politics, sofrologia

“Rimarrai sempre solo…(forse, anzi no!)”

“Rimarrai sempre solo”. Sembra il titolo di un film ed invece è banalmente il titolo con il quale voglio aprire questa mia odierna trattazione. Chi mi conosce bene come il mio Fratellone ricorda il contesto in cui sentì forse per la prima volta questa frase. Era il lontano 1995, io ero agli albori della mia onesta carriera sui campi ed un tifoso “amorevole” mi apostrofò in varia maniera ma questa frase sembrava fosse quella più patognomonica, ai tempi, del mestiere di arbitro. In realtà, capii ben presto che l’AIA fosse invece una grande famiglia; infatti, anche se ogni tanto qualche nube grigia la si intravede al suo interno e/o non ci sentiamo capiti, fa parte dell’esser un “familiare” per l’appunto: anche nelle migliori famiglie, come si suol dire, si possono scorgere lights and shadows. Ma l’AIA che amo/amiamo è quella che ci dà anche nelle controverse dispute interne/esterne. Io dico sempre e ne son convinto che l’associazione mi ha dato molto in termini caratteriali e se oggi sono quel che sono, anche a livello “politico”, lo devo a “mamma-AIA” per molti aspetti. Ed inoltre, se lo spirito che ci alimenta è quello di pensare a ciò che abbiamo agguantato piuttosto che quello che avremmo potuto fare, la vittoria è assicurata sempre e comunque così come il sorriso, il sorriso di una grande famiglia per l’appunto, quella arbitrale, a cui oggi, dedico un canonico mio primo piccolo cammeo perché è vivo il ricordo degli ultimi momenti speciali che la stessa mi sta regalando, siano essi attimi e scatti dai raduni nazionali precampionato oppure cene e condivisioni coi cosiddetti big (come lo scorso giovedì sera in cui Paolo, Luca, Antonio, Andrea, Giulio e Riccardo mi hanno fatto sentire da serie A…GRAZIE!)

Ma torniamo alla frase di apertura e lasciamo l’associazione. Anzi no, manteniamoci nell’associazionismo perché l’agone del discorso vira stile Coppa America verso la politica e punterò il dito non solo contro parlamentari e affini ma anche e soprattutto contro tutte quelle caste e casterelle che si tengono strette le poltrone ma non solo, scrivanie, locali e se servisse anche centrini e candele, laddove invece da queste ultime dovrebbero auspicare sprazzi di luce ed illuminazioni, seppur fugaci. Ed invece, è storia di tutti i giorni, notare che il sentimento comune, anche in associazioni magari note sì, ma non importanti e visibili alla stregua di un partito, viga il motto nostrano: “io, mammeta e tu…” perché la cura dei propri benefit viene prima di ogni altra cosa. In tanti dicono che il perché di ciò non è dato sapersi ma io con un pizzico di presunzione (anche) azzarderei che le ragioni possono esser due: o si è con coscienza e volontà coinvolti in giochini di potere oppure il tutto accade in maniera inconscia, quando lo “svogliato” nostro super-io allenta e rallenta i controlli, perché “distratto” o artatamente ingannato dalle nostre paure (nell’accezione positiva) e/o dalla nostra mancanza di coraggio (nell’accezione negativa). Ebbene sì, è comodo celarsi dietro un dito, facendo gli gnorri ma tale è l’atteggiamento mentale degli ingenui pugnalatori ma non per questo meno rei, anzi…tali loschi figuri sono colpevoli al pari di tutti gli altri imbonitori & sfruttatori del sistema di cui è piena la nostra italietta; figure, queste ultime che sono nettare vitale in una Repubblica delle pere indivise…ma ahinoi così è, ed è per questo che lo stallo in cui ormai da anni e decenni vegeta il nostro bel paese appaia male sempre più incurabile. È inutile parlare di prima, seconda, etc etc…la Repubblica è sempre e solo quella di cui dicevo prima e quindi…È colpa nostra! Non ce n’è! Come direbbe il mio caro amico Marietto (eccolo, un altro ennesimo cammeo odierno, nds). Certo, la depressione indotta da questo status immobili è lapalissiana ma è ancor più vero che proprio per tale motivo si deve cercare di cambiare il corso delle cose e della storia e se mai si inizia…

Ovvio tuttavia, che non sia facile anche per la su citata consapevolezza che per scardinare il sistema in uno status quo quale quello noto si rischi di esser degli odierni Don Chisciotte. Ma il nocciolo della questione è anche qui, anzi è proprio qui: meglio lottare da soli con pressoché scarsi risultati visibili all’orizzonte che da perfetti pavidi accontentarsi delle briciole di libertà che il Grande Malato ci regala. Ma per far ciò, la strada è lunga ed impervia: bisogna coinvolgere e coinvolgersi tutti, con l’avveduta cognizione che la forza delle idee spacca, altro che i mezzucci e mezzucoli da casta. Io ne sono ancora e sempre più convinto anche oggi, dopo tante traversie, lacrime e pene infertemi da quelle idiosincrasie del sistema che sono più vicine a ognuno di Noi di quanto si possa immaginare. Spesso, e fa ancor più male ve lo assicuro, la coltellata può esser inferta da chi meno te lo aspetti e forse è proprio in ragione di tale fattore che la subiamo: dai nostri più cari affetti mai ipotizzeremmo una fatal wound e quindi non facciamo azione preventiva, anzi tendiamo ancor più ad esser suscettibili al danno perché non è facile esser razionali quando si è in contesti irrazionali o quasi (leggasi legami sentimentali). Ed è chiaro allora, che siamo Noi stessi che in un macabro circolo vizioso, contribuiamo a far penetrare più nel profondo quel coltello piantatoci nel petto: ogni nostro gesto, atto, scelta diviene errato ed erroneo e finché non si metabolizza il lutto di ciò che ci sta accadendo l’agonia si protrae. È capitato anche a me, come dicevo, ma nonostante ciò (ed è questa la vera e ancor più forte carica dinamitarda che è in me, oggi) la botta subita non è stata poi fatale e ho la voglia estrema e nitida di perseverare nel tentativo di migliorare l’orizzonte degli eventi. E come me, questo spirito deve alimentare i cervelli di tanti validi esponenti di cui l’Italia pullula! Forse, ad oggi, dopo tante delusioni/disillusioni ci si è assopiti ma basta poco perché si possano risvegliare coscienze e valori, ardori e sapori; perché tutto ciò è da fare ora, adesso e subito, altrimenti saremo tutti reputati colpevoli nella misura in cui ci affacciamo alla vita politico-sociale con le fette di prosciutto sugli occhi. Ed invece, uniamo a questo companatico un po’ di pane e tentiamo l’impresa like America’s Cup (eccola che ritorna…)

Rimarrò da solo? Forse…ma col vento in poppa non solo io ma anche Voi, potete/possiamo sconfiggere e scacciare i fantasmi e ricondurre lentamente alla normalità/regolarità le discrasie e contraddizioni di un paese troppo bello per non esser amato e troppo prezioso per esser abbandonato al suo attuale triste destino.

E quindi, e concludo, all’affermazione di quell’ultras de-noantri: “Rimarrai sempre solo…” io potrò replicare: “Forse…anzi no, perché in tanti si sono ricordati dei nostri nonni che in tempo di guerra e stenti, hanno faticato e lottato per costruire il futuro dei nostri padri ed il tutto è avvenuto con coraggio, sacrificio e soprattutto con una forza invisibile chiamata coscienza civica!”

Ecco, la via maestra che con devozione quasi “spirituale” dovremmo seguire!

Coraggio Cari Amici, se mai si parte mai si giunge…

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