vagare in cerca di occhi davanti ai quali splendere

Quando il tuo mantra è se devi fare una scelta non sbagli mai se prendi il migliore, il numero 1…allora sei già a buon punto.

Uno dei trucchi per superare le lacrime che la vita ci “regala” è amarla sempre e comunque. Anche quando fa male, vedi buio, senti fatiche, ascolti pianti periodici…

Una delle ricette anti-pianto è la seguente:

interpretare con coraggio ciò che il futuro ci sta mettendo davanti senza mai avere eccessiva paura di esprimerci anche a prescindere dalla parola, con gesti e arti che sono da sempre parte di Noi

è questo L’insegnamento da “DADO-TRATTO” che anche oggi ho avuto da chi legge e sa…da chi legge e aspetta un mio segnale, un mio consiglio…ME!

Istintiva, vera, empatica: tutti affascinati da Lei. La vita che ci ammalia e…
o anche la figura che ognuno di Noi elegge a suo angelo custode! Il proprio mito da celebrare e rispolverare nei momenti no, quando ci sentiamo piccoli, piccoli come un granello di sabbia.

Ed allora in quei frangenti iniziamo a vagare in cerca di occhi davanti ai quali splendere. Li scorgiamo quando siamo scoraggiati e quasi persi, magicamente, nella prepotenza della loro bellezza, oppure andiamo a festeggiare nel caos infinito delle loro tante contraddizioni…perché ciò che ci fa stare più bene è soltanto quel

genio fragile, fuori categoria, nell’enormità delle sue imprese e nel fragore delle comuni cadute e debolezze…

Ne abbiamo bisogno quale Nostro taxi emozionale che soggioga e piega alla sua volontà ogni sorriso (benché nascosto)…
Certe malinconie ci aggrediscono periodicamente.
Ma poi torna Lei quella nostra Musa “superdonna” in costante superamento dei confini della logica, sospesa per aria come trapezista energico inarrivabile. Mai sfuocata nonché sempre impeccabile nella gestione umile e discreta del suo essere leggenda…

Si sta dipanando, verso dopo verso, una storia che una penna troppo raffinata diluirebbe nel tempo. Ma la vita è adesso!
Una vita fatta prevalentemente di routine, certo. Che ci porta ad essere avidi cacciatori di sensazioni sull’orlo della depressione.
Per questo quando assaggiamo il miele del mistero non vogliamo saperne di tornare alla solita minestra. Ma è li che sbagliamo:

Possiamo e dobbiamo sfondare qualunque porta con ragionamenti sopraffini che aggrediscano e scolpiscano le priorità accendendo lo stupore ed accedendo ad un serie di grandi verità esistenziali:

Come fare a decodificare la vita? Quale codice usare? Quovadis per dirla in stile blog?

Siamo tutti apprendisti, non si diventa mai maestri.
Tutti Noi, di tanto in tanto, ci imbattiamo in incroci che scavalcano la cronaca ed impongono un altro passo alla narrazione. Incontri destinati a stabilire gli eventi: rimodularne il battito cardiaco attraverso il di Colei respiro. Quello della Nostra Vestale, angioletto custode, con cui condividiamo e condivideremo lo stesso alfabeto segreto!

E se un Destino più grande di Noi ci sta chiamando, rispondiamo sempre e comunque: presente! Perché se è vero che si possa ostentare ciò che si possiede, è ancor più vero che si possa mettere in mostra ciò che si fa…specie per chi ci faccia battere quel cuore ed asciugare le Nostre più intime paturnie lacrimanti…

Affamati di vita!

In questi giorni, mentre fai aperitivi via web, inforni una pizza o parli semplicemente al telefono, in tanti mi stanno chiedendo se sia peggio di Marzo-Aprile. Ovviamente, sarebbe facile speculare e dirigersi verso titoloni a 9 colonne, ma tale stile non mi appartiene e spero mai mi apparterrà.

Perché se hai certi ruoli, anche e specie sociali, generare panico trasferendo le tue paure o manie di protagonismo sugli altri è sciacallaggio puro e per giunta di bassa lega. E per di più è davvero una sconfitta lasciare che sia il mondo esterno a definirci, anziché definire Noi i contorni di un mondo migliore.

