Ciao Italo!

Non è stato facile stamattina varcare la soglia del tuo studio e trovare i mille oggetti della tua e nostra quotidianità. Quel luogo testimone di tanti nostri saluti e scambi d’opinione era divenuto stamane largo ed inospitale come la Siberia.
Timbro, ricettario, una serie di fogli con su appuntati impegni o nominativi che ahimè non avranno più l’opportunità di avere a che fare con Te.

Stamattina, mentre nel mio canonico tragitto in auto stavo arrivando a lavoro, riflettevo sul fatto che il Destino sappia essere sovente molto amaro ma poi trovando quello che c’era del nostro quotidiano, l’ho letta come magari avresti fatto proprio Tu: il Fato trova per ciascuno di Noi la sua anabasi. E per Te non poteva che esser il mare che tanto amavi e che negli anni ti aveva visto suo attore, demiurgo ed infine, ahinoi, vittima…

E sarà pertanto, ancora il mare, il luogo dove tutti i tuoi cari d’ora innanzi, potranno andare ad ascoltare il suono dei ricordi di Italo. Ci sembrerà di vederti all’orizzonte sbucare col tuo proverbiale sorriso. Un sorriso che regalavi, e senza necessità di tornaconto, ad ognuno di noi.

Anche io, ho avuto la fortuna di apprezzarti, benché io abbia potuto attingere da te meno di quanto avrei desiderato. Tante sono le pennellate che mi hai regalato nei nostri fugaci caffè, ma soprattutto ho capito il tuo spessore come Uomo quando ebbi modo di osservarti accanto a tua moglie a margine di uno degli innumerevoli eventi a tua firma. Si era al Castello di Belgioioso (a margine di Officinalia, nds) ed ebbi modo di accompagnare Te e la tua consorte sotto il mio ombrello poiché un cielo terso si era messo improvvisamente di traverso, un po’ come la fatalità beffarda di ieri.
In quel breve tragitto e nelle parole di tua moglie colsi l’essenza del Tuo esser un Grande:

non un comune personaggio politico ingessato in schemi e malcostumi italioti, ma una vera e propria avanguardia eversiva in grado di accoppiare concetti apparentemente distanti come libertà ed ordine!

Del resto, se togliamo ad un giovane la possibilità di vedere, leggere, dire ciò che vuole, si negherà alla persona che ne deriverà il più inalienabile dei diritti ovverosia quello di diventare un uomo o una donna liberi.
E quel “giovane”, Italo, aveva fatto della cultura una parte integrante della propria esistenza. Visceralmente. Senza se né ma. E come un odierno Bronzo di Riace aveva lottato fino a ieri…

Non sono mai riuscito ad offrirti un caffè! Ma so che conoscevi l’aroma della mia profonda stima verso un Collega ed un Uomo che mirava alle coscienze assuefatte attraverso il suo modo d’esser schietto e concreto con i mezzi di una talora rovente poesia d’inchiesta che sapeva miscelarsi alla pittura dell’ironia allorché doveva fugare i sospetti dei nemici del contenuto.

Ed è con questa immagine che voglio ricordarti caro Italo: un’icona di stile che porterò per sempre nel mio bagaglio d’esperienza professionale e di vita. Un vero e proprio amuleto da opporre con forza negli incontri ravvicinati con i venti più barbari. Gli stessi venti che ieri a noi tutti hanno sottratto l’Amico Italo!

Ciao!

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