itinerari tra esaltazione ed entusiasmo

Nel percorrere in auto le vie che pochi anni fa erano lo scenario delle mie uscite, mi sovviene alla mente un altro tragitto, parte anch’esso del passato ma anziché di quello remoto si tratta del (molto) prossimo: una bimba che col suo trolley si allontana mentre tu la osservi dallo specchietto retrovisore ed in una sorta di flashback emozionale il suo rimpicciolirsi ed allontanarsi sempre più ti fa esser consapevole di quanto siano grandi, invece, le diatribe filosofico-sofrologiche rimaste insolute…

Spesso l’ #alfaedomega della nostra vita si compone di soluzioni tanto agognate ma all’apparenza introvabili e ciò accade in campi tanto distanti quali la salute, la serenità, la felicità. In ognuno di essi, questa ossessiva ricerca diviene la chimera timorosa per molti di noi e ci fa oscillare ineluttabilmente fra caldo e freddo, positivo e negativo, vitalità ed inerzia.

Bisogna pertanto cercare adesso di parlare basso e volare alto ed i tentativi di saturazione della vita non possono esser dominati dall’opera di disseminazione orizzontale del qualunquismo, molto diffusa ed al contempo altrettanto se non più, pericolosa.

Ecco allora che oggi il mio mix di pensieri vadano ad affastellarsi tra i chiaro-scuri dell’immagine proiettata in quello specchietto di cui sopra. Uno specchietto che occorrerà render libero dalle allodole e non solo, poiché una simile immagine-manifesto sa come ammaliarti e spiazzarti, sa anche come blindarti nei misteri ed infine è in grado di far calzare su di te e la tua vita, come un guanto, il connubio fatto dagli amici-nemici della visionarietà e pragmatismo.

Insomma siamo di fronte all’ennesima entropica considerazione del SoMMo che attraverso una serie di giochi mutevoli rende sistema il metodo del flusso-di-coscienza.

Ma ove andrà a parare il quovadis odierno?

Il suggerimento sembrerebbe giungere, e non a sproposito, dal titolo che accosta due termini all’apparenza contigui quali l’esaltazione e l’entusiasmo. Ma scavando tra le pieghe della sintassi di vita è ben palese quanto essi differiscano e siano un’altra coppia di amici-nemici…

Peccato però che, spesso, l’opera che Noi umani facciamo nel leggerli nelle nostre partiture di vita li porti a confondere con il risultato di un orizzonte che oscilli e si perda in questa dilatazione a geometria variabile del contesto con il raggio visuale che in modo ineludibile vada alla fine a focalizzarsi su un’insoddisfazione montante.

Perché l’esaltazione è un qualcosa di effimero e fugace che tende con la sua euforia a coprire significati e ragionamenti fin tanto che si decada nell’inattesa (in parte) depressione. E’ invece necessaria una non caducità dei sentimenti, priva di parabole all’inizio nette che al colmo si spezzino. E dunque appare lapalissiano che vada ricercato e perseguito piuttosto l’entusiasmo, un’entità diversa che non dissipi le energie unicamente all’atto del decollo ma anzi preservi stamine e vivacità a lungo e nel tempo.

Non dilungherò oltre anche perché se cercassimo di aprire il termine scrutando tra i significati dello stesso potremmo star qui a parlar per ore e probabilmente nessuno di Noi ancora riuscirebbe ad identificare la parola contenitrice del succo della propria esistenza…

Voglio solo preservare le forze, specie in questo momento della mia vita, in cui tra le pagine chiare e scure di una grande e recente alluvione, sto tentando di rimanere a pelo d’acqua rimontando la corrente!

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