sofrologia

Del resto non è una maledizione di Montezuma…

Del resto non è una maledizione di Montezuma

Ebbene sì, l’esordio dell’odierna pagina del blog vi farà sobbalzare e magari vi porterà ad immaginare disturbi indotti dai bagordi delle feste oppure per coloro che faranno uno sforzo al di la del confine metaforico si spalancheranno significati un tantino diversi ma sempre coinvolgenti “malumori” di stomaco ed affini.

E quindi: la verità dov’è? Presto a dirsi o meglio a svelarsi…

Di sicuro, siamo anche oggi ad affrontare elucubrazioni che toccano nel vivo la sfera dei nostri più intimi vissuti e ci “annientano” spesso per giorni, mesi o persino anni. L’esercizio che andrebbe fatto da ciascuno di Noi, stasera, è proprio quello di ripercorrere a ritroso (ma senza il senno di poi, ovvio…) le ultime 365 albe, avendo a mente che lo “speranzoso” neonato (alias 2015, nds) verrà presto alla luce. Non un banale viaggio pertanto, ma un sensazionale ed abbacinante itinerario su e giù per il tempo del tempio delle emozioni.

Un tumultuoso sentiero, spesso periglioso, lungo il quale lasciare libero spazio e sfogo ai propri sentimenti. Una libertà conflittuale nelle dimensioni e nello stile delle lotte degli Achei contro i Troiani. Un palpitio emozionale da consegnare così, intatto, all’UNESCO, tale è la forza empatica di simili “ricchezze”. Un acrobatico salto mortale attraverso i toni e le tinte più profonde del proprio umore, laddove impallidirebbero anche i performers dell’Opera di Pechino.

Insomma, un’agonica ed al tempo stesso infiammata ed infiammante realtà capace di azzittire in un battibaleno qualsiasi stratega, stregone o presunto tale…

Pertanto, tornando all’alfa prima di ricercare la scontata (o quasi) omega…quo vadis?

Il dilemma di questa sera parrebbe insoluto nella misura in cui è da mesi (per l’appunto…) che mi abbarbico per strade fatue e mai veramente risolutrici; ma una via deve esserci è va strenuamente cercata: non sarà la razionalità a condurmi alle pendici della soluzione, ma nemmeno la sfrontatezza irrisoluta dei batticuori incoscienti. Magari, a buon bisogno, nel connubio risolutivo prenderanno posto un cuore austero scandente 60 battiti al minuto anche laddove maliziosamente solleticato ed una lepre immersa nella bianca neve incarnante le sfaccettature della tua intelligenza come nemmeno Howard Gardner avrebbe saputo “dipingere”…

In fondo, non è mica una maledizione, vero caro Montezuma?

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