sofrologia

puntini di sospensione

Riflettevo l’altra sera col tappetino musicale giusto…

“Arrival the birds”

colonna sonora delle serate “giuste”, quelle in cui è…giusto analizzare cosa non vada, dove andare, se cercare, perché affannarsi e quando decidere di tornare a rinchiudersi nel proprio piccolo castello dei sogni.
Ma attenzione anche alle porte del primo grande conflitto mondiale si parlava di “Castello dei Sogni”: me lo ha ricordato l’altra sera il mitico Andrew, mentre giocava con dei gatti per strada, super gaudente nonché ispiratissimo per l’ennesima figura pessima della Juventus.

Io, tuttavia, ho ormai da anni deciso di chiudermi in un castello diverso.
Un recinto che sappia proteggermi da tante pesanti situazioni.
Con un tetto in grado di trattenere nubi tetre smaniose di pianti depauperanti.
E se incombesse una rassegnazione cosmica, avrebbe in anticipo la carta risolutrice, sotto le sembianze del mantello della consapevolezza.

Certo, nel profondo del mio intimo so che trattasi di un equilibrio più folle che sopra la follia. Ma il trucco è saper stare alla larga da meditazioni troppo impegnate, mantenendo il proprio cervello vigile e pronto a reagire fuggendo allorché intuisca che si sia troppo vicini ad un vissuto sofferto fatto di passato e presente, presente e passato.

E il futuro?

Sapete (e state anche or ora vedendo, sentendo, ascoltando) la mia passione per la scrittura e pertanto le parole dovrebbero esser pane per i miei denti, nonché da me dominate a menadito. Ed allora? Quovadis?

Perché non esternare la sintesi declinata benissimo nel quotidiano della professione, anche nei propri sentimenti?

Amarezza. Solitudine di fondo. Tante ferite anche nel recentissimo passato. Porte chiuse in faccia di soppiatto senza troppi preavvisi o convenevoli. O peggio ancora con il chirurgico sadismo da vendetta alla Scerbanenco. Fardelli infiniti intenti a rincorrersi di notte e di giorno, di giorno e di notte…

Teorizzavo qualche tempo fa e condividevo con il mio angioletto custode l’opportunità di lanciarsi un po’ di più e togliersi una delle tante corazze pseudo-protettive di cui ci attorniamo nel fluire lento della vita. Una lentezza resa da un anno a questa parte ancor più amara dal non aver più a portata di mano quegli svaghi minimali ma essenziali.
Come incentivo al che la paura potesse bussare alla porta del coraggio e farsi aprire svanendo, si potevano scegliere vino (tanto), cibo (quanto fosse bastato) e chiacchiere filosofeggianti (poche…forse, ma estremamente buone e anti-mal di testa provate e riprovate).

Ma invece la realtà ci impone canovacci differenti ed ergo è giunto il tempo di tornare ad antichi schemi più affidabili benché di primo acchito molto meno appaganti. Schemi che mi fanno apparire forte più agli occhi degli altri che dei miei, magari. Pur tuttavia, credo che sia giunta l’ora, gambe in spalla, di ritornare a spolverare quel meraviglioso trucco di teatralità auto-persuadente che ha reso un mero artifizio nato soltanto per difesa all’indomani di mille disavventure e pentimenti, il vero protettore dei miei passi nel mondo. Quel mondo che col covid sembra essersi annientato e scomparso, quel mondo che correva troppo più di Noi e delle Nostre vite, quel mondo che tornerà a splendere spero il prima possibile senza alcun lock-down.

Anzi.
L’unico lock-down consentito sarà quello della mia trincea, ove rintanato fra limiti e timori del mio lato emotivo più profondo, riprenderò a fare il saggio in equilibrio fra mille antitesi semantiche semi-perfette, stando rigorosamente alla larga anche da quelle piccole e tentatrici divagazioni fugaci con le sembianze delle libere-uscite emozionali!

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sofrologia

rigorosamente senza tacchi

Giorni fa mi hanno "sfidato" a cimentarmi in una poesia.
Un prosatore come me? Poesia? 
La poesia è come i sogni, che fai mentre dormi, ma io che sono abituato ad "allontanare" i sogni e vivere il quotidiano, sarò mai veramente in grado?
Beh...non resterebbe che provare:

