Affamati di vita!

In questi giorni, mentre fai aperitivi via web, inforni una pizza o parli semplicemente al telefono, in tanti mi stanno chiedendo se sia peggio di Marzo-Aprile. Ovviamente, sarebbe facile speculare e dirigersi verso titoloni a 9 colonne, ma tale stile non mi appartiene e spero mai mi apparterrà.

Perché se hai certi ruoli, anche e specie sociali, generare panico trasferendo le tue paure o manie di protagonismo sugli altri è sciacallaggio puro e per giunta di bassa lega. E per di più è davvero una sconfitta lasciare che sia il mondo esterno a definirci, anziché definire Noi i contorni di un mondo migliore.

Un mondo migliore con le sembianze della luce, una luce speciale che si impadronisca dei nostri occhi e ci illumini la strada: prima un granello di sabbia, poi un guscio, entrambi da conquistare nella speranza di un mito futuro che prenda forma.

Eppure, la paura, acerrima nemica di questa luce, muove talmente tante cose nella vita. Di ognuno di Noi.
Niente è facile e scontato. E spesso, si ha come l’impressione che basti un colpo di vento a portarti via. Di colpo, ti senti solo e hai freddo come se fossi uno sventurato animale costretto a starsene chiuso nella gabbia di uno zoo, invece che nella foresta sconfinata, pura e libera. Un legame sentimentale su cui avevi investito molto e sul quale avevi apposto tanti dei tuoi appigli del quotidiano non c’è più: ti ha inesorabilmente voltato le spalle rendendo ancor più cinico e gelido ciò che avevi capito da tempo…

Vorresti parlare, sbraitare ma a che pro? In fondo, hai altro a cui pensare e per cui angustiarti: c’è quel minuscolo RNA chiamato covid e puoi sfogare le ansie negli atteggiamenti dell’odierna melassa nichilista, no?

No. Non Tu quantomeno.

Tu che riconosci in anticipo il sentimento come chi scorga, dal solo modo di impugnare la racchetta rigorosamente prima di un match, la tennista in grado di togliere il feltro dalle palline, non puoi abdicare sentendoti sazio e senza stimoli di miglioramento futuri.

Ci basta invece una visione. Una visione del momento e della vita che è commistione emotiva fra le nostre idee di lungo termine.

Ed allora provi ad instaurare un rinnovato legame, anche solo simbolico e telepatico, con ogni molecola del DNA di chi sa farti stare bene…

Storie. Storie di sacrifici, di successi, di uomini e donne eccezionali, grandi imprese alle volte improbabili, legami indissolubili che si costruiscono e si ricreano per condivisione, attrazione, affinità, voglia di raggiungere insieme degli obiettivi e magari superarli, storie di corsia ma non solo, storie da brivido.
Per scriverle bisogna conoscerle, viverle, amarle, lasciando però che a raccontarle, anche non a voce ma soltanto con piccoli gesti, siano i protagonisti, perché la passione più profonda non richiede un palcoscenico grandioso per recitare la sua…di parte!

Cicatrici…
Segno che è stata dura.

Sorrisi…
Segno che ce l’abbiamo fatta. Affamati di vita!

suggeritori di vita

Tutti Noi conserviamo scatole in cui riponiamo oggetti e con essi, ricordi. Esse possono essere reali oppure esistere soltanto virtualmente. Quel tanto famigerato virtuale che da mesi imperversa. Lockdown, paure, timori, fughe…

Fughe da cosa chiederebbe con la sua ingenuità una bimba. E sorridendo dentro la tua mente penseresti: piuttosto…da chi?

