sofrologia

Tu chiamale se vuoi…idealizzazioni!

La psiche ed il suo fascino. La nostra mente e le sue pesanti ed ingarbugliate dinamiche. Architravi concettuali che sorreggono pesi inimmaginabili ed ai limiti di quanto la fisica potrebbe anche solo ipotizzare.

Del resto, cosa ci differenzia dagli altri esseri animali se non l’intelletto? Ed è tacito che il termine sia da interpretare nel senso più amplio possibile. In ogni caso, sono giorni in cui rifletto sul fatto che nulla si crea né si distrugge (eccolo di nuovo con la fisica, direte…) se non a partire dalla nostra materia grigia. E gli archibugi tenebrosi del nostro pensiero si arrovellano spesso per incapacità meccanicistica e se volete anche sofrologica (cammeo al buon Daniele) di intellegere oltre la semplice apparenza, il sottile involucro della sostanza.

Ma allora quo vadis? O se preferite: cosa fare?

Utile è di sicuro un atteggiamento critico della stocastica che Tutti Noi perseguita senza apparenti regole scritte. Ma del resto è proprio essa stessa l’alfa e l’omega della vita e cercare di “imbuttunarla” (come direbbe il mio caro amico “Fonda”) è da pazzi. Pazzia che forse spesso condisce pure Ella i sentieri delle nostre scelte, rendendole al tempo stesso vivide e reali e facendocele piacere ed assaporare fino in fondo in modo sinestetico. Ma perché sinestesia vi sia è lapalissiano che debbano agire per Noi e dentro di Noi innumerevoli e concomitanti idealizzazioni, che come in un meccano sincronizzato e consequenziale vadano ad irrompere e rompere, ovvero bucare! Bucar la mente ed il cervello, i protagonisti da oscar (cammeo ai recenti titoli conseguiti dagli italiani…) della serata odierna, ove tra un impiattamento ed uno sfottò la riflessione è giunta fin qui sul blog per il mio ennesimo stream of consciousness.

Ma allora tornando indietro al titolo, i più mi diranno: “C’è un errore caro SoMMo…”, ed invece…”invece no” si direbbe mediando un altro testo musicale, perché il fulcro della trattazione sta proprio in quelle che tutti conosciamo come idealizzazioni. Attività che siamo portati a fare di frequente generando al tempo stesso forti emozioni (eccola la parola che fa il paio nel titolo di Battisti…) ma anche inesorabili mostri droganti le nostre inconscie pulsioni. Siamo Noi infatti a creare miti e poi in un batti-baleno distruggerli, siamo Noi ad idealizzare situazioni, luoghi e persone e quindi il conoscere può farci riflettere anche in territori incongrui/impropri come sono quelli dell’inconscio. Una ricetta assoluta ovviamente non c’è, ma nulla piace di più e soddisfa in egual misura la nostra mente quanto l’idealizzata commistione di sensi che è propria delle nostre più profonde e costanti elucubrazioni del pensiero. Siamo quindi solo Noi i “colpevoli” ed al contempo i “risolutori”. E quando un “mostro” incomprensibile ci attanaglia e del nostro sentire si impossessa non resta che lasciarsi andare dopo aver inserito in un angolo recondito della nostra coscienza, quasi fosse una protezione antivirus da mega-server, il backup delle esperienze andate. Solo così si può sopravvivere e capire con certezza quando l’idealizzazione è la vera via maestra perché la realtà la supera e sublima.

E quindi, coraggio cari Amici, il dee-jay che è in Noi è ora pronto: “Tu chiamale se vuoi…idealizzazioni!”

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