Nell'ultimo anno l'emergenza è stata padrona,
rendendo ogni indole più o meno fifona.
Chi come me sembrava esser vicino a mete ambite
le vide di soppiatto dall'oggi a domani,
dopo giorni di triste solitudine, svanite…
e con le lacrime agli occhi e la fatica nella mani,
provava ad alleviare le tristezze degli altri
per non pensare alle proprie poche certezze:
tempi bui, malinconici e troppo scaltri,
giorni piatti fra mille schifezze,
ma mai abdicando a quel che appariva un opposto Destino
certo, sovente avrei fatto a quel meschino
domande, a 100 a 100, a pacchi…
fintanto che non mi fosse davanti capitata
la felicità nelle sembianze di una Fata
dagli occhi luccicanti ma rigorosamente senza tacchi…

Le avrei chiesto, il per come ed il perché
di una miriade di profondi interrogativi:
molti di essi sarebbero apparsi financo abrasivi…
usiamo la pentola e non il bollitore, perché?
Facciamo complimenti anziché tacere, perché?
Perché non la smettiamo di dire ca**ate
quando capiamo che non sia aria?
Rincorrendo pranzi, cene e portate
saremo a nostro modo dei pària
che aspettano la busta (o il treno)
giusto, per cambiare…
pertanto, il Tuo piede dal freno
togli e fatti invitare senza esitare!

Ce l'ho fatta, hai visto? Ed ora?
Dalla Pelle al Cuore come direbbe Antonello
o domani in ambulatorio (alla buon'ora)
senza rimuginare su questo e quello…
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3 mesi di…rock-band cosmogonica con la grazia-sotto-pressione

In principio fu il covid alle porte della primavera, il successivo lockdown, mesi con il gelo dentro per l’assenza degli affetti più vicini (quanto meno sulla carta) per poi tuffarsi in un’estate in cui anziché fare i conti con la propria vita decisi per l’ennesima volta di girare la mia testa dall’altra parte.

Si giunse quindi all’autunno e venne il freddo: in anticipo sull’attesa tabella di marcia? Forse, anche se il freddo che temo di più è sempre quello che viene dal di dentro…

Freddo e di nuovo alle prese con il corona. Ma stavolta con una nuova opportunità alle porte: agire da primo attore nella gestione dell’emergenza! Fu così che approvai con estremo piacere la “chiamata alle armi” da parte del mio capo (prima) e di quello che lo sarebbe stato per i successivi 3 mesi (dopo).

3 mesi.

Tanto. Poco. Magari il giusto…per poter esternare quanto di bello e buono io abbia raccolto da cotale esperienza.

Motivi a volontà, dunque, per immergersi nell’epica del racconto. Un racconto fatto di storie, di uomini, donne, “esemplificazioni caricaturali” e molto altro ancora. Osservati e scrutinati da miliardi di sguardi sofferenti per giorni, ma globalmente capaci di sopportare tutto ciò con la forza di un team, molto ben diretto, che sapeva supportarsi per il comune obiettivo.

Certo qualcuno ha abdicato ed è fuggito ma poco importa allo sceneggiatore dalla penna ancora calda. Lui vuole dare palcoscenico a coloro i quali spesso sono stati definiti eroi, ma che io preferisco definire: veri uomini e vere donne.

Inizierò quindi col tratteggiare il profilo del regista, il primus inter pares per antonomasia, il Gianni Rivera della sua squadra: affabile, moderatore, colto. Così come altro gran Signore è un corrispettivo capo di altra branca: un pacato naturale che veste con estrema educazione i panni dell’omone di facciata. Potrei poi passare al duo concretezza, precisione e pragmatismo: consulenti sul campo, all’occorrenza anche per shopping, problemi sentimentali e massimi sistemi della vita. Altro focus lo dedicherei ad un trio-quartetto cerebralmente (di nome/di fatto) molto interessante: la filosofa, la lottatrice solo apparentemente alla Don Chisciotte, l’accomodante ed infine la ribelle del gruppo “intelligence del cervello”. Altro che CIA o FBI. Affabulanti invece certuni loro dirimpettai di piano per cui volterei subito pagina. Dove invece ci sarebbe da strappare una pagina dal book di questa storia, ciò sarebbe per celebrare uno dei primi miei mentor in reparto: icona di stile indiscussa nonché emblema dell’equilibrio fatto sostanza e della sostanza resa equilibrio. Qualche accenno andrebbe poi elargito verso gli “sprezzanti del pericolo” ma glisserei così come salterei a piè pari ogni commento su figure non strettamente incastonate nel team e pertanto n.g. come si suol dire sulle testate calcistiche che in fondo in fondo un po’ (anch’esse) m’appartengono. E per non dilungarmi davvero troppo (come mio stile ciarliero ahimè) sorvolerei su tante altre profilazioni giovani e/o più adulte che con sorrisi e odierni scambi culturali ho imparato ad apprezzare.