Eh già. Si viene e si va direbbe il Liga. Purtroppo, spesso (ahimè) in questo moto perpetuo specie dell’anima, si fugge. Finché non provi a radunare pensieri e sensazioni. Con il sottofondo musicale giusto a far da cornice: Yann Tiersen ad esempio. Con “Lui” uno dei miei tanti legami a doppio-filo. Con i suoi brani e specialmente col suo album #Summer78 che ben si sposa con la mia “vecchiaia”, pagine e pagine di blog sono nate. Intense, profonde, significative e persino evocative, in quei momenti che un fine dicitore come Andrea definirebbe “suggeritori di vita”

Momenti abbastanza lunghi, come i comuni vocali che, mi conosce un pelino ascolta nei miei WhattsUp o attimi quasi impercettibili che amplificano magicamente le nostre percezioni. Persone o luoghi con una storia infinita. Viaggi e stavolta, non per forza fughe.
Tutti assieme a costituire il nostro tesoro!

Ieri, è stato il condensato di emozioni nato come una bimba … vivace allorquando mi sono reso conto di aver fatto qualcosa di importante, da solo, ma grazie all’aiuto di molti. In poco tempo, ho chiesto e ricevuto. E mentre ottenevo informazioni fruivano sul mio viso quei tanto cari sorrisi nascosti che solo pochi mesi avevano realizzato un mio sogno. Mi rendevo inoltre conto che la disponibilità che mi mostrano in tanti in modo incondizionato sia un regalo al mio modo di essere e di pormi, magari. E pertanto, sorridevo di ciò e mi sentivo di nuovo forte. Dopo mesi difficili. Estremamente.

<<La solitudine non ti pesa mai?>>

Mi scriveva fra le righe giorni fa il mio angelo custode in una delle nostre chiacchierate in bilico fra il reale ed il…virtuale. Già, di nuovo “Lui” con le sembianze di “Colei”…

Una domanda con nessuna risposta o con mille soluzioni, magari…

Ieri è stato quanto descritto, mentre stamattina è stato il Liga, già poco fa da me chiamato in causa. Stavolta, non veniva ed andava peraltro. Ma mi suggeriva come nel titolo di cui sopra, o come negli angoli dei miei trascorsi più intimi e nascosti.

Suggestioni appena sussurrate. Sotto traccia. Da dominare con caparbietà.

La simbiotica relazione con il proprio angelo custode che declina al meglio il concetto di bellezza che luccica. Una bellezza che va custodita e non troppo interpretata né tanto meno ricercata con ossessione, benché latente…

Solo un compito, ribadito nella testa quasi all’infinito: bisogna credere in qualcuno o qualcosa per stare bene e provare ad esser felici. Credere e non cercare. La ricerca porta all’ansia, la fisima, la fissa. Ed invece se credi ti sublimi in ciò senza patemi. O almeno così dovrebbe essere…

Adesso il blog oserebbe chiedere: quovadis? Attraverso il suo tipico e consueto intercalare che chi mi segue da un po’ conosce quasi a menadito.

E pertanto: Ieri il ritorno alla forza. Oggi il Liga e…Domani?
Magari domani vorrei trasferire tutto ciò, per augurio, a quella mia Musa/Angelo Custode che non importa se esista davvero oppure no.

Lei una magnifica atipica. Genio timido, magnetico, prigioniera di improvvise malinconie. Scossa da passioni violente con una poetica ambiguità. Posseduta a sua volta da demoni guerrieri mai repressi. Demoni che la spingono verso furori imprevedibili, incomprensibili, fortemente stridenti con la sua regale, suprema leggerezza dell’eletta.

A prima vista parrebbe l’intro di un nuovo libro, ma scavando a fondo è molto di più ed anche Lei, in fondo, lo sa…

sogni, angeli custodi e…

Il mio blog era diventato un appuntamento fisso, ripetitivo.

Questo accadeva soprattutto un paio d’anni fa.
Poi varie vicissitudini (e non sto parlando del recente covid-19) mi hanno portato a riflettere su tantissimi aspetti della mia vita. Taluni li ho messi in discussione fortemente non senza grosse difficoltà, specie all’inizio, altri meno a fatica sono stati relegati in un angolo.

Ma la passione della scrittura è parte di me ed in questo periodo di (semi)latitanza dal web un progetto che da anni avevo è divenuto realtà: un libro!

Tuttavia, stasera non vi parlerò di…”Lui”! Ci sarà l’occasione, quella giusta, per farlo… PROMESSO!

