sofrologia

il valore del dettaglio: una telefonata senza prefisso…

“Molti pagherebbero per starsene in panchina!”

Stamattina mi sono svegliato con questa frase in testa, una frase che mi sembrava ricordarmi il finale di un famoso film di cui discorrevo l’altro giorno con il mitico Bodox ed ora voglio diventi solo la riflessione d’ouverture serale che si inserisce a metà tra sport e vita, tra vita e sport o chissà cos’altro…

Correggendo il tiro e spostandolo verso temi sofrologici indirizziamo quindi la trattazione, senza se né ma, verso la capacità (o incapacità…) che ha la società odierna di ergere a capi-popolo gli scansafatiche inetti piuttosto che i validi esaltatori del contenuto, ma del resto, il signor Lapalisse (già scomodato più volte sul blog) avrebbe or ora detto: “Così va il mondo…”

Ecco allora, che spesso ci capiti di osservare situazioni ai limiti (eufemismo, nds) del kafkiano in cui, i capi di cui sopra, iniziano a nastro a mettere cerotti su fori di proiettile avendo la presunzione del “vale tutto” ma purtroppo in una chiave di volta impostata sul negativo, che se stesse ad indicare con la sua accezione una pellicola qualche scorciatoia ce la fornirebbe pure…

Ed invece: non ci sono scorciatoie, cari amici, bisogna camminare prima di correre e la dignità è il miglior paracadute che esista in una simile entropia del retro-pensiero. Un retro-pensiero sconsolato e di grana ruvida che si è focalizzato sul fermo immagine di una battaglia che sta vincendo il male e necessita, come non mai, di un uomo che porti la luce nelle tenebre.

Ecco allora, che il diktat assolutistico del “vale tutto” debba per forza di cose trasformarsi nel “contano tutti o non conta nessuno”

Mi direte, sembra un capolavoro di retorica oppure vista la vicinanza degli impegni elettorali qualche amico impelagato nell’agone della politica potrebbe prenderlo come un sublime assolo da viagra elettorale, ma la sostanza dov’è nonché il famigerato e canonico quovadis?

Forse il primo, se non unico, step risolutivo sta in una mente cangiante che faccia sì che il meglio sia solo un punto di partenza specie allorquando ti sembri che sulle tue spalle si stia accomodando tutta la disarmonia del sociale in un quadro inquietante ed enigmatico dominato da colori intensi della fotografia seppur su uno sfondo livido ed intriso di una profonda e piena angoscia morale, in una sorta di schema avverso delle scatole cinesi, dentro cui si spalanca un abisso di avidità ed inefficienza, a cui anteporre unicamente la matriosca del dettaglio!

Perché ieri, oggi, domani e sempre, i dettagli rendono bella una storia ed esser maniacali nell’arte del dettaglio è la prova dell’esistenza di figli considerati di un Dio minore, magari pur anche illegittimi e di padre orfani, ma degni eredi del regno della super-specializzazione e/o dei mille passi avanti…

Basterà dunque una telefonata?

Forse…ma mi raccomando: che sia senza prefisso…

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