E rituffandomi invece nel mero racconto ricorderei tanti giorni in cui volevo che fossero quei numeri impietosi a crollare e non le mie energie.
Giornate pur tuttavia sempre affascinanti (a modo loro) per via di quel latente tocco tra l’assurdo e l’incredibile, con un sottofondo musicale che ci appariva quale una storia che si stesse facendo beffe di Noi. Di quella rock-band cosmogonica in cui poter ciascuno sviluppare lunghissime e larghissime vedute. Envisioning continuativa. Ispirazioni (per fini migliorativi) stile settimane-Kaizen

Un’atmosfera fra avventura e scompiglio in cui tante volte mentre mi dirigevo verso l’aula dipartimentale a radunare le idee drenavo energie da un percepito che mi stava via via piacendo sempre più. Mi sembrava di vivere il flash-back di una vita professionale ideale in stile super-mega campus americano. Ripercorrevo quindi a ritroso tante scene di film, fiction o frasi di libri che avevano affrescato le tinte nobili di una professione molto regale che, anche per via di chi di noi si era negli anni troppo presto arreso, aveva perso molto del suo abbrivio secolare.

Tre mesi. Lunghi o corti che siano, spesso mi hanno fatto riflettere su tutte quelle volte che, più o meno nel recente passato, mi sentissi anche un “grandissimo attore” benché troppo sovente col casting sbagliato.
Mi sentivo una sorta di personaggio alla Dino Buzzati, che provava ad esser distaccato ma difficilmente permaneva in una minima parvenza di obiettività.
Quel team ti ha davvero “piaciato” avrebbe detto con espressione molto teatrale, un mio conterraneo del secolo scorso.

Eh già…

Finalmente mi sentivo apprezzato appieno! Senza critiche inutili né idee e/o brutti e (forse) fuorvianti retro-pensieri di esser messo volutamente in disparte, in fondo alla lista di chi potesse e/o cosa potesse scegliere. Senza insomma alcuna concezione negativa.
Ed allora, ammesso e decisamente concesso, ero mosso da pulsioni sempre più incerimoniosamente “a-celebrative” di certuni habitat di provenienza. 
La proto-tassidermia ossequiosa di schemi troppo distanti dalla mia filosofia si palesava ancor più satiricamente ai miei occhi.

Ma dovevo godermela con parsimonia. Poiché sarei prima o poi tornato ad una realtà differente. Certo ci sarei tornato ed anzi vi dico con certezza oggi, che ci tornerò con la seguente maturata visione: 

Il tempo è più saggio di noi. Dentro esso c’è la storia e dentro la storia le vicende degli esseri umani che hanno spesso un’imprevedibilità nonché incompatibilità con altre. Ma anche quando nascono quasi per caso, finiscono per incidere molto profondamente.

Tutto ciò accade perché come scrissi tempo fa sul blog: la storia ha dei momenti inarrivabili. Ogni storia. E celebrare come stasera, quelle senza eguali e con in mano le chiavi della porta del tempo, sono un vivido atto liberatorio senza pari!

Last but not least. Lo story-teller della presente pagina avrebbe ancora la mano molto ispirata e magari potrebbe sull’increspatura del mare dipingere un ultimo tramonto meraviglioso (almeno per ora) che a buon bisogno sarebbe evocativo della

grazia sotto pressione

la caratteristica che tanti dei miei nuovi amici, in simbiosi col Gianni Rivera, mi hanno letteralmente inoculato minuto dopo minuto, ora dopo ora, giorno dopo giorno…
Facendomi capire che da un mood in cui la felicità era appaltata alle circostanze dovessi transitare in una visione completamente nuova, appaltando il tutto al mio angelo custode che vedendo e provvedendo, in quel ruvido contesto con le serate in solitudine, mi ripeteva che stessi facendo la cosa giusta e di tanto in tanto mi regalava sorrisi nascosti…

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quarti di nobiltà d’armonia

La lettura consente dei tempi di approfondimento. Sei solo con i tuoi pensieri. Ciò che conta è il presente, che è un attimo costruito sul passato, in cui cammina già il futuro però…

Quindi, la porta è il futuro ma la chiave è il passato!

E se è vero che in questo come in altri ambiti, il viaggio conti più della meta è ancor più vero che se il viaggio ha come obiettivo di far sorridere il proprio angioletto custode, allora la mia mente anticipa il decollo!

Purtroppo poi, troppo spesso, le vicissitudini quotidiane ci ingabbiano in reiteranti insoddisfazioni che ci provano nel fisico e privano la mente del giusto suo benessere: benessere che può avere anche le sembianze di un caffè, di un giro al supermercato, una chiacchiera e chissà cos’altro ancora.
Ecco allora che, come dicevo l’altro ieri sera (da saggio) ad un amico pseudo-barista, si possano conoscere a menadito i codici a barre dei prodotti e meno bene le date clou più care ai nostri cari. Oppure si possa non perseverare in tante attività che donerebbero i fatidici e mai stancanti sorrisi nascosti…

Bisogna solo osare un po’ di più in questo viaggio per non rischiare imbarazzanti silenzi. Silenzi di cui potrebbero approfittare personaggi bizzosini sulla falsa riga di moderni monelli chapliniani.