Tema serotino saranno invece i sogni, gli angeli custodi e…

Se fosse questo il titolo di un libro magari tratterebbe di quelli che i più conoscono come sogni nel cassetto. Chi non ne ha mai avuto quantomeno uno?
E se dovessi iniziare a scriverlo io questo libro esordirei così…

Se vuoi far ridere il Destino, raccontagli i tuoi piani ed aggiungi che tutto segue un ordine. Ahi, ahi. La vita, invece, ci insegna che tutti i giorni siano alla stessa pagina ma “Lei” non ne scrive mai due uguali.
E come in una degustazione verticale dei migliori vini del mondo occorre esser pronti a sincretizzare e sintetizzare nello stesso tempo emozioni positive e negative, alti e bassi, luci ed ombre.
Non v’è nulla che sia davvero razionale. Ma è lo stesso un’eterna dimostrazione. Un atto di fede che trasuda leggenda senza fine: questa è la vivida liturgia che ci porta a lucidare ripetitivamente motivazioni ed ambizioni.
Spesso, poi, ci accorgiamo che lo sfondo è più grande della vita stessa ed opponiamo una flebile resistenza benché fortemente lucida, facendo riaffiorare una sorta di allergia ancestrale nei confronti del superfluo, “Colui” che specie nei momenti bui, sembra tracciare le coordinate e fissare una rotta agrodolce.
Anzi no.
Iniziamo a pensare che in fondo tutto sia solo agro ed il riscatto non ci sarà mai…
Andiamo quindi alla disperata ricerca di antidoti alla sofferenza. Purtuttavia, la strada sembra esser costellata soltanto da surrogati che non profumano (affatto) di torta di mele.
Ed in questa incantata e sublime sospensione restano solo la forza di parole e immagini che sfuggono al tempo e meritano di consegnarsi intatte e maestose alla storia e all’umanità.
Sono quindi esse che iniziano ad allargarti gli orizzonti e ti fanno finalmente sorridere e respirare il cuore.
In quegli orizzonti, subito dopo, inizi a scorgere il Tuo angioletto custode che ti urla: <<Se vuoi battere il Destino devi avere il fuoco dentro!>>
<<Eh, ma dove lo trovo io?>>

Ed invece eccolo il quovadis! Il sussidio alla propria serenità racchiuso proprio in quell’angioletto che ti protegge e ti ricorda, ancora una volta, cosa sia un sogno in un cassetto: Tutti lo hanno ed anche Tu grazie a quell’angioletto lo possiedi…
E’ proprio vero:

per conquistare il futuro bisogna prima sognarlo!

battersi contro l’idea di perdere

Siamo stati Uno (quando eravamo soli a casa), Nessuno (di fronte alle mille avversità) e Centomila (quando volevamo sfogar paure sui social, spesso con ipotesi astruse).

Siamo stati anche Tutti un po’ pazzi (non per Mary!) se non addirittura impazziti a seguito della miriade di fake-news che spesso abbiamo (ahimè) sposato e seguito.

Siamo stati infine anche in perenne ricerca della Nostra Piccola Stella senza Cielo…colei che potesse ristorarci giornate buie, orizzonti grigi e forze flebili.

Nessun bipede senziente è passato indenne e poco o tanto ha subito i contraccolpi inesorabili dell’emergenza #corona. Tale sostantivo ci faceva pensare fino a pochi mesi fa soltanto a teste regnanti o poco più, ma dal giorno di Codogno in avanti è divenuta, per Noi italiani, reale in quanto sciagura.

Ci ha fatto scalare i Nostri Everest personali, esteriori e specie interiori. Ci ha reso abitudinarie azioni e/o situazioni che i più avevano solo letto o ascoltato (in forma anche ben più drammatica per onestà intellettuale) dai racconti di guerra: coprifuoco, immense file davanti agli store di generi alimentari, dilagare della povertà.