Un mondo migliore con le sembianze della luce, una luce speciale che si impadronisca dei nostri occhi e ci illumini la strada: prima un granello di sabbia, poi un guscio, entrambi da conquistare nella speranza di un mito futuro che prenda forma.

Eppure, la paura, acerrima nemica di questa luce, muove talmente tante cose nella vita. Di ognuno di Noi.
Niente è facile e scontato. E spesso, si ha come l’impressione che basti un colpo di vento a portarti via. Di colpo, ti senti solo e hai freddo come se fossi uno sventurato animale costretto a starsene chiuso nella gabbia di uno zoo, invece che nella foresta sconfinata, pura e libera. Un legame sentimentale su cui avevi investito molto e sul quale avevi apposto tanti dei tuoi appigli del quotidiano non c’è più: ti ha inesorabilmente voltato le spalle rendendo ancor più cinico e gelido ciò che avevi capito da tempo…

Vorresti parlare, sbraitare ma a che pro? In fondo, hai altro a cui pensare e per cui angustiarti: c’è quel minuscolo RNA chiamato covid e puoi sfogare le ansie negli atteggiamenti dell’odierna melassa nichilista, no?

No. Non Tu quantomeno.

Tu che riconosci in anticipo il sentimento come chi scorga, dal solo modo di impugnare la racchetta rigorosamente prima di un match, la tennista in grado di togliere il feltro dalle palline, non puoi abdicare sentendoti sazio e senza stimoli di miglioramento futuri.

Ci basta invece una visione. Una visione del momento e della vita che è commistione emotiva fra le nostre idee di lungo termine.

Ed allora provi ad instaurare un rinnovato legame, anche solo simbolico e telepatico, con ogni molecola del DNA di chi sa farti stare bene…

Storie. Storie di sacrifici, di successi, di uomini e donne eccezionali, grandi imprese alle volte improbabili, legami indissolubili che si costruiscono e si ricreano per condivisione, attrazione, affinità, voglia di raggiungere insieme degli obiettivi e magari superarli, storie di corsia ma non solo, storie da brivido.
Per scriverle bisogna conoscerle, viverle, amarle, lasciando però che a raccontarle, anche non a voce ma soltanto con piccoli gesti, siano i protagonisti, perché la passione più profonda non richiede un palcoscenico grandioso per recitare la sua…di parte!

Cicatrici…
Segno che è stata dura.

Sorrisi…
Segno che ce l’abbiamo fatta. Affamati di vita!

così cambiai cast al film della mia vita

Oggi parleremo di viaggi…(forse)

E partiremo da un compleanno per giungere a destino (così si dirà nel mio prossimo viaggio programmato in terra ispanica, nds) in un’altra celebrazione con spegnimento di candeline…
Erano 9 ieri, saranno 40 domani…

9 anni fa, dopo una cena col mio amicone Gianluca – dovremmo ripeterla caro prof! – (e cammeo d’obbligo) mi lanciavo in un’avventura che voleva risvegliare un caduceo spirito d’iniziativa. Ma cosa avrebbe comportato cambiare cast al film della mia vita?
All’apparenza per molti era un camminare nell’incertezza snodo-dopo-snodo ma per il sottoscritto rappresentava il tentativo di realizzare un sogno.

Ed oggi qui con Voi vorrei convocare un CdA delle mie emozioni, per mettere a sistema cedole e contraltari negativi.
Milano è la città che mi ha consentito (e spero che possa usare il termine in questo periodo di campagna elettorale) di avverare tanti miei desideri. Non in ultimo come importanza (anzi tutt’altro) ma solo cronologicamente: l’aver trovato una compagna che mi rende “felice come dico io”.

Ma se la meneghina regina consente, ci è invece (in termini generali) concesso di sbagliare i desideri?

Vi risponderò, ma non subitissimo. Poiché vorrei portare ciascuno di Voi alla sua personale risposta, e sapete come la pensi: essa sarà ineludibile nel suo esser propria e specifica. E tornando alla mia città adottiva vorrei ripercorrere alcune tappe che in questi 9 anni (compleanno appena trascorso) mi hanno fornito via via una risposta (al quesito odierno) non facile ed al contempo facilmente banalizzabile.