In fondo, nella vita, se facessi ad oggi un bilancio: ho fatto e disfatto, trionfato e fallito, ma sono stato davvero male soltanto quando mi sono reso conto di aver permesso ad altri di esser gli artefici del mio Destino!

Tranquilli!
Quello di cui accennavo sopra, non è un viaggio nel sentimentalismo endemico del mio vissuto interiore.
E’ soltanto la rotta di un viandante originale capace di vagare, come nessun altro, fra passione e patimento…

E la mia anima emotiva ha dovuto spesso fronteggiare eventi più veloci di quelli che si sarebbero potuti disegnare in una storia. Una storia che devo scegliere presto se archiviare come divina estemporaneità oppure esemplificare attraverso i suoi precipui quarti di nobiltà d’armonia

Di sicuro so che il quovadis di serata mi rammenterà la mia ineludibile resistenza alla fatica, agli urti, ai deragliamenti. E sfogliando le pagine di un libro dalla copertina magari anche falsa, leggerò di:

incanto, sberleffo, peccato…
insomma un Caravaggio attuale.
Tra trionfi e tonfi ritmati su una vita esagerata, che lasciano mille e molteplici segni sulla pelle.
Ma sempre con la speranza di sentire il cuore che cambi ritmo grazie ad una voce o uno sguardo sciamanico.

Si!!

Potrebbe proprio esser quello che imperversa in molti miei sogni dimostrandomi sempre un’abbacinante attitudine al prodigio, la stessa che mi fa affrescare da mesi, giornate apparentemente tutte uguali e piatte…

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vagare in cerca di occhi davanti ai quali splendere

Quando il tuo mantra è se devi fare una scelta non sbagli mai se prendi il migliore, il numero 1…allora sei già a buon punto.

Uno dei trucchi per superare le lacrime che la vita ci “regala” è amarla sempre e comunque. Anche quando fa male, vedi buio, senti fatiche, ascolti pianti periodici…

Una delle ricette anti-pianto è la seguente:

interpretare con coraggio ciò che il futuro ci sta mettendo davanti senza mai avere eccessiva paura di esprimerci anche a prescindere dalla parola, con gesti e arti che sono da sempre parte di Noi

è questo L’insegnamento da “DADO-TRATTO” che anche oggi ho avuto da chi legge e sa…da chi legge e aspetta un mio segnale, un mio consiglio…ME!

Istintiva, vera, empatica: tutti affascinati da Lei. La vita che ci ammalia e…
o anche la figura che ognuno di Noi elegge a suo angelo custode! Il proprio mito da celebrare e rispolverare nei momenti no, quando ci sentiamo piccoli, piccoli come un granello di sabbia.

Ed allora in quei frangenti iniziamo a vagare in cerca di occhi davanti ai quali splendere. Li scorgiamo quando siamo scoraggiati e quasi persi, magicamente, nella prepotenza della loro bellezza, oppure andiamo a festeggiare nel caos infinito delle loro tante contraddizioni…perché ciò che ci fa stare più bene è soltanto quel

genio fragile, fuori categoria, nell’enormità delle sue imprese e nel fragore delle comuni cadute e debolezze…

Ne abbiamo bisogno quale Nostro taxi emozionale che soggioga e piega alla sua volontà ogni sorriso (benché nascosto)…
Certe malinconie ci aggrediscono periodicamente.
Ma poi torna Lei quella nostra Musa “superdonna” in costante superamento dei confini della logica, sospesa per aria come trapezista energico inarrivabile. Mai sfuocata nonché sempre impeccabile nella gestione umile e discreta del suo essere leggenda…

Si sta dipanando, verso dopo verso, una storia che una penna troppo raffinata diluirebbe nel tempo. Ma la vita è adesso!
Una vita fatta prevalentemente di routine, certo. Che ci porta ad essere avidi cacciatori di sensazioni sull’orlo della depressione.
Per questo quando assaggiamo il miele del mistero non vogliamo saperne di tornare alla solita minestra. Ma è li che sbagliamo:

Possiamo e dobbiamo sfondare qualunque porta con ragionamenti sopraffini che aggrediscano e scolpiscano le priorità accendendo lo stupore ed accedendo ad un serie di grandi verità esistenziali:

Come fare a decodificare la vita? Quale codice usare? Quovadis per dirla in stile blog?