L’immagine che è più veloce della parola saprebbe esprimervi molto meglio tutto ciò e vi fornirebbe davanti agli occhi la sensazione vivida di tante vite giocate ai dadi

E ad ognuno di Noi spetterebbe anche di ricercare speculatori e giocatori dell’oggi, dello ieri e chissà del domani. Per ognuno potrebbe esserci la tentazione di trovare i colpevoli di questo “gioco” al semi-massacro. Al contempo, ci sarebbe chi sceglierebbe la via del silenzio e della riflessione intima ancor prima che interiore: un’elucubrazione per i più fine-a-se-stessa ma che nella sua eleganza rarefatta permetterebbe di evitare ulteriori angustie derivanti dall’osservare la così vasta pochezza riflessiva che ci attornia.

Semplificare è infatti utile, sovente; pur tuttavia, può trascinarci ancor più lontano dalla meta…

Una meta esemplificata dal castello dei sogni di ognuno di Noi, il quale per non andare in frantumi necessiterà di un abile maneggio dell’irrazionale bonificando l’immaginario da Tutto ciò che è rabbia ed al tempo stesso, trasformando quest’ultima in disseminazione di contenuti seri (laddove e per quanto, ancor oggi, possibile) ed azione vivificatrice reale.

Reale. Realtà. Parole che ritornano sul sentiero della possibile rinascita a patto che si conoscano yin & yang, accelerazioni e (parziali) frenate, equilibrio!

Ed eccomi qua, eccoci qua: tra il sopraffatto e lo stupito dopo mesi passati a flirtare con la verità, proviamo ad addentrarci nel bosco dei misteri spezzando il pane della conoscenza e non abbeverandoci unicamente ai post del web.

E’ questo il mio editto-quovadis per le fasi post, quelle del futuro: con o senza numeri, accompagnate da o senza inutili vessilli politici da tornaconto (spesse volte) infimo, ma ben consce circa il battersi contro l’idea di perdere…Tutti!!!

impressionare l’occhio ancor prima della pellicola

Nel girovagare stanco che la mia mente compie la notte mi sono ieri imbattuto in una serie di polisemiche intuizioni che per fortuna e non purtroppo mi hanno fornito l’ennesimo appiglio di una fase priva di certezze.

Di esperti (o presunti tali) ne state ascoltando da giorni tanti, tantissimi e non ho assolutamente la presunzione di scendere con loro sul play-ground delle infinite idiozie. Del resto, per chi ama lo sport come me ed uno dei miei mentor Andrea, il mondo è pieno di fuoriclasse del giovedì che alla domenica ineluttabilmente recitano a mezzo-servizio.

Il mio focus vuole invece andare oltre la bulimia mediatica di gran parte di costoro. Vuole analizzare, in un momento in cui per ognuno di Noi il principale sparring-partner è l’attesa, come la si possa meglio affrontare. Una strategia, come suggeritomi in sogno (almeno credo!) potrebbe esser quella di giocare con le parole non per divertimento, ma andandoci dentro, scavandoci dentro anche in una maniera angosciante.

Iniziamo quindi col dire che nel vocabolario dei più forti esista una sola “certezza”:

la parola impossibile non esiste!

E quando l’angoscia (di cui sopra) diviene vertigine per la nostra libertà possiamo anzitutto rispolverare Galileo Galilei, il quale affermava che nelle prove naturali non si deve ricercare l’esattezza geometrica. Sempre che in questa fase la natura c’entri molto…

Ma tornando a Noi, il concetto apparentemente sfuggente è quello della relatività delle cose che già in passato trattai sul mio blog in modo sia diretto che non.
Cose di fuori, cose di dentro, ma come a teatro anche nella vita le cose “finte” possono diventare vere a patto che lo si voglia e lo si sappia fare. Occorre infatti anteporre l’immaginazione a tanti cliché ingabbianti che potrebbero ossessionarci arrendevolmente in situazioni di immenso stress come quella attuale.

