e masochismo convertire quei folli momenti d’entusiasmo passeggero (ed effimero) in un lucidissimo atto di fede in modo da non rinnegarlo mai.
Per Te, ecco allora che l’abbacinante soluzione sarà proprio nella destabilizzazione nel bene e nel male in attesa di un presagio, di una selvaggia creatività, del classico delitto perfetto da sbirciare sapientemente per fargli prender forma.

E Tu, come un eroe romantico incallito ma dal talento esagerato, ammantato di patriottismo e temeraria coerenza inizierai l’ennesima opera di cancellazione, azzeramento e ricostruzione ben sapendo che i vuoti in un modo o nell’altro vadano riempiti…
ed il meglio presuppone lo si faccia surfando sulle onde del Destino, anche le più infami, nell’ostinazione del tuo sapido brivido interiore!

 

un’oltranza inquieta

Assenza lunga. Motivazioni ampie. Riflessioni vaste.

Insomma, un’oltranza inquieta che alla fine ha saputo mettere la parola “THE END” a quella serie di subdoli ultimatum assolutamente non ricevibili, a quell’infinità di pseudosoprusi che non lasciavano per nulla margini ai negoziati.

Non si poteva continuare a “bestemmiare” il proprio tempo nell’anacoluto di un’improvvisazione che nel concreto era figlia di una ratio perfettamente introiettata.

E quindi, il mio quovadis ha rivendicato pienamente i termini della propria autonomia secondo i codici più pertinenti della piena autorealizzazione e messosi in un angolo, in auscultazione profonda del proprio Io, mai troppo e davvero dominato, ha iniziato in maniera ciclica a scrutinare implicazioni e conseguenze, schiarendo retaggi vetusti e ripudiando definitivamente costruzioni plottate soltanto con ricatti demagogici.

Ecco allora che destini ritenuti inattuabili e persino anacronistici siano ricomparsi intatti in un futuro anteriore rivelatosi ricettacolo prezioso di desideri. E del resto, nell’oscillazione quotidiana tra inquietudini e desideri stessi con l’amletiano cumquibus, è il desiderio che porta all’inquietudine o viceversa, di sicuro il sofrologo, avrebbe detto che sono entità più legate di quanto si immagini…

Inoltre, per quanto ci sia chi adesso cerchi di dare un senso ed una bellezza senza pari a quel piccolo tuo mondo che di ordinato non aveva nemmeno un pi-greco (cammeo alla giornata odierna), la realtà è ben più consapevole di chi la vive e sa benissimo che si navighi nell’ambiguo, laddove si scelga di mistificare tutto attraverso un razionalismo che nemmeno i filosofi antichi greci avrebbero sposato appieno, in una sorta di “neo-buonismo” ancorché realismo…

La mia decisione è stata in ogni caso presa.

Mi sono volto verso quella collina dell’inquietudine personale, ove la questione era forse stata posta per la prima volta in termini concreti ed ho trovato chi riannodava magicamente il filo restituendo le opportune risposte alla mia mente ricolma di domande…

Ecco dunque che finalmente le tanto agognate trame lineari e solo all’apparenza disorientate abbiano visto rinascere quell’entusiasmo che da troppo, effettivamente troppo tempo mancava…

fiabeggiare nello spazio senza tempo: la vita si gioca, non si allena!

Come fossero impresse su una pergamena stasera le mie riflessioni fluiscono davanti ai miei occhi con una nitidezza che avevo quasi dimenticato. Il silenzio che mi attornia mi permette di radunare con maggior forza ed enfasi le idee e concetti che stasera sembrano volersi esprimere in modo impraticabile solo a pensarlo…

Qua e la, qualche flash prova ad abbagliare la scena, ma la concentrazione, come un pitbull inferocito, salta addosso a chicchessia e si impegna con minuzia ad abbaiare in maniera stridula e stridente! Nemmeno il frastuono di un vagone del metrò potrebbe stasera distogliermi.

Sono giorni che vago tra l’alfa e l’omega dei miei sentimenti, sto cercando la chiave di volta ma oramai per inveterata abitudine ho smesso di crederci. Magari mi lancio in note classiche laddove è il rock la risposta oppure cerco una dancing onomatopeica che però è ahimè priva di musicalità…e allora? quovadis, mi direte?