Vari grandi uomini ho conosciuto: primum inter pares il Vate (e cammeo-citazione omnicomprensiva per tutti gli altri) che mi ha fatto crescere costeggiando il mio lastricato percorso col suo fare sornione ma al tempo stesso molto concreto ed utile nel suo esserci laddove era indispensabile e sparire quando nella sua ottica era giusto che sedimentassero da sole le evoluzioni del mio maturare. E che dire di Bodins, Lui è stato l’emblema del palesarsi raro atque prezioso che ha gettato le basi del #chissàchesialavoltabuona !

Insomma, potrei star qui ore ad elencare ma vi annoierei soltanto ed invece vi ho fatto delle promesse poco sopra e quindi…
il quovadis anabatico ci porterà a sentenziare oggi che non esista un vero sbagliare o per meglio dire il vero sbaglio è non vivere il rischio di percorrere i propri desideri figli delle intuizioni più salde nel loro essere più vicine al nostro modo d’esser (evolvendolo magari un pizzico, ma mai snaturandolo).

Certo qualche distinguo può esser fatto.

Desiderare senza un criterio, mah! Ad esempio la mia critica ai tanti che gufano asfitticamente la squadra più odiata d’Italia anziché focalizzarsi sui veri elementi che permetterebbero di batterla. Ma tale schema potrebbe esser calato anche in altri ambiti. Il punto è che non sia la compulsione del voler una, due, tre, mille cose realizzate la nostra vera medicina di felicità.

Milano mi ha fornito infatti gli strumenti per avvicinarmi alla risposta del dilemma; elementi che sottendono alla presenza o meno di una forte intuizione (per l’appunto) interiore che pur tuttavia non basta, poiché essa genera (come detto su) enfasi compulsiva nel volere se non tutto e subito, quanto meno troppo e troppo velocemente. Ed invece occorre saper dosare come nella cucina che è una delle mie passioni. Ma sia ben chiaro che non vi sto dicendo di dosarle queste passioni!

Utile però riflettere…

Passiamo (spesso) troppo tempo a nasconderci seguendo schemi ripetitivi nonché macchinosi nel loro incedere e (quasi) giammai realizzarsi.

Serve invece combattere i conformismi assortiti: partire da una situazione e come un archeologo disseppellire idee che siano per di più evocative. Attraversi i vetri polverosi della finestra, tra il vapore ed il furore e sopra il clamore della city…
il tutto senza smarrire la…dose, ovvero scadere nella bulimia di cui sopra tanto ipertrofica quanto caducea.

Eccolo qui, l’aggettivo che ricorre e che funge da bussola anti-smarrimento, oggi come ieri. E con l’avvento della primavera, saranno queste ultime 9…primavere a condurmi verso quel secondo #spegnimentocandeline già citato!
Ed i miei 40 anni vorrei (verbo metonimia di quanto finora scritto, nds) fossero l’esternazione fisica dei tanti viaggi introspettivi che da anni affollano il blog!

Desidero dunque un trip travolgente nello stile sì sincopato, ma allo stesso tempo elettrico. Un viaggio che ripercorra per certi versi la mia Roma dei tempi andati (e comunque amata) oltre alla lombarda fioritura. Un itinerario in cui le risposte affineranno le domande. E benché con parabole buffe, con stupori e fors’anco tremori, cercherò di continuare ad esser universale nell’eterna lotta con gli “avversari” delle nostre viscere che può esser vinta, solo facendosi abitare dai protagonisti dei propri sogni: Noi!

affrontare a mani nude la vita

Tutti Noi sappiamo che la sera spesso serpeggi una voglia quasi spasmodica di soffermarsi attorno ai grandi dilemmi dell’esistenza.

Alcune sere or sono, ad esempio, un mio sempre grande ispiratore di concetti quale Andrew mi suggeriva che l’unico modo per scoprire i limiti del possibile è oltrepassarli finendo nell’impossibile

Forse.
Direbbe il puntiglioso quanto mai preciso Vate.
Mentre Franco, altro mio grande mentor aggiungerebbe con stile jamaicano: “Perchè dobbiamo parlare di una tale contrapposizione? Molto meglio spostare il focus della riflessione altrove, ovvero sul come vivere tali bivi decisionali…”

Traslando.
Si passa spesso una vita alla ricerca della persona migliore per esprimere le proprie esigenze di vita, ma questa ricerca spasmodica verso la consonanza esistenziale ci conduce quasi sempre sul versante opposto: ingorghi esistenziali in cui siamo in balia dell’iper-rimuginazione che nella pratica è proprio la causa del nostro “non-riflettere”; o meglio, del farlo SENZA una vision che abbia un senso.