Chi di Voi infatti non ha passato anche soli pochi minuti della propria esistenza ad interrogarsi sulla felicità e la sua spasmodica ricerca? Chi di Voi non si è dato ultimatum allo scopo di cambiare “vita”? Fermo restando che quando è la vita a “volerci” cambiare il castello crolli. Ed in questa anarchia pilotata spetta ad ognuno di Noi trovare le proprie personali e specifiche chiavi di volta non disdegnando mai di farsi vedere financo deboli di fronte alle avversità.

La serenità, infatti, non ama ricever comandi da felicità, etica, apparenze.

E per tale motivo, la serenità può anche esser considerata snob e passionale, aristocratica e popolana; pur tuttavia, Essa, come una chioccia sa preservarci dai portatori sani di sfiga. E ricordandoci che siamo ancestralmente allergici al principio attivo dell’ignoranza ci propone quale medicina guaritrice la ricerca: una ricerca per molti versi interiore, rapida e leggiadra al tempo stesso.
Ovviamente, la rapidità non deve esser frettolosa e sommaria così come è chiaro che si debba investire su una leggerezza pensosa, ovverosia Colei che rende la frivolezza pesante…

Solo un simile stream of consciousness può tirarci fuori da queste tenebre incombenti contro cui Tutti stiamo, chi più chi meno, crashando da diversi giorni. Ed una volta risaliti in superficie torneremo in possesso della capacità (unica) di riconoscere i veri sentimenti, quelli che ci fanno sorridere ancora prima che col viso col cuore.
Sentimenti che fanno parte del nostro DNA genotipico bisognevole come non mai di dolcezza…

Una dolcezza capace di impressionare l’occhio ancor prima della pellicola.

Una dolcezza che andrà espressa fenotipica-Mente con le sue carte: schiettezza, passione ed energia proprio come il gusto al contatto del palato di un Negramaro ineffabile e sanguigno col quale vorrei brindare adesso con Tutti Voi!

#StareAcasa

Partiamo con il titolo di un libro che lessi qualche anno fa e che questi giorni penso serva rammentare: “Varcare la soglia della speranza”

MAI come oggi sembra esser attuale e di sollievo. La preoccupazione ci sta annebbiando ma io ritengo che non ci saprà annientare e la fiducia mi deriva dagli ultimi giorni.
Il giro di vite imposto dai governi (primo fra tutti il nostro ma a carrello e per fortuna Tutti o quasi lo stanno avviando e capendo) è la stella polare da seguire! E a parte taluni iniziali scetticismi (personali) circa la reale misura-e-forma delle precauzioni da adottare per forza di cose, mi sembra che ci si siamo. Anche se molto lentamente forse, ma ora non è il tempo delle polemiche!
Sto osservando mille strategie messe in piedi per far sopportare questa realtà da seclusi.
Grandi testate sportive provano nonostante non ci siano manifestazioni LIVE (come è giusto che sia) a riproporre contenuti vecchi ed anche nuovi che possano matchare le esigenze di utenti millenial oltreché quelle dei più datati come il sottoscritto…
Così come, al di là della reale voglia da parte dei sanitari di ricevere tanti commenti di sostegno, spesso anche fin troppo retorici, trovo che i vari #flashmob in pista stiano “costringendo” piacevolmente un mondo di ormai very social addicted alla reclusione motivata da un compito vicino alle loro più intime manie ed abitudini.

Una vicinanza forte che potrà servire a distruggere quella distanza imposta dalle circostanze contingenti. Una distanza ed un flusso degli eventi che è sembrato un tiranno limitante più che mai la libertà.

E riguardo alla libertà, riflettevo poco fa sulle frasi mio mentor Andrew ed al contempo su quelle di un mio caro amico sacerdote: credevamo di esser liberi ma la vera libertà magari era (ed è) altrove. Per cui andiamocela a prendere spezzando il pane della conoscenza e della consapevolezza!

In tanti, l’hanno detto e/o scritto: questa emergenza terrorizzante quasi ogni bipede senziente è una vicenda a dir poco inverosimile che con le sembianze di una pandemia bulimica nei numeri ci ha riportato a dei canoni del passato. Ho ascoltato anche una poesia in merito giorni fa (sempre rigorosamente via social). Siamo tornati (quasi) Tutti piedi per terra come direbbe Flavio Tranquillo. Anche se di tranquillo in questi tempi è rimasto poco.