La soluzione quest’oggi stenta ad arrivare finché eccolo lì nascosto tra mille suoni, volti e colori spunta un sorriso magnetico che tutto può anche se quasi sempre tace: è Lui che mi ricorda l’ancestralità dell’empatia e mette a nanna compensazioni psicologiche e giustificazioni inconsce che come foreste pietrificate avevano desertificato il nostro direttore d’orchestra toracico.

Ecco dunque che improvvisamente torna ad animare il tuo nerbo una musica ritmata quantunque popolare (di cui non mi sovviene il nome) che con personalità ed orgoglio ti scuote! No, non si può sperare che il tempo, castissimo sposo di una mente calcolatrice, possa condurti all’equazione finale e risolutrice. Serve altro, un no so che fuori dagli schemi e steccati del tormento che con il piglio di una bimba vivace che danza al passo-di-mazurca ti conduca per mano fuori dalla palude efferatissima dello sconforto.

Se si tratti di sofrologia o semplice magia ci dirà magari Daniele (per la serie: un cammeo al giorno…);  fatto sta che le fossette sorridenti su cui il sole non potrebbe mai tramontare hanno ripreso a fiabeggiare nello spazio senza tempo…

Tramonterà pertanto l’anacoluta ed insoluta convinzione che si possa imparare ad amare chi nel nostro cuore non è o peggio ancora ci si debba rassegnare ad un’atarassia che nemmeno Epicuro saprebbe sostenere…

Concludo, concludo…o meglio, lascio che sia il potere all’immaginazione, sempre all’opera, che metta questa sera i canonici titoli di coda…

Magari, a buon bisogno, si avvarrà di strumenti a fiato quali le trombe per annunciare un lieto fine…

o metterà mano ai pennelli per dipingere sentieri sereni…

o ancora, darà spazio alle idee…

In ogni caso gli squilli delle prime, gli sgargianti affreschi dei secondi e le roboanti urla delle ultime ci daranno un’unica anabasi: la vita si gioca, non si allena!

Del resto non è una maledizione di Montezuma…

Del resto non è una maledizione di Montezuma

Ebbene sì, l’esordio dell’odierna pagina del blog vi farà sobbalzare e magari vi porterà ad immaginare disturbi indotti dai bagordi delle feste oppure per coloro che faranno uno sforzo al di la del confine metaforico si spalancheranno significati un tantino diversi ma sempre coinvolgenti “malumori” di stomaco ed affini.

E quindi: la verità dov’è? Presto a dirsi o meglio a svelarsi…

Di sicuro, siamo anche oggi ad affrontare elucubrazioni che toccano nel vivo la sfera dei nostri più intimi vissuti e ci “annientano” spesso per giorni, mesi o persino anni. L’esercizio che andrebbe fatto da ciascuno di Noi, stasera, è proprio quello di ripercorrere a ritroso (ma senza il senno di poi, ovvio…) le ultime 365 albe, avendo a mente che lo “speranzoso” neonato (alias 2015, nds) verrà presto alla luce. Non un banale viaggio pertanto, ma un sensazionale ed abbacinante itinerario su e giù per il tempo del tempio delle emozioni.

Un tumultuoso sentiero, spesso periglioso, lungo il quale lasciare libero spazio e sfogo ai propri sentimenti. Una libertà conflittuale nelle dimensioni e nello stile delle lotte degli Achei contro i Troiani. Un palpitio emozionale da consegnare così, intatto, all’UNESCO, tale è la forza empatica di simili “ricchezze”. Un acrobatico salto mortale attraverso i toni e le tinte più profonde del proprio umore, laddove impallidirebbero anche i performers dell’Opera di Pechino.

Insomma, un’agonica ed al tempo stesso infiammata ed infiammante realtà capace di azzittire in un battibaleno qualsiasi stratega, stregone o presunto tale…

Pertanto, tornando all’alfa prima di ricercare la scontata (o quasi) omega…quo vadis?

Il dilemma di questa sera parrebbe insoluto nella misura in cui è da mesi (per l’appunto…) che mi abbarbico per strade fatue e mai veramente risolutrici; ma una via deve esserci è va strenuamente cercata: non sarà la razionalità a condurmi alle pendici della soluzione, ma nemmeno la sfrontatezza irrisoluta dei batticuori incoscienti. Magari, a buon bisogno, nel connubio risolutivo prenderanno posto un cuore austero scandente 60 battiti al minuto anche laddove maliziosamente solleticato ed una lepre immersa nella bianca neve incarnante le sfaccettature della tua intelligenza come nemmeno Howard Gardner avrebbe saputo “dipingere”…

In fondo, non è mica una maledizione, vero caro Montezuma?