Siamo tutti apprendisti, non si diventa mai maestri.
Tutti Noi, di tanto in tanto, ci imbattiamo in incroci che scavalcano la cronaca ed impongono un altro passo alla narrazione. Incontri destinati a stabilire gli eventi: rimodularne il battito cardiaco attraverso il di Colei respiro. Quello della Nostra Vestale, angioletto custode, con cui condividiamo e condivideremo lo stesso alfabeto segreto!

E se un Destino più grande di Noi ci sta chiamando, rispondiamo sempre e comunque: presente! Perché se è vero che si possa ostentare ciò che si possiede, è ancor più vero che si possa mettere in mostra ciò che si fa…specie per chi ci faccia battere quel cuore ed asciugare le Nostre più intime paturnie lacrimanti…

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Affamati di vita!

In questi giorni, mentre fai aperitivi via web, inforni una pizza o parli semplicemente al telefono, in tanti mi stanno chiedendo se sia peggio di Marzo-Aprile. Ovviamente, sarebbe facile speculare e dirigersi verso titoloni a 9 colonne, ma tale stile non mi appartiene e spero mai mi apparterrà.

Perché se hai certi ruoli, anche e specie sociali, generare panico trasferendo le tue paure o manie di protagonismo sugli altri è sciacallaggio puro e per giunta di bassa lega. E per di più è davvero una sconfitta lasciare che sia il mondo esterno a definirci, anziché definire Noi i contorni di un mondo migliore.

Un mondo migliore con le sembianze della luce, una luce speciale che si impadronisca dei nostri occhi e ci illumini la strada: prima un granello di sabbia, poi un guscio, entrambi da conquistare nella speranza di un mito futuro che prenda forma.

Eppure, la paura, acerrima nemica di questa luce, muove talmente tante cose nella vita. Di ognuno di Noi.
Niente è facile e scontato. E spesso, si ha come l’impressione che basti un colpo di vento a portarti via. Di colpo, ti senti solo e hai freddo come se fossi uno sventurato animale costretto a starsene chiuso nella gabbia di uno zoo, invece che nella foresta sconfinata, pura e libera. Un legame sentimentale su cui avevi investito molto e sul quale avevi apposto tanti dei tuoi appigli del quotidiano non c’è più: ti ha inesorabilmente voltato le spalle rendendo ancor più cinico e gelido ciò che avevi capito da tempo…

Vorresti parlare, sbraitare ma a che pro? In fondo, hai altro a cui pensare e per cui angustiarti: c’è quel minuscolo RNA chiamato covid e puoi sfogare le ansie negli atteggiamenti dell’odierna melassa nichilista, no?

No. Non Tu quantomeno.

Tu che riconosci in anticipo il sentimento come chi scorga, dal solo modo di impugnare la racchetta rigorosamente prima di un match, la tennista in grado di togliere il feltro dalle palline, non puoi abdicare sentendoti sazio e senza stimoli di miglioramento futuri.

Ci basta invece una visione. Una visione del momento e della vita che è commistione emotiva fra le nostre idee di lungo termine.

Ed allora provi ad instaurare un rinnovato legame, anche solo simbolico e telepatico, con ogni molecola del DNA di chi sa farti stare bene…

Storie. Storie di sacrifici, di successi, di uomini e donne eccezionali, grandi imprese alle volte improbabili, legami indissolubili che si costruiscono e si ricreano per condivisione, attrazione, affinità, voglia di raggiungere insieme degli obiettivi e magari superarli, storie di corsia ma non solo, storie da brivido.
Per scriverle bisogna conoscerle, viverle, amarle, lasciando però che a raccontarle, anche non a voce ma soltanto con piccoli gesti, siano i protagonisti, perché la passione più profonda non richiede un palcoscenico grandioso per recitare la sua…di parte!

Cicatrici…
Segno che è stata dura.

Sorrisi…
Segno che ce l’abbiamo fatta. Affamati di vita!

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suggeritori di vita

Tutti Noi conserviamo scatole in cui riponiamo oggetti e con essi, ricordi. Esse possono essere reali oppure esistere soltanto virtualmente. Quel tanto famigerato virtuale che da mesi imperversa. Lockdown, paure, timori, fughe…

Fughe da cosa chiederebbe con la sua ingenuità una bimba. E sorridendo dentro la tua mente penseresti: piuttosto…da chi?