Ecco allora che tornando alla puntualizzazione di Franco si potrebbe sconfinare nel

la sensazione più bella che possiamo provare è il mistero

entità emozionale alla base delle scelte dicotomiche di cui sopra, ma anche e soprattutto vera essenza vitale per arte e scienze.
E che cos’è la vita se non una forma scientificamente provata di espressione d’arti a tutto tondo in modalità a tratti devastanti, a tratti folgorate dall’incuria?

Partendo da tali assunti, Tutti Noi attribuiamo (moltiplicando ed ingigantendo) i nostri problemi e le nostre ansie ad elementi di vissuto esterni al nostro essere mentre sarebbe lecito per non dir prezioso riflettere sulle tante nostre risorse interne. Un connubio di mille sfaccettature possibili da contrapporre alle messe in scena di mondi impossibili figli della quotidianità vacua.

Viviamo, infatti, sempre più in una social-sfera che ci esteriorizza senza estrinsecarci. Tuttavia è nel nostro intimo che possiamo trovare il giusto ultimo miglio!
Dentro di Noi abbiamo la forza deflagrante di un candelotto di dinamite ma purtroppo passiamo il tempo a nasconderlo in un gioco al massacro, spesso: un rincorrersi SENZA vedersi che rende più difficile organizzare cotale incontro di quanto non si possa trovare un orso polare nel Gabon…

Bene. Jamaican question anziché answer adesso: “Vi ho messo sufficientemente in crisi nelle vostre idee di fondo (e ben radicate)? Vi brucia finalmente quel non so che di quid nella vostra coscienza e nella vostra mente?”

Ci siamo, dunque. Nulla più occorre al mio odierno quovadis…
Lo spartiacque ornitologico è stato calato: o falco o colomba per affrontare a mani nude la vita riempiendo gli otri che meglio rispondono alle nostre esigenze esteriori con la “forma mentis” del nostro cuoio interiore: quello in cui risiede la nostra vera serenità!

soffi di vita

Avete presente quel tipo di personaggi che ti descrivono una cosa e Tu quasi che fosse magia, la ricordi tutta la vita?

Beh, è così per Franco il collega regalatomi dal mio recente approdo nella nuova sede lavorativa, che oramai da qualche mese mi regala pepite preziose quanto i gesti del Vate o le frasi del Volpe.

Soffi di vita di uomini comuni ma non troppo, vera espressione di temerarie epifanie di gusto totale e pertanto totalizzanti.
Soggetti capaci di improvvise ed impreviste svolte, talora col gusto macabro ma genuino per l’estremo, ma in ogni caso sempre aggrappati ad una routine d’altri tempi in un mix (quasi) perfetto di indifferenza e di dolcezza.

Ecco che allora in dosi e momenti diversi tutti e tre, anzi quattro aggiungendoci anche il mitico Bodox (che ci “calza” alla perfezione), mettono in scena sfumature variegate a cui io possa giornalmente ispirarmi…
Andrea, il più delle volte nei panni del suo modo comodo di vivere sparendo quando occorra dietro le quinte, Bodox & Stefano mattatori invece di frasi che ovviano in caso di necessità alla scarsezza di parole adeguate e dulcis in fundo Franco, immerso nella sua riservatezza schiva ma immenso nella sua latente inquietudine fiammeggiante.

Tutti indistintamente sempre capaci di incuriosirmi e stimolarmi!

Ma oggi il quovadis sarà altrove da questa iniziale serie di considerazioni o meglio sarà parallelo ad essa: sarà un rompere gli schemi grazie all’enfasi degli insegnamenti quotidianamente da loro ricevuti, per ritrovarsi in quel vuoto che se da un lato non è affatto confortevole e mi fa oscillare fra senso di fallimento ed estrema esaltazione, dall’altro è di sicuro l’ineludibile anabasi a cui mi sento legato molto più di quanto forse volessi o sperassi. Oppure detto in modo diverso, è il mezzo per perpetrare l’ostinazione che è per me catarsi e mi caratterizza più di ogni altra indole.

