sofrologia

l’enfasi del pensiero

E se ci mettessimo a cercare un farmaco contro il degrado culturale?

La riflessione è partita dalla cena di ieri sera ove come sempre Andrea ha pennellato; ho altresì considerato che stasera potrò abbeverarmi alla sorgente contenutistica del Vate.
Ergo, iconografandoli come due veri Capi Naturali o se preferite due leader del ragionamento prezioso (quello da mettere in pratica senza sé e senza ma) sono giunto alla conclusione che grazie al confronto con loro le mie valutazioni siano davvero salite di gamma negli ultimi anni e potrei brevettare il loro apporto come il mio Santo Graal. Una sorta di modello casa-cassaforte non subordinato agli agenti “atmosferici” che piovono su di Noi per via della pochezza che spesso (ahimè) ci attornia.

Ma non è tanto l’ignoranza colei che sto or ora ripudiando quanto l’arroganza di chi è davvero tanto distante dal dare il giusto lustro al pensiero. Una distanza che il più delle volte ancorché tecnica è umana.
Del resto, da che mondo è mondo, gli arroganti aggregano con molta più facilità dissensi, o no?
In un mondo magari ideale la risposta sarebbe senza condizionali affermativa, ma l’odierno sparring partner naturale (forse sarebbe più opportuno il termine innaturale, nds) di quel globo ci pone dinanzi a format e forme tanto differenti da quelle celebrate soltanto pochi lustri or sono e pertanto quovadis?

Lapalissianamente, mettendo a sistema le mie prime considerazioni si potrebbe asserire con una più che buona dose di certezza che sia l’enfasi del pensiero la mia metà serale. Ed infatti il titolo sembra suggerir chiaro ancor prima che parlare…

Ma c’è un però, ovviamente. Anzi forse più che uno.

Di sicuro per il mio sentire, è la cultura che governa e stimola l’espressività ma per qualcuno potrebbe esser solo un banale esercizio fine-a-se-stesso che io conduco per manie di protagonismo.
La verità, come spesso capita, può anche star nel mezzo ma ecco li che di consensi non ne stia aggregando per tornare a qualche riga più su.

E quindi?
Tutto in discussione come sempre sulle mie dissertazioni “folli”?

No. Tutto più sincero ed immediato di quanto non sembri. Cerco di semplificare e tornando alla tematica dei consigli e dei confronti Vi dico con forza che l’ascoltare i consigli di amici come Vate e Volpe o l’esser ascoltato da mie Muse ispiranti alla ricerca di preziosi approdi, mi fornisce la sensazione benefica di essere alla Sistina mentre Michelangelo la dipinge…

E con questa metonimia immaginifica sulla cappella vorrei cullarvi oggi: uno scatto di puro colore che è similare al dire che ognuno di Noi abbia bisogno di angoli di riflessione (ed anche di dissenso) ove poter comodamente coltivare la propria ecologia lessicale a mo’ di radice che riceve l’acqua del sapere dal sentire gli altri e si fortifica drenando energie vitali dal sottosuolo delle proprie emozioni così attivate!

Ecco come il “vero” dissenso (ovverosia inteso nella sua accezione dispregiativa) venga dunque riversato sul popolo dell’arroganza e ci conduca attraverso il più attiguo sinonimo, il distacco, oltre l’ostacolo della superficialità con questa massima finale: mai lasciar sola la nostra intuizione rinunciando a priori alla consultazione poiché ciò può mietere facili vittime in quanto l’audacia scriteriata è stretta parente della supponenza.

Ed il circolo vizioso, scampato, degli arroganti coi dissensi può finalmente ritenersi chiuso!

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