l’anabasi che è catabasi

Oggi la mia parentesi riflessiva partirà con un focus su coloro che non fanno una singola cosa che gli sia stata detta, ma solo quello che gli passa per la testa.

Testardi? Forse…

ma riduttivo. Vale a dire che potrebbe anche esser un segno di personalità e “carattere” forte. Ad esempio, in tanti, sul tema calcio non hanno tanta voglia di discutere con la Volpe e a volte aggiungono che con Lui, Tu non possa proprio discutere né di pelota né di politica in un ineludibile gioco onomatopeico.

Ma è proprio tra tali suoni e/o onomatopee che può nascere la svolta, ovverosia il quovadis espressivo odierno: quello che transita attraverso un’anticipatoria e progressista intelligenza condivisa, un intercambio culturale senza pari in virtù del suo esser senza fretta ma al contempo senza tregua e con potentissime ragioni.
Ecco allora che in un battibaleno la concezione di calcio dell’amico Andre, per me un tempo morto nel crogiolo della sua bellezza, finisca per auto-liquefarsi in una mia abiura che nemmeno Galilei saprebbe giustificare…

Pertanto, la ricetta sta nel creare un modello rivoluzionario di pensiero che mai si stanchi di inventare nuovi cliché, dimostrando via via una feroce attitudine al lavoro, capace di reggere in perfect style Vate (mio altro Mentor) alle più logoranti sessioni.

Trasformismo? Forse…

Ma chi l’ha stabilito che sia un male? Le folle obbligate a schierarsi e a stabilire da che parte stare sono state negli anni dei “regimi” democratici delle vere e proprie dittature (in)consapevoli, capaci nel gioco delle loro fascinazioni intermittenti e/o dei quasi nevrotici rituali di rifornirsi continuamente alle fonti della collera per fabbricare intensità e contenutistica.

Ma tali rivalità-leggenda sono risultate così tanto iconiche quanto inconsistenti all’accezione che le aveva “create”.

Ecco perché l’anabasi è stata in realtà solo una catabasi ed oggi come ieri (e si spera non domani) le vittime sono state in realtà carnefici ed i viziosi cattivi del presente altro non sono stati che i puri incattiviti del passato.

Il punto è che sia stato ieraticamente ed acriticamente tramandato un vangelo “messianico” ove l’ignoranza di ciò che si era stati nonché l’illusione di un nuovo inizio (invece sempre più simile al passato) ha sempre dimenticato la razionalità e lo studio, preferendo una “libertà da servo” (cit. dotta) che mai e poi mai ha voluto lanciare un vero grido d’indignazione!

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