Solo grazie a loro potrò aggiungere il tassello mancante e cambiare la prospettiva attuale con una danza coordinata che faccia ballare in me la scelta della giusta compagna di vita: è da loro che attendo dunque, con un modo dirompente di entrata nella vita, che mi si chiarifichi quanto prima se io sia in una strada ed un percorso che non mi appartengono…

E benché il dado non sia ancora stato tratto, l’obiettivo si: ovverosia la ricerca di qualcosa che valga di più che un comune giro di stagione!

i singoli istanti

Si incrociano tante persone, anche episodiche, nelle vite, ma non è il tempo a farla da padrone quanto la capacità di capire verità profonde scrutando negli stessi individui in cui ti imbatti o dal connubio tra te e loro.

Il tempo è invece utile a posteriori. Nelle riflessioni e nell’assaporamento emozionale delle pieghe avvistabili lungo la scalata denominata vita. E prendersi, ogni tanto, quei secondi per sé è d’importanza inderogabile.

Si possono gestire tanti (ma non tutti) momenti della vita: si può desiderare, pregare, sperare ma alla fine si tenta la “fortuna” messianica guidati dall’istinto figliato in quegli attimi di riflessione, tra il tuo Io e l’universo che ti ha stimolato.

Spesso scrivere mi aiuta a capire me stesso scavando dentro le mie apparenze!

Ritengo sia come una lente letteraria che focalizza le priorità al di la delle apparenti ed ineludibili contraddizioni. Ma per far davvero bene ciò occorre che ci siano dei facilitatori, degli attivisti emozionali che sappiano sussurrare nel tuo fracasso mentale ottenendo pur tuttavia di trarci in salvo da quel carcere a cielo aperto in cui si cade quando il nostro scalare si costella di piaghe.
Pieghe, piaghe. Comunque vita. Una pianta molto fragile che va innaffiata tutti i giorni.

Ed ognuno di Noi percorrendo vie parallele a quelle degli altri ha l’opportunità di vivificare la propria esperienza e soprattutto di conoscersi, come vi dicevo poco fa.
Ma cosa accomuna le diversità fra individui in termini di passioni, scelte, inclinazioni?
Non banalizzando e continuando ad argomentare eccovi la mia risposta: il viaggio definito vita. Quello che ho iniziato a tinteggiare poche righe or sono. Quello che ci permette quando abbiamo un tempo per Noi di rileggerla e…
magari tra le tinte grigie rivedere scatti maledettamente belli, icone che la seconda volta che le mandi in lettura ti appaiono così diverse dalla prima e divengono stile.

In tale viaggio abbiamo bisogno però di chi ci coadiuvi, di tanto in tanto, nel portare lo zainetto dei pesi della vita. E questo mutuo soccorso sotto traccia può coinvolgere tutti.
Non occorrono lauree e master, non servono galloni e denaro, c’è bisogno solo di…crederci!

Domani ricorrerà una data triste ad una prima lettura, poiché Marietto ancora ci manca molto (e sarà sempre così con personaggi di simile caratura), ma la seconda analisi mediata da chi mi sostiene amichevolmente nelle scorribande perigliose in cima alla parete è che la vita mi ha regalato altri soggetti meravigliosi e stupendamente bravi nel farsi piccoli tragitti col mio zainetto fardellante.

Penso al Vate, un personaggio che Pirandello avrebbe definito molto meglio di me, come un uomo a tratti così mansueti dall’indurre i superficiali al non sapere se potercisi fidare.
E che dire di Andrea. Uomo moderno con la stoffa d’altri tempi (del resto ho l’onore di conoscere il babbo e la genetica è davvero lapalissiana, nds) che definirei come uno studioso della vita, assiso tra l’unico e l’originale e capace di entrare sempre dentro l’idea.
Aurel è invece una sorta di Amleto calmo sopravvissuto a tanti dubbi e tormenti.
Bruno mi insegna da sempre cosa sia l’attimo nell’arte…TANTO!

Dovrei e potrei tediarvi ancora, a dismisura, ma cozzerebbe con l’esser sfuggente dell’attimo…
Ciò che è ineludibile è che Tutti i miei amici di cui sopra, mi hanno affrescato una ricetta quasi magica con un unico ingrediente e colore principe, usare il…TEMPO della vita come modo per lasciar qualcosa ai posteri, il che significa sopravvivere alla morte per sempre (come ha fatto Mario) al di la di dubbi, paure, remore.
E del resto nel mio immaginario di sopravvissuti per alto contenuto ce ne sono…ad esempio anche Willy Vincenzo a cui già ho dedicato dei piccoli cammei (strameritati): in Lui le chiavi di volta furono matematica e geometria, punti particolarmente elevati delle nostre architetture cerebrali.