Ma l’eterogenesi dei fini è lottare per risorgere continuando a #StareAcasa

bulimia di conoscenza

Il titolo è un consuntivo di questi miei primi 11 anni di Milano.
Nel 2009 sotto un’abbondante nevicata giunsi in terra meneghina e ieri ricorreva il giorno di quella bella scommessa di vita.

Tutto nacque quasi per gioco e… tra-palco-e-realtà come direbbe qualcuno ai più noto, si è giunti davvero ad una bella cifra. Certo, nella mia concezione dell’apotropaico da attribuire alle date, sarà 15 la cifra di riferimento. Ma in attesa di scoprire cosa accadrà fra 4 anni anche il “modesto” 11 volevo celebrare, violando, a buon bisogno, le regole sintattiche del mio formalismo.

Poiché del resto, nel secolo che ha appena visto un giorno palindromo che chissà quando in futuro, quale privilegio enorme ed incommensurabile quale quello di prendersi del tempo per sé stessi? Per raccontare la propria storia scegliendo la ritmica, le contrapposizioni e potendosi permettere una digressione funzionale di un grado molto più spesso di quanto in genere ed in media si faccia.

11 anni di Milano, ancor più che 30 di Roma, mi hanno suggerito che le immediatezze dei tempi mutano e se non aggiorni continuamente chi sei non progredirai mai!

Le sgrammaticature della vita mi hanno reso per lunghi periodi anti-climatico alle emozioni sublimando tutto il mio vissuto del momento in gesti silenziosi. Pochi. Ma molto più potenti dei tanti sottaciuti e nascosti al mio inconscio che li avrebbe rumorosamente voluti esibire. Una scelta difficile specie agli inizi: divenuta infatti più semplice solo sul crinale di questo segmento milanese: fu una correzione del t9 che mi fece riflettere e poi assaporare quanto fosse bello riscoprire la meraviglia di abitare i miei pensieri

Ma se la filosofia degli inizi, rigorosamente seclusa in un box, era convinta che per avere la coscienza pulita bastasse non usarla mai. Non conoscerla e stuzzicarla, per dimenticarla. Nel settembre del 2015 la mia coscienza fu scossa e decise che non voleva continuare ad entrare nella storia dalla porta sbagliata…

Fu allora che capii che il limite è come l’orizzonte: se tu fai 2 passi nella sua direzione, Lui si sposta di 2 passi, se ne fai 10 Lui si sposta di 10… non lo raggiungerai mai però intanto cammini e così facendo ti sostieni sostenendo la tua infinita

Bulimia di Conoscenza…

come un treno nella notte…

Manco da moltissimo ma secondo Voi è un caso?

Domanda certamente scontata per risposta ancor più scontata.
Un grande progetto è in cantiere…
Tuttavia sentivo il bisogno di rifarmi vivo con il mio “pubblico”. La mia bulimia di condivisione emozionale scalpitava, nel dietro le quinte del progetto, da ormai mesi.

Ed ecco che la mia ennesima riflessione si rendeva viva sulla “landa” sconfinata del blog

Non posso ovviamente spoilerare nulla del progetto ma posso dirvi che è nato a margine di una mia riflessione sulle aspettative che accompagnano fasi della vita, con rimpianti e senni-del-poi che spesso emergono allorché ci si imbatta in degli apparenti fallimenti (specie se ennesimi): è il corollario di quelli che potremmo anche definire bilanci di un’esistenza.

Già in passato avevo disquisito su sfaccettature di questo tema e chi mi conosce bene sa che io non ami vivere nel rimpianto di scelte fatte, benché poi a distanza, esse possano razionalmente esser ri-valutate come errate o per meglio dire poco redditizie.

Potrei infatti elencarvi una serie di date che assieme al sottoscritto hanno varcato i libri di “storia” sebbene dalla porta sbagliata.