Eh già. Si viene e si va direbbe il Liga. Purtroppo, spesso (ahimè) in questo moto perpetuo specie dell’anima, si fugge. Finché non provi a radunare pensieri e sensazioni. Con il sottofondo musicale giusto a far da cornice: Yann Tiersen ad esempio. Con “Lui” uno dei miei tanti legami a doppio-filo. Con i suoi brani e specialmente col suo album #Summer78 che ben si sposa con la mia “vecchiaia”, pagine e pagine di blog sono nate. Intense, profonde, significative e persino evocative, in quei momenti che un fine dicitore come Andrea definirebbe “suggeritori di vita”

Momenti abbastanza lunghi, come i comuni vocali che, mi conosce un pelino ascolta nei miei WhattsUp o attimi quasi impercettibili che amplificano magicamente le nostre percezioni. Persone o luoghi con una storia infinita. Viaggi e stavolta, non per forza fughe.
Tutti assieme a costituire il nostro tesoro!

Ieri, è stato il condensato di emozioni nato come una bimba … vivace allorquando mi sono reso conto di aver fatto qualcosa di importante, da solo, ma grazie all’aiuto di molti. In poco tempo, ho chiesto e ricevuto. E mentre ottenevo informazioni fruivano sul mio viso quei tanto cari sorrisi nascosti che solo pochi mesi avevano realizzato un mio sogno. Mi rendevo inoltre conto che la disponibilità che mi mostrano in tanti in modo incondizionato sia un regalo al mio modo di essere e di pormi, magari. E pertanto, sorridevo di ciò e mi sentivo di nuovo forte. Dopo mesi difficili. Estremamente.

<<La solitudine non ti pesa mai?>>

Mi scriveva fra le righe giorni fa il mio angelo custode in una delle nostre chiacchierate in bilico fra il reale ed il…virtuale. Già, di nuovo “Lui” con le sembianze di “Colei”…

Una domanda con nessuna risposta o con mille soluzioni, magari…

Ieri è stato quanto descritto, mentre stamattina è stato il Liga, già poco fa da me chiamato in causa. Stavolta, non veniva ed andava peraltro. Ma mi suggeriva come nel titolo di cui sopra, o come negli angoli dei miei trascorsi più intimi e nascosti.

Suggestioni appena sussurrate. Sotto traccia. Da dominare con caparbietà.

La simbiotica relazione con il proprio angelo custode che declina al meglio il concetto di bellezza che luccica. Una bellezza che va custodita e non troppo interpretata né tanto meno ricercata con ossessione, benché latente…

Solo un compito, ribadito nella testa quasi all’infinito: bisogna credere in qualcuno o qualcosa per stare bene e provare ad esser felici. Credere e non cercare. La ricerca porta all’ansia, la fisima, la fissa. Ed invece se credi ti sublimi in ciò senza patemi. O almeno così dovrebbe essere…

Adesso il blog oserebbe chiedere: quovadis? Attraverso il suo tipico e consueto intercalare che chi mi segue da un po’ conosce quasi a menadito.

E pertanto: Ieri il ritorno alla forza. Oggi il Liga e…Domani?
Magari domani vorrei trasferire tutto ciò, per augurio, a quella mia Musa/Angelo Custode che non importa se esista davvero oppure no.

Lei una magnifica atipica. Genio timido, magnetico, prigioniera di improvvise malinconie. Scossa da passioni violente con una poetica ambiguità. Posseduta a sua volta da demoni guerrieri mai repressi. Demoni che la spingono verso furori imprevedibili, incomprensibili, fortemente stridenti con la sua regale, suprema leggerezza dell’eletta.

A prima vista parrebbe l’intro di un nuovo libro, ma scavando a fondo è molto di più ed anche Lei, in fondo, lo sa…
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sogni, angeli custodi e…

Il mio blog era diventato un appuntamento fisso, ripetitivo.

Questo accadeva soprattutto un paio d’anni fa.
Poi varie vicissitudini (e non sto parlando del recente covid-19) mi hanno portato a riflettere su tantissimi aspetti della mia vita. Taluni li ho messi in discussione fortemente non senza grosse difficoltà, specie all’inizio, altri meno a fatica sono stati relegati in un angolo.

Ma la passione della scrittura è parte di me ed in questo periodo di (semi)latitanza dal web un progetto che da anni avevo è divenuto realtà: un libro!

Tuttavia, stasera non vi parlerò di…”Lui”! Ci sarà l’occasione, quella giusta, per farlo… PROMESSO!