Ma torniamo coi piedi per terra e proviamo a tracciare, rigorosamente a mano libera, una linea di pensiero che sia la più chiara e spendibile nel quotidiano.
Come ho drenato da papà e mamma, negli anni, è necessario imparare prima di insegnare, capire e sentire l’altro che abbiamo di fronte. E’ come se uno stato d’animo contenuto ma in attesa, si possa improvvisamente svegliare nel momento in cui, personaggi del tenore di cui sopra, si affianchino al rumore silenzioso dei tuoi passi e con un assordante forza luminosa ti concedano di spingere il limite umano oltre i “percorribili” abusi della psiche

Ecco allora che tu nel tuo incedere stanco e con la vista appannata, riesci a fermarti appena e torni in un modo misteriosamente concreto ad esser elegante nelle costruzioni mentali palesando i remoti segni di sofisticatezza percettiva, assopitisi nei meandri del tuo itinerario verso le vette.

Serviva davvero poco ai tuoi tempi, al tuo tempo. Occorreva l’amico trainante i pesi per un attimo su di sé, in modo da renderti di nuovo attento osservatore della realtà e pertanto in grado di ri-leggere il quovadis anabatico: l’epica del ritorno dopo essersi inflitto disgrazie con le proprie smodate scelte. L’epica derivante dalla minuziosa cura de

I singoli istanti nella circolarità del nostro microcosmo di vita

L’Italia degli showroom…

In tanti si chiedono e mi chiedono in questi giorni quando verrà il pezzo celebrativo del mio commiato. Io a loro invece, sollevando l’asticella, domando come vorrebbero che fosse.

Il mio stile ermetico è noto, ma è invero che non sempre si palesa con le stesse sembianze. Ed è pertanto verosimile che anche stavolta, nella giostra all’ultimo giro, l’incertezza sia l’unica certezza.

Tra qualche ridicola minaccia lanciata a mo’ di pettegolezzo da parte di un patacca patetico, assurdo più di replicanti improvvisati, si scorgono sorrisi come quelli sfoggiati dalle hostess degli showroom in una sorta di archetipo d’evasione dall’ingessata innocenza.

Perché che sia riffa o raffa le nostre esistenze spesso vengono costrette dalle nostre remore a dei canovacci freddi molto freddi che alla fine ti pongono di fronte a delle amare considerazioni anabatiche, del genere: pensavamo di aver fatto tanta strada ed invece ne abbiamo percorsa meno del previsto. E’ un po’ ciò che accade anche ai tossicomani ideologici che, dominati dall’opprimente totem del “vorrei ma non posso”, finiscono per accostare in corsia d’emergenza con lo sguardo assente.

Occorre invece lasciarsi andare a quelle emozioni che attraversano la schiena come tentativo di saturazione degli spazi della vita per raggiungere l’Olimpo destinato soltanto ai miti: gli unici che possano scender a patto con l’oblio e per i quali, infatti, il Destino faccia eccezione.

Il mantra chiede dunque che ci si spinga fin nel grottesco e nel caricaturale come esemplificano i mood dei soggetti dei film, i quali devono in spazi e tempi ristretti fornire l’abito giusto. Un vestito che dobbiamo sentir nostro oltre le apparenze, senza che si arrotondino le storie o si controllino in modern style i polpastrelli social: c’è solo bisogno di vivere e lanciarsi senza ricette precostituite, bustini ingabbianti e/o retropensieri conniventi.

Senza trucchi quindi?

Mah. Se volessimo considerare la memoria uno stratagemma copperfieldiano potremmo a lei renderci devoti ed anzi allenarla come un muscolo in modo tale che si vada ad accrescere sempre più quella capacità di elaborare concetti espressi dai veri talenti che ci attorniano ed ispirano ogni giorno, anche nell’inconscio dei sogni nostri più profondi e fors’anco nascosti.