Ma ho imparato nel tempo a non angustiarmi e fossilizzarmi su simili incrinature del mio spartito di vita.
Un tale equilibrio in stile atarassico nacque dopo un chilometrico flusso-di-coscienza perpetratosi attraverso un lunghissimo messaggio vocale whatt’s up. Fu allora che, come in una squadra di calcio, 10 mi spostarono il pianoforte al che io potessi suonarlo. E suonandolo scaturì l’illuminante cogitazione, colei che avrebbe impedito futuri lambiccamenti inutili ristorando quel pentagramma sbiadito…

Certo, la paura che fosse tutto un bluff è sempre stata alla finestra, ma per il momento son sempre riuscito a contenerla, anche se negli ultimissimi giorni ha sollazzato spesso e senza alcun piacere i miei notturni ristori.

In uno di essi il mitico Andrew sentenziava che l’eterogenesi dei fini è come un fiume carsico che penetra inesorabilmente attraverso le sgrammaticature dell’esistenza e più si “invecchia” più crescono i timori derivanti dai lanci di moneta della sorte in questo dedalo di viuzze: scacciare le tenebre del lato contraddistinto da solitudine e dolore è un esercizio che richiede un’alta specializzazione fatta di traumi e rinascite, il distintivo di chi di vite ne percorre più d’una e con le sue (infinite) risorse sa aggirare ripetutamente le imboscate del fato…

Ma proviamo a concludere mettendo fine a parte (se non al totale) delle paturnie di nottata. Il quovadis (per dirla come spesso ho chiosato sul web) è presto detto:

La forza non è mai in capo ad un uomo ma alle sue idee

e pertanto io renderò ancor più solida la mia opinione circa l’inutilità del senno-del-poi.
E solo così potranno tornare lidi rigogliosi all’orizzonte delle mie vezzeggiature oniriche: lo faranno con forza e veemenza come un treno nella notte…

La narrativa di espressione delle mie emozioni

Ci sono dei piccoli episodi nella vita di un uomo che da soli racchiudono il significato di un’intera esistenza.

Essi sono istantanei ma duraturi nel tempo e nella memoria. Ed è così che anno-dopo-anno il ricordo non scolori in un’agiografia del Destino con le sembianze di una vera e propria rivoluzione. Uno shake-raggio antropologico che fa cantare la cultura muscolo-a-muscolo poiché da che mondo è mondo le rivoluzioni sono fonte di eterna giovinezza.

Già…la giovinezza. Colei che a poco poco ci saluta portandosi via gran parte dei nostri sogni adolescenziali. Sogni che ti rendi conto siano vittime di un vero e proprio obbrobrio del domicilio dei desideri. Sogni che hai accarezzato da così vicino fin tanto da farli svanire. Sogni, che pertanto, dovevano rimanere tali per poter continuare ad emozionare…

Già lo scrissi sul blog quanto non sia infrequente, nella vita, imbattersi in qualcosa di troppo bello per esser destinato a sé. Un qualcosa che assapori per aver menzione di cosa sia la felicità e poi sembra ti venga portato via.
Ma è qui che subentra il quovadis anabatico, Colui che ci insegna, con poche sillabe e per lo più scorbutiche, che l’epitome del successo si cristallizza nella costanza del viver sereni più che nel fugace surrogato della felicità.

Ed allora, quello che ai più (disattenti) appare come una tua abiura, diviene agli occhi dei meno (ovverosia gli attenti) l’editto che tornisce in un’alta definizione la tua figura: un bagliore che riflette l’istinto da dominatore e l’indole eterna da capitano pur anco senza i gradi…

Ergo, anche se la vita non passa lo zucchero a velo, sai dove (ri)trovarlo!

il gemello buono

È una narrazione che prende. Cattura i palati sin anco più fini. Questo personaggio misterioso di cui nel libro si legge ha qualcosa di familiare e per i non si sa mai della vita ho avuto la fortuna di imbattermi in tale racconto.

Il LA, del resto, era stato apotropaico: il motivo dei Cold Play che per me è un must da anni.

Non ero assolutamente attrezzato contro lo stupore! A chiacchiere dimostravo padronanza e superiorità; per i più anche (forse) arroganza.