Tema serotino saranno invece i sogni, gli angeli custodi e…

Se fosse questo il titolo di un libro magari tratterebbe di quelli che i più conoscono come sogni nel cassetto. Chi non ne ha mai avuto quantomeno uno?
E se dovessi iniziare a scriverlo io questo libro esordirei così…

Se vuoi far ridere il Destino, raccontagli i tuoi piani ed aggiungi che tutto segue un ordine. Ahi, ahi. La vita, invece, ci insegna che tutti i giorni siano alla stessa pagina ma “Lei” non ne scrive mai due uguali.
E come in una degustazione verticale dei migliori vini del mondo occorre esser pronti a sincretizzare e sintetizzare nello stesso tempo emozioni positive e negative, alti e bassi, luci ed ombre.
Non v’è nulla che sia davvero razionale. Ma è lo stesso un’eterna dimostrazione. Un atto di fede che trasuda leggenda senza fine: questa è la vivida liturgia che ci porta a lucidare ripetitivamente motivazioni ed ambizioni.
Spesso, poi, ci accorgiamo che lo sfondo è più grande della vita stessa ed opponiamo una flebile resistenza benché fortemente lucida, facendo riaffiorare una sorta di allergia ancestrale nei confronti del superfluo, “Colui” che specie nei momenti bui, sembra tracciare le coordinate e fissare una rotta agrodolce.
Anzi no.
Iniziamo a pensare che in fondo tutto sia solo agro ed il riscatto non ci sarà mai…
Andiamo quindi alla disperata ricerca di antidoti alla sofferenza. Purtuttavia, la strada sembra esser costellata soltanto da surrogati che non profumano (affatto) di torta di mele.
Ed in questa incantata e sublime sospensione restano solo la forza di parole e immagini che sfuggono al tempo e meritano di consegnarsi intatte e maestose alla storia e all’umanità.
Sono quindi esse che iniziano ad allargarti gli orizzonti e ti fanno finalmente sorridere e respirare il cuore.
In quegli orizzonti, subito dopo, inizi a scorgere il Tuo angioletto custode che ti urla: <<Se vuoi battere il Destino devi avere il fuoco dentro!>>
<<Eh, ma dove lo trovo io?>>

Ed invece eccolo il quovadis! Il sussidio alla propria serenità racchiuso proprio in quell’angioletto che ti protegge e ti ricorda, ancora una volta, cosa sia un sogno in un cassetto: Tutti lo hanno ed anche Tu grazie a quell’angioletto lo possiedi…
E’ proprio vero:

per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo!

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battersi contro l’idea di perdere

Siamo stati Uno (quando eravamo soli a casa), Nessuno (di fronte alle mille avversità) e Centomila (quando volevamo sfogar paure sui social, spesso con ipotesi astruse).

Siamo stati anche Tutti un po’ pazzi (non per Mary!) se non addirittura impazziti a seguito della miriade di fake-news che spesso abbiamo (ahimè) sposato e seguito.

Siamo stati infine anche in perenne ricerca della Nostra Piccola Stella senza Cielo…colei che potesse ristorarci giornate buie, orizzonti grigi e forze flebili.

Nessun bipede senziente è passato indenne e poco o tanto ha subito i contraccolpi inesorabili dell’emergenza #corona. Tale sostantivo ci faceva pensare fino a pochi mesi fa soltanto a teste regnanti o poco più, ma dal giorno di Codogno in avanti è divenuta, per Noi italiani, reale in quanto sciagura.

Ci ha fatto scalare i Nostri Everest personali, esteriori e specie interiori. Ci ha reso abitudinarie azioni e/o situazioni che i più avevano solo letto o ascoltato (in forma anche ben più drammatica per onestà intellettuale) dai racconti di guerra: coprifuoco, immense file davanti agli store di generi alimentari, dilagare della povertà.

L’immagine che è più veloce della parola saprebbe esprimervi molto meglio tutto ciò e vi fornirebbe davanti agli occhi la sensazione vivida di tante vite giocate ai dadi

E ad ognuno di Noi spetterebbe anche di ricercare speculatori e giocatori dell’oggi, dello ieri e chissà del domani. Per ognuno potrebbe esserci la tentazione di trovare i colpevoli di questo “gioco” al semi-massacro. Al contempo, ci sarebbe chi sceglierebbe la via del silenzio e della riflessione intima ancor prima che interiore: un’elucubrazione per i più fine-a-se-stessa ma che nella sua eleganza rarefatta permetterebbe di evitare ulteriori angustie derivanti dall’osservare la così vasta pochezza riflessiva che ci attornia.

Semplificare è infatti utile, sovente; pur tuttavia, può trascinarci ancor più lontano dalla meta…

Una meta esemplificata dal castello dei sogni di ognuno di Noi, il quale per non andare in frantumi necessiterà di un abile maneggio dell’irrazionale bonificando l’immaginario da Tutto ciò che è rabbia ed al tempo stesso, trasformando quest’ultima in disseminazione di contenuti seri (laddove e per quanto, ancor oggi, possibile) ed azione vivificatrice reale.