Eccolo il quovadis di giornata, l’esercizio mandato da me a…memoria per l’appunto: drenare vita dagli altri e non lambiccarsi il cervello in inutili ed improduttive domande alla nostra quotidianità, quali: perché mi hai dato il tempo di sognare? Una quotidianità che vuole sempre vedere prima come vada a finire e se ne va (apparentemente) fiera con una visione delle regole d’ingaggio più solida che salda, poiché nella vita veramente è un caso che cadano determinate regole piuttosto che altre…

Ovvero sintetizzando e chiarendo ulteriormente: mai esser talmente pieni di certezze da non lasciarsi sfiorare dal dubbio! Un dubbio che è sì prodotto anfibio, ma tuttavia è frutto pregiato dell’ibridazione dell’oggi che permette di dare intelligenza alle cose in un mondo che sempre più si rovescia ruotando sul proprio asse e si trincera dietro inutili formalismi con volti di sfinge.

Ed allora in attesa della prossima pagina di vita (e del blog) stiamo sul palco anziché costruirlo per gli altri ed aspettiamo che molto a breve giunga l’agognata fatalistica resa di quelle rabbie fino a ieri rigogliose nell’orgoglio e da domani effimere nello spegnersi anche della pietas

itinerari tra esaltazione ed entusiasmo

Nel percorrere in auto le vie che pochi anni fa erano lo scenario delle mie uscite, mi sovviene alla mente un altro tragitto, parte anch’esso del passato ma anziché di quello remoto si tratta del (molto) prossimo: una bimba che col suo trolley si allontana mentre tu la osservi dallo specchietto retrovisore ed in una sorta di flashback emozionale il suo rimpicciolirsi ed allontanarsi sempre più ti fa esser consapevole di quanto siano grandi, invece, le diatribe filosofico-sofrologiche rimaste insolute…

Spesso l’ #alfaedomega della nostra vita si compone di soluzioni tanto agognate ma all’apparenza introvabili e ciò accade in campi tanto distanti quali la salute, la serenità, la felicità. In ognuno di essi, questa ossessiva ricerca diviene la chimera timorosa per molti di noi e ci fa oscillare ineluttabilmente fra caldo e freddo, positivo e negativo, vitalità ed inerzia.

Bisogna pertanto cercare adesso di parlare basso e volare alto ed i tentativi di saturazione della vita non possono esser dominati dall’opera di disseminazione orizzontale del qualunquismo, molto diffusa ed al contempo altrettanto se non più, pericolosa.

Ecco allora che oggi il mio mix di pensieri vadano ad affastellarsi tra i chiaro-scuri dell’immagine proiettata in quello specchietto di cui sopra. Uno specchietto che occorrerà render libero dalle allodole e non solo, poiché una simile immagine-manifesto sa come ammaliarti e spiazzarti, sa anche come blindarti nei misteri ed infine è in grado di far calzare su di te e la tua vita, come un guanto, il connubio fatto dagli amici-nemici della visionarietà e pragmatismo.

Insomma siamo di fronte all’ennesima entropica considerazione del SoMMo che attraverso una serie di giochi mutevoli rende sistema il metodo del flusso-di-coscienza.

Ma ove andrà a parare il quovadis odierno?

Il suggerimento sembrerebbe giungere, e non a sproposito, dal titolo che accosta due termini all’apparenza contigui quali l’esaltazione e l’entusiasmo. Ma scavando tra le pieghe della sintassi di vita è ben palese quanto essi differiscano e siano un’altra coppia di amici-nemici…

Peccato però che, spesso, l’opera che Noi umani facciamo nel leggerli nelle nostre partiture di vita li porti a confondere con il risultato di un orizzonte che oscilli e si perda in questa dilatazione a geometria variabile del contesto con il raggio visuale che in modo ineludibile vada alla fine a focalizzarsi su un’insoddisfazione montante.

Perché l’esaltazione è un qualcosa di effimero e fugace che tende con la sua euforia a coprire significati e ragionamenti fin tanto che si decada nell’inattesa (in parte) depressione. E’ invece necessaria una non caducità dei sentimenti, priva di parabole all’inizio nette che al colmo si spezzino. E dunque appare lapalissiano che vada ricercato e perseguito piuttosto l’entusiasmo, un’entità diversa che non dissipi le energie unicamente all’atto del decollo ma anzi preservi stamine e vivacità a lungo e nel tempo.