Lessi anni fa che l’allenatore del Nottingham, che come cita Andrew la volpe, ha vinto più Champions della Juve affermò:

“Roma non è stata costrutita in un giorno ma solo perché io non seguivo il progetto…”

Una frase non mia nella dizione originale ma sartoriale rispetto alla convinzione che metta nelle fasi di Up della mia vita. Le fasi che la mia compagna definisce del “gemello buono”…

Di frasi non mie ma che si calerebbero a pennello come un tight sulla mia personalità né sono piene letteratura e storia e nei miei deliri alla Joyce prima o poi mi capiterà anche di dire: “Vorrei tanto produrre più storia di quanta possa contenerne la mia libreria della villa al mare…”

Fantasia senz’altro poiché chi mi conosce sa bene che non mi possa permettere simili “orpelli”.

Sono un meccanicista spinto nelle esteriorità, ma come il tipo di questo libro che mi aveva letteralmente scelto, sento che la vita sia fatta della stessa materia di cui sono fatti i sogni.

Lui da queste prime pagine, sembra lottare per un qualcosa di etereo che sta dietro, non si mostra, non si vede. Un qualcosa che pur tuttavia regge tutto. Sta scappando dal dolore e dalla malinconia del passato. Sul tavolo da gioco con un empathos alla Hornby è uscita la combinazione vincente di dadi, quella che ha chiuso con la cera lacca la busta dei ricordi tristi che loro peso ti stavano portando giù. Ora invece, sta affermandosi il peso di una storia che si capovolge. Di un cammino che riparte quando tutto sembrava spezzato sul più bello.

È stato più un girone dantesco che un lustro di eventi ma solo una simile scelta poteva portare questo mio gemello a riemergere: bisogna sempre fare le cose che rivelino il tuo cuore, la tua autenticità, la tua spontanea ed intima indole!

Allora è vero che ci sia qualcosa di più importante della logica. Allora è vero che solo la maschera esteriore ci comunichi distacco e freddezza. E se vale per Lui lo è anche per me.

Vittime del personaggio. Personaggi vittima di se stessi, delle proprie manie, dei propri vizi, dei propri limiti.

L’immaginazione ha voluto calare l’asso sul tavolo da gioco in cui incastonati in una foto in bianco-e-nero rimanevano l’alter-ego ed i suoi freni.

Ecco perché adesso Lui abbia deciso di ridare un angolo d’abbrivio alla propria rotta. È questo il potere della mente di definire un’idea e così dar forma ad un incantesimo.

Più volte avevano provato a leggergli la mano, ma tutti, nessuno escluso, avevano trovato il pugno chiuso!
Il pugno era il simbolo della sua chiusura al mondo poiché le Waterloo della vita di coppia e/o della vita in genere lo avevano profondamente segnato e lo stavano annientando quasi irrimediabilmente.

Lui, grande estimatore del maestro Conte (non l’allenatore stavolta, nds) aveva spesso scherzato con gli amici circa la sua “riservatezza”. Lui manifestava all’esterno solo un sunto del suo essere proprio come la lucertola fosse riassunto del coccodrillo ed il tango della vita…

Purtroppo cotale sintesi non era spesso foriera di bei messaggi e gli aveva causato molte discussioni atque incomprensioni oltreché dolore, recriminazioni, “insulti”: come nella vera e storica Waterloo.

Occorreva però che ci fosse una nemesi contenutistica fra città in competizione che sarebbe scaturita fra quella ben nota (ahi lui) a Napoleone ed una ideale e magari solo frutto della fantasia.

L’immaginazione che, per Hitchcock, da sempre batteva la logica aveva messo il nome di quella città dei sogni sulla mappa del mondo…

Un mondo che andava vissuto con enfasi e grinta e non rintanato in sé e per sé. Nessun egoismo. Nessun personalismo fine a se stesso. E nella miriade di personaggi piuttosto anonimi che il mondo regalava/regala una pulsione interiore gli disse:

“Distinguiti!”