Reale. Realtà. Parole che ritornano sul sentiero della possibile rinascita a patto che si conoscano yin & yang, accelerazioni e (parziali) frenate, equilibrio!

Ed eccomi qua, eccoci qua: tra il sopraffatto e lo stupito dopo mesi passati a flirtare con la verità, proviamo ad addentrarci nel bosco dei misteri spezzando il pane della conoscenza e non abbeverandoci unicamente ai post del web.

E’ questo il mio editto-quovadis per le fasi post, quelle del futuro: con o senza numeri, accompagnate da o senza inutili vessilli politici da tornaconto (spesse volte) infimo, ma ben consce circa il battersi contro l’idea di perdere…Tutti!!!

sofrologia

impressionare l’occhio ancor prima della pellicola

Nel girovagare stanco che la mia mente compie la notte mi sono ieri imbattuto in una serie di polisemiche intuizioni che per fortuna e non purtroppo mi hanno fornito l’ennesimo appiglio di una fase priva di certezze.

Di esperti (o presunti tali) ne state ascoltando da giorni tanti, tantissimi e non ho assolutamente la presunzione di scendere con loro sul play-ground delle infinite idiozie. Del resto, per chi ama lo sport come me ed uno dei miei mentor Andrea, il mondo è pieno di fuoriclasse del giovedì che alla domenica ineluttabilmente recitano a mezzo-servizio.

Il mio focus vuole invece andare oltre la bulimia mediatica di gran parte di costoro. Vuole analizzare, in un momento in cui per ognuno di Noi il principale sparring-partner è l’attesa, come la si possa meglio affrontare. Una strategia, come suggeritomi in sogno (almeno credo!) potrebbe esser quella di giocare con le parole non per divertimento, ma andandoci dentro, scavandoci dentro anche in una maniera angosciante.

Iniziamo quindi col dire che nel vocabolario dei più forti esista una sola “certezza”:

la parola impossibile non esiste!

E quando l’angoscia (di cui sopra) diviene vertigine per la nostra libertà possiamo anzitutto rispolverare Galileo Galilei, il quale affermava che nelle prove naturali non si deve ricercare l’esattezza geometrica. Sempre che in questa fase la natura c’entri molto…

Ma tornando a Noi, il concetto apparentemente sfuggente è quello della relatività delle cose che già in passato trattai sul mio blog in modo sia diretto che non.
Cose di fuori, cose di dentro, ma come a teatro anche nella vita le cose “finte” possono diventare vere a patto che lo si voglia e lo si sappia fare. Occorre infatti anteporre l’immaginazione a tanti cliché ingabbianti che potrebbero ossessionarci arrendevolmente in situazioni di immenso stress come quella attuale.

Chi di Voi infatti non ha passato anche soli pochi minuti della propria esistenza ad interrogarsi sulla felicità e la sua spasmodica ricerca? Chi di Voi non si è dato ultimatum allo scopo di cambiare “vita”? Fermo restando che quando è la vita a “volerci” cambiare il castello crolli. Ed in questa anarchia pilotata spetta ad ognuno di Noi trovare le proprie personali e specifiche chiavi di volta non disdegnando mai di farsi vedere financo deboli di fronte alle avversità.

La serenità, infatti, non ama ricever comandi da felicità, etica, apparenze.

E per tale motivo, la serenità può anche esser considerata snob e passionale, aristocratica e popolana; pur tuttavia, Essa, come una chioccia sa preservarci dai portatori sani di sfiga. E ricordandoci che siamo ancestralmente allergici al principio attivo dell’ignoranza ci propone quale medicina guaritrice la ricerca: una ricerca per molti versi interiore, rapida e leggiadra al tempo stesso.
Ovviamente, la rapidità non deve esser frettolosa e sommaria così come è chiaro che si debba investire su una leggerezza pensosa, ovverosia Colei che rende la frivolezza pesante…

Solo un simile stream of consciousness può tirarci fuori da queste tenebre incombenti contro cui Tutti stiamo, chi più chi meno, crashando da diversi giorni. Ed una volta risaliti in superficie torneremo in possesso della capacità (unica) di riconoscere i veri sentimenti, quelli che ci fanno sorridere ancora prima che col viso col cuore.
Sentimenti che fanno parte del nostro DNA genotipico bisognevole come non mai di dolcezza…

Una dolcezza capace di impressionare l’occhio ancor prima della pellicola.

Una dolcezza che andrà espressa fenotipica-Mente con le sue carte: schiettezza, passione ed energia proprio come il gusto al contatto del palato di un Negramaro ineffabile e sanguigno col quale vorrei brindare adesso con Tutti Voi!