Non dilungherò oltre anche perché se cercassimo di aprire il termine scrutando tra i significati dello stesso potremmo star qui a parlar per ore e probabilmente nessuno di Noi ancora riuscirebbe ad identificare la parola contenitrice del succo della propria esistenza…

Voglio solo preservare le forze, specie in questo momento della mia vita, in cui tra le pagine chiare e scure di una grande e recente alluvione, sto tentando di rimanere a pelo d’acqua rimontando la corrente!

nel Pantheon della mia fantasia

Negli ultimi tempi avrete notato un blog meno produttivo. Non che sia colpa dei miei più validi ispiratori né che si sia azzerata la mia voglia di sfogarmi in una delle mie più ineludibili passioni.

Sembra l’intro dell’ultimo pezzo forse perché si persevera e lima ulteriormente la riflessione passata in una sorta di sineddoche esplicativa.

Credo ci sia, infatti, un’unica spiegazione plausibile: è un’assenza ragionata nel tono monocromo di un’atmosfera malinconica, nel clima di un momento ricco di tentativi sabotatori di una realtà che, fino a poco tempo fa, sapeva donarti al netto di lordi e tare varie, sempre il giusto balsamo per la mente.
Ed ora?
Adesso, lo scenario è dominato da un accavallarsi (quasi) gloriosamente entropico di una serie di storie urticanti ma fatte praticamente di nulla. Un segno deragliante ed iconoclasta che obbedisce soltanto al credo dell’assolutamente esser cieco, ove tutto ciò in cui avevi creduto sembra che oramai venga ritenuto inattuale e/o tutto ciò in cui avevi investito persino anacronistico.

Ed allora qual è l’odierno quovadis?

Azzarderei quasi un punto di partenza e arrivo comune, che vada a fare il verso a quella che dovremmo considerare come la massima posta della vita con le sue ordinarie occasioni, le ineluttabili ferite ed i poveri beni…

Una vita dalle traiettorie spesso bizzarre tra voli interrotti e numerose diatribe sofrologiche. Un’esistenza che però nel patrimonio dei ricordi sa intrecciarsi in modo viscerale con la tua parte più intima e vera, che mai e poi mai dovrai cambiare…

Solo così nel pantheon della tua fantasia ti renderai conto di (voler) esser un artista ancor prima che leader!

le bizzarre traiettorie tra pugilato filosofico e patti d’onore

Una cosa che puoi solo comprare è destinata a morire. Mentre è linfa vitale la mentalità che molto difficilmente puoi,  anche cammin facendo, acquistare. Essa però è ricchezza impagabile che permette l’impossibile: lo fa quando chiede al talento di sacrificarsi, all’intelligenza di preservarsi da dissipazioni inutili ed improduttive, all’impazienza di attendere ma sempre andando oltre nei contenuti e nella voglia.

Ma questa giusta mentalità vincente potrebbe portarci ad un bivio: focalizzarsi sul qui-ora oppure sulla filosofia dell’altrove-domani? Un quovadis quanto meno impervio direi…

L’unica speranza è che in ogni caso sia il battistrada motivazionale a recitare la parte del padrone in modo da impedire che si cada nella distopia dell’ovunque-ma-mai.

E laddove non fossi completamente padrone della sceneggiatura esistenziale devi esser comunque convinto di farcela. Devi sentirti un fuoriclasse d’applicazione quantunque non di natura e seguire la direzione tracciata da una fiammeggiante immaginazione con un viaggio non previsto di un oggi sempre dopo il domani.

Ed infine, sempre ricordare che la vita – come direbbe il sofrologo (mancava da un po’ un piccolo cammeo, nds) – è troppo imprevedibile per andarla a provocare!

E quindi sebbene tu veda un’infinita serie di cancelli posti tra te e la modernità, l’ambizione, la realizzazione, recita a mo’ di mantra: <<La ricetta che sto sposando non è altro che un investire sulle congiunture del tempo per godere, senza fissare date soffocanti, dell’idillio tra merito e premi>>.

Ed in questo modo sconfiggerai le bizzarre traiettorie di un chirurgico realismo asfittico che ti ha ossessionato con veri e propri tarli mentali che sembravano non smettere mai di lampeggiare quasi che fossero un fenomeno cult enfatizzante le idiosincrasie e vituperante la tua persona.

Il che equivale a dire: metti da parte il vetusto ed improduttivo pugilato filosofico ed invece affidati soltanto ad un patto d’onore con il carisma e l’empatia!